Nine to Five
USA 1980 20thCenturyFox
con Jane Fonda, Lily Tomlin, Dolly Parton, Dabney Coleman, Sterling Hayden, Marian Mercer, Elizabeth Wilson, Henry Jones, Lawrence Pressman
regia di Colin Higgins
Judy Bernly, divorziata quarantenne riesce a farsi assumere in una grande azienda e fa subito amicizia con la caporeparto Violet Newstead. Costretta al divorzio perché il marito se n’è andato con la segretaria, Judy prende in antipatia Doralee Rodhes, la segretaria personale del direttore, Franklin Hart, di cui si spettegola sia anche l’amante. Quando si scopre che questa voce è stata messa in giro dallo stesso Hart che ha per l’ennesima volta negato la promozione a Violet le tre donne si ritrovano a sfogare la frustrazione con l’alcol e la marijuana fantasticando di eleminare il capo. Il giorno dopo, Violet si sbaglia e avvelena il caffè del superiore pensando di averlo ucciso ma Hart non è morto e quando la sua spia Roz Keith gli rivela il fatto ricatta le impiegate che finiscono per rapirlo cercando di incastralo per operazioni illecite ai danni della compagnia…
Dalle 9 alle 5 ottenne un grande successo tanto che ispiro anche un’omonima serie televisiva iniziata nel 1982 e durata 5 stagioni.
Si tratta di una commedia molto divertente che prende spunto dalla reale condizione lavorativa femminile: la difficoltà di rientrare nel mondo del lavoro rappresentata da Judy, l’impossibilità di far carriera per discriminazione sessuale come capita a Violet, le pesanti avances a cui deve sottostare Doralee.
Ben presto però il film cambia completamente tono a partire dalle fantasie vendicative delle tre amiche strafatte, notevole quella di Violet vestita da Biancaneve con tanto di animaletti disegnati in stile Disney.
Le fantasie non sono una parentesi ma un effettivo cambio di registro: da quel momento è un crescendo di situazioni assurde da cui si esce solo con un deux ex machina: un uomo,come fa notare tristemente il Mereghetti, (cameo di Sterling Hayden) il grande capo dell’azienda che colpito dalle migliorie apportate dalle donne nelle sei settimane che hanno sequestrato Hart, viene a complimentarsi con il presunto ideatore cioè Hart stesso che come premio viene spedito in Brasile per la creazione di una nuova sede: le didascalie finali ci dicono che l’uomo è scomparso nel nulla dopo esser stato fatto prigioniero da una tribù amazzone (bello il riferimento all’unico popolo guidato da donne come rivolto karmico della sorte del capo sessista).
Un gioco? Un femminismo all’acqua di rose? Può essere ma il film ha più di trent’anni e la disparità salariale, unico punto non raggiunto dalla vulcanica Violet, è ancora un miraggio e il tema è affrontato sempre più di rado e con scarsa presa sul pubblico, forse una pellicola non troppo impegnata ma di successo sarebbe utile ancora oggi.