Mr. & Mrs. Bridge

Mr. & Mrs. Bridge

Mr. and Mrs. Bridge
USA 1990 Miramax
con Paul Newman, Joanne Woodward, Blythe Danner, Simon Callow, Kyra Sedgwick, Robert Sean Leonard, Margaret Welsh, Saundra McClain, Diane Kagan, Gale Garnett, Marcus Giamatti, Austin Pendleton
regia di James Ivory

La vita dei signori Bridge negli anni ’30 e ’40: Walter è un austero avvocato, India una donna di casa che ha cresciuto tre figli e occupa il suo tempo dedicandosi alle attività sociali consone al proprio status anche se avverte di non essere compresa.

Perfetto spaccato d’epoca, magnifico nella ricostruzione storica, come è solito fare James Ivory e sorretto dalla prova di due mostri sacri del cinema hollywoodiano come Paul Newman e la moglie Joan Woodward che regala una magnifica interpretazione messa in lizza per diversi premi.
I caratteri dei due coniugi non potrebbero essere più distanti: lui è un austero avvocato che ha abbandonato l’introspezione con i sogni giovanili di diventare poeta, lei, dietro una svagata leggerezza nasconde un animo sensibile e curioso messo al servizio della volontà del marito a cui si affida ciecamente come simboleggiato dalla cena al club durante l’uragano.




Mr. and Mrs. Bridge


La completa dipendenza dal marito costa a Mrs. Bridges la stima dei figli: Ruth se ne andrà a New York per fare l’attrice, Carolyn s’impunterà per sposare un uomo che la renderà infelice e Douglas sviluppa nell’adolescenza un rifiuto tale per la figura materna che evita ogni contatto e quasi di rivolgerle la parola. Non si capisce cosa abbia scatenato questa acrimonia ma il film ci mostra lampi di vita, brevi fotografie della vita dei Bridge attraverso gli anni in cuil’incomunicabilità all’interno della coppia, ma anche sociale, basti pensare al suicidio di Grace, si fa predominane fino al magnifico finale di Mrs. Bridges bloccata in macchina, sotto la neve, senza che nessuno l’ascolti o le presti attenzione, immagine emblematica di tutta la sua vita.
Il film è tratto da due romanzi di Evan S. Connell che dedicò un primo libro a Mrs. Bridge nel 1959 per poi raccontare il punto di vista di Mr. Bridge dieci anni dopo, nel 1969.

Alien Covenant

Aliencovenant

L’astronave Covenant ha la missione di trasportare un carico di embrioni per colonizzare un pianeta lontano: mentre l’equipaggio dorme un sonno criogenico, l’astronave è guidata dall’androide Walter. L’impatto con una tempesta di neutrini costringe l’equipaggio a un brusco risveglio che porta alla morte del capitano Branson. L’astronave decide quindi di riparare in un pianeta vicino che sembra ideale per ospitare la vita, qui troveranno l’androide David unico sopravvissuto dell’astronave Prometheus..

Sinceramente non sono particolarmente delusa dal secondo prequel di Alien: vedo queste nuove trilogie che crescono attorno ai classici della fantascienza con occhio disilluso: non mi aspetto capolavori o sconvolgenti chiose alle opere precedenti e mi godo quanto di buono può offrire lo spettacolo.
Come per Prometheus non mi ha intrigato molto il lato filosofico della trama, mentre apprezzo gli agganci alla tradizione cinefila: in questo secondo capitolo, come Lucas ci ha insegnato, la vittoria spetta al cattivo che verrà definitivamente sconfitto nell’ultimo episodio. Ridley Scott segue alla lettera il diktat ed entra subito in medias res: le morti e gli attacchi dei neomorfi non si fanno aspettare.
Ribadisco peccato le lungaggini filosofiche tra androide buono e androide cattivo, la pellicola avrebbe guadagnato in compattezza seguendo i classici horror e sci-fi che cita: l’astronave che arriva su un pianeta sconosciuto dove si trovano i resti e i sopravvissuti di un’altra nave spaziale rimandano a Il Pianeta proibito, rappresentare il luogo dove vive David come L’isola dei Morti di Böcklin riletto da Giger è un chiaro rimando gotico e l’isola apparentemente ospitante ma governata da un pazzo è l’idea di base de La pericolosa partita.




Alien-Covenant


Ridley Scott nobilita il prequel di Alien non solo rileggendo sé stesso ma anche i classici del genere e che Alien Covenant sia un film tutto volto al passato lo dimostra il flash back iniziale dove David apre l’occhio e discute con il suo creatore tra capolavori dell’arte moderna compresa la meravigliosa sedia trono di Bugatti