The river

Theriver Emmet Cole e’ un divulgatore scientifico che ha trasformato il suo decennale programma sulla natura in una sorta di reality sulla sua famiglia: il figlio Lincoln è cresciuto sotto lo sguardo delle telecamere accompagnando i genitori in giro per il mondo. L’ultima spedizione sul Rio delle Amazzoni pero’ Emmet la compie in solitaria, con il fido cameraman e durante il viaggio i due uomini spariscono. Dopo sei mesi dalla scomparsa di Cole si attiva improvvisamente un suo dispositivo e la moglie e il figlio partono alla ricerca dell’uomo con una squadra sponsorizzata ancora una volta dall’emittente televisiva che vuole filmare il salvataggio.

Ennesimo serial prodotto da Steven Spielberg che, dopo i dinosauri bruttini di Terranova e gli alieni perfidi di Fallen Skies produce questa serie horror avventurosa dove di orrorifico per ora si è visto molto poco. Sinceramente non avrei scommesso un soldo su questa serie perchè le precedenti produzioni di Spielberg le ho abbandonate a metà ma soprattutto perchè penso che l’horror non sia un genere adatto alla lunga produzione seriale: è oggettivamente molto difficile mantenere un livello costante di tensione e paura per tutti gli episodi della serie, non a caso The river dura solo otto puntate. Ma come ho già detto Ther river non fa paura anzi alcune trovate sono particolarmente ridicole e inficiano situazioni altrimenti interessanti alludo al bambolotto che gira la testa tra i tanti appesi sull’albero delle bambole.
Un altro elemento che a mio parere non è stato sfruttato a dovere è la dimensione del reality, il cinema ci ha già regalato opere in cui tutto veniva visto attraverso il filtro di una telecamera per cui lo spettatore non aveva la sensazione di assistere direttamente alla storia ma di riceverne una versione mediata. in The river si esce abbastanza disinvoltamente dalle situazioni filmate per passare a quelle dirette mentre con piccoli accorgimenti (telecamere nascoste, fuorionda, ecc..) tutto avrebbe potuto mantenere una dimensione metacinematografica.
Nonostante le pecche evidenti The river riesce ad intrigarmi probabilmente per la mia passione innata per il genere e la dimensione esoterica sposata all’esotismo del misterioso Rio delle Amazzoni mi ha catturato.

I diari della motocicletta

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Il racconto del viaggio che trasformo’ il giovane borghese, studente in medicina Ernesto Guevara de la Serna, detto Fuser (cioe’ Furioso Serna) nell’uomo che sarebbe diventato il comandante Che Guevara, rischia di mettere piu’ in luce le caratteristiche del suo compagno di viaggio e fedele amico Alberto Granado, colpa forse della scelta degli attori: e’ sicuramente piu’ carismatico Rodrigo de la Serna, interprete del guascone Granado che Gael Garcia Bernal che non sempre e’ all’altezza del magnetico personaggio a cui deve dar vita: piu’ volte nel film i dialoghi fanno riferimento allo sguardo onesto o alla faccia che ispira fiducia del giovane Guevara e cio’ non trova riscontro nell’immagine data dall’ attore

La fotografia e’ strepitosa, grazie alla magnificenza del paesaggio sudamericano: dalla pampa argentina alla cordigliera andina: i momenti piu’ sentiti del film sono quelli dell’arrivo a Cusco e sul Machu Pichu, nonostante un retorico contrasto tra la grandezza della civilta’ incaica e la tristezza della capitale scelta dagli spagnoli: Lima. Non avendo letto i diari di Che Guevara, non so quanto egli nel suo viaggio abbia subito il fascino della civilta’ precolombiana, di certo porre l’accento piu’ sulle questioni razziali ed ecologiste che quelle politico economiche, rispecchia la filosofia del produttore americano, Robert Redford. Anche il documentario di Gianni Mina’, recentemente trasmesso da Rai3 e’ si concentra piu’ sull’influenza che a Lima il dottor Pesce esercito’ sui giovani viaggiatori, piu’ che sulle rovine Incas.

Ultima tappa del viaggio e’ il lebbrosario di San Pablo in Peru’ , dove lo spirito egalitario di Ernesto Guevara esce allo scoperto nel suo modo di approcciarsi ai malati senza protezioni: ai guanti che le monache rettrici del lebbrosario impongono ai dottori viene dato il valore simbolico di creare una barriera tra lebbroso e medico, barriera accentuata dal fiume che divide il lazzaretto in due: da una parte il villaggio dei malati, dall’altra le residenze dei medici e nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, il 14 giugno 1952, Ernesto Che Guevara attraversera’ quel ramo del Rio delle Amazzoni a nuoto per tuffarsi completamente nel mondo degli umili.