I Can’t Give You Anything but Love, Baby

Non era possibile salutare la grande diva del cinema senza ricordarla mentre canta sguaiatamente “Non posso darti altro che l’amore” a un leopardo nella piu’ bella screwball comedy della storia del cinema, Susanna!, ripresa poi eccentricamente in Who’s that girl? con Madonna.
SummertimeLa sua biografia e la sua filmografia in questi giorni vi rincorrera’ sui giornali, anche se la sua morte non ha suscitato il clamore di Gregory Peck, forse a causa del nostro eterno provincialismo che ha dato uno spazio maggiore al divo di Vacanze Romane; eppure anche la Hepburn nel 1955 giro’ in Italia un delicato film per la regia di David Lean: Tempo d’estate, la storia di un’attempata zitella americana in vacanza a Venezia dove incontrera’ l’amore nei panni di un distinto antiquario, (purtroppo sposato) interpretato da Rossano Brazzi.
Il film e’ a tratti didascalico , con vedute da cartoline di Venezia, ma il tuffo della Hepburn nei canali e’ imperdibile.

summmertime
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assolutamente da non perdere!

L’ATALANTE

dell’amore che fugge sull’acqua…

Semplice la storia d’amore di Jean e Juliette, che vivono i loro desideri, le disillusioni, fughe e abbandoni su una chiatta che solca i fiumi di Francia.
Sull’acqua, che porta via con sé i sogni di una ragazzotta di paese che vuole vedere la grande città: l’ acqua che porta via con sé tutto ciò che di futile c’è nella vita, ma se ti butti nell’acqua a occhi aperti potrai vedere il vero amore…
Potrebbe essere questo il testamento spirituale di un grande artista minato dalla tisi che a fatica terminerà il suo capolavoro; ma la vitalità anarchica di Vigo esplode nel vecchio Papa Jules, con la sua cabina piena di ricordi, il suo corpo tatuato e i suoi gatti che saltano fuori dappertutto: diventa quasi il perno centrale, il deus ex machina che risolve la vicenda interpretato da un grandissimo
Michel Simon.

lungo la notte di Fuoriorario

Francia 1934
con Dita Parlo, Jean Dasté, Michel Simon, Gilles Margaritis, Louis Lefebvre, Raphaël Diligent, Maurice Gilles
regia di Jean Vigo

 

Bologna: il cinema ritrovato

Ritrovato2003 Si inaugura oggi a Bologna la 17° edizione de  il cinema ritrovato, rassegna che vuole presentare al pubblico film muti ed altri che per varie ragioni non sono conosciuti al grande pubblico.
L’edizione di quest’anno e’ particolarmente ricca con circa 250 opere proiettate in diversi spazi: si inaugurano infatti altre due sale cinematografiche atte all’occasione.
Il ghiotto programma e’ diviso in varie sezioni: estremamente interessante quella che vuole festeggiare i cinquant’anni del cinemascope con la proiezione del primo film girato in questo formato: La tunica eper proseguire con capolavori come Lola Montes e Lo Spaccone. Sviluppato da un brevetto francese, la rassegna dedicherà anche spazio ai primi esperimenti d’oltralpe che portarono alla nascita di questo formato.
Nella sezione ritrovati e restaurati spiccano rarità come Il carretto fantasma di Sjostrom, il restauro di Un chien andalou e capolavori indiscussi come La morte corre sul fiume, unica esperienza da regista di Charles Laughton.
Non può mancare una rassegna dedicata a Chaplin, di cui la cineteca di Bologna è paladina e che ha curato il restauro de Il circo, evento che chiuderà la kermesse sabato prossimo.
Estremamente interessanti i dossier dedicati a Powell, Murnau, Ejzenstejn, Sjostrom e Stiller, nomi che hanno fatto la storia del cinema e non hanno bisogno di commenti, di cui saranno presentati inediti e corti.
Un’omaggio a Clarence Brown, regista di molti film con la Garbo si presenta come un evento godibilissimo, mentre la diva del muto celebrata in questa edizione e’ Francesca Bertini.
Per la prima volta accanto alla rassegna cinematografica si svolgerà un mercato dell’editoria cinematografica, sia in supporto cartaceo che in dvd, con l’intento di pubblicizzare questo nuovo formato digitale e allargarne il mercato italiano soprattutto per quel che concerne i titoli d’antan.

Sole

Sole  In queste giornate di caldo impossibile mi ronza sempre in testa la teoria di quel presunto economista che qualche anno fa, a chi si preoccupava del riscaldamento del pianeta, rispondeva sottolineando i vantaggi economici dell’effetto serra che avrebbe ridotto i consumi: principalmente per quel che concerne la spesa di abiti e metano.
Se qualcuno ne conoscesse nome e indirizzo.. saprei come utilizzare la mia tanichetta di kerosene risparmiata quest’anno.

blackout

Chissa’ se solo il Piemonte ha varato il blackout preventivo, cmq sono reduce da questo esperimento: ovviamente nella fascia oraria piu’ infausta: dalle 13,30 alle 15,12.
Una sepolta viva: barricate porte e finestre e soprattutto persiane per rendere difficile la via di accesso al calore, giacevo nella penombra sfogliando una rivista ma sempre piu’ spesso i miei occhi correvano alle pale mute del ventilatore..
Una volta (e parlo solo di un quarto di secolo fa, mica delle guerre puniche) "la luce andava via" (espressione piu’ poetica e significativa) solo durante fortissimi temporali o d’inverno con la neve che col suo peso causava guasti ai fili dell’alta tensione.. che serate quelle! il chiacchiericcio famigliare si interrompeva per qualche secondo poi ordini secchi e precisi indirizzavano alla volta delle candele, a quel punto tutto assumeva contorni piu’ sfumati, non solo per la luce delle bugie e per il chiarore della neve che filtrava dalle finestre, contrapposto al fuoco scoppiettante della stufa.
La penombra rendeva le voci piu’ dolci, i toni si attenuavano e anche gli argomenti si facevano quasi infantili, tutti preda della magia..
Pensate che possa chiedere un rimborso all’Enel per avermi guastato i ricordi, oltre che avermi lasciato a boccheggiare?

Una lunga estate calda

E’ toccato a me
restare in questo forno
ad arrostire al sole

La citta’ e ormai
sciolta come un cono
e’ colata tra le mani

Esco fuori dalla tana
ma non trovo anima viva
e ho paura
della mia alucinazione

Io sono un uomo piccolo
in un caldo torrido
il mio lato debole
e’ sognare un amore a Bahia, Bahia.

una lunga estate calda
perso in un deserto di semafori
una lunga estate calda..

A ogni angolo
sento che respiro
un fiato solitario

Le vertigini
mi spingono in un vortice
di denso asfalto

Cerco un’ oasi vicina
la speranza si allontana
e son sicuro
della mia dannazione

Io sono un uomo piccolo
in un caldo torrido
il mio lato debole
e’ sognare un amore a Bahia, Bahia.

Non e’ rimasto neanche un cane
e l’ombra e’ solo carita’ del sole
mi fanno festa un po’ di mosche
oggi l’aria e’ immobile
foglie non puo’ muovere
passo il tempo a vivere

MAU MAU

La regina d’Africa

The african queen
USA 1951 United Artists
con Katharine Hepburn, Humphrey Bogart, Robert Morley, Peter Bull, Theodore Bikel
regia di John Huston

Mentre scrivo, Raiuno sta trasmettendo la Regina d’Africa, uno dei miei cult da sempre. Certo, preferirei rivederlo anziche’ parlarne, ma non sopporto il massacro pubblicitario a cui e’ sottoposto, per cui al secondo blocco pubblicitario mi sono rifugiata qui.

Il film che valse l’unico Oscar a Bogart, qui in vesti totalmente diverse da quelle di imperturbabile gangster o investigatore che l’immaginario collettivo ci ha tramandato, narra la vicenda di un’ attempata zitella inglese, soccorsa alla morte del fratello missionario durante la prima guerra mondiale, da un cinico marinaio ubriacone che solca l’Ulanga col suo vecchio battello the african queen. L’indomita miss convincerà il marinaio debosciato a lanciare la sua preziosa nave contro una cannoniera tedesca, la Luisa, che domina il lago Vittoria dopo una spericolata discesa del fiume e non dopo che l’amore avrà addolcito lei e ripulito lui.
L’improbabile vicenda alterna momenti di ilarità alla tenerezza coi cui i due, che più niente si aspettano dalla vita, scoprono con imbarazzo e pudore l’amore.
Al solito Huston cercava di trasformare le sue produzioni in viaggi avventurosi dove ritagliarsi larghi spazi per i suoi hobby: caccia ed alcol.


Esiste anche un divertentissimo libro in cui la Hepburn racconta i retroscena di questa avventura nell’Africa Nera: più che le intemperanze dei colleghi (pare che Huston e Bogey restassero immuni a tutti i problemi di salute che afflissero il resto della troupe grazie alle colossali sbronze) il suo sguardo stupito cade sulla bellezza della Bacall che aveva deciso di accompagnare il marito, bellezza che restava perfetta e algida, inalterabile dalle pessime condizioni del luogo: ed è singolare leggere il naturale moto d’invidia di una delle attrici più significative di Hollywood, figlia di una suffragetta.