Welcome

Welcome Bilal, diciassettenne curdo, ha lasciato Mossul a piedi per andare Londra a ritrovare la fidanzata. Il suo sogno d’amore si infrange a Calais dove scopre la difficolta’ dei clandestini di raggiungere l’isola britannica. Bilal decide allora di attraversare la Manica a nuoto e per farlo inizia a prendere lezioni nella piscina comunale di Calais da un bagnino che prendera’ a cuore la sua situazione…

Un film che entra nel cuore come una lama gelida lasciando lo spettatore disarmato davanti all’ingenuita’ e alla determinazione di Bazda, il ragazzino corridore che ha lasciato l’Iraq per amore e pensa di cavarsela attingendo al sogno velleitario, tipico del villaggio globale: diventare calciatore nel Manchester United.
Il regista Philippe Lioret illustra con il freddo distacco di un documentario la tragica situazione dei clandestini che si accampano sulle coste francesi nella speranza di attraversare la Manica ma soprattutto ci mette di fronte alla nostra solitudine incarnata nel personaggio di Simon (un intenso e dolente Vincent Lindon) bagnino cinquantenne con un passato agonistico alle spalle e un matrimonio appena fallito che ha davanti a se’ un futuro di solitudine fatto di cene monoporzione al tavolo di un pub o davanti alla tv. Simon non sa restare indifferente davanti all’ingenua determinazione di Bilal e fa quanto piu’ proibito, espressamente dalla legge francese ma tacitamente da tutta la nostra societa’: si lascia coinvolgere dalla vicenda del ragazzo curdo e minorenne (che avrebbe quindi tutto il diritto all’accoglienza) prendendosi cura di lui e consigliandolo come se fosse un figlio.
Non stiamo assistendo ad una fiaba a lieto fine e per quanto ci si possa illudere durante la visione, il finale sara’ amarissimo, in linea con il sarcastico titolo, quel Welcome che scriviamo sugli stuoini ma di cui non conosciamo piu’ il significato.

Sherlock Holmes

Sherlockholmes Al suo primo blockbuster Guy Ritchie rilegge in chiave contemporanea l’epopea di Sherlock Holmes che dismette la mantellina e il cappellino cn le orecchie rivolte all’insu’ della tradizione per trasformarsi in un dandy un po’ sgualcito molto piu simpatico del saccente detective che, a quanto pare, non godeva neppure le grazie del suo creatore, Arthur Conan Doyle. Anche l’onnipresente Watson si trasforma da spalla un po’ ottusa in un fedele amico bonario ma non succube del geniale compagno d’avventure.
Certo siamo davanti a un film di puro intrattenimento dove le scene d’azione corpo a corpo, declinate come le arti marziali orientali, caratteristica dei nostri tempi, non mancano ma il film, a mio parere, ha il pregio di far rivivere un certo spirito dell’epoca vittoriana che permetteva il felice connubio tra positivismo scientifico e la fede nel progresso con le pratiche della magia nera e dello spiritismo. Caratteristiche della seconda meta’ del XIX secolo che sono state alla base di molte opere letterarie tra cui si annoverano quelle di Conan Doyle.
Altra caratteristica della pellicola, non sempre data per scontata in film di casetta, e’ la presenza di attori che sanno recitare (oltre che essere fascinosissimi!). Robert Downey Jr sembra ricordarsi benissimo la lezione del Chaplin che gli procuro’ l’Oscar nel 1992 e sfodera un repertorio di mimica degno di Charlot, del resto la sua rinascita come divo di film di cassetta si deve proprio all’ironia con cui prende poco sui serio i suoi eroi campioni di incassi.

Sua altezza si sposa

Suaaltezzasisposa Royal Wedding
Usa 1951 MGM
con Fred Astaire, Jane Powell, Peter Lawford
regia di Stanley Donen

Tom ed Ellen Bowen sono una coppia di ballerini di successo, totalmente votati alla carriera. Durante una turnee’ in Inghilterra per le nozze reali del titolo, i due artisti incontreranno anche l’amore.

Sciapa commedia musicale dove le due storie d’amore parallele procedono senza scossoni verso il lieto fine, l’unico conflitto e’ quello tra i due fratelli che temono di sciogliere il loro proficuo sodalizio.
Il film e’ passato alla storia per la celebre sequenza di Fred Astaire che balla sui muri e sul soffitto. Il numero si svolge nel secondo tempo ma ha un’anticipazione nella prima parte della pellicola quando la ballerina di cui Tom Bowen si innamora gli confida che il suo amore per il ballo e’ nato in seguito a una cotta giovanile che la rese tanto felice che credeva di poter ballare sui muri, quando il personaggio di Fred Astaire scoprira’ di essere innamorato riuscira’ davvero a ballare sui muri.

Il film ebbe una lavorazione travagliata: Jane Powell fu la terza attrice scelta per il ruolo dopo la defezione di June Allison per una gravidanza e quella di Judy Garland ormai preda dell’alcol e della depressione. Jane Powell non fa rimpiangere le sue colleghe per l’abilita’ con cui si confronta con il grande Fred Astaire ed e’ bella come una bambola.
Il matrimonio reale del titolo e’ quello della regina Elisabetta avvenuto nel 1947 e alcune immagini di repertorio sono utilizzate nel film: impressionante ritrovare lo stesso cerimoniale e riconoscere la medesima carrozza che nel 1981 caratterizzarono le nozze di Carlo e Diana.

Il riccio

Il riccio Attenzione, spoiler!

Avevo letto a suo tempo il best seller L’eleganza del riccio e, pur apprezzandolo, avevo patito la grande delusione della morte della portieia alla soglia di una nuova felicita’.
Anche nel suo stile elegante il romanzo e’ pur sempre una favola moderna che invita a guardare oltre le apparenze e allora dinnanzi alla favola esigo il mio diritto al lieto fine altrimenti mi permetto di liquidare il grande exploit della narrativa francese come un’operazione furbetta infarcita di un certo classismo culturale per cui la brillante autrice, non sapendo come uscire dal crescendo sentimentale che aveva creato, ha pensato bene di far fuori la protagonista piu’ scomoda.
Questa premessa per dire che, con buona pace delle rimostranze di Muriel Barbery sulla riduzione cinematografica che Mona Achache ha liberamente tratto dal suo romanzo, preferisco il film al libro.
Mentre nel romanzo si intrecciano i punti di vista della dodicenne Paloma e della burbera Madame Michel, la portiera, la pellicola prende in considerazione solo il punto di vista della ragazzina trasformando il racconto in una storia di formazione: le pulsioni suicide della dodicenne troppo intelligente e disincantata si placano davanti alla morte di qualcuno che le e’ davvero caro.
Mona Achache risolve la vicenda con levita’ e raffinatezza stilistica sostenute da alcune scene animate davvero deliziose.
Inutile nascondere che il mio giudizio positivo viene sottolineato dalla magnifica location: il palazzo dell’alta borghesia parigina che nel libro si trova in Rue de Granelle, si e’ materializzato in un meraviglioso stabile art nouveau e l’appartamento di M.me Michel conserva anche un’adorabile tappezzeria d’epoca.

La Merica! Da Genova ad Ellis Island.

La merica1 Ancora pochissimi giorni per visitare la mostra sull’emigrazione italiana d’inizio ‘900 che si tiene a Galata Museo del Mare a Genova.
Si tratta di un’ esibizione interattiva: al visitatore viene fornito biglietto d’imbarco e passaporto con i dati relativi a persone che hanno davvero compiuto la traversata atlantica in cerca di fortuna e poteva anche capitare in sorte di vestire i panni di Rodolfo Valentino o Eleonora Duse. Il bigliettaio legge i dati del passaporto e introduce la nuova identita’ del visitatore. Io ero Michela Maria Caserta, una donna non piu’ giovanissima che ha lasciato l’avellinese in cerca di fortuna a Nuova York, al mio moroso invece e’ toccata l’identita’ di un emigrato genovese che i soldi in America li ha fatti davvero.
Il percorso prosegue sul bastimento dove sono mostrate le cuccette di terza classe e le cabine di seconda, la sala da pranzo che per molti nostri connazionali rappresentava per la prima volta la sicurezza di due pasti garantiti al giorno.
Le didascalie raccontano come molti illustri personaggi del tempo trovassero le condizioni del viaggio deprecabili e sicuramente sulla pelle di tanti poveracci fecero fortuna molte compagnie mercantili che negli anni a cavallo tra il XIX e XX secolo riattarono vecchie navi in bastimenti per il trasporto di emigrati. Una cosa squallida ma sempre piu’ dignitosa degli orrori che vediamo al giorno d’oggi sulle nostre spiagge.. alla faccia del progresso!
La merica2 La mostra termina con l’arrivo a Ellis Island e sono descritti i testi fisici e psicologici che gli immigrati dovevano sostenere per avere diritto all’ingresso in America. Mi ha colpito molto l’attenzione che si aveva per l’ingresso delle donne proprio per evitare il fenomeno della prostituzione e di nuovo il parallelo con i tempi di oggi si fa stridente.
Al termine della visita c’e’ ancora uno spazio interattivo dove si puo’ rispondere direttamente ad alcuni dei questionari da superare per poter entrare, sono molto simili a quelli che ancora oggi distribuiscono sui voli di linea per gli USA. Per inciso io non sono riuscita ad entrare per quanto avessi i miei quaranta dollari, sapessi scrivere e avessi delle conoscenze negli States, non ho saputo resistere e alla domanda se fossi anarchica ho risposto positivamente giocandomi la possibilita’ di far fortuna in America.

La Merica! Da Genova ad Ellis Island.
Fino al 10 Gennaio 2010
Galata museo del Mare, Genova

Moon

Moon Attenzione, spoiler!

Si prevedono tempi goduriosi per gli appassionati dei film di fantascienza, visto che l’anno appena concluso ha rivelato due nuovi talenti alla regia che hanno debuttato in questo genere. Distric 9 e Moon sono pellicole apparentemente distanti, un blockbuster di effetti speciali in pieno stile hollywoodiano quello del regista sudafricano Neill Blomkamp e un rarefatto film di chiara matrice europa per il britannico Duncan Jones.
Entrambi i film pero’ guardano alla fantascienza come rilettura filosofica dei nostri tempi ed in entrambe le pellicole il male e’ rappresentato dalle multinazionali senza scrupoli che in nome del profitto non esitano a sacrificare i propri dipendenti dandogli la caccia in Distric 9 o utilizzandone senza permesso il DNA per fare un clone in Moon.
Con un stile che procede per sottrazione, Jones ci racconta la lenta presa di coscienza di Sam Bell che svolge un lavoro estremamente solitario, unico umano che, con l’aiuto del robot GERTY, dirige una stazione mineraria sul lato oscuro della Luna. Il contratto dura tre anni e poi l’uomo potra’ tornare sulla Terra dalla moglie e dalla figlia, intuibilmente con un guadagno molto ingente. Pochi giorni prima della risoluzione del contratto Sam ha un incidente da cui si risveglia dopo qualche giorno di coma, il comportamento di GERTY e’ piuttosto ambiguo e in breve tempo Sam capira’ la propria vera natura: e’ l’ennesimo clone di un astronauta che ha lavorato per la compagnia mineraria Lunar quindici anni prima.
L’ambientazone asettica dell’astronave che ricorda la cara vecchia Base Lunare Alpha di Spazio 1999 e la compagnia di un enigmatico robot, vaga reminiscenza di HAL 9000 di 2001 Odissea nello spazio, mettono subito lo spettatore in una situazione di ansia mentre il regista continua ad osservare con distaccata indifferenza le dinamiche tra i Sam e GERTY nella terribile scoperta della verita’.
Grande prova d’attore per Sam Rockwell, davvero immenso nel reggere tutto il film da solo.

La principessa e il ranocchio

Laprincipessaeilranocchio

Tiana e’ una volitiva ragazza dl ghetto di New Orleans che lavora sodo per realizzare il suo sogno, aprire un ristorante; Naveen e’ un principe vanesio diseredato dai genitori ed interessato solo alla musica. Quando Naveen subisce un incantesimo che lo trasforma in ranocchio si fara’ baciare da Tiana ma siccome la ragazza non e’ una principessa..

Fantasmagorico ritorno della Disney alle origini del disegno puro in due dimensioni. Sfida o meno alle nuove tecnologie, di certo la piu’ grande casa di produzione di cartoni questa volta omaggia se’ stessa e i suoi classici: senza dilungarsi in elenchi bastera’ ricordare il gattino che compare nel prologo del film quando Tiana e la sua ricca amica Charlotte sono ancora bambine, il povero micetto potrebbe essere tranquillamente uno dei cuccioli de Gli Aristogatti.
Il film non e’ perfetto nel plot: la storia non brilla certo per spirito innovativo e i dialoghi sono un po’ troppo lunghi. Solitamente ritengo i balletti e le canzoni dei cartoon una parte noiosa e un po’ inutile invece questa volta, per la prima volta in vita mia , non vedevo che finissero i dialoghi e iniziasse una nuova sarabanda di musica e colori perche’ le parti coreografate sono la forza di questo film e fortunatamente ce ne sono tante e tutte diverse. Le mie preferite sono quelle che riguardano il mago woodoo Mr Facilier, anche perche’ il doppiaggio italiano e’ stato sostenuto ineccepibilmente da un bravissimo Luca Ward.