Strade del cinema 2004

CopertinaDopo la serata inaugurale di ieri, dedicata al ventennale
della scomparsa di Francois Truffaut, ricordato con la proiezione de Les
Mistons
del 1957 e i temi musicali delle sue opere piu’ famose riproposte
dalla Banda Municipale della Città di Aosta, stasera entra nel vivo la terza
edizione di SDC, festival di film muti musicati dal vivo.

La sezione
giovani si cimenta da oggi fino a domenica 8 agosto con la retrospettiva
dedicata a Charley Chase, divo ormai dimenticato delle comiche anni ’20, sovente
degna spalla di Stan Laurel e Oliver Hardy. Quasi tutti i film presentati sono
diretti dal grande Leo McCarey: sua la regia (solo per citarne una) di Duck
Soup
dei fratelli Marx.

La sezione Big presenta lunedi’ 9 PAOLO ANGELI DUO che musica L’uomo che
ride
del 1923, per la regia di Paul Leni, tratto dal famoso romanzo di
Victor Hugo.

Marted’ 10 agosto La caduta di casa Usher diretto
nel 1928 da Jean Epstein, capolavoro del surrealismo francese musicato da
MEDERIC COLLIGNON SOLO.

La kermesse si chiudera’ mercoledi’ con il
JOHN TAYLOR / KENNY WHEELER DUO alle prese con il capolavoro di Eric von
Stroheim del 1922 Femmine Folli.

Le proiezioni avranno luogo nel Teatro Romano
di Aosta.
Link ufficiale

Dans la nuit

Film del 1929, e’ l’unica prova registica di Charles Vanel,
grande attore francese.
Ha inaugurato ieri il TrafficTorinofreeFestival con
una proiezione musicata dal vivo da i Gatto Ciliegia e il Grande
Freddo
.


La storia narrata e’ quella
di un minatore, sposato da poco che, in seguito a un grave incidente rimane
orribilmente sfigurato. Nonostante egli si copra con una maschera, la moglie non
riesce ad accettarlo e ben presto si trova un amante con cui medita la fuga, ma
il ritorno imprevisto dal lavoro da parte del marito costringe l’amante a
indossare l’altra maschera dell’uomo per nascondere la propria identita’ e i due
uomini lotteranno fino al tragico epilogo, lasciando la donna nell’incertezza su
chi e’ sopravvissuto.

Restaurato di recente, il film si rivela una
vera perla della cinematografia muta.
Pochissime didascalie, la meta’ delle
quali forse, e’ riservata ai dialoghi e quando sono presenti, le scritte sono in
movimento o sovraimpresse sulle immagini perche’ questo film e’ una sinfonia
dell’immagine in movimento.
Soprattutto la parte iniziale con la vita della
miniera (illustrata con tratto quasi documentaristico, e del resto il padre di
Vanel era minatore per cui il regista conosceva bene questa realta’) la miniera,
dicevo, montata parallelamente al banchetto di nozze ha un ritmo vorticoso, che
ricorda certe riprese amatoriali in super8.
Oltre a riprendere scene molto
movimentate dove i personaggi risultano quasi sfocati, il montaggio e’
ulteriormente spezzato e a un senso di direzione si alterna una scena dove il
movimento scorre in senso inverso (i carrelli che escono dalla miniera in
direzione opposta la corteo nuziale, per esempio) dando una sensazione quasi di
vertigine. Poi il ritmo si fa improvvisamente lento e piu’ volte cambierà nel
corso del film ma rimane sempre constante il tema della dualita’: la vita diurna
della donna opposta a quella del marito sfregiato che lavora solo nei turni di
notte, la sterile vita matrimoniale in costrasto con le serene vite familiari
degli altri abitanti del villaggio, circondati da bambini, fino ad arrivare al
combattimento dei due uomini mascherati .
La maschera metallica e’ davvero
inquietante, purtroppo non ne ho trovato immagini su
internet.

Venendo al commento musicale proposto da i Gatto
Ciliegia e il Grande Freddo
, e’ stato di sicuro interesse perche’ ha creato
delle musiche che sottolineavano principalmente il tenore psicologico del film,
piuttosto che evocare i suoni mancanti: piu’ volte e’ stata inquadrata la sirena
della miniera, ma mai il gruppo e’ caduto nella tentazione di mettere un suono,
anche in sottofondo, che potesse ricordarne il fischio.

Recente
acquisizione del Museo del Cinema di Torino, Dans la nuit e’ un
film da non perdere assolutamente nelle poche occasioni che potra’ essere
trasmesso in sala.

Le mura di Malapaga

Tra gli eventi piu’ significativi del
GenovaFilmFestival, appena concluso, che ha festeggiato il decennale
della fine dell’ apartheid dedicando un ampia sezione al cinema sudafricano,
ricordato Vittorio Mezzogiorno a 10 anni anni dalla morte e analizzato l’opera
di Peter Brook, e’ stata la proiezione di questo film, raramente
fruibile.
Au delà des grilles
1949 Francia/Italia
con Jean Gabin, Isa Miranda
regia di René Clément

Pierre, un francese fuggiasco
per aver ucciso la giovane amante, sbarca clandestinamente a Genova dove
incontra una donna con cui si illude di poter ricostruire una vita, ma la
cattura da parte della polizia mettera’ fine alla sua speranza.

Il film
doveva risollevare le sorti di Jean Gabin e Isa Miranda, diva italiana ormai al
tramonto, che con questa interpretazione vinse a Cannes come migliore attrice.
Girato con mano esperta da Rene’ Clement, (bella la scena dell’estrazione del
dente senza anestesia ripresa dal punto di vista della bambina e quella del
marito che inseguendo la coppia ne vede le ombre riflesse sui muri dai fari
delle auto) la pellicola si rivela un particolare connubio tra il realismo dei
film francesi d’anteguerra, ispirati dal Fronte Popolare di cui Jean Gabin era
stato il massimo rappresentante e il neorealismo italiano (la sceneggiatura e’
firmata da Zavattini e Suso Cecco d’Amico) che sta gia’ virando verso il
neorealismo rosa, forse oggi piu’ interessante come testimonianza della tragica
realta’ della Genova di allora, ancora devastata dalle macerie della
guerra.

Il film e’ stato presentato dal sempre geniale Claudio G. Fava,
che tra una battuta e l’altra ha raccontato un succulento aneddoto sull’attore
francese: Roberto Chiti, che era sul set per intervistarlo, in un momento in cui
Gabin si allontano’ riusci’ ad impossessarsi della sua giacca e vide che i
documenti portavano come data di nascita il 1894, anziche’ il 1904 come e’
scritto in tutte le biografie, questo spiegherebbe il repentino invecchiamento
dell’attore dopo i (presunti?) 40 anni

Il cinema Ritrovato

Da domani al 10 luglio, a Bologna il festival Il cinema
Ritrovato
, kermesse organizzata dalla prestigiosa Cineteca di
Bologna.


Il programma e’ estremamente
fitto, meritano attenzione le proiezioni gratuite in Piazza Maggiore che vanno
dalla versione restaurata di Fronte del porto (domenica 4) a 2001
Odissea nello spazio
a Fraulein Else di Paul Cnizer, ma la serata
piu’ interessante sara’ sicuramente quella di mercoledi’ 7 dedicata agli automi
con 2 film muti , l’estratto della bambola meccanica da Il Casanova di
Fellini
e per finire La bambola di carne di Ernst
Lubitsch.

Alcuni film verranno presentati nel formato
70mm come Vertigo e Playtime di Tati e lo stesso 2001.

Sezioni di approfondimento su Jean Durand, comico catastrofico francese
degli anni ‘10, Valdemar Psilander, star danese incostrastata dei tempi del
muto, morto a soli 32 anni, sui musical tedeschi degli anni ‘30, i film della
giovane Alida Valli, non ancora star internazionale, i documentari di Humphrey
Jennings.


Tra i dossier dedicati a DeMille, Dreyer, Hitchcock, Renoir e
Bergman spicca l’incontro di martedi’ 6 dove Bill Krohn presentera’ alcune scene
escluse dal montaggio de Il caso Paradine.
Il progettoChaplin prevede
la proiezione di City Lights e di Giorno di paga allapresenza dei
figli del grande artista, Victoria e Christopher e una mostra fotografica su
Luci della citta’ che durera’ tutto il mese.
Per ulteriori
informazioni: Cineteca di
Bologna

Leningrad Cowboys go America

        Nella
tundra finnica uno sgangherato gruppo folk viene provinato da un
impresario che consiglia loro di recarsi in America: la’ mandano giu’
ogni stronzata. Con queste premesse i Leningrad Cowboys guidati dal
loro manager Vladimir si mettono in viaggio per conquistare gli States,
con i risparmi del nonno che li sovvenziona a patto di portarsi dietro
anche il bassista, congelatosi perche’ aveva trascorso tutta la notte
precedente l’audizione provando all’aperto.
Ma la musica del gruppo non piace nemmeno a Nueva York (sic!), cosi’
l’impresario americano li spedisce a suonare all matrimonio di un
parente in Messico e li’, dopo aver attraversato tutti gli Stati Uniti
e aver imparato il rock’n’roll, i Leningrad Cowboys troveranno il
giusto successo e lo scongelamento del bassista.


Assurdo  road movie dall’umorismo stralunato, Leningrad cowboys go America e’ il primo successo internazionale di Aki Kaurismaki. Che il regista
finlandese abbia una grande passione per il cinema muto lo conferma Juha
i suo lavoro senza sonoro del 1999; ma gia’ questo film puo’ essere
letto come una comica, con didascalie ironiche e fulminanti e con brevi
dialoghi una volta tanto resi intelligentemente in italiano da
doppiatori dal forte accento nordico.
Dietro la comicita’ surreale si nasconde una feroce satira contro gli
Stati Uniti, o meglio contro il mito americano: il regista ci mostra
solo i bassifondi delle citta’ statunitensi, con immensi cimiteri
d’auto e fabbriche vetuste. La pellicola non e’ certo tenera neppure
con l’Unione Sovietica, allora agli inizi della disgregazione (il film
e’ del 1989) ed e’ impressionante rivedere oggi come in poche scene
Kaurismaki abbia previsto la parabola politica degli ultimi presidenti
russi: stufi dell’oppressione del loro manager che li sfama con un
sacchetto di cipolle o un sedano mentre lui va a rimpinzarsi al
ristorante, i Leningrad Cowboys lo legano e ridistribuiscono il denaro,
ma l’incaricato di procurare il cibo spende per se’ i soldi e con un
colpo di scena Vladimir (che alla fine del film sparira’ nella notte
del loro successo senza lasciare traccia) ritorna al comando mentre una
didascalia proclama il ritorno della democrazia.
La collaborazione del regista con il gruppo continua nel 1994 con Leningrad Cowboys met Moses e con il documentario del ’93 Total Balalaika Show
che testimonia lo spettacolare concerto tenuto dai Leningrad Cowboys
in collaborazione con il coro dell’Armata Rossa: tutt’e due i film sono
in programmazione la prossima settimana al Centro Culturale Edison  di Parma.
Per quanto riguarda il gruppo, i ragazzi, sempre con le improbabili
scarpe a punta e il cuiffo ad unicorno, sono ancora in pista e sul loro
sito ufficiale  troverete, in lingua inglese, notizie delle nuove mirabolanti avventure. 

Incontri con i registi

Saranno in Italia in questo mese di marzo due registi di
tutto rispetto: il 10 e’ previsto un’incontro con Aki Kaurismaki in quel di
Parma, assieme a lui ci saranno il critico Peter von Bagh e all’attore
protagonista del suo ultimo film L’uomo senza passato, Markku Peltola;
seguira’ un concerto di Marko Haavisto & Poutahaukat, band che nel film
interpretava l’esercito della salvezza. Luogo dell’incontro sara’ il cinema
Edison, che dara’ vita nei giorni seguenti a una restospettiva sull’autore:
immancabile l’appuntamento del 1° aprile con Leningrad cowboys go to
america
.


Akikaurismäki

La Cineteca di Bologna dedica invece una
restospettiva ad Abel Ferrara che il 26, 27 e 28 marzo terra’ un seminario per
Officinema, per informazioni seguite il link

Ararat

Ararat

Ha la trama complessa delle decorazioni di un tappeto caucasico, con volute temporali e racemi che si perdono nel nulla, questo film che Egoyan dedica al genocidio armeno compiuto dai turchi nel 1915.
La scelta del regista e’ particolare: la pellicola non e’ un j’accuse, ma ci mette davanti agli occhi la vicenda nella sua complessita’mostrandoci che quasi 90 anni fa (il film e’ del 2002) in Anatolia sono state uccise un milione mezzo di persone con un’operazione di pulizia etnica che il governo e la popolazione turca non vuole (o non puo’?) ammettere ancora oggi, costringendo i sopravvissuti alla diaspora a dover continuamente giustificare la propria storia. Sul piano personale pero’, la storica dell’arte che ha dedicato la sua vita a preservare la memoria del suo popolo, non vuole ammetteredavanti alla figliastra che il padre di quest’ultima si e’ suicidato quando la compagna decise di lasciarlo; il regista armeno che sta girando un film sul genocidio, compie alcune forzature storiche per rendere piu’ coinvolgente la vicenda; l’attore di origine turca che interpreta il capo dell’esercito turco tenta una difesa delle ragioni del suo popolo.
Verita’ sempre nascoste, mezze verita’ che si sovrappongono, ma come conclude il doganiere dopo l’ultima giornata di lavoro prima della pensione, accettando finalmente l’omosessualita’ del figlio (un’altra frattura da riconciliare): “l’importante non e’ come si sono svolti veramente i fatti, ma quello che ti fanno capire.”
Una frase che si adatta perfettamente alla realta’ cinematografica: Ararat e’ infatti un film su un film, un tema che fa impazzire i critici cinematografici che possono sbizzarrirsi con le teorie sulla visione e sul cineocchio che pietosamente vi risparmio.
Un buon film, da recuperare assolutamente nella versione originale, dato che il doppiaggio ha ridotto alla sola lingua italiana le quattro che sono state usate nella storia, forse con l’intento di rendere meglio le incomprensioni tra i popoli?

La donna del ritratto

The Woman in the Window
Usa 1945 RKO
con Edward G. Robinson, Joan Bennett, Raymond Massey, Edmund Breon, Dan Duryea, Thomas E. Jackson, Arthur Loft, Dorothy Peterson
regia di Fritz Lang




La donnadelritratto


Vedere un vecchio film in una sala cinematografica è sempre emozionante, anche quando si tratta di una copia disastrata come in questo caso.



La storia ha per protagonista un professore di psicologia (Edward G. Robinson) la cui vita scorre nel tran tran della vita
famigliare tra lezioni, casa e circolo; mentre la famiglia e’ in vacanza incontra una modella (Joan Bennett) che ha avuto modo di ammirare in un ritratto
e improvvisamente si trova coinvolto in una spirale di omicidi e ricatti.
Fritz Lang getta il suo sguardo inquieto sulla vita grigia di un borghese di mezz’età in bilico tra colpa ed innocenza seguendo passo passo il
suo vano tentativo di occultare le prove fino al tentativo di suicidio.


L’happy end a sorpresa e’ stato spesso criticato, ma il regista sosteneva che fosse l’unico possibile e in effetti è vero, dato che scioglie in una risata una storia che rischia di essere letta come una parabola moralista, quasi un manifesto del codice Hays, dove ogni minima deviazione dalle regole e dalle convenzioni (il Detour, per citare il capolavoro assoluto del genere) viene scontata amaramente.




Thewomaninthewindow


Undici anni dopo, nel 1955, Billy Wilder riprende lo stesso tema della fantasia libertina di un uomo la cui moglie è lontana, facendone un capolavoro di comicità in Quando la moglie e’ in vacanza: l’adulterio (pensato, non ancora consumato) non porta piu’ diritti al patibolo.

PENOMBRE 03/04 CINEMA MUTO E SEDUZIONI SONORE NEI MUSEI

Bellissimo regalo di Natale, quello che mi ha fatto il comune
di Perugia inviando alla "c.a. desordre blog" il programma di questa pregevole
iniziativa sul cinema muto che si terra’ nei musei del comprensorio
perugino.
Ne pubblico con piacere il programma, che fra tutte racchiude la
chicca di Cabiria il colossal di Giovanni Pastrone, con didascalie di
Gabriele d’Annunzio, che invento’ il personaggio di Maciste e va sottolineato
che il film ispiro’ l’opera di D.W. Griffith!


Cabiria

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Il pianeta selvaggio

Ilpianetaselvaggioloc La planète sauvage
Francia Cecoslovacchia, 1973
film d’animazione disegnato da Roland Topor
regia di René Laloux

In un futuro apocalittico il pianeta Terra e’ andato distrutto e la razza umana, ormai regredita e’ stata raccolta da una civilta’ di alieni giganti che vede nell’uomo un animale da sfruttare, i piu’fortunati vengono considerati animali da compagnia, mentre gli umani fuggiti e ormai inselvatichiti vengono periodicamente sottoposti a trattamenti di derattizzazione, pardon! deumanizzazione.
E‘ in questa realta’ che nasce Terr, figlio di un’ umana domestica uccisa accidentalmente dai giochi innocentemente crudeli di alcuni ragazzini alieni. Raccolto da Tiwa, figlia di uno dei capi della comunita’, apprende casualmente il sapere dei Draag, che si istruisicono con uno strumento che permette la fissione delle nozioni direttamente nei centri nervosi, affinche’ non vengano mai dimenticati. Fuggito viene accolto da una comunita’ di umani selvatici a cui donera’ la nuova conoscenza, questa permettera’ all’uomo di ribellarsi al dominio alieno e dopo alcuni scontri si creera’ un nuovo equilibrio di collaborazione tra le due razze.

Combattimento Apologo amaro, nonostante il lieto fine, e quanto mai profetico di Leloux per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico e lo sfruttamento, il cartone e’ magistralmente supportato dai disegni di Topor che a volte richiamano espressamente l’iconografia rinascimentale od oscillano tra De Chirico e Dali’: onirico e simbolico e’ infatti il freddo ambiente naturale in cui si muovono i protagonisti con animali fantastici e una natura crudelmente matrigna.


Pianetaselvaggio


Il film e’ del 1973 e per il trentennale e’stato rispolverato da alcuni cineforum, consiglio caldamente di non perderlo!