Shaun, Vita da pecora – Il film

Shaun Stanco della routine quotidiana alla fattoria, il gregge di pecore capeggiato da Shaun decide di prendersi un giorno di vacanza facendo addormentare il fattore dentro la roulotte per godersi le comodità della casa. Purtroppo una serie di rocamboleschi incidenti farà arrivare la roulotte in città e una contusione costerà la memoria al fattore: riusciranno Shaun&Co a riportarlo a casa e a fargli recuperare la memoria?

Il lungometraggio tratto dalla serie televisiva Shaun the sheep, prodotta dalla  Aardman con la stessa tecnica claymotion di Wallace&Gromit conserva le medesime peculiarità: anche in questo film non si parla e tutta la comicità nasce dalle gag slapstick unito all’inconfondibile humor britannico.
Abbandonato il citazionismo che aveva caratterizzato tutte le produzione animate del decennio scorso, compreso Wallace&Gromit – la maledizione del coniglio mannaro, si prende di mira l’omologazione contemporanea: il fattore diventa una star dell’hairstylish per i suoi tagli rasati (in realtà applica solo il vago ricordo della tosatura delle pecore).
Meno scontata del solito la morale sugli animali: vittime del terribile accalappiatore Trumper, Shaun e Bitzer finiscono in un ricovero per animali dove viene mostrato un esilarante campionario di animali da compagnia incattivito dall’abbandono (impagabile il molosso con lo sguardo fisso).
Al perfido Trumper toccherà una fine degna di lui e il ricovero si trasformerà in un vero centro di accoglienza per animali; anche per la randagia Slip, altra new entry del cast che aiuta Shaun e gli altri a sopravvivere nella metropoli ci sarà un tenero happy end.
Lo stile della Aardman si conferma ancora una volta intelligente e leggero e vorrei dire adatto a tutte le età come in tutte le recensioni serie ma gli esercenti evidentemente non sono d’accordo e riservano la proiezione ai soli giorni festivi in orari dedicati prettamente all’infanzia.

This is England

Inghilterra 1983. Il dodicenne Shaun, orfano di padre, caduto nelle Falkland e’ lo zimbello della scuola; quasi per caso diventa il begnamino di una banda di skinhead piu’ grandi di lui e la serenita’ sembra ritornare nella sua vita, almeno fino a quando non esce dalla prigione Combo, un componente della banda che chiede al gruppo di fare una scelta politica di stampo nazionalista spaccando di fatto la compagnia..




Thisisengland


Il lavoro piu’ celebre di Shane Meadows arriva nelle sale italiane con cinque anni di ritardo (il film e’ del 2006) e dopo che l’autore nel 2010 ha tratto un sequel in quatto episodi, This is England ‘86.
Ritardo o no resta la forza dirompente dello spaccato di un fenomeno sociale, quello delle gang giovanili seguito con l’interesse di un entomologo nel momento in cui gli skinhead si trasformano da fenomeno di aggregazione giovanile legato alla musica ska, a polo di attrazione per nazionalisti razzisti e xenofobi. Meadows ci descrive la vestizione, gli equilibri psicologici per cui gli elementi piu’ deboli finiscono sempre per gravitare nelle orbite dei personaggi piu’ spavaldi e spesso pericolosi, come il sociopatico Combo, interpretato da un impressionante Stephen Graham che forse molti hanno presente come Al Capone in Boardwalk Empire e lasciatemi dire che il boss italoamericano e’ una mammoletta rispetto all’energetico psicotico Combo le cui terribili esplosioni di rabbia sono dettate da futili motivi.
Interessante la scena della riunione del partito nazionalista, che per toni e concetti ricorda i comizi del fenomeno leghista italiano che nasceva negli stessi anni.
Il film e’ aperto e concluso da immagini di repertorio che sintetizzano l’inghilterra dei primi anni ‘80, dominati dalla Lady di Ferro Margaret Tatcher. Tra le icone di quegli anni, il matrimonio di Carlo e Lady D, un giovanissimo Simon Le Bon, si inseriscono crudi frammenti dei reportage sulla guerra lampo nelle Falkland. Finale forse un po’ troppo conciliante, anche se amaro, con Shaun che abbandona gli estremismi sulle immagini del ritorno glorioso degli eroi delle Falkland