Alien Covenant

Aliencovenant

L’astronave Covenant ha la missione di trasportare un carico di embrioni per colonizzare un pianeta lontano: mentre l’equipaggio dorme un sonno criogenico, l’astronave è guidata dall’androide Walter. L’impatto con una tempesta di neutrini costringe l’equipaggio a un brusco risveglio che porta alla morte del capitano Branson. L’astronave decide quindi di riparare in un pianeta vicino che sembra ideale per ospitare la vita, qui troveranno l’androide David unico sopravvissuto dell’astronave Prometheus..

Sinceramente non sono particolarmente delusa dal secondo prequel di Alien: vedo queste nuove trilogie che crescono attorno ai classici della fantascienza con occhio disilluso: non mi aspetto capolavori o sconvolgenti chiose alle opere precedenti e mi godo quanto di buono può offrire lo spettacolo.
Come per Prometheus non mi ha intrigato molto il lato filosofico della trama, mentre apprezzo gli agganci alla tradizione cinefila: in questo secondo capitolo, come Lucas ci ha insegnato, la vittoria spetta al cattivo che verrà definitivamente sconfitto nell’ultimo episodio. Ridley Scott segue alla lettera il diktat ed entra subito in medias res: le morti e gli attacchi dei neomorfi non si fanno aspettare.
Ribadisco peccato le lungaggini filosofiche tra androide buono e androide cattivo, la pellicola avrebbe guadagnato in compattezza seguendo i classici horror e sci-fi che cita: l’astronave che arriva su un pianeta sconosciuto dove si trovano i resti e i sopravvissuti di un’altra nave spaziale rimandano a Il Pianeta proibito, rappresentare il luogo dove vive David come L’isola dei Morti di Böcklin riletto da Giger è un chiaro rimando gotico e l’isola apparentemente ospitante ma governata da un pazzo è l’idea di base de La pericolosa partita.




Alien-Covenant


Ridley Scott nobilita il prequel di Alien non solo rileggendo sé stesso ma anche i classici del genere e che Alien Covenant sia un film tutto volto al passato lo dimostra il flash back iniziale dove David apre l’occhio e discute con il suo creatore tra capolavori dell’arte moderna compresa la meravigliosa sedia trono di Bugatti

21 grammi

21grammi

21 grams, 
Usa 2003,
con Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts, 
regia di Alejandro Gonzalez Inarritu 

L’ex galeotto, Jack Jordan, ora fanatico religioso, investe, nel giorno del suo compleanno, un padre con le sue bambine, uccidendoli. Il cuore dell’uomo viene impiantato a un matematico in attesa di trapianto, Paul Rivers. L’uomo sente la necessita‘ di saperne di piu’ del suo donatore finendo per invaghirsi della vedova che sta ripiombando nel tunnel della droga. La donna coinvolgera’ Paul nel suo tentativo di vendicarsi di colui che le ha sterminato la famiglia.. 

L’ambizioso film di Inarritu-Arriaga e’ in fondo un melo’ noir denso e disperato, complicato dalla struttura decostruita, un continuo gioco di flashback e flashforward che soprattutto nei primi minuti risulta incompressibile e per questo comprensibilmente irritante.
Una scelta stilistica cosi’ marcata e’ discutibile perche’ diventa il centro dell’attenzione del film che pure pone questioni filosofiche non da poco sulla vita e la morte e soprattutto sul senso di colpa che in forma diversa attanaglia tutti i personaggi: dalla moglie di Paul che vuole un figlio dal marito in punto di morte per rimediare all’aborto del figlio avuto da quello stesso uomo in un momento di crisi, a Jack che non sa perdonarsi di non aver avuto il coraggio di soccorrere le persone investite e soprattutto Paul il cui senso di colpa e’ forse piu’ sottile dato che per tornare a vivere (e morire) deve aspettare che la morte colpisca qualcuno prima di lui e la situazione paradossale di chi aspetta un trapianto e’ quella meglio descritta dal film. 
A favore della scelta stilistica va detto che favorisce anche un gioco di rimandi cinefili: forse se sapessimo tutta la storia non troveremmo cosi’ romantico il fatto che Paul rimanga folgorato dalla visione di Cristina come se fosse il suo cuore a prendere il sopravvento rimandandoci a quella tematica dell’organo trapiantato che si impossessa del nuovo corpo che ha il suo paradigma nelle quattro versioni di Orlacs Hande, la celeberrima storia del pianista a cui vengono trapiantate le mani di un assassino.
Probabilmente questa e’ una deriva eccessiva e personale della sottoscritta a cui e’ sovvenuto anche l’episodio di Tracce di vita amorosa di Peter del Monte in cui il personaggio della Golino pedina l’uomo a cui e’ stato trapiantato il cuore del fidanzato solo per sentirne ancora furtivamente i battiti. Tutto questo per dire che la decostruzione del montaggio, liberando lo spettatore dalla gabbia temporale, permette un piu’ libero gioco di associazioni e suggestioni, non necessariamente cinefile, ma concernenti agli ambiti piu’ congeniali ad ogni spettatore.

Kyashan – La rinascita

Casshern Non sapevo che il film fosse tratto da un’anima del 1973, passata anche dalla televisione italiana: non l’avevo mai vista ne’ sentita nominare; ma un sospetto che il film fosse tratto da un cartone o da un fumetto lo avevo avuto in sala: tendeva a filosofeggiare e la filosofia, al cinema, ultimamente e’ solo appannaggio dei comics!

Dopo oltre 50 anni di guerra tra Europa e Federazione dell’Est, la vittoria degli orientali porta alla nascita della federazione di Eurasia, ma il pianeta e’ ormai al collasso a causa di fortissimo inquinamento chimico e batteriologico. Il dottor Azuma cerca fondi per i suoi studi sulle neocellule che potrebbero salvare l’umanita’, mentre suo figlio Tetsuya decide di arruolarsi per combattere i terroristi. Nello stesso giorno in cui si dovrebbero celebrare i funerali di Tetsuya, tornato cadavere dalla guerra, un fulmine colpisce le vasche in cui sono immerse le parti di corpi su cui Azuma conduce gli esperimenti: gli arti si riuniscono e danno vita a una nuova razza, i Neoroidi che, vedendosi attaccati, ben presto dichiarano guerra all’umanita’. Nel frattempo il Dr. Azuma immerge il corpo del figlio nel liquido delle vasche e Tetsuya rinasce con dei superpoteri..


KyashanLaRinascita

L’esordiente Kiriya, dal videoclip passa alla direzione di un kolossal dalla trama molto complessa e farraginosa che prende spunto da un’anima del 1973, passata anche su qualche televisione privata italiana nei primi anni ’80.
C’e’ molta carne al fuoco, forse troppa, che distrae dalla positivita’ del messaggio di rifiuto della guerra e del razzismo, la riflessione sulla ricerca genetica, temi sviluppati anche cercando spunti altisonanti in Shakeaspeare (i costumi e i discorsi dei Neoroidi) e Frankenstein; cosi’ lo spettatore finisce per non appassionarsi alle vicende, spesso aggravate da una pesante verbosita’.

Casshern

A salvare il film da un giudizio totalmente negativo e’ la magnificenza dell’impatto visivo: le scenografie costruite con la computer grafica (il film e’ girato in live action, come fu per Sky Captain and the World of Tomorrow, con gli attori che si muovono davanti ad uno schermo blu), le scenografie, dicevo, non sono futuribili come ci si potrebbe aspettare, ma rimandano alla grandiosita’ delle architetture nate sotto i totalitarismi del XX secolo: pagode cinesi, colonne fasciste, statue che avrebbero fatto la gioia di Hitler, accostate con uno stile che richiama il fotomontaggio fotografico (una derivazione dal collage) della Russia degli anni ‘30-’50.
Anche per le tecniche di riprese, assistiamo ad una miscellanea di ogni tipo possibile: bianco e nero, viraggi seppia, sovraesposizioni, ecc.. il tutto messo al servizio delle emozioni della storia, quelle che, ahime’ purtroppo latitano, ma per chi e’ in cerca di un’esperienza visiva, Kyashan puo’ riservare delle interessanti sorprese.

recensione pubblicata su ImpattoSonoro