Dipendera’ dal fatto che il mio amore per il cinema nasce
dalla tv, quindi da una visione solitaria dell’evento filmico, ma io rimpiango i
bei tempi (nemmeno una decina di anni fa )in cui nelle sale cinematografiche si
ritrovavano pochi sparuti adepti: ricordo di aver visto Clerks in un
cinema pressoche’ deserto dove ci si poteva rotolare sulle poltroncine adiacenti
per le risate. Ora le sale sono state tutte rimodernate, anche qui in provincia,
e la gloriosa galleria dove nei goliardici anni 80 avveniva di tutto ed era
imprudente sedersi in platea nelle file sottostanti il parapetto per evitare
piogge di materiali non ben identificati, e’stata trasformata in una seconda
sala angusta, ma con un impianto audio passabile, diciamo.. Il cinema e’
un’attivita’ che deve portare denaro, quindi quasi tutti i locali sono stati
attrezzati di baretto e distributiori di popcorn; lunedi’, vedendo Mystic
river ho scopeto che in quel cinema fanno anche una “prelibatezza” : il
popcorn al caramello, mel’ha fatto scoprire la ragazzina che era seduta di
fianco a me che mi ammorbato con gli effluvi nausenati della sua confezionie
maxi di mais tostato e caramellato e me l’hanno ricordato per piu’ di meta’ film
le sue ganasce che hanno incessantemente rumoreggiato, rivaleggiando con l’audio
del film, terminato il lauto spuntino ha pensato bene di sfogare la tensione
facendo schioccare le dita. Con ferreo sforzo di volonta’ ho evitato di rompere
ad una ad una quelle delicate falangi e il mio eroico autocontrollo e’ stato
premiato: all’uscita abbiamo visto la fastidiosa fanciulla piuttosto terrea in
viso abbandonata contro una parete vicino al bagno: la giustizia ha
trionfato!
Mystic River
Clint Eastwood torna a gettare uno sguardo severo sull’America, come ai tempi
del suo capolavoro Un mondo perfetto. Ricorrono ancora i temi
dell’infanzia del pregiudizio e del ruolo della legge, ma l’America di oggi e’
ben diversa da quella di dieci anni fa. In un quartiere di periferico di Boston,
ma claustrofobico e isolato come un paesino di provincia si consumano le
esistenze di tre uomini: Jimmy, Sean e Dave, erano amici d’ infanzia,
un’infanzia finita troppo presto e tragicamente con il rapimento di Dave, da
parte di due pedofili che, prelevatolo davani ai due amici attoniti ed
impotenti, lo tengono prigioniero per alcuni giorni. Quasi trent’anni dopo li
ritroviamo a trascinare indifferentemente le loro vite negli stessi luoghi ma
l’omicidio della figlia di Jim fara’ nuovamente convergere le loro strade e li
portera’ ad affrontare quel trauma mai rimosso.
Costruito come un thriller
dalla suspence quasi hitchcockiana, il film e’ un gelido spaccato sull’ America
di oggi, dove il pregiudizio fa perseguire un innocente e dove i rappresentanti
della legge, forse non limpidi fino in fondo come lascia presagire il finale
aperto, devono trovare i colpevoli prima che la giustizia privata faccia il suo
crudele corso.
Cast in stato di grazia, anche se Sean Penn, nel ruolo del
piccolo boss malavitoso talvolta ricorda un po’ troppo De Niro, regia
impeccabile e di solida costruzione classica con montaggi alternati e una
sublime profondita’ di campo dove uno dei personaggi e’ fuori dal campo di
ripresa ma riflesso in uno specchio.
Da non perdere.
Kill Bill volume I
Esaltante. Non trovo altri aggettivi per commentare la visione dell’ultimo Tarantino, anche se in fondo questo epiteto mette in luce
solo l’aspetto ludico e scorrevole del film e non evidenzia il fatto che l’opera si faccia ricordare, lasciando un segno nella mente.
Parlare di capolavoro mi pare prematuro, in fondo abbiamo assistito solo alla prima parte del film, che però getta ottime premesse.
Se scopo dell’arte è interpretare e precedere le pulsioni del proprio tempo, l’autore raggiunge l’intento, non tanto per la sapienza con cui sa elaborare un materiale basso e popolare, anche se l’uso della musica o i passaggi dal colore al bianco e nero scanditi da un battito di ciglia sono, se non geniali, quantomeno magistrali. Però, come diceva Welles la tecnica è alla portata di tutti, altro distingue l’artista.
Le tematiche principali di questo film sono a mio avviso due: il senso dell’onore e il ruolo della donna.
In una civiltà come quella occidentale dove l’unico valore rimasto è il denaro in nome del quale tutto è lecito, il sacrificio della vita per un ideale (buono o cattivo che sia) appare un concetto talmente ridicolo che una vicenda incentrata su questo tema, dev’essere ambientata in un mondo lontano, storicamente o geograficamente. Paradossalmente questo già accadeva nei film dei telefoni bianchi in cui l’adulterio si consumava solo in paesi quali l’Ungheria o la Bulgaria, allora considerati esotici e ben lontani dalla corretta e cattolica Italia fascista. Il motivo della fascinazione che la
cultura orientale sta avendo su di noi in questi anni, è il coraggio di esaltare tradizioni e valori per noi ormai inconcepibili, motivo egregiamente
illustrato in Ghost Dog, il codice del Samurai di Jim Jarmush, del 1999 dove un sicario di colore esercita la sua professione ispirandosi ai principi degli antichi Samurai, mentre i vecchi padrini della mafia italiana piangono la scomparsa del loro codice d’onore dimenticato dai nuovi capi che pensano esclusivamente al mero profitto.
In Kill Bill vi è un forte senso dell’onore, l’esempio migliore eè il dialogo che si svolge durante il magnifico combattimento sulla neve tra O-ren Ishii e Black Mamba: la donna divenuta capo indiscusso della yakuza, saggiato il valore della sua avversaria le dice: “Prima
ti ho schernita, ti chiedo perdono” e la sposa che la affronta per ottenere la sua vendetta: “Perdonata”. Lo scambio di battute riesce ad essere commovente, anziche’ ridicolo.
Il cast del film è composto da attrici bellissime che interpretano donne letali come vipere assassine, Tarantino ha il coraggio di spingere questi personaggi all’estremo: quanto e’ distante il ruolo di Lucy Liu in questo film da quello che interpreta nelle Charlie’s Angels! Non solo perche’ questa volta sta dalla parte del cattivo, ma perche’ i personaggi escono dal prototipo sessuale della cinematografia attuale, divenendo protagoniste di una consapevole sessualita’ disturbata e disturbante: l’inquadratura che apre il film sul volto tumefatto di Uma Thurman richiama inequivocabilmente l’immagine di uno stupro ad opera di un maniaco, le violenze sessuali che verosimilmente la protagonista subisce durante il coma sanno di necrofilia.
Le origini di O-ren Ishii sono raccontate attraverso un anima non solo per una geniale commistione di stili, ma per risolvere altrettanto genialmente la censura che la rappresentazione di una scena di pedofilia avrebbe comportato; Gogo, la diciassettene guardia del corpo
di O-ren e’ una folle vergine che penetra a colpi di spada i maschi da lei provocati e tutte le donne del film danno l’impressione di appartenere in maniera senziente all’harem di Bill, di cui per ora abbiamo avuto solo modo di vedere la mano masturbare la spada durante la telefonata con Darryl
Hannah..
Nei titoli di coda si accredita il film come ispirato al manga (fantomatico?)La sposa, ma a me ha ricordato anche un’opera di Truffaut
del 1968, La sposa in nero dove cinque ricconi uccidono per una bravata uno sposo all’uscita dalla chiesa, la vedova, interpretata da Jeanne Moreau li ammazzera’ implacabilmente. Coincidenza? Non credo, dato che anche la lista di Uma Thurman consta di cinque nomi, e le due attrici richiamano uno stereotipo simile di imperfetta bellezza. In ogni caso quella della donna la cui ira funesta sia scatenata dall’uccisione dell marito o dell’amante sull’altare o sul talamo penso sia un archetipo, anche se la vera spinta alla determinata vendetta della sposa di Tarantino e’ la presunta morte della figlia.
Rappresentare questo aspetto selvaggio e violento del femminile in un epoca in cui la cinematografia porta sullo schermo le incertezze dei supereroi piu’ che le loro imprese e mentre la pubblicita’ e la televisione impongono un modello di erotismo compiacente e rassicurante il maschile, e’ molto di piu’ che la provocazione di un ragazzaccio talentuoso come Quentin Tarantino, è la percezione di una nuova forma di femminilità, raccontata nella maniera
iperbolica, non scevra di ironia che distingue questo regista. Solo il volume II
con lo scontro tra Black Mamba e Bill ci svelera’ quanto l’autore abbia avuto il coraggio di spingere avanti il limite dell’eterna lotta tra i sessi.
Burt Lancaster
|
Non
Anche |
felice halloween!

Gaudi’, Casa Batlo’
regali virtuali
![]()
Halloween si avvicina e ho pensato di fare un regalo a
coloro che tengono "vivo"(?) qusto blog, per colmare le vergognose lacune di
Spider
Donato Bosca (a cura di)
Mai dire masche
Voci, luoghi e
personaggi di un “Piemonte altro” attraverso ricerche, racconti e testimonianze
autentiche.
Priuli & Verlucca editori
Per
Carmilla:
Fabio Giovannini
Il Libro dei vampiri
Nel
centenario del romanzo Dracula, un breviario per il vampirologo contemporaneo.
Ovvero, come scovare il vampiro che si annida nel notturno e nelle metafore
della cultura occidentale.
Edizioni Dedalo
libri tratti dalla vetrina
di
www.365giorni.fieralibro.net
American nightmare
|
American Nightmare e’ un documentario del 2000 dove i grandi ![]() Viene |
Report
La prima serie di Report e’ finita martedi 22 ottobre e
riprendera’ il 29 febbraio. Sono molto contenta che il maggior numero di referr
di questi due mesi riguardi Report e la presenza di Marco Paolini nel programma,
anche perche’ smentisce la teoria che lo scalpore pressoche’ nullo che ha
sollevato la puntata sul terrorismo americano presso l’Ambasciata americana o il
Parlamento italiano testimoni il desiderio di zittire la notizia: gli italiani
si indignano e questo non puo’ fare che bene.
Bollymood
|
Bollywood (la Hollywood di Bombay) ci ha conquistato a tal ![]() |
Guernica

il 25 ottobre era anche l’anniversario della nascita di
Pablo Picasso: 25 ottobre 1881



-ori.jpg)