Gli incredibili


Incredibile è il livello di riproduzione digitale a cui e’ arrivata la Pixar, per quanto riguarda la storia, il genere spy-movie non e’ esattamente nelle mie corde, ma non ho potuto evitare di riconoscere l’alto livello di questa pellicola.



Gliincredibili


E’ bella la vita del supereroe, amato ed osannato dalla popolazione, star indiscussa dei media, almeno fino a quando anche i supereroi non perdono il favore del pubblico e sono costretti a condurre vite grigie da impiegati qualunque. A questo Bob Pratt, alias Mr Incredibile, non sa rassegnarsi e cade nella depressione, ingrassando e disinteressandosi alle vicende famigliari: e’ sposato con Hellen, Elasticgirl, trasformatasi un una sciatta casalinga che cerca di tenere a bada i tre figli anche loro nati con superpoteri. Finche’ un giorno Mr Incredibile viene contattato da una agenzia segreta…




Chissa’ se la rottura del sodalizio Pixar-Disney e’ avvenuto durante la lavorazione di questo lungometraggio, di certo in questo lavoro i rapporti sono cambiati: tutti i film di questa premiata ditta iniziano con un cortometraggio e se lo scorso anno la storia surreale del pupazzo di neve che viveva dentro una boccia di vetro rappresentava il cote’ piu’ adulto rispetto alla tipica storia Disney del pesciolino Nemo, quest’anno il corto L’agnello Saltarello ha i tono fiabeschi e giocosi dell’infanzia mentre il lungometraggio sulla famiglia di supereoi sembra rivolgersi a un pubblico piu’ cresciuto.
L’opera infatti si ispira a quel filone giallo-rosa tipico degli anni ‘60 dove l’azione si svolgeva solitamente nei luoghi piu’ esclusivi della Terra e le donne erano bellissime, genere che ebbe la sua punta di diamante con i film di James Bond. Di quelle pellicole Gli incredibili cita perfettamente l’ambientazione, la gamma di colori e la vivace luminosita’ caratteristica dei film in Technicolor, anche la colonna sonora si ispira alle sonorita’ jazzate di quegli anni. Si vuole omaggiare inoltre la grande stagione dei telefilm di sci-fi dei primi anni ‘70, in particolare il mondo creato da Gerry Anderson: le innovazioni tecnologiche di Thunderbirds e il design futurista di U.F.O. o Spazio 1999.
Per quanto riguarda l’episodio della messa al bando dei supereroi, si ricostruisce fedelmente il clima da caccia alle streghe del periodo maccartista e la cifra stilistica e’ quella dei cinegiornali (l’ottimo doppiaggio italiano fa pensare alla Settimana Incom). Perfetta anche la trama, molto ironica e con un climax crescente di azione: lo scontro finale con il robot e’ rutilante; la psicologia dei personaggi e’ estremamente umana: ci vengono mostrati in tutte le loro debolezze e paure.
Divertentissimo il personaggio di Edna la stilista di tute per supereroi, doppiata egregiamente da Amanda Lear.
Impossibile non restare meravigliati dalla tecnica Pixar, accuratissima nei particolari: dai capelli alla trama della maglia dei superoi, e’ ormai in grado di far concorrenza alla realta’: per le esplosioni ed alcuni esterni si crede di esser di fronte ad immagini reali. Un film che sposta in avanti la qualità del mondo dell’animazione

recensione pubblicata su IMPATTOSONORO

Babbo bastardo

BadsantaCon la festività dell’8 dicembre s’inaugura ufficialmente il grancirco natalizio: regali e panettoni, apparizioni improvvise di personeche fortunatamente latitano per tutto il resto dell’anno.. stressati al
solo pensiero? Salvatevi con Babbo bastardo (qui la mia recensione) e, ragazze, rifacciamoci gli occhi con Billy Bob Thornton: che sara’ mai passato nella testa di Angelina Jolie permollarlo!

La terra dell’abbondanza

Paul e’ un reduce del Vietnam che dopo l’11
Settembre 2001 si e’ inventato un lavoro di sicurezza nazionale con
l’intento di smascherare eventuali cellule terroristiche a Los Angeles;
l’arrivo dell’ unica nipote Lana, dal Medio Oriente dove e’ cresciuta
nella missione paterna, lo costringera’ ad affrontare la realta’ del
suo paese, fatta di miseria e disperazione piu’ che di attacchi da
parte di nemici esterni.


Laterradell'abbondanza

Un viaggio nell’America dei barboni che vivono per le strade di Los
Angeles, dimenticati dai media troppo occupati con i bollettini di guerra contro il grande nemico degli Usa, vista dagli occhi di una ventenne cresciuta lontano dal suo paese, che si deve confrontare con la disperazione di un uomo i cui fantasmi si sono risvegliati dopo l’attacco alle Twin Towers.
Un film costruito tutto per antitesi: tra la visione del mondo
della giovane Lana e quella dello zio, tra la disperazione dei
diseredati americani e le violenze del Medio Oriente, tra
l’indifferenza per l’America emarginata e l’aggressivita’ dell’America
che vuole combattere una guerra vista come unica soluzione dei problemi
di una nazione.
Una pellicola dolente e sincera, non scevra da un’amara ironia che ricorda No Man’s Land.
Il viaggio attraverso gli States, con la bandiera a stelle e strisce
che sventola sui magnifici paesaggi americani mi ha fatto ricordare La venticinquesima ora, ma se in quel caso si trattava di un viaggio verso la frontiera in cerca dell’ultima speranza fuggendo da New York, questo e’ un
pellegrinaggio verso il cratere delle Torri Gemelli, per prendere
coscienza del dolore di una nazione, che forse non siamo stati in grado
di capire.
Quasi irriconoscibile Michelle Williams, star di Dawson’s Creek, all’altezza del suo complesso ruolo.
Da non perdere.

Cosa succede in citta’





Girando per Tortona stamattina ho piacevolmente scoperto che i
lavori di restauro del Museo Archeologico sono a buon punto e che il
prezioso sarcofago marmoreo di Publio Elio Sabino (sec. III d.C.) non
giace piu’ abbandonato all’esterno, col guano ed il muschio come unici
estimatori ma ha trovato una degna collocazione sotto il porticato di
Palazzo Guidobono, ora chiuso da una vetrata.

Nella foto sottostante una bella immagine di Piazza Aristide
Arzano: sullo sfondo Palazzo Guidobono ed in primo piano la Torre
Civica contro la quale picchiai il grugno intorno ai 7/8 anni, troppo
intenta a leggere Topolino per guardare dove mettevo i piedi: strano ma vero nel corso degli anni non sono mai stati rilevati danni  seri alla struttura.

Donnie Darko

Donniedarko

E’ solo un film discreto il tanto decantato cult arrivato in Italia a
tre anni dall’uscita americana sull’onda di un tam tam che ha fatto si
che venisse pubblicizzato come uno dei 100 miglior film della storia
del cinema.
Indubbia la capacita’ del giovane regista di rendere il senso di
angoscia e solitudine tipica dell’eta’ adolescenziale e interessante la
spezzettatura del ritmo attraverso rallenti o accelerazioni che rendono
la pellicola ancora piu’ straniante.
Zoppicante la storia, indecisa se seguire solo le sorti di Donnie o
diventare quasi un film corale dove le vicende scorrono parallele e si
intrecciano ogni tanto: casualita’ o destino.. del resto il grande
dilemma dell’opera. Peccato aver lasciato sullo sfondo il personaggio
di Nonna Morte, a mio parere molto interessante del coniglio zannuto.
Si pesca a piene mani nel mondo degli archetipi strizzando l’occhio
ad Alice nel Paese delle Meraviglie, aggiungendo una spruzzatina di
Stephen King, l’ incipit che ricorda Twin Peaks e la scena delle biciclette di E.T..
Terribile la ricostruzione della fine degli anni ‘80, non tanto per
gli interni piuttosto accurati, quanto per il look dei protagonisti:
non un ricciolo od una cotonatura: imperdonabile!

addio a John Barrymore jr.


Il
cinema non lo rimpiangera’ e forse neppure lui sarebbe entrato in
contatto con il dorato mondo di Hollywood, se non fosse stato l’erede
di una delle piu’ famose dinastie di attori , figlio di John Barrymore, mister profilo, e Dolores Costello.

Dal padre eredito’ sicuramente la sregolatezza tipica dei Barrymore, non si sa il talento, data la scarna filmografia
, ma e’ probabile di no vista la reazione di chiusura (si dice che non
le parlo’ per sette anni) che ebbe verso la figlia Drew, enfant prodige
in E.T..

Referrers da ridere



A proposito di umorismo, credo che la palma del referrer piu’ divertente questo mese spetti a me:

www.google.com Chiave=audio di eminem , vorrei che almeno stavolta i trovate quello che voglio , perch㨠ora mi sono stufata

Interessare notare come Google non sia diventato solamente il
motore di ricerca per antonomasia citato oramai da film e telefilm, ma
abbia sviluppato un rapporto talmente fiduciario con i suoi utenti che
questi si permettono anche di fare delle rimostranze.

 

Rido fuori tempo


Leggendo il post di Fringe
mi sono drammaticamente resa conto che non sarei mai in grado di fare
una lista di film o scene comiche preferite. Di non amare
particolarmente il cinema comico l’ho sempre saputo e anche dei maestri
delle comiche che pure amo molto, mi rimangono impresse altri aspetti
del loro cinema, piu’ che le loro gag: l’estrema sensibilita’ di
Chaplin, il genio di Buster Keaton che ha girato una scena unica nella
storia del cinema e credo mai omaggiata: in Le sette probabilita’
deve andare da casa sua all’abitazione della fidanzata, sale in auto e
invece di far partire il mezzo, c’e’ un repentino cambio di
trasparente: dalla facciata della sua casa a quella della donna amata e
Buster scende dall’auto ormai giunta alla meta senza essersi mossa di
un centimetro. Di Stanlio e Ollio amo le gag piu’ surreali: quando
finiscono annodati per colpa del pazzo fuggito di galera, e in La ragazza di Boemia finiscono torchiati e diventano lunghissimi.

Amo i grandi attori comici fino a gli anni 60. Toto’, Fernandel,
Tati Jerry Lewis, non sopporto la comicita’ demenziale che inizia con Hollywood Party, e Funes, aborro le parodie del genere L’aereo piu’ pazzo del mondo o Una pallottola spuntata, reggo poco Fantozzi e posso rovinare una proiezione di Amici miei
restando imperturbabile ed annoiata in mezzo a una combriccola che si
scompiscia dalle risate: non lo faccio apposta ma e’ piu’ forte di me,
non ci trovo prorio niente da ridere!

  Il genere che adoro e’ invece la commedia slapstick americana: in assoluto prediligo Susanna!, con il leopardo che ama canzoni romantiche e il cagnolino che ruba l’osso del dinosauro, e Indiscreto:
"come osa fare l’amore con me senza essere sposato!" sbotta stizzita
Ingrid Bergamn quando scopre che Cary Grant e’ un uomo libero, La regina d’africa con Bogey  in chiave comica poi c’e’ Lubitsch Partita a quattro piu’ di Ninochka, Billy Wilder e trovo particolarmente divertente anche un film di Hitchcok, La congiura degli innocenti e che dire dei film con Mae West?

In realta’  al cinema rido molto, ultimamente mi ha  divertito Cosi’ fan tutti ma le scene comiche non mi restano impresse, anche  di Clerks,
dalla cui proiezione sono uscita con le lacrime agli occhi per il gran
ridere non ricordo assolutamente nulla, invece sarei in grado di
stilare velocemente un’elenco delle scene piu’ strappalacrime della
storia del cinema, ma che sono piu’ portata al melodramma ormai lo so
da tempo, quello che devo ancora confessare e’ che le prime scene
comiche che mi vengono sempre in mente sono in due film drammatici: la
scena del cieco in L’estate di Kukujiro di Kitano e Roma citta’ aperta:
ritengo che la scena dei bambini che tornano a casa in ritardo dopo
aver disinnescato una bomba sia esilarante: li vediamo salire lungo la
scala spavaldi finche’ quello che abita al primo piano viene accolto a
rimbrotti e scapaccioni dai genitori, scena che si ripete ad ogni
pianerottolo rendendo sempre piu’ timorosi i bambini che abitano ai
piani piu’ alti che rallentano la salita e si scambiano sguardi
smarriti. Una scena cosi’ realistica e simpatica in un film tanto
tragico la trovo piu’ liberatoria di qualsiasi gag esplosiva.

Before sunset

Before sunsetE cosi’ Jesse e Celine alla fine si sono rincontrati.. Che delusione!
Del resto che un grande amore debba cristallizarsi nel ricordo e non avere piu’ ritorni lo diceva gia’ Margaret Mitchell a proposito di Rhett e Rossella.

Recensione pubblicata su ImpattoSonoro

E’ arrivato sugli schermi il tanto atteso sequel di Prima dell’alba, piccolo film di culto del 1994 in cui due ragazzi, l’americano Jesse e la francese Celine si incontrano su un treno, lui deve scendere a Vienna dove ha il volo che lo riporta in America, lei decide di trascorrere con lui le poche ore che lo separano dalla partenza. Dopo una notte d’amore i due si lasciano con la promessa di ritrovarsi sei mesi dopo alla stazione di Vienna.
Before the sunset ci ripresenta i personaggi dieci anni dopo quella famosa notte: Jesse e’ diventato uno scrittore e su quell’incontro di gioventu’ ha basato il suo ultimo romanzo che sta presentando in Europa. Nella tappa parigina del tour promozionale rincontra Celine e ancora una volta ha poche ore da trascorrere con lei prima di prendere un aereo che lo riporti a casa.
Se il primo film era un racconto in stile rohmeriano di sorprendente freschezza, questo secondo episodio della storia d’amore di Jesse e Celine non si dimostra all’altezza del precedente.
I due protagonisti sono cambiati e presentano tutte le delusioni tipiche dei trentenni di oggi, insoddisfatti del lavoro e della vita privata, alle prese con un mondo alla deriva (sotterraneo ma presente lo scontro tra sentimento americano e posizione francese, quanto di piu’ agli antipodi in quest’ultimo contesto storico), risulta particolarmente irritante la trasformazione del personaggio di Celine, nevrotica e insopportabile con il suo giochino di far contare le dita che finisce sempre con un emblematico gestaccio.
Ci si accorge ben presto di essere di fronte ad un’operazione di puro intento commerciale: la sceneggiatura e’ opera di Linklater e degli stessi protagonisti, tre artisti di belle speranze nel 1994, quando usci’ il primo capitolo di questa vicenda, ma che non sono riusciti a concretizzare le loro carriere: la Delpy e’ ridotta a fare comparsate in telefilm come E.R., Ethan Hawke, dopo il fallimento del matrimonio con Uma Thurman, sfodera il fascino di un malato terminale e Linklater non e’ nuovo ad operazioni furbe come School of rock; ecco allora l’idea di riprendere il loro vecchio successo e ritentare la carta di un nuovo incontro tra Celine e Jesse, purtroppo nel film non succede assolutamente nulla, solo le confidenze dei due protagonisti, ma nonostante Parigi sullo sfondo non si sente piu’ l’anelito della Nuovelle Vague e di Rohmer: quella telecamera insistita sui protagonisti ricorda la ripresa di un qualsiasi banale reality show.

il mio problema con Shrek 2

A mille ce n’e’

nel mio cuore di fiabe da narrar

venite con me

nel mio mondo fatato per sognar

non serve l’ombrello

il cappottino rosso la cartella bella

per venir con me

basta un po’ di fantasia e di bonta’

Sono praticamente certa che Shrek 2 sara’ un film molto
piacevole, ma avro’ grossi problemi col gatto con gli stivali, a cui
nella versione originale presta la voce Antonio Banderas, perche’ come
tutti gli ascoltatori delle Fiabe sonore ricorderanno  l’astuto micio parlava franscese, parbleu!

finisce cosi’

questa favola e’ breve e se ne va

il disco fa click

e vedrete tra un po’ si fermera’

ma non preoccupatevi,

che presto un altra ne avrete!

FiabeSonoreGattostivali