Cult Book


Non e’ niente male la nuova trasmissione dedicata ai libri da Rai3, Cult Book:
innanzitutto perche’ e’ molto discreta come vetrina per le nuove uscite
letterarie e per il fatto che i libri presi in esame sono uniti da un
filo conduttore.
Venerdi’ scorso il tema era l’ossessione amorosa e il punto di partenza
non poteva essere che Lolita di Nabokov per passare poi a Carmilla
di Le Fanu, punto di contatto tra i due testi e’ il ricordo di
un’ossessione insoddisfatta: quella di Humbert Humbert, dopo
l’abbandono di Lolita e quella della giovane Laura alla morte della
vampira. Personalmente dissento dall’interpretazione fatta de racconto
di Le Fanu dato che l’ultima volta che l’ho letto avevo notato una
strana attinenza tra Carmilla e Alien: infatti tutt’e due i
“parassiti” vengono deposti dalla madre: non e’ mai la bella
Carmilla/Mircalla a cercare le sue vittime ma la madre a fingere
un’improrogabile impegno e lasciare la giovane figlia in custodia alla
famiglia prescelta.
Si e’ poi parlato di Groupie l’autobiografia romanzata di
Jenny Fabian una delle piu’ famose groupie degli anni ’70 e la figura
della groupie e’ vista come una Lolita appena piu’ cresciuta che si
trasforma da oggetto desiderato a soggetto desiderante con sfumature
vampiriche in quanto brilla della luce riflessa delle rock star
nutrendosi del loro successo.
Parlando di groupies non si poteva non citare Marianne Faithfull,
storica fidanzata di Mick Jagger che ha partecipato a un tributo ad
Edgar Allan Poe leggendo la poesia Annabelle Lee
e questo e’ stato l’aggancio per parlare di una delle ultime opere di
Poe dedicata alla moglie bambina subito dopo la sua scomparsa e alla
celebrazione della morte come mezzo per eternare l’amore.
Lo studio dove viene registrato il programma e’ piuttosto spoglio, solo
qualche oggetto che puo’ ricordare la vicenda in esame, gli interventi
degli ospiti, da Stefano Bartezzaghi a Lella Costa (per citarne
qualcuno) sono tutte riprese esterne alternate a scene dei film tratti
da queste opere o i cui soggetti sono inerenti alle stesse e a brevi
letture del testo fatto dal giovane conduttore Stas’ Gawronski e forse
il difetto del programma sta nella sua lettura un po’ scolastica dei
brani.

C’era una volta il west

Italia, 1968

con Claudia Cardinale, Henry Fonda, Charles Bronson, Gabriele Ferzetti, Paolo Stoppa
regia di Sergio Leone


Ceraunavoltailwest
Il magnate delle ferrovie Morton ingaggia una banda di fuorilegge,
capitanata dal crudele Frank per sterminare la famiglia McBain, che
ostacola i suoi progetti. Il giorno in cui si compie il massacro arriva
in citta’ Jill, una prostituta di New Orleans che McBain aveva sposato
segretamente. Verra’ aiutata a difendere la proprieta’ che ha ereditato
da un individuo senza nome che ha un vecchio conto in sospeso con Frank
e dal bandito Cheyenne.

Capolavoro di Sergio Leone che  racconta la fine del mito della frontiera, costretta a cedere il passo al progresso.

I personaggi di questa vicenda hanno una levatura degna di una
tragedia greca: Morton, interpretato da un grande Gabriele Ferzetti e’
un magnate senza scrupoli disposto a tutto pur di realizzare il suo
sogno: portare la ferrovia dall’Atlantico al Pacifico, l’unica cosa che
gli difetta e’ tempo, dato che soffre di una grave forma di sclerosi
ossea che lo costringe in un busto e a camminare con le stampelle: trae
la sua forza fissando un quadro che rappresenta l’oceano, ma finira’
con la faccia in un rigagnolo melmoso. A Frank da vita uno stupefacente
Henry Fonda, che solitamente siamo abituati a vedere nei panni del
protagonista buono ed onesto e che in questa pellicola dipinge uno dei
vilain piu’ perfidi di tutta la storia del cinema, Cheyenne e’ il
burbero bandito dal cuore tenero: come Frank ha ceduto al denaro facile
di Morton, ed anche a lui questo peccato di ubrys costera’ la vita.

Si salvano solo “Armonica”, lo straniero senza nome interpretato
da Charles Bronson che suona la sua armonica per non dimenticare un
torto subito e alimentare la sua vendetta e Jill, la bellissima Claudia
Cardinale, l’unica donna, simbolo di coraggio e forza vitale: il film
si chiude su lei che sta creando la nuova citta’.
Sullo sfondo e’ sempre presente il Grand Canyon, a sottolineare l’omaggio al maestro del western, John Ford.

Alla classica dilatazione del ritmo, tipica di Leone, corrisponde
una dilatazione degli spazi, non solo quelli esterni, ma anche gli
interni degli edifici sono sviluppati con una profondita’ di campo
quasi teatrale: ci sono sempre almeno tre piani visivi su cui si
allineano i vari personaggi o semplicemente degli oggetti: quasi un
horror vacui in antinomia con le nude vastita’ del deserto americano.

Un gioco di contrasti: pieno/vuoto, campo lungo/primo piano (se
non dettaglio) che alimenta il senso del ritmo, la musicalita’ della
composizione visiva di Sergio Leone: indimenticabile la sequenza
iniziale dell’attesa del treno dove nella totale mancanza di dialoghi e
nella quasi immobilita’ degli attori tutto e’ affidato al rumore della
pala del mulino, della goccia che cade sul cappello e al ronzio della
mosca.

Ancora una volta le musiche sono di Ennio Morricone che crea  temi  distinti per ogni personaggio.

Un film indubbiamente penalizzato dal piccolo schermo, per cui se
vi dovesse capitare l’occasione, come e’ successo alla sottoscritta, di
vederlo in un cinema non perdetela assolutamente.


Gli incredibili


Incredibile è il livello di riproduzione digitale a cui e’ arrivata la Pixar, per quanto riguarda la storia, il genere spy-movie non e’ esattamente nelle mie corde, ma non ho potuto evitare di riconoscere l’alto livello di questa pellicola.



Gliincredibili


E’ bella la vita del supereroe, amato ed osannato dalla popolazione, star indiscussa dei media, almeno fino a quando anche i supereroi non perdono il favore del pubblico e sono costretti a condurre vite grigie da impiegati qualunque. A questo Bob Pratt, alias Mr Incredibile, non sa rassegnarsi e cade nella depressione, ingrassando e disinteressandosi alle vicende famigliari: e’ sposato con Hellen, Elasticgirl, trasformatasi un una sciatta casalinga che cerca di tenere a bada i tre figli anche loro nati con superpoteri. Finche’ un giorno Mr Incredibile viene contattato da una agenzia segreta…




Chissa’ se la rottura del sodalizio Pixar-Disney e’ avvenuto durante la lavorazione di questo lungometraggio, di certo in questo lavoro i rapporti sono cambiati: tutti i film di questa premiata ditta iniziano con un cortometraggio e se lo scorso anno la storia surreale del pupazzo di neve che viveva dentro una boccia di vetro rappresentava il cote’ piu’ adulto rispetto alla tipica storia Disney del pesciolino Nemo, quest’anno il corto L’agnello Saltarello ha i tono fiabeschi e giocosi dell’infanzia mentre il lungometraggio sulla famiglia di supereoi sembra rivolgersi a un pubblico piu’ cresciuto.
L’opera infatti si ispira a quel filone giallo-rosa tipico degli anni ‘60 dove l’azione si svolgeva solitamente nei luoghi piu’ esclusivi della Terra e le donne erano bellissime, genere che ebbe la sua punta di diamante con i film di James Bond. Di quelle pellicole Gli incredibili cita perfettamente l’ambientazione, la gamma di colori e la vivace luminosita’ caratteristica dei film in Technicolor, anche la colonna sonora si ispira alle sonorita’ jazzate di quegli anni. Si vuole omaggiare inoltre la grande stagione dei telefilm di sci-fi dei primi anni ‘70, in particolare il mondo creato da Gerry Anderson: le innovazioni tecnologiche di Thunderbirds e il design futurista di U.F.O. o Spazio 1999.
Per quanto riguarda l’episodio della messa al bando dei supereroi, si ricostruisce fedelmente il clima da caccia alle streghe del periodo maccartista e la cifra stilistica e’ quella dei cinegiornali (l’ottimo doppiaggio italiano fa pensare alla Settimana Incom). Perfetta anche la trama, molto ironica e con un climax crescente di azione: lo scontro finale con il robot e’ rutilante; la psicologia dei personaggi e’ estremamente umana: ci vengono mostrati in tutte le loro debolezze e paure.
Divertentissimo il personaggio di Edna la stilista di tute per supereroi, doppiata egregiamente da Amanda Lear.
Impossibile non restare meravigliati dalla tecnica Pixar, accuratissima nei particolari: dai capelli alla trama della maglia dei superoi, e’ ormai in grado di far concorrenza alla realta’: per le esplosioni ed alcuni esterni si crede di esser di fronte ad immagini reali. Un film che sposta in avanti la qualità del mondo dell’animazione

recensione pubblicata su IMPATTOSONORO

Babbo bastardo

BadsantaCon la festività dell’8 dicembre s’inaugura ufficialmente il grancirco natalizio: regali e panettoni, apparizioni improvvise di personeche fortunatamente latitano per tutto il resto dell’anno.. stressati al
solo pensiero? Salvatevi con Babbo bastardo (qui la mia recensione) e, ragazze, rifacciamoci gli occhi con Billy Bob Thornton: che sara’ mai passato nella testa di Angelina Jolie permollarlo!

La terra dell’abbondanza

Paul e’ un reduce del Vietnam che dopo l’11
Settembre 2001 si e’ inventato un lavoro di sicurezza nazionale con
l’intento di smascherare eventuali cellule terroristiche a Los Angeles;
l’arrivo dell’ unica nipote Lana, dal Medio Oriente dove e’ cresciuta
nella missione paterna, lo costringera’ ad affrontare la realta’ del
suo paese, fatta di miseria e disperazione piu’ che di attacchi da
parte di nemici esterni.


Laterradell'abbondanza

Un viaggio nell’America dei barboni che vivono per le strade di Los
Angeles, dimenticati dai media troppo occupati con i bollettini di guerra contro il grande nemico degli Usa, vista dagli occhi di una ventenne cresciuta lontano dal suo paese, che si deve confrontare con la disperazione di un uomo i cui fantasmi si sono risvegliati dopo l’attacco alle Twin Towers.
Un film costruito tutto per antitesi: tra la visione del mondo
della giovane Lana e quella dello zio, tra la disperazione dei
diseredati americani e le violenze del Medio Oriente, tra
l’indifferenza per l’America emarginata e l’aggressivita’ dell’America
che vuole combattere una guerra vista come unica soluzione dei problemi
di una nazione.
Una pellicola dolente e sincera, non scevra da un’amara ironia che ricorda No Man’s Land.
Il viaggio attraverso gli States, con la bandiera a stelle e strisce
che sventola sui magnifici paesaggi americani mi ha fatto ricordare La venticinquesima ora, ma se in quel caso si trattava di un viaggio verso la frontiera in cerca dell’ultima speranza fuggendo da New York, questo e’ un
pellegrinaggio verso il cratere delle Torri Gemelli, per prendere
coscienza del dolore di una nazione, che forse non siamo stati in grado
di capire.
Quasi irriconoscibile Michelle Williams, star di Dawson’s Creek, all’altezza del suo complesso ruolo.
Da non perdere.

Cosa succede in citta’





Girando per Tortona stamattina ho piacevolmente scoperto che i
lavori di restauro del Museo Archeologico sono a buon punto e che il
prezioso sarcofago marmoreo di Publio Elio Sabino (sec. III d.C.) non
giace piu’ abbandonato all’esterno, col guano ed il muschio come unici
estimatori ma ha trovato una degna collocazione sotto il porticato di
Palazzo Guidobono, ora chiuso da una vetrata.

Nella foto sottostante una bella immagine di Piazza Aristide
Arzano: sullo sfondo Palazzo Guidobono ed in primo piano la Torre
Civica contro la quale picchiai il grugno intorno ai 7/8 anni, troppo
intenta a leggere Topolino per guardare dove mettevo i piedi: strano ma vero nel corso degli anni non sono mai stati rilevati danni  seri alla struttura.

Donnie Darko

Donniedarko

E’ solo un film discreto il tanto decantato cult arrivato in Italia a
tre anni dall’uscita americana sull’onda di un tam tam che ha fatto si
che venisse pubblicizzato come uno dei 100 miglior film della storia
del cinema.
Indubbia la capacita’ del giovane regista di rendere il senso di
angoscia e solitudine tipica dell’eta’ adolescenziale e interessante la
spezzettatura del ritmo attraverso rallenti o accelerazioni che rendono
la pellicola ancora piu’ straniante.
Zoppicante la storia, indecisa se seguire solo le sorti di Donnie o
diventare quasi un film corale dove le vicende scorrono parallele e si
intrecciano ogni tanto: casualita’ o destino.. del resto il grande
dilemma dell’opera. Peccato aver lasciato sullo sfondo il personaggio
di Nonna Morte, a mio parere molto interessante del coniglio zannuto.
Si pesca a piene mani nel mondo degli archetipi strizzando l’occhio
ad Alice nel Paese delle Meraviglie, aggiungendo una spruzzatina di
Stephen King, l’ incipit che ricorda Twin Peaks e la scena delle biciclette di E.T..
Terribile la ricostruzione della fine degli anni ‘80, non tanto per
gli interni piuttosto accurati, quanto per il look dei protagonisti:
non un ricciolo od una cotonatura: imperdonabile!

addio a John Barrymore jr.


Il
cinema non lo rimpiangera’ e forse neppure lui sarebbe entrato in
contatto con il dorato mondo di Hollywood, se non fosse stato l’erede
di una delle piu’ famose dinastie di attori , figlio di John Barrymore, mister profilo, e Dolores Costello.

Dal padre eredito’ sicuramente la sregolatezza tipica dei Barrymore, non si sa il talento, data la scarna filmografia
, ma e’ probabile di no vista la reazione di chiusura (si dice che non
le parlo’ per sette anni) che ebbe verso la figlia Drew, enfant prodige
in E.T..

Referrers da ridere



A proposito di umorismo, credo che la palma del referrer piu’ divertente questo mese spetti a me:

www.google.com Chiave=audio di eminem , vorrei che almeno stavolta i trovate quello che voglio , perch㨠ora mi sono stufata

Interessare notare come Google non sia diventato solamente il
motore di ricerca per antonomasia citato oramai da film e telefilm, ma
abbia sviluppato un rapporto talmente fiduciario con i suoi utenti che
questi si permettono anche di fare delle rimostranze.

 

Rido fuori tempo


Leggendo il post di Fringe
mi sono drammaticamente resa conto che non sarei mai in grado di fare
una lista di film o scene comiche preferite. Di non amare
particolarmente il cinema comico l’ho sempre saputo e anche dei maestri
delle comiche che pure amo molto, mi rimangono impresse altri aspetti
del loro cinema, piu’ che le loro gag: l’estrema sensibilita’ di
Chaplin, il genio di Buster Keaton che ha girato una scena unica nella
storia del cinema e credo mai omaggiata: in Le sette probabilita’
deve andare da casa sua all’abitazione della fidanzata, sale in auto e
invece di far partire il mezzo, c’e’ un repentino cambio di
trasparente: dalla facciata della sua casa a quella della donna amata e
Buster scende dall’auto ormai giunta alla meta senza essersi mossa di
un centimetro. Di Stanlio e Ollio amo le gag piu’ surreali: quando
finiscono annodati per colpa del pazzo fuggito di galera, e in La ragazza di Boemia finiscono torchiati e diventano lunghissimi.

Amo i grandi attori comici fino a gli anni 60. Toto’, Fernandel,
Tati Jerry Lewis, non sopporto la comicita’ demenziale che inizia con Hollywood Party, e Funes, aborro le parodie del genere L’aereo piu’ pazzo del mondo o Una pallottola spuntata, reggo poco Fantozzi e posso rovinare una proiezione di Amici miei
restando imperturbabile ed annoiata in mezzo a una combriccola che si
scompiscia dalle risate: non lo faccio apposta ma e’ piu’ forte di me,
non ci trovo prorio niente da ridere!

  Il genere che adoro e’ invece la commedia slapstick americana: in assoluto prediligo Susanna!, con il leopardo che ama canzoni romantiche e il cagnolino che ruba l’osso del dinosauro, e Indiscreto:
"come osa fare l’amore con me senza essere sposato!" sbotta stizzita
Ingrid Bergamn quando scopre che Cary Grant e’ un uomo libero, La regina d’africa con Bogey  in chiave comica poi c’e’ Lubitsch Partita a quattro piu’ di Ninochka, Billy Wilder e trovo particolarmente divertente anche un film di Hitchcok, La congiura degli innocenti e che dire dei film con Mae West?

In realta’  al cinema rido molto, ultimamente mi ha  divertito Cosi’ fan tutti ma le scene comiche non mi restano impresse, anche  di Clerks,
dalla cui proiezione sono uscita con le lacrime agli occhi per il gran
ridere non ricordo assolutamente nulla, invece sarei in grado di
stilare velocemente un’elenco delle scene piu’ strappalacrime della
storia del cinema, ma che sono piu’ portata al melodramma ormai lo so
da tempo, quello che devo ancora confessare e’ che le prime scene
comiche che mi vengono sempre in mente sono in due film drammatici: la
scena del cieco in L’estate di Kukujiro di Kitano e Roma citta’ aperta:
ritengo che la scena dei bambini che tornano a casa in ritardo dopo
aver disinnescato una bomba sia esilarante: li vediamo salire lungo la
scala spavaldi finche’ quello che abita al primo piano viene accolto a
rimbrotti e scapaccioni dai genitori, scena che si ripete ad ogni
pianerottolo rendendo sempre piu’ timorosi i bambini che abitano ai
piani piu’ alti che rallentano la salita e si scambiano sguardi
smarriti. Una scena cosi’ realistica e simpatica in un film tanto
tragico la trovo piu’ liberatoria di qualsiasi gag esplosiva.