Illusioni Perdute

Illusions perdues
Francia, 2021
con Benjamin Voisin, Cécile de France, Vincent Lacoste, Xavier Dolan, Jeanne Balibar, Gérard Depardieu, Louis-Do de Lencquesaing, André Marcon, Salomé Dewaels, Jeanne Balibar, Jean-François Stévenin
regia di Xavier Giannoli


Illusioni perdute


Nella Francia della Restaurazione, il giovane Lucien Chardon sogna di diventare un poeta e di rivendicare i quarti di nobiltà materni firmandosi Lucien de Rubempré.
Protetto da una nobildonna locale, Lucien ben presto s’innamora, ricambiato, della sua mecenate e per sfuggire alle chiacchiere di paese i due fuggono da Angoulême per cercare fortuna a Parigi. Ben presto Louise de Bargeton si accorge che il giovane protetto è impresentabile in società e lo abbandona al suo destino. Lucien, nel tentativo di far pubblicare le sue poesie, scopre il mondo del giornalismo e il potere della stampa. Desideroso di vendicarsi del rifiuto della nobiltà, il giovane diventa una penna affilata e si fa una posizione tra i liberali, a rovinarlo sarà il suo desiderio di veder riconosciute le sue nobili origini che lo portano a tradire le riviste liberali per entrare in un giornale monarchico che ben presto fallisce lasciando Lucien sul lastrico ed esposto alla vendetta degli ex colleghi di cui farà le spese anche la sua giovane amante, Coralie, un’attricetta stroncata mentre debutta in un’opera di prestigio



Illusioniperdute


Ispirandosi al secondo volume dell’omonimo romanzo in tre parti di Honoré de Balzac, il regista francese Xavier Giannoli torna ai temi analizzati in Marguerite, il film del 2015 che gli ha dato la notorietà internazionale e cioè il confronto tra arte e critica e il peso di quest’ultima nel determinare il successo di un’opera o di un artista.
La trasposizione del romanzo balzachiano che ha vinto sette César nel 2022, è fedele soprattutto nella ricostruzione storica con la macchina da presa al servizio di una vicenda che si annovera tra i capolavori (Proust dixit) della sterminata produzione della Comedie humaine.
Pur sfrondata di molti personaggi e, come già detto, incentrata sul capitolo centrale del romanzo, il film di Giannoli mantiene lo spirito romantico dell’opera con Lucien diviso tra l’amore angelicato per la bella Louise e quello carnale per Coralie, l’attrice che viene dalla strada, follemente innamorata di Lucien il cui destino è già segnato dalla tisi. I protagonisti incarnano perfettamente lo spirito della letteratura ottocentesca francese.
Illusioni perdute però non è solo la bella riduzione di un celeberrimo romanzo, il film si dimostra profondamente attuale nello svelare i retroscena economici che stanno dietro a un momento storico in cui la stampa liberale ha un grande sviluppo data la possibilità di criticare la rigida nobiltà della Restaurazione. La contrapposizione politica si esplicita soprattutto nella critica d’arte dove non è l’analisi dell’opera a determinarne il successo ma la sua capacità di provocare discussioni e quel che è peggio la capacità di pagare meglio la stroncatura dell’avversario, memorabile la figura di Singali, capo claque potentissimo e irremovibile nella sua fedeltà al miglior offerente.
Una critica spesso mossa al film è la presenza di una voce off ingombrante ma non vedo molte altre soluzioni per raccontare i meccanismi distorti del giornalismo ottocentesco così incredibilmente simili alle storture create dai social: diffusione virale di fake news e costruzione ad hoc di inutili diatribe.

Love Actually

Love actually

GB 2003
con Hugh Grant, Emma Thompson, Rowan Atkinson, Colin Firth, Liam Neeson, Alan Rickman, Laura Linney, Martine McCutcheon, Thomas Brodie-Sangster, Chiwetel Ejiofor, Andrew Lincoln, Keira Knightley, Rodrigo Santoro, Martin Freeman, Claudia Schiffer, Billy Bob Thornton, Bill Nighy, Rory MacGregor, Chris Marshall, Heike Makatsch
regia di Richard Curtis

Film corale che racconta dieci storie d’amore tra personaggi legati tra loro da vincoli di amicizia, lavoro o parentela.
S’indagano diverse sfumature amorose, non solo quelle romantiche ma anche la dedizione di una sorella al fratello malato per cui rinuncia a coronare un amore ricambiato, l’impegno di un vedovo verso il figliastro di dieci anni che aiuta a conquistare la più bella della classe e la strana coppia della rock star decaduta e il suo manager che sono la vera chicca del film: la vecchia gloria del rock Billy Mack cerca di ritrovare il successo con una hit natalizia ma sarà la candida volgarità con cui ammette nelle interviste che la canzone è pessima e ha solo scopi commerciali a farlo arrivare in vetta alle classifiche.
Peccato che la regola dell’estrema onestà da humor british non valga anche per la pellicola considerato ormai un classico natalizio e il canto del cigno della commedia romantica inglese; personalmente trovo che Love Actually sia più una commedia sentimentale perché prevalgono i toni un po’ melensi e certi cliché, su tutti il marito che tradisce la moglie con la collega più giovane: per uscire dal cliché sarebbe stato necessario approfondire; cosa impossibile per la scelta di raccontare troppe storie e francamente quella del fattorino Colin convinto di avere successo in amore negli USA si poteva tagliare.
Anche la relazione tra lo scrittore Jamie Bennett e la colf portoghese che s’innamorano senza capire i rispettivi idiomi e che è la storia più romantica di Love Actually viene un po’ buttata in caciara dal finale sopra le righe in quel di Lisbona.
Recentemente il regista ha detto che avrebbe dovuto scegliere un cast più inclusivo: vent’anni fa la mentalità era diversa ma che l’unico personaggio di colore sia il marito di Juliet, di cui è innamorato anche il suo migliore amico Mark che la notte di Natale le confessa i suoi sentimenti con i cartelli, sembra una scelta studiata per rendere più accettabile il comportamento di Mark in quella che oggi è considerata una scena cult.
A far prevalere i pro del film nel mio gusto personale arriva il doppio cameo di Rowan Atkinson, che odio come Mr. Bean, ma nei panni del deus ex machina che permette a Sam di superare i tornelli dell’aeroporto per raggiungere Johanna (con una mezza citazione de Il Laureato) e soprattutto nel ruolo del commesso del grande magazzino ha omaggiato egregiamente il mio caratterista preferito delle vere commedie romantiche: Edward Everett Horton.

Scordato

Italia 2023

con Rocco Papaleo, Giorgia, Simone Corbisiero, Angela Curri, Anna Ferraioli, Manola Rotunno, Eugenia Tamburri, Marco Trotta, Antonio Petrocelli, Giuseppe Ragone, Jerry Potenza, Elisa Gallo, Iacopo Velardi
regia di Rocco Papaleo


Scordato


Il cinico accordatore lucano Orlando, da anni trasferito a Salerno, ha iniziato a vedere “il fantasma” del giovane sé stesso e rimane vittima anche di un intollerabile mal di schiena. L’incontro fortuito con una bizzarra fisioterapista che vuole vedere una foto da giovane di Orlando per capire come il tempo ha pesato sulla sua postura, costringe l’accordatore a tornare a Lauria, il paese natale da cui manca da anni per evitare di confrontarsi con le fratture del passato.


Scordato


Opera agrodolce di Papaleo, uno sguardo intimista su una generazione, quella dei sessantenni, sempre più delusa e depressa e non certo solo per il tempo che fugge.
Il regista mostra come i giovani del decennio più edonistico del XX secolo si siano trasformati negli anziani più delusi e depressi mettendo in scena il dialogo acceso e surreale con il giovane ma pungente fantasma della gioventù fuggita.
Tutto il mondo presente costruito da Papaleo è di una tristezza raggelante, dal giovane pianista pazzo all’imprenditore ossessionato dal sesso. L’unica figura positiva è Olga, la fisioterapista che spinge il protagonista a confrontarsi col proprio passato; il film sembra indirizzarsi sulla via della commedia romantica ma l’on the road di Papaleo devia verso una storia più drammatica di cui è protagonista Rosanna, la sorella maggiore di Orlando, a cui l’accordatore era legatissimo nell’infanzia e nell’adolescenza e che ora ha completato escluso dalla propria vita.


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Interessante la scelta stilistica (anche se resa con una CG mediocre) di mostrare un presente dalla fotografia desaturata dove dominano i grigi a sottolineare la mediocrità del presente, in contrasto con i colori squillanti degli anni felici dei ricordi.
Il film però non è una banale retorica dei bei tempi andati perché la ferita che ha “stortato” la tempra di Orlando risale proprio a quel periodo felice con una serie di conseguenze che si sono protratte fino al presente.
Raffinata anche la costruzione circolare racchiusa tra due vittorie: quella dei mondiali dell’82 e la scelta di Matera come capitale della cultura 2019, in entrambi i casi Orlando paga l’esultanza cadendo e fratturandosi un braccio, la nuova frattura sarà l’occasione per sboccare il rinascente rapporto con la sorella.
Se Il film si segnala per il convincente esordio della cantante Giorgia nel ruolo di Olga, sono notevoli anche la prova di
Angela Curri nei panni della sorella e di sicuro interesse resta anche la figura della madre di Rosanna e Orlando, Giacomina, una delle prime divorziate del paese, a sottolineare lo sguardo sempre attento al femminile di Papaleo.

Boudu salvato dalle acque

Boudu sauvé des eaux
Francia, 1932
con Michel Simon, Charles Granval, Marcelle Hainia, Severine Lerczynska, Jean Gerhet, Georges D’Arnoux, Jean Dasté, Jacques Becker, Max Dalban
regia di Jean Renoir



Boudusauvédeseaux.


Il libraio Lestingois salva Boudou, un barbone che si era buttato nella Senna dopo aver perso il cane. L’azione gli vale il plauso della folla e una medaglia ma nessuno è disposto ad aiutare Budu così
Lestingois lo accoglie in casa. Ben lungi da essere riconoscente il barbone seduce la moglie del benefattore e quando vince alla lotteria impalma anche la giovane cameriera amante del padrone di casa…


Boudu sauve des eaux


Film meno noto del regista, figlio del maestro dell’impressionismo, Boudu salvato dalle acque è un’opera che mette alla berlina le convenzioni sociali e il moralismo borghese.
Lestingois, dall’alto della sua cultura, si crede uno spirito libero che, immaginando la fantasia di ninfe e satiri con cui si apre il film nobilita la più banale delle tresche, quella con la servetta. L’irruzione di un vero anarcoide come Boudu smaschera la natura borghese del libraio che cerca di educare il (buon?) selvaggio alle più elementari regole del vivere civile nonostante lo sprezzo del denaro: è lui a regalare a Boudu il biglietto della lotteria dimenticato in taschino e che poi si rivelerà vincente.
Il barbone però resta refrattario ad ogni regola: non è riconoscente al suo salvatore, non si accontenta di indossarne i vestiti usati ricevuti come gesto caritatevole e ne pretende di nuovi, seduce senza remore le due donne di casa. Lestingois accetta tutto con la consumata bonomia che gli deriva dalle buone letture e quando Boudu vince la lotteria non accampa nessuna pretesa sul denaro come accetta di buon grado il matrimonio della giovane amante con un uomo che ora ha una posizione.


Boudusalvatodalleacque


Il film si potrebbe chiudere con il lieto fine dell’insolito ménage a quattro e sarebbe già dirompente ma Renoir porta all’estremo la coerenza del personaggio; già ad inizio film Boudu aveva regalato il caritatevole soldino ricevuto da una bambina e durante la cerimonia nuziale il barbone si lascia cadere in acqua per ritornare alla sua libertà abbandonando i Lestingois e la giovane sposa.
Il film è un inno libertario che si manifesta anche nelle riprese che si soffermano sulla carrellata di volti e scene di vita vera del sobborgo. Torna la ripresa mossa per il dondolio della barca resa celebre da Une partie de campagne.
Il personaggio di Boudu decreta la fama dell’attore svizzero Michael Simon che pare ispirarsi vagamente a Charlot ma con tinte ben più crude e rudi rispetto allo spirito gentile che anima l’omino di Chaplin.
L’irruzione di un personaggio dirompente in una realtà familiare consolidata verrà ripresa da Pasolini in Teorema.

Vampires

John Carpenter’s Vampires
Usa 1998
con James Woods, Daniel Baldwin, Sheryl Lee, Thomas Ian Griffith, Maximilian Schell, Gregory Sierra, Cary-Hiroyuki Tagawa, Mark Boone Junior, Clarke Coleman, David Rowden, Thomas Rosales Jr., Tim Guinee, Henry Kingi, John Furlong
regia di John Carpenter



Vampires


Jack Crow è a capo di una banda di cacciatori di vampiri al soldo del Vaticano. Dopo aver “bonificato” un covo di vampiri, Crow e la sua banda si rilassano con un festino in un motel ma arriva un super vampiro che stermina quasi tutti i presenti. Crow fugge col fedele Montoya e si portano dietro una prostituta che è stata morsicata dal vampiro in modo da ritrovare telepaticamente il suo creatore che è niente meno che il primo vampiro intenzionato a portare a termine il rito che lo ha reso immortale per poter agire anche alla luce del giorno…


Vampires


Un’opera poco amata di Carpenter che coniuga western con l’action movie fracassone e bidimensionale degli anni 80/90. La scena iniziale è molto esplicativa della crudeltà degli ammazzavampiri che con argani e balestre tecnologiche portano alla luce i vampiri per farli bruciare dal sole cocente: non si simpatizza molto per loro come non era simpatico Ethan Edwards in Sentieri Selvaggi la cui celeberrima inquadratura dall’interno della casa sull’assolato deserto è citata molto fedelmente.


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Brutali gli ammazzavampiri ma ancora più crudele Valek, il prete eretico che vuole superare il tabù della luce sottoponendosi al rito medioevale che lo aveva reso un non morto.
Non si salva praticamente nessuno in questo horror anomalo dove sono più gli inviti a schiattare che i colpi inferti, eppure c’è una contorta vena romantica nell’amore tra Montoya e Katrina e l’amicizia fra Jack e Montoya che infrange anche una delle regole principali di questo crudo ma divertente mondo degli ammazzavampiri.


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Da menzionare Sheryl Lee nel ruolo di Katrina, una delle sue prove più interessanti dopo Twin Peaks.

Il ritorno di Casanova

Italia 2023
con Toni Servillo, Sara Serraiocco, Fabrizio Bentivoglio, Natalino Balasso, Alessandro Besentini, Marco Bonadei, Bianca Panconi, Antonio Catania, Angelo Di Genio, Sara Bertelà, Elio De Capitani
regia di Gabriele Salvatores



Ilritornodicasanova


Il famoso e attempato regista Leo Bernardi è colto da una profonda crisi esistenziale che lo porta a disinteressarsi del film che sta ultimando, Il Ritorno di Casanova, tratto dall’omonima novella di Arthur Schnitzler, lasciando che tutto il lavoro ricada sul suo montatore di fiducia, Gianni. La causa della crisi del regista è Silvia, una ragazza incontrata durante le riprese del film con cui Leo ha avuto una storia: Silvia è rimasta incinta ma Leo non trova il coraggio di affrontare l’idea della paternità. Tra litigi e insofferenze Gianni termina il montaggio e il film può essere presentato a Venezia anche se la vittoria va al regista emergente, Lorenzo Marino, Leo ricostruisce il legame con il fedele Gianni e ritrova anche Silvia…



Il ritorno diCasanova


Una classica operazione metacinematografica dove alle vicende del protagonista fanno da contraltare quelle del vecchio Casanova che vuole tornare a Venezia. Il racconto del presunto film è estremamente fedele alla novella di Schnitzler: il vecchio seduttore fatica ad accettare il tempo che passa e si porta via il suo fascino, la riprova definitiva avviene a casa di Olivo, un signorotto suo amico che lo ospita durante il viaggio: se la moglie di Olivo, ex amante di Casanova, sarebbe ancora pronta a concedersi, la giovane Marcolina è inorridita dalle avance del vecchio seduttore che pure riesce a trascorrere una notte con lei ricorrendo all’inganno. Segue un duello con il giovane ufficiale amante di Marcolina che Casanova uccide invidiandogli però la fortuna di esser morto nel fiore degli anni.
La specularità tra Leo e Casanova e il loro modo di affrontare il passare del tempo è il tema del film; entrambi si trovano ad interagire con due donne giovani e indipendenti: Marcolina è colta e rifiuta il matrimonio, Silvia è un’imprenditrice agricola che non teme di portare avanti la sua gravidanza da sola. Entrambi si trovano a combattere con due giovani rivali Casanova uccide il tenente Lorenzi, Bernardi viene sconfitto dal regista emergente: se Casanova è un vecchio deluso che rimpiange egoisticamente il proprio fascino, Leo è un vecchio timoroso delle sfide che la vita gli pone ancora davanti come la paternità tardiva. Se la vita è sempre meglio di un film per parafrasare Marzullo, Salvatores racconta la storia di Casanova con colori vibranti mentre ai tormenti di Leo Bernardi riserva un corposo bianco e nero, a sottolineare come l’arte sia un rifugio dalle ambasce della vita.
Se le strade dei due protagonisti divergono, spesso i loro gesti coincidono e il punto d’incontro tra le loro vicende è Venezia: Casanova vi arriva in tempo per veder nascere la lanterna magica, antesignana del cinema di cui Venezia è simbolo con la sua celebre mostra: il guizzo della commedia dell’arte si confonde con rumoroso contorno odierno alla kermesse artistica.



Ilritornodicasanova


Su ammissione dello stesso regista, Il ritorno di Casanova è un film molto personale, non a caso a fargli da alter ego nei panni di Casanova troviamo Fabrizio Bentivoglio con cui Salvatores ha collaborato in altri sei film. Bentivoglio restituisce magnificamente la delusa malinconia del vecchio Casanova senza far rimpiangere quello di Mastroianni ne Il Mondo Nuovo di Scola e affronta da par suo la scena del duello nudo con giovane tenente che poteva presentare il rischio di una comicità involontaria.
La presenza di comici come Ale e Franz (Ale è Olivo, Franz ha un piccolo cameo) e Balasso ricorda gli esordi legati al cabaret di Salvatores. Su questo cast rodato e famigliare s’innesta la prima collaborazione con Toni Servillo nel ruolo di Bernardi: il regista milanese fa vibrare le corde più ironiche dell’attore portando l’ossessione per i marchingegni elettronici a pura gag comica quando rimane chiuso nell’ ascensore.

Il sol dell’avvenire

Italia 2023
con Nanni Moretti, Margherita Buy, Valentina Romani, Silvio Orlando, Barbora Bobulova, Flavio Furno, Mathieu Amalric, Zsolt Anger, Jerzy Stuhr, Teco Celio, Giuseppe Scoditti, Beniamino Marcone, Valerio Da Silva, Angelo Galdi, Arianna Pozzoli, Rosario Lisma, Francesco Brandi, Laura Nardi, Arianna Serrao, Blu Yoshimi, Michele Eburnea, Elena Lietti, Benjamin Stender, Francesco Rossini, Federica Sandrini, Carolina Pavone, Sun Hee You
regia di Nanni Moretti


Ilsoldellavvenire

Il regista Giovanni è impegnato nella lavorazione di un film che racconta la storia del segretario di una sezione romana del PCI che dopo l’invasione d’Ungheria finisce per suicidarsi perché non sa conciliare la posizione personale con quella del partito. Intanto Paola, la moglie di Giovanni, da sempre sua produttrice per la prima volta si cimenta in un’altra produzione e nel contempo è in analisi per trovare il coraggio di dire al marito che la loro storia è finita.
Quando il coproduttore francese finisce in carcere per affari poco chiari, il film si ferma ed è necessario trovare nuovi fondi. La produzione riesce a riprendere e nonostante la separazione da Paola, Giovanni trova la forza per reinventare il finale del film.


Ilsoldell'avvenire

Che 70enne sarà Nanni Moretti che nel suo ultimo film sembra dare l’addio alla stagione più intimista del suo cinema, iniziata 30 anni fa proprio con Caro Diario in cui si proclamava “splendido quarantenne”?
La sensazione di addio deriva dalla parata finale, un’ottimistica rivisitazione del Quarto Stato in cui compaiono tantissimi attori che hanno collaborato con Moretti, anche solo per un film, lungo tutta la sua carriera. Il sol dell’avvenire sembra voler mettere un punto fermo nella carriera del regista che per tutta l’opera si autocita, prendendo in giro tante delle sue idiosincrasie che nel corso degli anni lo hanno reso celebre ma di cui forse è diventato schiavo.
Se il gioco metacinematografico e la critica cinematografica sono sempre stati presenti nella produzione morettiana, diventano un punto fondamentale nel suo ultimo lavoro, punto nodale le otto ore fermi sulla scena finale dell’altra produzione della moglie, la più classica scena da film d’azione genere che Moretti ci fa sapere di detestare fin dai tempi di Sogni d’oro e la tirata su Don Siegel.
Appena fermata la scena banalizzata dal regista esordiente, Moretti spiega con commovente fervore Breve film sull’uccidere di Kieslowski, poi le otto ore di dibattito con camei importanti diventano quasi una parodia fantozziana e come se non bastasse reinventando il suo finale, Moretti riprende la tecnica dell’ucronia, resa nota da Tarantino che nei suoi ultimi film ha preso l’abitudine di riscrivere la storia, quindi Moretti ci propone un corto circuito facendo suo uno stilema sdoganato dal più grande autore di action movie: uno sberleffo più a sé stesso che al proprio fedele pubblico. Moretti sembra stanco dei propri manierismi e arriva a parodiarsi: la recitazione monocorde e lo sguardo vacuo, sguardo che però sa trasformarsi in occhiate sardoniche e fulminanti o guardare direttamente in macchina come nella scena del cappio, decisamente Nanni Moretti è passato dalla fase del venerabile maestro esasperando i tic da solito stronzo: geniale quanto Arbasino.

Una sull’altra

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Italia 1969
con Jean Sorel, Marisa Mell, Elsa Martinelli, John Ireland, Alberto de Mendoza, Riccardo Cucciolla, Bill Wanders, Giuseppe Addobbati, Franco Balducci, John Douglas, Félix Dafauce, Faith Domergue, Janet Agren, Malisa Longo, Jesús Puente, Georges Rigaud, Jean Sobieski
regia di Lucio Fulci

George Dummurrier è un medico, proprietario di una clinica che dirige in modo piuttosto disinvolto, ha una moglie malata e un’amante. Quando la moglie muore riceve un indennizzo da una polizza di assicurazione dal valore esorbitante. Una strana telefonata lo invita a frequentare un night club dove George trova una ballerina, Monica Weston praticamente identica alla moglie. Anche la compagnia di assicurazione scopre la somiglianza e sospetta una truffa perciò chiede la riesumazione di Susan. la moglie di George. L’autopsia rivela che la donna è stata avvelenata e George finisce condannato alla camera a gas per uxoricidio. Il giorno prima dell’esecuzione George riceve la visita del fratello che sfruttando il fatto che la cella degli ultimi incontri dei condannati è insonorizzata rivela a George il tranello in cui è caduto: Susan e Monica sono la stessa persona ed è la sua amante, hanno organizzato il piano per liberarsi di lui e rifarsi una vita all’estero lontano dai suoi debiti. George può contare sull’aiuto di Jane, la sua amante: riuscirà a dimostrare la propria innocenza nelle poche ore che gli restano da vivere?

Fulci è conosciuto più come regista di horror, ma gli inizi del regista furono con i musicarelli e le commedie, le più note con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Una sull’altra segna il debutto nel genere giallo che stava avendo molto successo: la pellicola nasce sull’onda degli incassi de Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri ma il modello a cui Fulci si ispira è La donna che visse due volte e si può affermare andando ben oltre il claim di lancio del film sul mercato americano: Questo film comincia dove Hitchcock finisce, infatti il nome del protagonista rimanda a quello della scrittrice Daphne du Maurier dai cui racconti Hitchcock trasse Gli Uccelli e Rebecca la prima moglie;
l’ambientazione della vicenda si svolge sulla costa di San Francisco, con molte riprese del famoso ponte di Golden Gate che compare in Vertigo.



Unasullaltra


Fulci è molto attento anche all’attualità del periodo: per rilanciare la clinica George Dummurrier millanta interventi a cuore aperto (il primo trapianto di cuore operato da Barnard è del 1967) e anche l’attività dell’amante, la fotografa Jane Bleeker (Elsa Martinelli) rimanda a certe atmosfere di Blow-Up di Antonioni, film del 1966 che fu subito un cult per la critica e il pubblico.
Una sull’altra incappò nelle maglie della censura, venendo addirittura ritirato dagli schermi per le scene “scandalose” del night dove si esibisce Monica Weston e poté ritornare in sala solo dopo alcuni tagli.



Unasull'altra


La trama è un po’ macchinosa, se il fratello non confessasse tutto al condannato a morte sarebbe difficile capire l’evoluzione della trama ma la chicca del film è il montaggio finale che racconta l’epilogo dei due amanti diabolici e il salvataggio in extemis del protagonista dalla sedia elettrica, Fulci sa dosare ottimamente la tensione e utilizzare al meglio anche le figure di contorno che si dimostrano risolutive per il buon esito del caso.

L’ultima notte di Amore

Italia 2023
con Pierfrancesco Favino, Linda Caridi, Antonio Gerardi, Martin Francisco Montero Baez, Francesco Di Leva, Fifi Wang, Matilde Vigna, Katia Mironova, Carlo Gallo, Fabrizio Rocchi, Chandra Perkins, Mauro Negri, Pang Bo, Camilla Semino Favro, Alfonso Veneroso
regia di Andrea Di Stefano


L'ultima notte di Amore

Franco Amore è un poliziotto che sta per andare in prepensionamento: non ha fatto carriera perché la sua seconda moglie è imparentata con degli ‘ndranghetisti e l’unico vanto di Franco è quello di non aver mai dovuto sparare a nessuno in tutta la sua carriera ma quello che dovrebbe essere un merito viene considerato un punto debole e il poliziotto, proprio nella sua ultima notte di servizio, si trova incastrato in una brutta storia…



L'ultimanottediAmore

Confesso che ai tempi de Il principe di Homburg e della serie tv Ama il tuo nemico avevo una crush per Andrea di Stefano quindi è con grande piacere che lo ritrovo alla sua terza regia con un bel noir teso, girato quasi tutto in notturna con interessanti movimenti di macchina, tanti piani sequenza a partire dalla ripresa iniziale, fatta col drone che da piazza del Duomo ci porta a un palazzo di periferia dove la famiglia Amore sta festeggiando l’ultima notte di servizio di Franco. La sorpresa del festeggiato che torna da una corsetta, la telefonata improvvisa che porta il protagonista ad infognarsi in quel tunnel della tangenziale dove la sua vita rischia di andare a ramengo. Un flashback dei fatti avvenuti dieci giorni prima ci danno uno sguardo totalmente diverso sul protagonista.
Uomo buono, Franco Amore ma che forse da troppo tempo pecca di hybris: la certezza di essere un poliziotto incorruttibile anche se a tempo perso fa la security al cugino mafioso della moglie, una ragazza più giovane di Franco, un po’ troppo sveglia ed arrivista per crederla totalmente all’oscuro delle operazioni malavitose dei cugini; il conto arriva tutto in una volta in quell’ultimo turno di notte in cui Franco deve tornare in una galleria della tangenziale dove era già stato, fingendo di non riconoscere una messa in scena che lui stesso aveva creato, mentre tutte le persone coinvolte convergono nel tunnel, il poliziotto deve capire chi lo ha incastrato e salvare il più possibile di una situazione disastrosa. Amore smaschererà i colpevoli della macchinazione ma probabilmente non potrà sfuggire al suo fato, che si presenti sotto forma di giustizia o vendetta non è dato saperlo visto che il film si chiude lasciando solo intuire il destino del protagonista che si conclude in una piazza del Duomo illividita luce dell’alba, triste atmosfera ben diversa dalla sfavillante luce della notte precedente.
Restando sempre incollato alla trama, L’ultima notte di Amore racconta tra le righe molto del nostro tempo: da sempre il noir, il poliziottesco o il polar ci racconta quanto sia facile superare il confine sottile che divide i fuorilegge dalle forze dell’ordine che li combattono, quando lo stipendio è inadeguato e le esigenze familiari sono pressanti è praticamente scontato cadere nella tentazione di un piccolo lavoretto “senza rischi”….

La stranezza

Italia 2022
con Toni Servillo, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Renato Carpentieri, Donatella Finocchiaro, Luigi Lo Cascio, Rosario Lisma, Galatea Ranzi, Giulia Andò, Tuccio Musumeci, Aurora Quattrocchi, Fausto Russo Alesi, Filippo Luna
regia di Roberto Andò



Lastranezza


Tornato a Girgenti per partecipare ai festeggiamenti degli 80 anni di Giovanni Verga, Pirandelo è accolto dalla ferale notiza della morte della sua balia, Maria Stella, Come non bastasse il funerale è inficiato da una grana burocratica: il loculo è già occupato e solo una “mancia” all’impiegato comunale potrà risolvere il problema. Nell’attesa che si possa inumare la bara di Maria Stella, Pirandello conosce meglio i due becchini, Nofrio e Bastiano che scopre essere teatranti, anima della filodrammatica del paese. Pur essendo impegnato della redazione della sua nuova commedia che gli dà molto da pensare, Pirandello è incuriosito dall’attività amatoriale dei due cassamortari e si intrufola di soppiatto a qualche prova né manca di partecipare alla prima dove la vita vera irrompe sul palco interrompendo la rappresentazione, l’indesiderato colpo di scena è la scintilla che sblocca il grande autore e un anno dopo invita anche i due becchini alla prima al teatro Valle di quella che diventerà la sua opera più famosa: Sei personaggi in cerca d’autore.



La stranezzza


La stranezza si potrebbe applicare anche al taglio dato dal regista all’opera: dopo anni di biopic che analizzano episodi cruciali della vita di artisti o politici, la genesi di un’opera fondamentale del teatro contemporaneo nasce da una “fantasia” una rielaborazione fittizia della realtà in grado di raccontare molto bene il processo che porta alla creazione del capolavoro pirandelliano e per giunta lo fa mescolando l’alto e il basso, già nella scelta dei protagonisti: il poliedrico attore simbolo del cinema d’autore italiano, Toni Servillo e il duo comico di origine televisiva, Ficarra e Picone.
I tre protagonisti sono molto bravi e incarnano perfettamente la contrapposizione tra le vette autoriali e il teatro amatoriale che ancora si nutre della commedia dell’arte, del canovaccio di tradimenti e travestimenti con famoso “acetum italicum” la pungente satira che fa esplodere la prima interruzione dello spettacolo: l’impiegato comunale amante delle mazzette si riconosce in uno dei personaggi e a nulla vale la trita giustificazione che si tratta di un’opera di fantasia, il dramma vero scoppia però poco dopo rompendo l’amicizia di Bastiano e Nofrio: il primo ha una sorella, Santina, di cui è gelosissimo e crede che la ragazza sia innamorata di Fofò, anche lui facente parte della filodrammatica, in realtà Santina è l’amante di Nofrio e proprio Fofò fa in modo che Bastiano scopra il doppio tradimento della sorella e del migliore amico.
Un anno dopo, quando ricevono l’invito di Pirandello per la prima del suo nuovo spettacolo, è la prima volta che Nofrio e Bastiano si ritrovano e partono insieme non senza frecciatine, a placare gli animi sarà lo spettacolo a cui assistono, un’opera strana, così insolita da scatenare le ire del pubblico eppure all’umile becchino Bastiano è riservata la battuta più bella e risolutiva della pellicola il cui succo è “non ci ho capito niente ma mi è piaciuto”. Ecco in un periodo in cui tutta l’arte viene letta e rilanciata dai social secondo il gusto contemporaneo, l’invito di lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’arte e “sentirla” anche se non la si capisce/conosce fino in fondo, è bellissimo.