Segnalazioni

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Visto che Le mura di Malapaga e’ un film poco visibile che desta sempre curiosita’ (agli accoliti ricordo che e’ anche il film che segna il debutto del diciannovenne Carlo Leva nel mondo del cinema) mi preme ricordare che Rete4 lo trasmettera’ questa notte verso le 2,20.




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Venerdi’ prossimo invece FuoriOrario inizia un ciclo di film dedicati alla immensa Alida Valli: ovviamente si inizia con Senso per passare poi in rassegna una serie di filmetti di regime che vedono l’affermarsi della giovanissima Alida.
Meraviglioso il titolo scelto per la rassegna: Come ci illude Alida d’esser noi vivi

Romance&Cigarettes

Romance&cigarettes Un giorno Kitty scopre che suo marito Nick ha una tresca con un’altra donna, la sguaiata Tula: per la coppia inizia una vita da separati in casa..

Turturro si inventa un musical proletario nei quartieri di Little Italy dove le cucine hanno assurde carte da parati che alternano mulini a vento con la Tour Eiffel e riprende l’idea vista in Moulin Rouge!, cioe’ quella raccontare una storia attraverso gli evergreen della musica pop, qui con pennellate molto popolari, come la versione anglo-napoletana di Scapricciatiello.
Seguendo il modello dei fratelli Coen, che sono i produttori di questa pellicola, Turturro mette in scena una serie di sciroccati e divertenti personaggi secondari, dall’immancabile Steve Buscemi, al grande Cristopher Walken che se la gioca con la bella prova degli attori protagonisti, la sempre ineccepibile Susan Sarandon, la coraggiosa Kate Winslet ormai abbonata ai ruoli “borderline” ed uno strepitoso James Gandolfini.
Kitch e sboccato, connotazioni non necessariamente negative per un film, Romance&cigarettes ha come limite maggiore la trama poco omogenea con inopinati cambi di ritmo: personalmente poi, odio i film che partono come una commedia e finiscono in dramma, in questo caso ancor piu’ deludente visto che la pellicola si apre con un dettaglio del piede del protagonista addormentato, tra le cui dita una delle figlie infila una sigaretta accesa, scena che credevo fosse una cornice ad un sogno del protagonista, invece era solo la prima bella inquadratura che Turturro non ha avuto cuore di sacrificare all’economia filmica.

Bubble

BubbleMartha fa l’operaia in una fabbrica di bambole. E’ grassa, ha piu’ di quarant’anni, nessuna vita sentimentale, solo un padre di cui occuparsi, l’unico legame significativo e’ con Kyle, un collega della fabbrica piu’ giovane di lei; l’assunzione di Rose sconvolgera’ il fragile equilibrio di Martha..

L’eclettico Soderbergh gira il primo capitolo di una serie di sei film a basso costo, filmati in digitale, per indagare la provincia americana piu’ profonda e con essi sperimenta nuove tecniche di mercato facendo uscire contemporaneamente la pellicola al cinema, al videonoleggio e sulla tv via cavo. La sperimentazione distributiva riguarda esclusivamente gli Usa, per cui possiamo commentare solo la qualita’ artistica del progetto.
Il risultato e’ buono, non tanto come film di genere, un piccolo thriller ridotto all’osso, ma per la forte valenza di denuncia sociale e l’opera potrebbe essere riassunta con una battuta, Elephant a Twin Peaks: dal capolavoro lynchiano Soderbergh sembra catturare l’atmosfera straniata della vita in fabbrica (uno stabilimento dove si assemblano bambolotti, oggetti che confermano ancora una volta la propria inquietante natura cinematografica) mentre dal lavoro che Gus Van Sant ha dedicato alla strage di Columbine arriva lo stile di ripresa, incollato ai personaggi che camminano sui tracciati geometrici e ripetitivi della loro follia.
La pazzia di Martha e’ pero’ obnubilata da un’esistenza anonima dove la coscienza di se’ e’ completamente assente, persa nelle giornate tutte uguali, nel pessimo cibo da fast food e nel suo bisogno di rendersi utile agli altri nella speranza di lasciare una traccia, ma dopo l’orrore il piccolo mondo di provincia dimentica in fretta e tutto riprende a scorrere uguale a se’ stesso.

Sul Codice Da Vinci

Codicedavinciloc Questa settimana pare impossibile non parlare de Il Codice Da Vinci; la mia attenzione si e’ fermata sull’incredibile battage pubblicitario negativo che gli ha riservato la televisione italiana: spero che si sia trattato di una geniale trovata foraggiata dalla Sony, visti i mastodontici risultati al botteghino dei primi giorni di programmazione e non una pietosa sottomissione a Santa Romana Chiesa.
Giovedi’ 18 apre le danze Porta a porta: capito sul programma mentre va in onda un documentario in inglese (non so se quello che in Australia introduce il film per spiegare che si tratta solo di un’opera di fantasia) dove Buttiglione senza mezzi termini spiega che se un’opera del genere fosse stata indirizzata contro la religione musulmana le conseguenze sarebbero state molto piu’ cruente, mentre ci si approfitta della bonta’ di quei bonaccioni di cattolici (e meno male che questo film aveva almeno il merito di unire cristiani e musulmani nel contestare la blasfemia: al solito basta un politico italiano per mandare tutto a monte!)
Si continua venerdi’ 19 con Otto e mezzo dove Ferrara conclude il programma con una conta: vincono per un voto quelli che hanno deciso di perdersi il film ergo si ordina agli spettatori di stare a casa, ma la vera perla e’ stata la puntata di ieri sera di Voyager: il buon Giacobbo per anni ha tratto spunti dal romanzo di Dan Brown per il suo programma e ieri, utilizzando materiali di repertorio di vecchie puntate ha smontato le teorie sostenute nell’opera in questione: per dirla brutalmente ha sputato nel piatto dove ha mangiato per anni.
Ma davvero dobbiamo credere che una delle religioni piu’ seguite nel mondo ha paura di un mediocre filmetto ? Non avrebbe fatto meglio a stroncare la popolarita’ del romanzo sul nascere, magari riprendendo la suggestiva abitudine di mettere il libro all’indice e bruciarlo su pubblica piazza?

Donne.. du du du

Dall’intensa ma deludente vita sociale della settimana appena trascorsa ho evinto che, suo malgrado, una over trenta fidanzata nutre sempre un recondito senso di superiorita’ verso una over trenta single ma questo e’ un nulla infinitesimale rispetto alla spocchia che trasuda da una over trenta sposata con prole, soprattutto se vive in villa di proprieta’ in zona collinare.

Prison break

PrisonbreakE’ iniziata ieri in seconda serata su Italia1 una nuova serie televisiva prodotta dalla Fox, che era molto attesa per il successo riscosso negli States e perche’ costruita sul modello imperante di Lost.
Prison Break racconta di due fratelli molto legati tra loro, Michael Scofield e Lincoln Burrows: Lincoln e’ sempre stato ai margini della legge fino a quando non finisce in un carcere di massima sicurezza in attesa della pena di morte per aver ucciso il fratello del vicepresidente. Michael, ingegnere edile non esita a tatuarsi la planimetria del carcere su tutto il corpo e a simulare una rapina pur di raggiungere il fratello in prigione e cercare di farlo evadere.
Il primo episodio mi e’ parso abbastanza interessante a parte qualche forzatura di troppo nel plot: se e’ credibile che i due fratelli si ritrovino nello stesso carcere, lo e’ molto meno il rapporto di Michael con il direttore della prigione: prima rifiuta di aiutarlo nella costruzione del modellino dei Taj Mahal poi offrendo il suo aiuto riesce a salvarsi da 90 giorni di cella d’isolamento; diciamo che la prigione di Fox River e’ piuttosto diversa da quella del precedente telefilm carcerario, OZ.
Di maggior interesse le dinamiche personali: il figlio adolescente di Lincoln che viene beccato con un chilo d’erba da spacciare, l’avvocatessa ex fidanzata di Lincoln minacciata dai servizi segreti che molto probabilmente hanno incastrato Lincoln Burrows, il rapporto tra i due fratelli che lascia intuire un’infanzia difficile: tutto questo verra’ raccontato attraverso i numerosi flashback che seguono lo stile di Lost.
Insomma io ho impostato i dati per registrare (pure) questo serial, anche se la seconda serata di Italia1 e’ sempre foriera di orari ballerini..

La casa del diavolo

Lo sceriffo John Wydell ha ottenuto il mandato per fare irruzione nella immonda casa dove la famiglia Firefly si dedica alle proprie sadiche passioni; Otis e Baby riescono a sfuggire alla cattura e si mettono in fuga assiema al padre, il Capitano Spaulding, inseguiti da Wydell che mosso da vendetta personale (il fratello e’ stato trucidato dai Firefly) vuole sterminare la famiglia.


Lacasadeldiavolo

Rob Zombie aveva debuttato nel 2003 con La casa dei 1000 corpi , rivisitazione divertita e vitale dei topos horror americani; oggi torna con un sequel in grado di trascendere l’intero genere horror.
Superati tematiche e stili anni ottanta, il regista abbandona il filone del teen-ager movie in cui viene comunemente relegato il genere (neppure un adolescente compare in questa pellicola) e con una messinscena che richiama il free cinema anni ‘70 costruisce un film teso e violento dove le vittime hanno corpi macilenti e sono i giovani e perversi figli del Capitano Spoulding ad incarnare forza e bellezza: del resto ben presto la divisione tra buoni e cattivi scompare nell’economia della trama e tutti i personaggi affondano nella brutalita’ della violenza (ogni riferimento al periodo storico attuale non e’ certo puramente casuale!)
Uno dei prodotti piu’ anarcoidi che poteva realizzare il cinema mainstream in questo momento, cattivo ma non privo di un feroce senso di ironia: piu’ che il siparietto dell’esperto di cinema che litiga con il fan di Elvis, il vero momento cult e’ quando una delle vittime finisce sotto un camion con esiti da cartone animato.

Incontri d’amore

Incontridamore

Un coppia matura, appena pensionata decide di ritirarsi a vivere in campagna: l’amicizia con i nuovi vicini, il sindaco del paese, cieco, e la sua giovane moglie li avviera’ allo scambismo.

Un film involontariamente comico per come decide di affrontare un comportamento sessuale effettivamente poco conosciuto (pare sia il primo film a trattare il tema): non siamo di fronte al film erotico e patinato che si sarebbe potuto costruire negli anni’80 e mancano anche le implicazioni “noir” che la manipolazione della coppia piu’ giovane pare esercitare sull’annoiata coppia di cinquantenni.
I due registi, i fratelli Arnaud e Jean-Marie Larrieu decidono di affrontare il tema con un afflato naturalistico degno de L’amante di Lady Chatterley, dove la bella campagna francese esaltata in struggenti albe e tramonti fa da contraltare al percorso sessuale del quartetto, ancor piu’ ridicole le valenze simboliche nascoste dietro ai nomi della coppia “guida” chiamata con i nomi peccaminosi per eccellenza: Adam ed Eva: la donna entra nella storia arrivando da un campo dove sorge un magnifico albero, probabilmente quello della conoscenza? e quando la loro casa prende fuoco i due sono rappresentati piangenti davanti allo sfondo fiammeggiante richiamando la piu’ classica iconografia della cacciata dall’Eden.
Dato che Adam e’ cieco, la scena in cui di notte guida la copia attraverso la foresta diventa l’occasione per un’ardita e risibile scelta stilistica: tenere lo schermo a nero per circa un minuto mentre la voce off del sindaco spiega il percorso da fare.
Allucinanti i dialoghi, ma su tutto brilla una scena di seduzione in bagno degna di un film pecoreccio italiano dei tardi anni ‘70.
L’ideale per una serata goliardica.

Il grande silenzio

Ilgrandesilenzio Mette un po’ d’ansia entrare in sala per vedere un film che sfiora le tre ore di durata, sapendo che e’ quasi completamente privo di dialoghi e voci umane, ma superato il timore iniziale ci si trova davanti a un oggetto filmico affascinante e di difficile catalogazione.
Innanzitutto il titolo: Il grande silenzio e’ assente perche’ la mancanza di voci e rumori tipici della nostra civilta’ non porta al silenzio, ma alla scoperta di suoni forse dimenticati, anche la stessa sala cinematografica “parla” un suo linguaggio nei primi dieci minuti di proiezione fatto di scricchiolii e assestamenti, di solito occultati dal frastuono della colonna sonora.
Singolare fin nella genesi, Die Grösse Stille: nel 1989 il regista Philip Gröning dopo aver visitato la Grande Chatreuse di Grenoble, casa madre dell’ordine certosino, chiede di poter girare un documentario sulla vita dei monaci, il Priorato rimanda il consenso dicendo che i tempi non sono maturi, 16 anni dopo arriva a Gröning il permesso di girare il film, purche’ il regista lavori da solo e si adegui alla Regola; nasce cosi’ quest’opera che sfugge a ogni definizione : non c’e’ una trama che sostenga i 160 minuti di narrazione, quindi non e’ un “film”, nell’accezione comune del termine; non c’e’ un commento che raccordi i vari momenti, come dovrebbe avvenire in un documentario; l’approccio che il regista pare avere con questo mondo mistico cosi’ lontano dalla nostra concezione della vita sembra quello di un documentario naturalista: alle scene di vita monastica si alternano magnifiche riprese naturali ed il monaco e’ spesso inquadrato da lontano, all’interno della suo ambiente particolare: in alcuni momenti, come quello in cui i giovani frati si svagano in montagna, la figura umana e ‘ marginale alla ripresa, come se fosse un semplice elemento della composizione naturale; a questa tecnica di ripresa il regista alterna il dettaglio sul volto del monaco in meditazione o sul suo corpo perso nell’estasi mistica, ma anche questo approccio entomologico al mondo della clausura viene meno in una scena molto bella quando un frate, terminate le sue orazioni si accorge di essere filmato e guarda in camera sorridendo imbarazzato.
Il regista si limita a mostraci il lato spirituale di questa rigorosa scelta monastica, rubando solo frammenti di un mondo fatto di silenzio e preghiera da dietro una porta socchiusa, e’ forte invece la sottolineatura della totale umanita’ di questi uomini altrimenti incomprensibili, attaverso intensi primi piani degli abitanti della Grande Chatreuse, filmati anche in situazioni in cui lo spettatore puo’ identificarsi: piu’ che la scena dei giovani frati che sciano in montagna, ho amato molto il momento in cui un monaco va a dar da mangiare ai gatti, chiamando a lungo quello che mancava all’appello.