I dannati e gli eroi

SergeantRutledge

Sergeant Rutledge
USA 1960 Warner Bros,
con Woody Strode, Jeffrey Hunter, Constance Towers, Billie Burke,
regia di John Ford

Il nono cavalleggeri è un reggimento composto esclusivamente da soldati di colore e il sergente Braxton Rutledge è sicuramente l’elemento più valido del corpo, per questo desta grande scalpore l’accusa a suo carico di stupro e duplice omicidio. Pur avendo la possibilità di fuggire Rutledge si sottopone alla corte marziale e durante il processo si scoprirà la verità sulla morte della giovane Lucy Dabney.

Ennesimo ritorno di Ford al mondo della cavalleria con questo film che mescola al western il genere giudiziario: è attraverso i flashback dei testimoni che vengono rievocati gli eventi di cui è accusato il soldato e si capisce chi è il vero assassino. E’ sempre in tribunale, con la plebaglia che punta al linciaggio e con i tocchi comici riservati alla moglie del giudice e al suo codazzo di amiche che Ford descrive il razzismo serpeggiante nei confronti del condannato, il regista ne sa cogliere anche le forme più inconsce in Tom Cantrell, superiore e difensore dell’imputato nel processo e la sua fidanzata, Mary Beecher, che si è trovata coinvolta negli eventi dopo l’assassinio del padre da parte degli indiani, che per l’ennesima volta hanno il ruolo di cattivi, seppure da comprimari.


SergeantRutledge

Lo spettacolare scenario della Monument Valley è ancora una volta lo sfondo ideale della messa in scena fordiana, che torna a girare su alcuni luoghi già usati in Sentieri selvaggi come il guado sul fiume dove avviene l’attacco indiano. I canyon non fanno solo da sfondo ma acquistano una forte valenza simbolica rappresentando l’oppressione di Rutledge quando deve decidere se fruttare l’opportunità di fuga offerta dall’attacco indiano, il paesaggio si apre quando il soldato fugge a sottolineare la ritrovata libertà ma poi il senso del dovere lo riporterà sui suoi passi perché, dirà il sergente durante il processo, senza l’esercito non sarei niente solo un altro negro in fuga.
IDannatiEGliErоiUna mia notazione personale che esprimo con beneficio di inventario, riguarda la curiosità di sapere se John Ford ha mai visto Segantini, forse saranno ancora mie impressioni della bella mostra milanese, ma mi è parso di rivedere le atmosfere di Alla stanga durante un momento di riposo nella spedizione contro gli indiani e l’abito azzurro di Costance Towers con suo cappello di paglia nel finale mi ricordava Mezzogiorno sulle Alpi: solo suggestioni?

Perfect Strangers (Intermezzo matrimoniale)

Perfectstrangers Usa 1950 Warner bros
con Ginger Rogers,Dennis Morgan, Thelma Ritter
regia di Bretaigne Windust

Strana commistione di melo’ e film giudiziario per questo film passato tempo fa in Rai e visionato oggi pomeriggio, doppiato ma senza traduzione del titolo (del resto e’ il terzo film di matrice americana o anglosassone cosi’ intitolato).
L’ambientazione giudiziaria e’ tipica: una giuria chiamata a decidere le sorti del processo di un uomo sposato accusato di aver assassinato la moglie pr poter rifarsi la vita con l’amante: dettagliato il ripercorrere del formarsi della giuria, con le perplessita’ e i dubbi (lavorativi piu’ che morali) di chi dovra’ assumere questo impegno.
IntermezzomatrimonialeIl melo’ puritano si sovrappone al tema giuridico perche’ all’interno della giuria, che per decisione del giudice viene tenuta isolata affinche’ non sia influenzata dalla bagarre della stampa, si ripete la storia che sta alla base del processo: l’innamoramento tra un uomo sposato e una bella divorziata,che resa conscia proprio dal processo delle conseguenze che l’amore colpevole (?) avra’ sugli altri si ritira in buon ordine.
Interessante spaccato di un epoca sostenuto dalla recitazione perfetta di ottimi attori tra cui si distingue Thelma Ritter nella parte di una casalinga un po’ svampita.