Hero

Prima che la Cina diventasse un vasto impero, era divisa in sei regni sempre in lotta tra loro. Il sovrano di Quin accarezzava l’idea di unificare tutte quelle terre, ma c’era chi desiderava vendicarsi della scia di morti che aveva lasciato sui campi di battaglia. I suoi nemici piu’ acerrimi erano tre valenti guerrieri: Cielo, Spada Spezzata e Neve che vola. Un giorno a corte si presenta un oscuro dignitario, Senza Nome, che dimostra di aver sconfitto i nemici del re e porta con sé le loro armi micidiali vinte in duello..




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Il film di Zhang Yimou, finalmente sugli schermi italiani, è costruito come un gioco di scatole cinesi, nelle quali gli elementi si (ri)combinano in maniera differente: la storia viene reinventata ogni volta con un colore diverso: nero è i colore dominante nelle scene dentro il palazzo imperiale, grigio il combattimento tra Senza Nome eCielo, rosso l’episodio nella scuola di scrittura e cosi’ via.
La perfezione formale raggiunta e’ pressoche’ totale e stupefacente.
HerobluPer quanto concerne la trama sa essere avvincente, forse gli ultimi dieci minuti con la messa in scena delle varie morti sono un po’ prosaici: il film si sarebbe potuto concludere benissimo quando Senza Nome lascia il re di Quin.
Chi conosce il genere wuxiapian (l’epica cinese) trova questa pellicola superficiale, essendo completamente digiuna in materia non saprei giudicare, anche perche’ i miei occhi sono ancora affascinati da immagini bellissime e paesaggi fiabeschi.




Herowhite


Istintivamente mi verrebbe da dire che forse non solo nella vicenda raccontata dal film, ma nel film stesso la calligrafia nasconde un significato profondo; in ogni caso, se non siamo di fronte a un capolavoro, la bellezza formale e ed il respiro epico della trama sono sufficienti per dire che siamo di fronte ad un gran bel film.

Qui la recensione che ne fece a suo tempo D-aniki.

Hero

Nel
221 avanti Cristo la Cina che conosciamo noi geograficamente non
esiste. Il territorio è diviso tra sei grandi regni sempre in lotta tra
di loro. Il re di Qin è il più feroce e ha intenzione di conquistare
gli altri cinque territori. Sono in molti ad attentare la sua vita. Da
un piccolo distretto un guerriero che viene chiamato “Nameless” arriva
al cospetto del re portando con sé, le spade dei tre guerrieri più
temuti dal re: Sky, Flying snow e Broken sword. Mano mano che le armi
verranno presentate “nameless” verrà ricompensato con oro, terreni e la
possibilità di stare sempre più vicino al re, come mai nessuno prima….

Hero

Prima di parlare del film, lasciatemi lo spazio per fare un po’ di
polemica. La solita polemica di chi ama il cinema orientale. E’ mai
possibile che un film uscito nel 2002, distribuito nelle sale di tutto
il mondo (dall’Inghilterra alla Francia, dalla Lituania alla Croazia) a
metà del 2004 in Italia non si sia visto né nelle sale né in dvd o via
satellite… E dire che i presupposti per vedere questo film c’erano
tutti. Un wuxiapian (film di combattimenti cavallereschi) che avrebbe
potuto bissare il successo de La tigre e il dragone, un film di Zhang
Yimou, le cui fatiche hanno sempre trovato spazio sui grandi schermi
italiani, la produzione di quel colosso che ormai è la Miramax.
Nonostante tutti questi aspetti favorevoli il film in Italia risulta
invisibile. C’è ancora chi spera che possa uscire nello stanco periodo
estivo (stanco solo qui), e nonostante le perplessità che la pellicola
mi ha suscitato, lo spero anche io.

Dicevo delle perplessità, c’è la scena di uno scontro su di un lago. I
due contendenti danzano sulla superficie dell’acqua nel momento in cui
un piede dovesse finire un po’ sotto la superficie viene perso il
controllo del movimento. Ecco Zhang Yimou ha paura di andare oltre la
superficie. Peccato, perché una storia più compatta, dei personaggi
tratteggiati meglio e alcuni evitabilissimi commenti pleonastici
avrebbero resto questa pellicola degna dei film storici del genere
wuxiapian, degna del maestro King Hu. Invece Zhang Yimou s’interessa
solo della superficie, di creare scene dal forte impatto cromatico e
visivo, sperando che da questo possa scaturire una poesia che la storia
non riesce a trasmettere. Ma la poesia delle sue immagini sta al cinema
come il movimento new-age sta alla filosofia. Dopo un primo forte
impatto visivo, ben presto ci si accorge che non c’è nulla di più che
una esagerata ricerca estetica fine a se stessa.
Chi non fosse avvezzo con il genere wuxiapian si lascerà più facilmente
ammaliare dalle meravigliose immagini di Hero, ma chi avesse più
confidenza con questo genere riconoscerà molto presto la “furbizia” di
questa operazione che più che proseguire la tradizione orientale è uno
smaccato riadattamento per un novello pubblico occidentale, e i soldi
della Miramax sono lì a testimoniarlo.