Il Tesoro del castello senza nome

ciao ragazzi !!!
Sono riuscito a trovare un sito che mi
da la possibilità di acquistare i due DVD del mitico telefilm a puntate de "Il
tesoro del castello senza nome".Per chi fosse interessato eccovi l’indirizzo
:www.dvdzone2.com/dvd
Nella ricerca dovete digitare: "Les
Galapiats".


Lesgalapiats

Dal commento di uno
sconosciuto Marco, a cui andra’ la mia sempiterna gratitudine, ho scoperto che
alla fine del 2003 sono usciti in un doppio DVD gli otto episodi del mitico
telefilm per ragazzi Il Tesoro del Castello senza nome, la versione e’ in
francese (del resto la produzione e’ franco-belga e risale al 1969), purtroppo
non e’ sottotitolata, ma in compenso offre anche degli extra di qualche
interesse.
Esisteva anche un sito internet dedicato al telefilm ma e’ stato
chiuso, per chi volesse approfondire le ricerche, ricordi che il titolo
originale e’ Les Galapiats.

UPDATE: qui la recensione dellla versione italiana del dvd

The place i called home

Per spiegare il mio rapporto con Napoleone Bonaparte non si
puo’ partire che da questa data e da questa foto.





Torre Garofoli era il quartier generale di Napoleone, allora Primo Console durante la battaglia di
Marengo che ebbe luogo il 14 giungo 1800, durante la Seconda Campagna in Italia del futuro Imperatore.
E’ strano ritrovare la casa della propria infanzia sfogliando un libro di storia e questa foto, scattata il 14 giugno 1979 assieme ad altre che vogliono far vedere i luoghi del celebre avvenimento ai tempi in cui fu stampato il libro, ha una valenza estremamente personale. E’ stata sicuramente scattata di mattina come dimostrano le finestre aperte e i tappeti stesi a prendere aria (l’oscena stuoia in peluche che pende dalla finestra centrale era quello della mia camera da letto).
Nel corpo della torre centrale si puo’ vedere la lapide che ricorda il soggiorno napoleonico: l’ho
saputa recitare a memoria per anni, oggi ricordo solo l’incipit e la stele
stessa e’ ormai troppo degradata per un accurato ripasso.
Napoleone e ‘ una costante presenza nella mia vita, forse il fatto di aver dormito per 23 anni in
quella che quasi sicuramente fu la camera dove soggiorno’ in quelle fortunose giornate ha creato un legame. Di certo parte della stima nei confronti del condottiero corso e’ dovuto anche a un “effetto Pavlov”. Tra le varie persone che si presentavano a casa chiedendo di fare delle foto un giorno arrivo’ anche un’elegante coppia francese, mi ricordo soprattutto della donna: alta e
slanciata con un profilo importante e uno chignon elaborato. Erano estremamente gentili e mia madre concesse loro anche una visita degli interni: le volte imponenti del piano terreno, il camino che troneggiava su un’intera parete della mia camera da letto con due putti che tenevano aperto il cartiglio con lo stemma nobiliare, i delicati sovraporta di gusto neoclassico del terzo piano, la vista
che domina tutta la pianura offerta dalla torre..
I due amabili francesi erano in avanscoperta per organizzare un viaggio sui luoghi e qualche mese dopo tornarono con un pullman di simpatici turisti, l’elegante signora si era ricordata di me e mi aveva portato una bella confezione di bonbon francesi: quel benedetto Bonaparte iniziava a tornarmi utile! La mia prima vera vacanza al mare si svolse all’Isola d’Elba, altro luogo napoleonico per eccellenza; anni dopo avrei scoperto che uno dei piu’ grandi capolavori della cinematografia
riguarda sempre lui: Napoleon, azzardata opera di Abel Gance del 1927 e
il mio piu’ grande orgasmo intellettuale e’ stata la proiezione di questo film
alla XX edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, il 20
ottobre 2001, ma di questa storia narrero’ la prossima volta..

…e ho detto tutto!

Da ieri e’ in programmazione nelle sale italiane la copia
restaurata di Aurora, primo
film americano di Friedrich Wilhelm Murnau datato 1927.

Il film viene proiettato in 2
sole sale 2 su tutto il territorio nazionale: l’Anteo di Milano e il Nuovo
Sacher di Roma.

The day after tomorrow

Surriscaldati dall’effetto serra i ghiacci polari si
sciolgono, immettendo grosse quantita’ di acqua dolce in mare ed alterando cosi’
i delicati equilibri delle correnti marine. Questo processo e’ la causa del
crescendo di enormi tornado che agiscono anche sulla terra ferma, fino ad una
terribile tempesta che sconvolgera’ il pianeta gettandolo improvvisamente in una
nuova era glaciale.


Thedayaftertomorrow

Si e’ soliti dire che la
validita’ di un film si capisce fin dai primi minuti ma l’assioma non e’ valido
per l’ultima fatica di Emmerich che inizia con una piccola stazione scientifica
divisa in due dallo spaccamento dei ghiacci antartici (in chilometri di pak,
proprio al centro della base doveva avvenire il fenomeno?), propone i soliti
lungimiranti scienziati che non vengono minimamente presi in considerazione,
famiglie che si ritrovano nella prova della catastrofe imminente. Sembra tutto
gia’ visto ma L’alba del giorno dopo riesce ad elevarsi sopra la media
del filone catastrofico. La scena in cui New York e’ investita dalle acque e’
impressionante, forse non solo per la magnificenza degli effetti speciali, ma
anche perche’ va a toccare l’archetipo del diluvio presente in tutte le culture
(confesso che come cinefila mi si e’ stretto il cuore anche quando il tornado ha
distrutto la scritta di Hollywood).
Questo film segna l’evoluzione del genere
perche’ per la prima volta l’uomo non riesce a superare la catastrofe
impegnandosi con tutte le sue forze, ma bensi’ sottomettendosi ad essa ed e’
geniale la scena in cui il Messico chiude le frontiere agli statunitensi che
vogliono attraversare il confine per sfuggire alla furia degli elementi: piu’
che semplice satira politica (il film e’ stato presentato come anti-Bush) forse
una presa di coscienza che le cose non sono immutabili: un ottimo messaggio per
un film che si propone solo come spettacolo di intrattenimento.

La dinastia dei Paperi


Paperino compie 70 anni: il piu’ amato della famiglia dei Paperi, Donald
Fauntleroy Duck debuttava infatti il 9 giugno 1934. Negli anni il look si e’
affinato ha trovato anche un alterego supereroe nella creazione italiana di
Paperinik, ma il carattere rimane sempre quello fannullone, pasticcione e
bilioso che ha decretato la sua fortuna.

Questo pero’, non e’
l’abitante di Paperopoli in vetta al mio personale gradimento. La mia
simpatia piu’ totale va a Paperoga, Fethry Duck, il vero anarchico della
famiglia: se infatti Paperino e’ costretto al lavoro, il piu’ delle volte con
l’inganno, dal dispotico Zio Paperone o dai petulanti nipotini, se non
dall’invidia verso il cugino Gastone che rischia di rubargli la fidanzata,
Paperoga e’ imperturbabile nella sua indifferenza ai problemi della sussistenza
e della pulizia, credo di ricordare una storia in cui era al limite
dell’accattonaggio. Un personaggio talmente eversivo che nato nel 1963,
scomparve ben presto dal modo dei fumetti assieme alla generazione
hippy.

La mia ammirazione invece e’ tutta per Nonna Papera, Grandma Duck,
altro personaggio al di fuori di ogni convenzione: vive sola in una fattoria
dove puo’ contare solo sull’aiuto dello svagato Ciccio, oltre ad essere
completamente autosufficiente, e’ l’unica a cui Scrooge McDuck, cioe’ zio
Paperone, presti ascolto.
Per ricostruire l’intricata parentela che lega gli
eroi di Paperopoli, il libro (ovviamente a fumetti) da leggere e’
Paperdinastia.


I diari della motocicletta

Idiaridellamotocicletta

Il racconto del viaggio che trasformo’ il giovane borghese, studente in medicina Ernesto Guevara de la Serna, detto Fuser (cioe’ Furioso Serna) nell’uomo che sarebbe diventato il comandante Che Guevara, rischia di mettere piu’ in luce le caratteristiche del suo compagno di viaggio e fedele amico Alberto Granado, colpa forse della scelta degli attori: e’ sicuramente piu’ carismatico Rodrigo de la Serna, interprete del guascone Granado che Gael Garcia Bernal che non sempre e’ all’altezza del magnetico personaggio a cui deve dar vita: piu’ volte nel film i dialoghi fanno riferimento allo sguardo onesto o alla faccia che ispira fiducia del giovane Guevara e cio’ non trova riscontro nell’immagine data dall’ attore

La fotografia e’ strepitosa, grazie alla magnificenza del paesaggio sudamericano: dalla pampa argentina alla cordigliera andina: i momenti piu’ sentiti del film sono quelli dell’arrivo a Cusco e sul Machu Pichu, nonostante un retorico contrasto tra la grandezza della civilta’ incaica e la tristezza della capitale scelta dagli spagnoli: Lima. Non avendo letto i diari di Che Guevara, non so quanto egli nel suo viaggio abbia subito il fascino della civilta’ precolombiana, di certo porre l’accento piu’ sulle questioni razziali ed ecologiste che quelle politico economiche, rispecchia la filosofia del produttore americano, Robert Redford. Anche il documentario di Gianni Mina’, recentemente trasmesso da Rai3 e’ si concentra piu’ sull’influenza che a Lima il dottor Pesce esercito’ sui giovani viaggiatori, piu’ che sulle rovine Incas.

Ultima tappa del viaggio e’ il lebbrosario di San Pablo in Peru’ , dove lo spirito egalitario di Ernesto Guevara esce allo scoperto nel suo modo di approcciarsi ai malati senza protezioni: ai guanti che le monache rettrici del lebbrosario impongono ai dottori viene dato il valore simbolico di creare una barriera tra lebbroso e medico, barriera accentuata dal fiume che divide il lazzaretto in due: da una parte il villaggio dei malati, dall’altra le residenze dei medici e nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, il 14 giugno 1952, Ernesto Che Guevara attraversera’ quel ramo del Rio delle Amazzoni a nuoto per tuffarsi completamente nel mondo degli umili.

I diari della motocicletta e In viaggio con Che Guevara

Sicuramente una versione completa del DVD de I diari della
motocicletta
dovrebbe comprendere anche In viaggio con Che Guevara,
l’interessante documentario che Gianni Mina’ , detentore dei diritti
cinematografici del libro del Che, ha girato durante la produzione del film di
Walter Salles.


Idiaridellamotocicletta
Inviaggioconcheguevara

A tratti il lavoro del
giornalista italiano e’ piu’ interessante del film stesso, scevro da obblighi
romanzeschi e meno timoroso di complicazioni politiche che la produzione
americana di Robert Redford sta ben attenta ad evitare essendo Cuba ancora tra i
nemici degli USa ed infatti il battagliero ottantenne Alberto Granado che in
questi giorni ha presentato il film anche in Italia, dopo averlo accompagnato al
Festival di Cannes, non ha potuto partecipare al Sundance Festival dove l’opera e’ stata mostrata in anteprima perche’ persona non gradita sul suolo americano.
E’ qui, piu’ che nel film, che il regista di Central do Brasil
sottolinea come ripercorrere le orme di Che Guevara attraverso le miserie del
Sud America dimostri che esattamente cinquant’anni dopo (il film e’ stato girato
nel 2002) praticamente nulla sia cambiato.
Tra le rivelazioni piu’ curiose
del documentario, c’e’ il fatto che l’eroico viaggio in moto attraverso l’America
Latina dei due giovani argentini non e’ solo l’avventura dai risvolti storici
che tutti conosciamo ma anche un’epica impresa dei viaggi in motocicletta,
leggendaria tutt’ora nel mondo dei bikers, dato che fu il primo tentativo di
andare alla scoperta del vasto continente sudamericano con questo mezzo.
La
mia recensione del film che racconta come un viaggio trasformo’ un giovane
studente in un rivoluzionario si trova qui