HP e il calice di fuoco

Come prevedevo il mio atteggiamento verso la saga di Harry Potter inizia a dar segni di schizofrenia: se come lettrice continuo imperterrita a tifare per il maghetto, come spettatrice subisco il fascino torbido di RalphFiennes/LordVoldemort che, come afferma Manuela Martini nella recensione di FilmTv, e’ bellissimo anche senza naso, ed infatti in rete non se ne trova una foto percio’ se volete leggere il mio parere sul film clikkate sul faccino dal latente prognatismo di Daniel Radcliffe


I fratelli Grimm e l’incantevole strega

Ifratelligrimmincantevolestrega Inizi del XIX secolo: Will e Jack Grimm sono una coppia di farabutti che campano sulla superstizione popolare sconfiggendo streghe e altri personaggi fantastici creati da loro stessi grazie a macchinari di varia natura. Scoperti dalle forze napoleoniche che dominano la Germania, vengono costretti ad occuparsi delle continue e misteriose sparizioni di fanciulle in un paesino della Turingia, ma questa volta la strega che dovranno combattere esiste davvero.

Un film che ha diviso molto critica e pubblico, a me e’ servito poco per schierarmi dalla parte di chi ha apprezzato questa pellicola: mi sono bastate le scene iniziali in cui, dopo la sconfitta di una paurosa strega, vengono svelati tutti i trucchi usati dai due fratelli e dai loro aiutanti, per leggere il film come un bizzarro omaggio al mondo del cinema, fatto di trucchi e d’inganni. Mi hanno anche molto divertito le citazioni stravolte di film classici: l’ingresso dei soldati francesi nella bettola germanica costretta a suonare la Marsigliese e’ il perfetto rovesciamento della scena di Casablanca dove l’inno francese simboleggia la voglia di liberta’ contro i nazisti e l’entrata in scena del bislacco Mercurio Cavaldi (la cui fisionomia mi ricordava Vincent Price) avviene con la sua ombra che incombe sul letto dove dormono i Grimm, esattamente come quella del Nosferatu di Murnau si proietta nella camera di Ellen: Terry Gillian non si e’ divertito solo a giocare con le favole, ma anche con il cinema.
Certo, il film ha evidenti difetti di sceneggiatura soprattutto nella parte centrale che va un po’ per conto suo e lo stile grottesco tende a sfuggire di mano al regista, anche se nel finale si riprende con battute degne dei migliori Monty Python; pero’ il gioco e’ cosi’ scanzonato e le immagini talmente perfette nella loro citazione della pittura fiamminga (notevoli sugli sfondi delle scene di tortura) che molto si puo’ perdonare.

Sogni. Visioni tra Simbolismo e Liberty

DieSünde E’ con orgoglio campanilista che racconto di questa bella mostra che inaugura la funzione museale del restaurato Palazzo Asperia, ex sede della Camera di Commercio di Alessandria ed ora distaccamento della Fondazione Palazzo Bricherasio.
Meriterebbero due parole anche l’edificio costruito nei primi anni ‘30 in quello stile variegato che va sotto il nome di “eccletismo novecentista” che rielabora l’eccletismo di fine ottocento semplificandolo e anticipando il razionalismo e l’ottimo restauro che ne ‘e stato fatto, ma visto che la mostra che lo inaugura e’ stata curata da uno Sgarbi singolarmente contenuto e pregnante con l’argomento dell’esposizione, il fascino del palazzo passa in secondo piano.
Tra simbolisti francesi e primi espressioni del divisionismo, passando per i bronzi di Bistolfi e i vasi liberty di Chini, ritrovo gli aspetti che amo dello stile artistico che prediligo, cioe’ l’illusione che in quegli anni in cui fu inventato quasi tutto, cinema, telefono, auto.. l’uomo potesse finalmente godersi pacificamente la natura mentre la macchina suppliva alla fatica d’esistere, utopia che viene esplicitata dai decori floreali art nouveau.
Chimere di un’Arcadia Felix che flirta con la morte, da sempre corrispettivo dell’eros che in quel periodo decadente si fa sempre piu’ imperante.
Anni che rivelano le malcelate angosce di un mondo sull’orlo di un abisso di guerra da cui riemergera’ schiavo delle macchine.
Ovviamente c’e’ molto di piu’ dietro l’arte della fine del XIX secolo, ma questa romantica utopia, conscia di esser tale, mi commuove.





Sogni. Visioni tra Simbolismo e Liberty
Dal 19 novembre 2005 al 26 febbraio 2006
Palazzo Asperia, Alessandria



La seconda notte di nozze

Nino, maneggione di professione, tenta di sopravvivere con la madre Liliana nella Bologna del primissimo dopoguerra; quando scopre di avere in Puglia dei parenti paterni di cui non era a conoscenza, ed in particolare uno zio da sempre innamorato della madre, non esita a partire per buttare Liliana tra le braccia del cognato.


Primanottedinozze


Mi ha piacevolmente sorpresa quest’ultimo film di Pupi Avati, regista che non amo in modo particolare.
Ho apprezzato la delicata malinconia con cui ricostruisce i primi anni del dopoguerra italiano: nel suo racconto vengono quasi mitizzati, come sempre si fa per il periodo della propria giovinezza, ma la durezza del momento riesce ad arrivare.
La storia narrata e’ molto particolare, in bilico tra commozione ed amarezza, e talmente coinvolgente che piu’ volte mi son ritrovata a chiedermi cosa sarebbe successo di li’ a poco e come sarebbe finita, imprevedibilita’ che ultimamente riscontro assai di rado al cinema.
Avati dimostra un grande talento nel trovare facce che bucano lo schermo, come quelle della famiglia del notaio e poi puo’ contare su un cast in stato di grazia: la Ricciarelli supera piu’ che dignitosamente la prova del debutto sul grande schermo, Neri Marcore’ e’ perfettamente credibile nella parte dell’infido Nino e l’ottimo Antonio Albanese riesce finalmente a uscire completamente dalle sue macchiette televisive, ma ad illuminare lo schermo sono le due vecchie zie, in particolare una grandissima Marisa Merlini.

Se fossi Bree..

Se fossi Bree Van de Kamp probabilmente mi recherei di persona dai direttori dei supermercati che son solita frequentare e con la ferma grazia che sconfina nella minaccia, li inviterei a fare in modo che le cassiere siano adeguatamente informate sui prodotti in vendita nel centro commerciale e non utilizzino i clienti per soddisfare le loro ansie di sapere, certamente apprezzabili ma alquanto inopportune per l’acquirente che vuol solo andarsene a casa con la merce si’ duramente conquistata!
Non so se capiti solo a me di subire interrogatori sulla qualita’ di prodotti appena usciti, dal bonbon al detersivo, esperienza mortificante perche acuisce il senso di colpa gia’ latente per aver ceduto per l’ennesima volta alle false lusinghe della pubblicita’; poi basta acquistare piu’ di tre scatolette di cibo per animali che parte lo spirito animalista che e’ celato in ciascuna cassiera ed ella inizia a raccontarti dell’unico animale domestico che abbia mai visto, probabilmente in casa di una lontana prozia.. evabbe’!
Ma quando la cassiera passa almeno dieci minuti con in mano il volume che raccoglie tutte le fiabe di Capuana che tu hai appena acquistato perche’ in allettante offerta e mentre si sfoglia quello che ormai e’ il TUO libro ti pone intelligentissime domande che non riguardano il fatto che tu conosca il testo, ma, badate bene, se tu ne sia gia’ in possesso e tu sei costretta con sforzo sovrumano a dominare i muscoli facciali, trasformando i denti digrignati in una parodia di sorriso mentre rispondi che se l’avessi gia’ in casa molto probabilmente non lo (ri)compreresti e quando, fiera della tua distaccata ironia, sei praticamente certa che la tortura sia terminata, l’attenzione della sadica commessa viene attirata da una misera confezione di alchechengi che tu hai incautamente acquistato e ti tocca tenere anche una lezione di botanica per spiegare a quale specie appartenga il frutto e che sapore abbia allora si’ rimpiangi la passione per le Luger di Bree Van de Kamp!

Flightplan – Mistero in volo

A volte anche un un brutto film di cassetta, scopiazzatura malfatta di un ben piu’ celebre lavoro di Hitchcok, La signora scompare, potrebbe dare una mano a raddrizzare una pessima situazione economico-sociale: se nessuno se ne fosse accorto, la pellicola in questione non e’ altro che un megaspot del nuovo Airbus 380 che a meta’ del prossimo anno iniziera’ a compiere normali voli di linea, che difficilmente faranno scalo in Italia dato che i nostri aeroporti non sono in grado di accogliere in tutta sicurezza questi giganti dell’aria che invece potranno tranquillamente scendere al nuovo aeroporto di Valona, Albania (la notizia la riportava di spalla, senza suscitare alcun scalpore, un trafiletto sulla rivista Touring dello scorso gennaio). C’e’ da meditarci su, traforando montagne, disegnando ponti o leggendo la mia recensione del film pubblicata su Impattosonoro e che ora potete leggere qui


FightplanMisteroInVolo


In her shoes – Se fossi lei

Rose e Maggie sono due sorelle molto unite ma completamente diverse: tanto la prima e’ insicura del suo aspetto fisico ma rigorosa e affidabile, altrettanto la seconda punta tutto sulla sua innegabile bellezza ed e’ sventata in tutto il resto. Una breve convivenza tra le due provochera’ una rottura apparentemente insanabile che invece permettera’ di affrontare i fantasmi di famiglia…

Sefossilei Se fosse stato girato nell’epoca d’oro Hollywood una pellicola del genere avrebbe avuto per protagoniste Bette Davis e Miriam Hopskin: paragonare la prova della brava Toni Collette con la mitica Bette Davis e’ certamente spropositato, invece Cameron Diaz regge perfettamente il confronto con la bionda antagonista per eccellenza della Davis dando una buona prova di recitazione.
Sempre in bilico tra commedia e melodramma, il lavoro di Hanson si fa scoprire a poco a poco, prendendosi tutto il tempo per raccontare i complessi rapporti tra le due sorelle e le dinamiche della loro famiglia, prestando grande attenzione ad atteggiamenti tipicamente femminili che van ben al di la’ della passione per le scarpe: gustosissima la scena in cui Rose, per capacitarsi di esser finita a letto con un uomo che ritiene troppo bello per se’, lo fotografa con cellulare per poter aver una prova tangibile dell’evento. Di stampo piu’ melodrammatico il momento in cui Maggy riesce ad affrontare la sua dislessia grazie all’aiuto di un professore emblematicamente cieco, quindi non suscettibile alla sua avvenenza.
Con il procedere della storia il tema della bellezza si fa secondario rivelando problemi ben piu’ seri che hanno a che fare con la madre morta prematuramente e sofferente di un problema mentale, tutte le fisime delle protagoniste appaiono sotto una nuova luce: la paura di ereditare la malattia.
Anche l’ingresso in scena della nonna di cui le due sorelle non sapevano piu’ nulla e’ interessante, non solo per l’evolversi della trama, ma anche per una sottile satira sociale: se prima il montaggio alternato mostrava la differenti vite di Rose e Maggy ora il confronto e’ tra Philadelphia, citta’ attiva e fredda e l’assolata cittadina della Florida dai colori pastello abitata da soli anziani.
Da segnalare anche le figure di contorno che delineano un universo femminile molto composito (c’e’ anche una matrigna in perfetto stile Cenerentola!) che ha la funzione di far da contrappunto al plot con alcune delle battute migliori.

Suonala ancora

Suonalaancora Il volume, uscito nel 1997 in Italia, lo si acquista per la curiosita’ verso l’autore Stephen Bogart, figlio di cotanti genitori, poi leggendo la quarta di copertina che riassume la trama si e’ ulteriormente intrigati dalla curiosita’, forse morbosa, di sapere se dietro la vicenda di quel R.J. Brooks detective, figlio di una bellissima diva di Hollywood troppo presa dalla sua carriera si nasconda qualcosa del vero rapporto figliale che l’autore ha con la celebre madre, Lauren Bacall.
Di certo anche Bogart jr. ci marcia intitolando il romanzo Suonala ancora battuta che solo a forza puo’ essere ritenuta valida per raccontare le gesta di un serial killer.
Il romanzo in se’ e’ piuttosto banale con la classica divisione tra la narrazione delle (dis)avventure del detective che non si esime dall’innamorarsi di una energica e bella donna con la quale si produce in strepitose (???) performance sessuali e il racconto in prima persona dei propositi malati del serial killer.
Sam stavolta poteva star fermo un giro.