Che in una cittadina come Alessandria si tenga un corso di cinema e’ gia’ un grosso evento, che questo sia tenuto da un professionista come Carlo Leva, scenografo ed amico personale di Sergio Leone rende l’evento piu’ unico che raro.
Ieri sera, alla serata introduttiva al corso, siamo rimasti ammaliati dalla personalita’ del Maestro che in due ore ci ha travolti con gustosi aneddoti sulla lavorazione di film come Il buono, il brutto e il cattivo o C’era una volta il west che ci ha dipinto in poche battute produttori del calibro di David O. Selznick o raccontato le sue esperienze dirette della famigerata tirchieria di Alberto Sordi, mischiandole con ricordi personali dell’occupazione nazista di queste zone.
Ragione del corso e’ quella di riqualificare il nostro territorio da un punto di vista cinematografico, del resto uno dei padri della cinematografia mondiale, quel Giovanni Pastrone che con il suo Cabiria ispiro’ nientemeno che D. W. Griffith era in realta’ alessandrino, gli astigiani ne ereditarono la paternita’ solo dopo la creazione della loro provincia ad opera del regime fascista.
Anno: 2005
W la foca! (quella vera)
W la foca! (quella vera)
Belle giornate, vero?
Peccato non possano dire lo stesso i piccoli di foca che in questi
giorni vengono sterminati nel crudele modo che tutti conosciamo.
Se volete far qualcosa basta clikkare sui siti di Greenpeace e della LAV che promuovono entrambe una petizione per la fine di questa assurda caccia.
Grazie assai.
Update
Ho trovato anche questa petizione dell’IFAW
The assassination
Un film che sta facendo scalpore per il curioso troncamento del titolo con cui e’ stato distribuito in Italia: l’originale The assassination of Richard Nixon e’ diventato un piu’ laconico The assassination, effetti della par condicio? non e’ dato sapere…
La pellicola narra l’ultimo anno di vita di Sam Bicke, venditore
fallito che nel 1974 tento’ di dirottare un aereo con l’intento di
farlo schiantare sulla Casa Bianca per uccidere l’allora presidente
Richard Nixon.
Amaro apologo del fallimento del sogno americano di cui Bicke
ambisce mordere almeno una piccola parte, il film coglie negli eventi
di 30 anni fa i prodromi delle tragedie attuali: i momenti che
precedono il dirottamento richiamano alla mente i fatti dell’ 11
Settembre e quella televisione sempre accesa, invasiva della vita delle
persone anticipa questa nostra era dell’informazione.
C’e’ il tentativo di di rappresentare i momenti salienti che fanno
di una persona, sicuramente mediocre, un alienato: le vessazioni del
datore di lavoro, la solitudine e l’indifferenza di amici e parenti,
parti filmiche costruite con evidenti rimandi a Taxi Driver.
Imperfetto nel suo voler perseguire una tesi, ma molto sentito in
alcuni momenti, il film si regge sull’interpetazione di Sean Penn,
sicuramente un grandissimo attore che pero’ in questa pellicola recita
sopra le righe (in alcuni momenti ricorda l’ altro Sam, il ritardato di
Io sono Sam). Come gia’ notato in Mystic River, Penn
tende a “denireggiare”, ma inizio a credere che l’imitazione
dell’attore italoamericano sia dovuta piu’ ad una certa somiglianza
della mimica facciale che a un fatto voluto.
because the night belongs to us

FuoriOrario e’ tornato alla normale programmazione
Auguri Sandrocchia
l’attrice è scomparsa il 29 gennaio 2024
L’11 marzo 1933 nasceva a Tunisi, Sandra Milo, al secolo Elena Greco, la svampita per eccellenza del cinema italiano.
Una carriera di tutto rispetto, da menzionare i due Nastri d’argento vinti per i film di Federico Fellini 81/2 e Giulietta degli spiriti, i due lavori con Roberto Rossellini, Il Generale Della Rovere e Vanina Vanini e le quattro collaborazioni con Antonio Pietrangeli che l’aveva scoperta nel 1955 ne Lo scapolo e la rivolle in Adua e le compagne, La visita (forse una delle migliori prove dell’attrice in uno delle commedie all’italiana piu’ belle e piu’ misconosciute) e Fantasmi a Roma, uno dei miei film preferiti.
Amante di personaggi importanti come Fellini e Bettino Craxi, Sandra
Milo riesce a buttare al vento una brillante carriera diventando
l’icona della tv trash, (chi non ricorda il celebre urlo “Ciro Ciro!”
per l’annuncio in diretta della presunta morte del figlio?) ed ora mi
pare sia relegata in uno dei peggiori reality show.
Cuore Sacro
Il
film piu’ ambizioso di Ferzan Ozpetek non e’ sicuramente perfetto, ma certamente
molto interessante. Per la complessita’ della trama non ho potuto evitare di
fare spoiler nella recensione
.
Di questi giorni la notizia che il film era stato inserito nella rosa di
nove film approvati e finanziati dalla Sottocommissione Cinema del Ministero per
i Beni e le Attività culturali, ma il regista ha rinunciato ai finanziamenti
statali.
Le restanti otto pellicole riconosciute di interesse culturale sono
Le rose del deserto di Mario Monicelli, I giorni dell’abbandono di
Roberto Faenza, La strada di Levi di Davide Ferrario, Lezioni di
volo di Francesca Archibugi, Memorie di Adriano di John Boorman,
Un destino ridicolo di Antonio Luigi Maria Grimaldi, Arrivederci,
amore ciao di Michele Soavi e Sonata a Kreutzer di Maurizio
Sciarra.
Auguri ad Ornella Muti
Ornella Muti, al secolo Francesca Rivelli è nata a Roma nel 1955.
Star molto popolare ed anche unica diva da esportazione negli anni ‘80, quando ebbe una parte nel flop hollywoodiano Flash Gordon, l’attrice deve il suo successo piu’ alla sua indubbia bellezza che alle su capacita’ attoriali, anche se nel suo curriculum non mancano lavori firmati da registi del calibro di Damiano Damiani: La sposa piu’ bella il film del 1970 che la lancio’ a soli 15 anni, Mario Monicelli (Romanzo popolare del 1974) e soprattutto Marco Ferreri che la volle per L’ultima donna nel 1976, Storie di ordinaria follia nel 1981 e Il futuro è donna nel 1984.
La fama le arride soprattutto nelle commedie di Castellano e Pipolo accanto ad Adriano Celentano: Il bisbetico domato e Innamorato pazzo rispettivamente del 1980 e del 1981.
Attualmente e’ sugli schermi accanto ad Asia Argento in Ingannevole e’ il cuore piu’ di ogni cosa.
L’amaro caso di FuoriOrario
Finora ho cercato di mantenermi calma e di portare pazienza, ma
dopo aver visto che il nuovo numero di FilmTV liquida la programmazione
della prossima settimana di FuoriOrario con una laconica indicazione del
titolo inizio veramente ad innervosirmi!
Da sue settimane, da quando il Papa
e’ stato ricoverato, lo spazio notturno del venerdi’ sabato e domenica,
solitamente dedicato al cinema e’ stato eliminato per far posto a
Rainews24 perche’ la Rai non puo’ perdersi nemmeno un secondo della
possibile agonia del Papa.
Se e’ stupido il fatto che di tre canali
televisivi siano andati a toccare l’unico che ha una programmazione notturna
degna di questo nome, a differenza di quella delle altre due, fatta solo di
repliche , quanto e’ disgustoso appostarsi come un’avvoltoio ad aspettare la
morte di quello che e’ fondamentalmente un vecchio malato per essere
protagonisti di uno dei piu’ grandi eventi mediatici dei nostri tempi?
E
quanto sarebbe infingardo nascondersi dietro la scusa della malattia del Papa,
se c’e’ una volonta’ di chiudere il programma?
Mi presenti i tuoi?
Visto nel fine settimana per sopperire alla tristezza della
situazione politica e ad alcune paturnie personali, il film si e’ rivelato
divertente ed in grado di offrire una parentesi d’evasione senza troppo impegno.
Spassose le prove dei grandi attori coinvolti nella pellicola: Dustin
Hoffman e Barbra Streisand, nei panni dei genitori del surclassato Ben Stiller,
coppia liberal la cui vita gira intorno al sesso che si scontrano con il rigido
e bigotto padre della sposa conservatore interpretato da Robert de Niro, di cui
ho apprezzato la notevole ironia con cui presta le sue smorfie piu’ cattive al
duro Jack Byrnes.
Lo scontro tra le due facce dell’America e’ evidente,
anche se all’acqua di rose ma in questi giorni c’e’ da augurasi che gli Usa si
“fotterizzino” al piu’ presto.
Una lunga domenica di passioni
1920: Mathilde sta ancora aspettando il ritorno di Manech, il suo fidanzato
disperso in guerra, di cui non ha piu’ notizie dal 1917. Con la sua caparbieta’
riuscira’ a ricostruire la storia del suo amato: dichiarato colpevole di
automutilazione, assieme ad altri quattro compagni e’ stato condannato a morte.
La pena consiste nell’esser gettato fuori dalla trincea dell’avamposto francese
di Bingo Crepuscule per finire nella terra di nessuno davanti alla postazione
nemica ed attendere di essere colpito senza aver nessun riparo o modo di
difendersi. Mathilde spinta dalla sua incrollabile speranza cerca di ricostruire
anche le storie degli altri commilitoni..
Le peculiarita’ di questo film sono quelle che lo fanno amare
incondizionatamente oppure lo rendono insopportabile. Io ho trovato perfetto il
meccanismo di ricomposizione di questa vicenda corale attraverso l’analisi delle
varie tessere del mosaico, con episodi che rimangono apparentemente sospesi per
riannodarsi poi alla storia principale. Sono stata affascinata
dall’affabulazione di Jeunet, e dalla sua fotografia surreale che pone l’ampio
respiro del film quasi ad un livello mitologico. Un surrealismo che rimanda piu’
a Delicatessen che ad Amelie, senza pero’ assumere toni troppo
grotteschi ma ben evidenziando gli orrori e l’assurdita’ della guerra.
Molti
i rimandi cinefili: il postino ripropone fedelmente le gag di Giorno di
festa di Tati, e l’apparizione di Pina Lombardi, la prostituta corsa, al
colloquio in prigione con Mathilde ricorda La passione di Giovanna d’Arco
di Dreyer.
E’ uno dei film piu’ hitchcockiani degli ultimi anni: quando
Mathilde si alza dalla sedia a rotelle come non pensare all’apparizione di Hitch
in Topaz che fa la stessa cosa dopo esser stato spinto da un’infermiera
per tutto un corridoio e a Marnie, al famoso momento di suspense della
scarpa, rimanda il montaggio della sedia a rotelle mentre la ragazza cerca di
trafugare alcuni documenti secretati dal ministero della guerra.
Il sogno di
Mathilde bambina che rischia di cadere dal faro, trattenuta dalla mano di Manech
ha la stessa costruzione del prefinale di Intrigo internazionale con Eve
Marie Saint che pencola nel vuoto dal monte Rushmore, ma soprattutto Jeunet si
ispira alla migliore tradizione hitchcockiana quando nell’inquadratura
d’apertura del film racchiude la chiave che risolvera’ la vicenda.
Pluripremiata ai Cesar, la pellicola non ha potuto rappresentare la Francia
agli Oscar per una assurda questione burocratica: essendo stata prodotta con i
soldi della Warner, ha perso la paternita’ francese.
In ogni caso, a me il
film e’ piaciuto talmente che mi voglio comprare pure il romanzo di Sebastien
Japrisot da cui e’ stato tratto