This is England

Inghilterra 1983. Il dodicenne Shaun, orfano di padre, caduto nelle Falkland e’ lo zimbello della scuola; quasi per caso diventa il begnamino di una banda di skinhead piu’ grandi di lui e la serenita’ sembra ritornare nella sua vita, almeno fino a quando non esce dalla prigione Combo, un componente della banda che chiede al gruppo di fare una scelta politica di stampo nazionalista spaccando di fatto la compagnia..




Thisisengland


Il lavoro piu’ celebre di Shane Meadows arriva nelle sale italiane con cinque anni di ritardo (il film e’ del 2006) e dopo che l’autore nel 2010 ha tratto un sequel in quatto episodi, This is England ‘86.
Ritardo o no resta la forza dirompente dello spaccato di un fenomeno sociale, quello delle gang giovanili seguito con l’interesse di un entomologo nel momento in cui gli skinhead si trasformano da fenomeno di aggregazione giovanile legato alla musica ska, a polo di attrazione per nazionalisti razzisti e xenofobi. Meadows ci descrive la vestizione, gli equilibri psicologici per cui gli elementi piu’ deboli finiscono sempre per gravitare nelle orbite dei personaggi piu’ spavaldi e spesso pericolosi, come il sociopatico Combo, interpretato da un impressionante Stephen Graham che forse molti hanno presente come Al Capone in Boardwalk Empire e lasciatemi dire che il boss italoamericano e’ una mammoletta rispetto all’energetico psicotico Combo le cui terribili esplosioni di rabbia sono dettate da futili motivi.
Interessante la scena della riunione del partito nazionalista, che per toni e concetti ricorda i comizi del fenomeno leghista italiano che nasceva negli stessi anni.
Il film e’ aperto e concluso da immagini di repertorio che sintetizzano l’inghilterra dei primi anni ‘80, dominati dalla Lady di Ferro Margaret Tatcher. Tra le icone di quegli anni, il matrimonio di Carlo e Lady D, un giovanissimo Simon Le Bon, si inseriscono crudi frammenti dei reportage sulla guerra lampo nelle Falkland. Finale forse un po’ troppo conciliante, anche se amaro, con Shaun che abbandona gli estremismi sulle immagini del ritorno glorioso degli eroi delle Falkland

Tulpan – la ragazza che non c’era

Tulpan

Tornato dalla leva nella Marina russa, Asa torna a vivere nella steppa kazaka, trovando ospitalita’ nella yurta della sorella e del cognato, come aiuto pastore. Asa ha fretta di sposarsi per poter avere un gregge tutto suo e arricchirsi, ma Tulpan l’unica ragazza dei dintorni, lo rifiuta perche’ ha le orecchie a sventola.. 
 
Un film molto particolare che racconta la dura vita dei pastori kazaki che conducono un’esistenza nomade per poter seguire le loro greggi. Diretto da Sergey Dvortsevoy, che viene dal  documentario e firma con il suo debutto nel lungometraggio una pellicola che rimane nell’anima dello spettatore per colori, suoni, paesaggi completamente sconosciuti a noi occidentali: la steppa sconfinata e brulla che e’ una sinfonia di marroni, il vento che ulula costantemente, il berciare spesso dolente delle pecore e dei cammelli. 
Un mondo lontanissimo ed arcaico contaminato dalle icone e dai miti occidentali: le tette che decorano il trattore dell’amico di Asa, il sogno di avere una fattoria di stampo occidentale, (per l’esattezza un ranch americano) con parabola e pannelli solari per l’elettricita’, una vecchia foto del matrimonio tra Carlo d’Inghilterra e Lady D per dimostrare che anche i principi americani (sic) hanno le orecchie a sventola. 
Miraggi che attirano inesorabilmente i giovani illudendoli che sia facile conquistarsi benessere e ricchezza, cosi’ Asa pensa che sia sufficiente avere una moglie per iniziare una vita da ricco pastore, senza mai sporcarsi le mani con la fatica del viver umano e animale, fino al giorno in cui si trova da solo a dover aiutare una pecora a partorire. Il riuscire a salvare l’agnellino in un momento in cui le pecore gravide partoriscono solo animali morti per la mancanza di cibo, aiutera’ Asa a capire il suo destino, correndo a raccontarlo a Tulpan, figura di sogno che infatti lo spettatore non vedra’ mai nel corso del film, se non di sfuggita, apparizione fugace come i sogni della giovinezza.

La duchessa

Laduchessa

La diciassettenne Georgiana Spencer va sposa al ricco Duca di Devonshire con il compito ben preciso di dargli un figlio maschio. Il conte e’ un uomo prosaico tanto la moglie e’ raffinata e romantica quindi il loro matrimonio si rivela ben presto infelice anche per la lunga attesa del sospirato erede. Per consolarsi dell’insoddisfazione matrimoniale il duca non esita a prendersi come amante la migliore amica della moglie che vive sotto il loro tetto e l’allegra convivenza continua anche quando Georgiana scopre la tresca. La duchessa intanto ha ritrovato l’amore tra le braccia di uno spasimante dell’adolescenza a cui la lega lo spirito sognatore e l’interesse politico.. 
Tratto dalla biografia firmata da Amanda Foreman, un biopic su un’antenata di Lady D. (non per nulla chiamata Lady G.): esistono davvero molte analogie tra le due Lady di casa Spencer? Non cosi’ tante a mio parere, forse solo un certo spirito romantico e ingenuamente ribelle che non consente alle due donne di misurarsi con la probabilissima infelicita’ di un matrimonio di interesse che si fonda esclusivamente sulla necessita’ di continuare la dinastia. 
Il film di Saul Dibb permette di godere di una raffinatissima messa in scena fatta di elegantissimi palazzi e costumi sfarzosi; quando la pellicola vuole tentare la dnuncia della dura condizione femminile finisce un po’ nel ridicolo: dubito che le urla di una donna stuprata nella camera da letto di un piano nobile potessero arrivare fino al vestibolo del palazzo data la robustezza dei muri, ma qualora cio’ fosse possibile e’ ben difficile che sul volto di un lacche’ si dipingesse la pieta’ e il disgusto come avviene nel film.