Inside Out

Insideout Cosa succede dentro la testa di una ragazzina di undici anni che ha avuto un’infanzia gioiosa quando si trova di fronte allo stress di un trasloco che mina le sue certezze esistenziali? Lo si racconta dal punto di vista delle emozioni più importanti che hanno costruito la sua personalità.

Avevo qualche pregiudizio sull’acclamato ultimo capolavoro della Pixar per questo ho atteso così a lungo nel vederlo e la visione ha in parte confermato e in parte smentito i miei preconcetti. Come prevedevo Inside Out è un film dove la poesia di pellicole come Wall.E o Up viene meno in favore di un compiacimento intellettuale come in Ratatouille; per quanto il finale ristabilisca i giusti ruoli tra le emozioni l’eccessivo ottimismo di Gioia è irritante e quando si sbircia nei cervelli dei genitori spunta qualche stereotipo: a capo della consolle emotiva della madre c’è la tristezza: evidentemente una donna ultratrentenne moglie e madre non ha più molti motivi per gioire; mentre il capo delle emozioni del padre c’è la rabbia: per quanto il signor Anderson sia una persona amorevole e per nulla litigiosa, ovviamente il maschio è ancora dominato da istinti aggressivi.
La pellicola funziona a livello immaginifico muovendosi tra vari livelli della storia: la realtà di Riley, quel che avviene nella sala controllo delle emozioni e la rappresentazione della mente che riserva i momenti migliori del film: la schematizzazione durante l’attraversamento dell’area del pensiero astratto e il personaggio dell’amico immaginario, il tenerissimo Bing Bong che arriva a sacrificarsi affinché l’adorata Riley possa recuperare il suo equilibrio.

Pensieroastratto

Oblivion

2077: Jack e la sua compagna Vika sono tra i pochi umani rimasti sulla Terra, distrutta da 60 anni di guerra contro gli alieni. Hanno il compito di sovrintendere allo smantellamento del pianeta prima che i terrestri sopravvissuti s’apprestino a raggiungere Titano per ricominciare. Pur avendo subito una cancellazione della memoria, Jack sogna frequentemente il passato e prova un grande rimpianto nel dover abbandonare definitivamente il pianeta. Un giorno, all’interno di una capsula d’ibernazione, trova la donna che sogna tutte le notti..

Oblivion

L’ultimo scorcio di stagione ha segnato un grande ritorno al genere fantascientifico che non pare destinato a spegnersi nel breve periodo: sarà l’onda del successo dei film ispirati ai supereroi dei fumetti, l’alto livello delle tecniche digitali che permettono di portare sul grande schermo mondi fantastici, ma, come sempre, dietro il genere sci- fi, si nascondono le grandi inquietudini dell’uomo e il periodo che stiamo vivendo non si può certo definire sereno.
Del progetto di Oblivion si sa ormai tutto: era nato come una graphic novel e l’interessamento di Tom Cruise ne ha agevolato la realizzazione filmica.
Joseph Kosinski cavalca la rinata onda sci-fi a modo suo creando una sorta di post-moderno fantascientifico che rimastica tutto, dall’Empire di Un amore splendido, ai Ray-Ban di Top Gun ma soprattuto riprende temi e modelli sci-fi dall’immancabile citazione degli sgusci di Star War fino a scomodare l’occhio di Hal9000 e con un Jack Harper che si definisce spazzino e ha il cuore tenero verso la vita nascente dell’adorabile robottino Wall.E. Non sembra esserci un’idea nuova nel film che però ha il merito di funzionare e creare un’atmosfera di suspense che regge sopratutto nella prima parte della pellicola e anche lo scioglimento della trama riesce a mantenere le aspettative.
Le mie aspettative verso il film, invece, erano piuttosto basse e sono state ampiamente superate.

Planet 51

Planet51 Io credevo che il 51 del titolo fosse un esplicito riferimento all’area 51, invece il titolo puo’ essere riferito anche agli anni ‘50 perche’ il pianeta dove il capitano Chuck Baker atterra e’ una perfetta versione extraterrestre dell’America anni ‘50 in pieno delirio da invasione aliena.
Ecco tutto il film e’ un po’ cosi’: sai gia’ esattamente cosa aspettarti, un classico cartoon Dreamwork (ma diretto e realizzato dalle maestranze spagnole della Ilion Animation) dalla storia prevedibile che punta tutto sul citazionismo cinefilo esasperato, eppure trovi ancora qualcosa di fresco che riesce genuinamente a divertire, nella piu’ totale leggerezza.
Un grande merito in questo senzo, secondo me l’ha il personaggio di Rover, il pathfinder visto un po’ come il cane fedele dell’astronauta. L’oggettiva somiglianza con Wall.E poteva essere rischiosa invece il tenero pathfinder si permette addirittura uno sberleffo all’inarrivabile modello quando litiga con una creaturina aliena per il possesso di una roccia: la soluzione del conflitto va in direzione opposta al premuroso comportamento del robottino Pixar ed’ e’ estremamente liberatoria.

Up

Up

Il signor Fredricksen e’ un burbero vedovo solitario che cerca di salvare la sua casa, scrigno dei ricordi della lunga storia d’amore con l’adorata Ellie, dalle grinfie di un palazzinaro senza scrupoli che usa uno scoppio d’ira dell’anziano per farlo interdire e rinchiuderlo in una casa di riposo. Per sfuggire al destino, a Carl Fredricksen non resta che la fantasia cosi’, grazie a migliaia di palloncini trasforma la sua casa in un oggetto volante con cui raggiungere le Cascate Paradiso, meta da sempre agognata con Ellie. Ma nel portico della casa si nasconde suo malgrado un clandestino, il piccolo Russel, con lui Carl condividera’ una rocambolesca avventura che gli fara’ incontrare il mito della sua infanzia… 

Per i suoi ultimi capolavori la Pixar sembra ispirarsi a uno dei piu’ grandi geni del cinema, Charlie Chaplin; se Wall.E poteva essere la versione futuribile di Charlot, Up attinge direttamente alla malinconia de Luci della citta’ mescolando, come nel capolavoro chapliniano, tempi comici e commozione pura: non credo che nessuno osera’ negare di aver avuto almeno il magone durante le scene dal matrimonio tra Carl ed Ellie, raccontate per brevi sequenze senza dialoghi. Anche la musica rimanda chiaramente alle composizioni che Chaplin scriveva per i suoi film.
L’dea di far volare la casa appesa a una miriade di palloncini colorati e’ piu’ poetica che fantasiosa, la fantasia si scatena nella seconda parte della pellicola dove l’avventura prende il sopravvento. Molto bella la trovata di far rincontrare a Fredricksen il mito della sua infanzia, Charles Muntz, diventato perfido e alla guida di una muta di cani parlanti.
Up e’ un inno alla fantasia e alla liberta’ mentale di inseguire i propri sogni indipendente dai vincoli dell’eta’, e a proposito di grandi vecchi, va anche sottolineata la bonta’ del doppiaggio italiano affidata a Giancarlo Giannini per la voce di Carl, mentre Muntz e’ doppiato da Arnoldo Foa’, voci riconoscibilissime ma che sanno mettersi al servizio del film con grande mestiere, cosa che non sempre e’ capitato con le scelte del doppiatori italiani dei cartoon. 

Rispettata anche la tradizione del corto che introduce lo spettacolo. Altissimo il livello, come sempre del resto, di Parzialmente nuvoloso che, introducendo il tema del cielo che dominera’ il lungometraggio, narra una bella storia di amicizia nel fantastico mondo delle cicogne che consegnano i neonati e delle soffici nuvole che creano i piccoli. Ad una nuvola e’ affidato il compito di creare i cuccioli delle specie piu’ pericolose e la povera cicogna che fa le sue consegne e’ sempre piu’ malconcia.. Tenerezza e risate a crepapelle.

Mostri contro Alieni ***3D***

Mostrivsalieni

Il giorno delle nozze la bella Susan viene colpita da un meteorite che la trasforma in una gigantessa. La ragazza viene quindi trasportata in una base militare segreta dove sono rinchiusi altri mostri che potrebbero terrorizzare il mondo e che invece sono destinati a un triste e noioso futuro di partite a carte ma l’arrivo di un’astronave aliena intenzionata a distruggere la Terra sara’ l’occasione di riscatto per i mostri che potranno dimostrare la loro eroica natura.. 
 
Trama piuttosto esilina per questa pellicola che punta sul divertissement del citaziosismo esasperato dell’intera filmografia sci-fi, dal genere mostri a quello degli invasori alieni, partendo dai b-movie anni ‘50 per arrivare alla saga di Star Wars e persino alle  riprese amatoriali di Cloverfield e addirittura l’azione e’ ambientata a Modesto,  la cittadina californiana dove Lucas e’ nato.
Se la seconda parte del film mostra la corda, l’inizio e’ scoppiettante e tra tutte le gag, quella del del presidente che suona la versione funky della musichetta di Incontri ravvicinati del terzo tipo e la lettura genetica esasperata che oltre la pupilla richiede il controllo del gomito, della lingua, e delle chiappe valgono il biglietto dello spettacolo, per lo meno quello di un comune spettacolo perche’ il 2009 sara’ ricordato, cinematograficamente parlando, come l’anno della fioritura delle sale in 3D con conseguente aumento esorbitante del biglietto (e niente sconto al lunedi’!). 
Mostri contro alieni e’ la terza pellicola in 3D che vedo e per quanto l’esperienza sia sempre piacevole il giochino comincia a stufare. Va riconosciuto a questo film una certa raffinatezza nella composizione tridimensionale con l’entrata laterale degli oggetti che mi fa sospettare che la banalissima costruzione con elemento centrale fisso delle scene di Coraline sia stata una soluzione posticcia e a posteriori per cavalcare l’onda del 3D. 
Onda da cui ho intenzione di scendere cosi’, ironia della sorte, se fino a Wall-E i cartoon erano l’occasione per frequentare le sale piu’ attrezzate per vedere al meglio la pellicola, dal nuovo imminente episodio de L’era glaciale queste pellicole saranno l’occasione per riscoprire le obsolete sale cittadine e sfuggire alla glorificazione pecuniaria della tecnologia.

Wall-E

 

Wall-e

 
Dopo tanto gridare al lupo al lupo, il lupo finalmente e’ arrivato: ogni cartone della Pixar viene regolarmente acclamato come un capolavoro, quando spesso si tratta solo di un film molto buono, ora che il capolavoro e’ davvero arrivato, e un capolavoro che entra di diritto nei classici della cinematografia e che potrebbe ambire all’Oscar di miglio film dell’anno tout court, qui si e’ molto felici non solo per l’adorabile robottino, ma anche perche’ la pantegana &friends verranno ricollocati al giusto posto.
Se non manca il divertimento intellettuale simile al rimando proustiano di Ratatouille, che in Wall-E arriva dai capisaldi della fantascienza: l’apertura iniziale sui grattacieli di rumenta ha lo stesso effetto sorpresa del rovesciamento d’ottica de Il pianeta delle scimmie, ma soprattutto la ribellione del capitano al Pilota Automatico ripropone, rovesciando le parti, il conflitto di Odissea nello spazio tra Hal 9000 e gli astronauti. 
La grandezza di Wall-E sta nel superare questi “freddi” esercizi di citazione con l’umanita’ toccante del suo protagonista, che paradossalmente fa tornare in mente (citazione voluta o fortuita, qui sta il mistero!) l’eroe chapliniano per eccellenza: Charlot. Wall-E e’ solitario come l’omino con il cappello a bombetta, curioso e gentile con la natura come lui, pronto a seguire l’amore a prima vista come Charlot e pur essendo un robot, Wall-E condivide con l’antesignano del cinema muto, una vena dolcemente anarcoide che gli permettera’ di vivere la sua fantastica avventura.
 
Adorabile anche il corto introduttivo alla pellicola, Presto buffissima storia di magia girata con un raffinato stile retro’. 

Ratatouille

Come di consueto ad aprire la proiezione c’e’ un corto e Stu, anche gli alieni possono sbagliare (titolo originale Lifted) e’ esilarante nella versione fantozziana dell’alieno rapitore, poi ho gia’ lasciato il cuore sul protagonista del prossimo film, Wall.E il robottino, che mi ha intenerito quando ha sostituito la lampadina della “I“ del logo pixar con una a basso risparmio energetico.


Ratatouille

Venendo a Ratatouille, lo spirito che sta dietro al film e’ esternato all’interno della pellicola stessa, nella recensione finale che l’arcigno critico gastronomico fa della nuova conduzione dello storico ristorante Gusteau: quando ci si trova di fronte all’incredibile non tutti sono in grado di accettarlo, cosa che non e’ certo capitato al film, accolto con grandissimo favore da critica e pubblico eppure nella mente di ognuno di noi cosa c’e’ di piu’ antitetico di una pantegana e la raffinata cucina di un ristorante a cinque stelle? Il film riesce a conciliare gli opposti con i toni della fiaba (la bizzarra scoperta che il corpo di Linguini e’ manovrabile tirando le giuste ciocche di capelli) e con un colpo di coda finale che ricolloca il fiabesco nella realta’ ( il ristorante chiuso dall’ufficio d’igiene).
Dal punto di vista visivo la perfezione dell’animazione digitale prosegue a grandi passi: in alcuni momenti certi sfondi paiono davvero reali e la rocambolesca fuga nelle fogne e’ da antologia.
Nonostante tutta questa perfezione (o forse proprio per questa) non sono riuscita a perdere la testa per il “dolce Remy”: la maestria tecnica ormai non mi stupisce piu’ e dal punto di vista della sceneggiatura penso ci sia un calo da quando si scopre che Linguini e’ il vero erede; in ogni caso intravedo dietro a tutta la vicenda il sottile gioco intellettuale, che culmina nel rimando prustiano della ratatouille che pure resta il momento piu’ alto e quasi commovente del film.
Ecco.. sta a vedere che dopo non aver sopportato per anni il bieco sentimentalismo Disney ora mi manca!