Enfantasme

Italia, 1978
con Agostina Belli, Stefano Satta Flores, Serge Youssoufian (come Sergino), Elisa Pozzi, Jean-Claude Bouillon, Antonio Cantafora, Brigitte Skay
regia di Sergio Gobbi

Dopo due anni dalla morte del figlioletto, Claudia Lanza torna nella baita di famiglia e incontra Nino, un bambino che nessun altro sembra vedere o conoscere. Il marito Andrea la raggiunge ed è il primo a non credere all’esistenza di Nino, tanto da far visitare la moglie da uno psichiatra. Quando la donna si ammala dopo aver scoperto chi è  il piccolo, Andrea lo raggiunge per portargli del cibo ma viene ucciso, mentre Claudia è sul luogo del delitto la baita va a fuoco e Claudia lascia per sempre il paese… sola?

Adattamento del romanzo francese Enfantasme di Georges-Jean Arnaud il cui titolo gioca sulle parole bambino (enfant) e fantasma (fantasme) da cui Gobbi trae un gotico d’atmosfera che sa creare una tensione sospesa e analizzare anche il rapporto di una famiglia dopo una disgrazia mortale: si scopre che il figlio della coppia è rimasto ucciso in un incidente d’auto a cui il padre è sopravvissuto, quindi i non detti di Claudia nei confronti del marito sono chiari mentre Andrea non esita a insinuare che il bambino che la moglie sostiene d’incontrare non esista: in fondo si chiama Nino, proprio il nome che la moglie avrebbe voluto dare al figlio chiamato poi con il nome del nonno paterno, come da tradizione.

Molto intrigante anche la figura del bambino, scostante e geloso di Claudia tanto da sparire quando la donna si riavvicina al marito: è davvero un ragazzino fuggito da un orfanotrofio che ha trovato rifugio nel cimitero del paese o è un’illusione di Claudia, circondata da persone che non la capiscono?
Riuscita la rappresentazione degli abitanti del paese che la fanno sentire perennemente forestiera e sparlano alle sue spalle, indifferenti al suo dramma materno.

Il film è girato a Bormio e si distingue per l’ottima fotografia: i paesaggi invernali innevati sottolineano la dimensione malinconica e sospesa del film, le scene dei bambini dell’orfanatrofio ripropongono i pretini sulla neve di Giacomelli. 

Cosetta

It
USA,1927 Paramount Pictures
Clara Bow, Antonio Moreno, William Austin, Priscilla Bonner, Jacqueline Gadsden, Julia Swayne Gordon, Elinor Glyn
regia di Clarence G. Badger

Betty Lou commessa di un grande magazzino s’innamora a prima vista di Cyrus Waltham Jr., il serioso erede appena subentrato al padre alla guida dell’azienda. Pur di farsi notare Betty Lou accetta la corte di Monty, amico svagato di Cyrus e finalmente la commessa riesce a conquistare il rampollo. Intanto le dame della carità vogliono portare in orfanotrofio il figlioletto della coinquilina di Betty Lou rimasta senza lavoro per le conseguenze del parto. Betty Lou interviene e spaccia per suo il bambino dichiarando che può mantenerlo grazie al suo lavoro. La notizia finisce sul giornale e arriva a Cyrus che inizia a prendere le distanze dalla presunta ragazza madre. Quando Betty Lou scopre che Cyrus è a conoscenza della sua millantata maternità decide di vendicarsi ma l’amore trionfa.

Fuorviante titolo italiano che sembra far riferimento al personaggio de I Miserabili con cui la protagonista del film ha in comune giusto l’estrazione sociale ma ha tutt’altro temperamento.

Del resto l’it del titolo è quel certo non so che che rende una persona magnetica e intrigante per citare gli Afterhours, non per nulla oggi lo chiamiamo X factor.

Si tratta di una commedia sentimentale che si fa ricordare per la verve della protagonista, Clara Bow in grado di bucare lo schermo ancora oggi. It è il film che lancia la sua carriera e la trasforma nell’epitome dell’età del jazz.

clara bow
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Il film pochi giorni fa ha aperto la rassegna su cinema e moda che il Mic di Milano ha organizzato in concomitanza della Milano Fashion Week e effettivamente la protagonista si distingue anche nell’abbigliamento.

I costumi sono di Travis Banton ed è da sottolineare la sfacciataggine con cui Betty Lou sistema il suo abituccio nero per trasformarlo in una mise da sera adatta al Ritz, ovviamente il maître scafato riconosce subito la ragazza povera portata a cena dal riccone e propone un tavolo laterale ma la scenetta ironica di trasforma in un segno della moda emergente quando Betty Lou è accanto ad Adéla, la fidanzata di Cyrus il cui elegantissimo abito lungo appare improvvisamente datato accanto al modello corto e scollato di Clara Bow.

Il termine it girl nasce proprio da questo film che vanta anche altri primati: dovrebbe essere uno dei primi film in cui si usa lo zoom in avanti (scena al Ritz quando Betty Lou rifiuta il tavolo laterale e ne sceglie uno accanto a quello in cui cena Cyrus e lo zoom diventa la soggettiva di Betty la cui attenzione è tutta rivolta all’oggetto del suo desiderio).

It è un chiaro caso di product placement antelitteram. L’opera è tratta da un racconto della scrittrice Elinor Glyn anche produttrice della pellicola e che appare nel ruolo di sé stessa intenta a spiegare a Cyrus e alle sue commensali che cosa sia l’it, argomento del momento grazie al successo del suo racconto pubblicizzato anche su Cosmopolitan di cui viene inquadrata la copertina prima di passare all’articolo che intriga Monty e introduce il personaggio di Betty Lou.

Il giornalista che assiste alla scena in cui le dame di carità vogliono portar via il bambino è un debuttante Gary Cooper mentre paiono definitivamente smentite le voci che volevano alcune scene del film dirette da Josef von Sternberg non accreditato

Tiffany e i tre briganti

La piccola Tiffany, rimasta orfana, sta per essere tradotta in orfanotrofio. La bimba non sa che e’ un luogo terribile dove i bambini vengono sfruttati da una cattivissima maestra  (unica.. giuro, non ce ne sono altre!), ma durante il viaggio la sua carrozza viene assaltata dai tre feroci briganti che infestano il bosco. Delusi dal magro bottino i briganti vorrebbero abbandonare la bambina in mezzo alla foresta, ma Tiffany li convince a prendersi cura di lei dicendo di essere una principessa, figlia di un maraja’ disposto a pagare un grosso riscatto per riaverla con se’, ma quando i briganti scopriranno che si tratta solo di un’orfanella..


Tiffanyei3briganti

Cartone animato tedesco, tratto dal racconto di Tomi Ungerer ; una favola rivolta al pubblico dei piu’ piccini, che puo’ coinvolgere anche gli adulti per la ricchezza del disegno. La foresta e’ un luogo immaginifico, dove gli alberi possono avere una cintura in vita o ospitare un un rubinetto, con dettagli che possono richiamare lo stile del nostro Jacovitti, c’e’ anche un unicorno che cammina srotolando le gambe. Angosciante la rappresentazione dell’orfanatrofio dove i colori grigi sono sottolineati dalla nuvola rossa che esce dalla ciminiere e stilla sangue su tutta l’inquadratura, facendo facilmente pensare alla rappresentazione di un campo di concentramento. 
Lieto fine obbligatorio con un sottofinale anarchico e ridanciano a torte in faccia.
Decisamente piacevole.