Il futuro dell’energia

Visto che questo blog ha decisamente a cuore le sorti energetiche, aderisce molto volentieri all’invito di pubblicare il bando del prossimo Enel Digital Contest, sperando che qualhe filmaker capitato qui per caso partecipi con un’idea geniale.

Eneldgtcontest Il futuro dell’energia: è questo il tema della nuova edizione di Enel Digital Contest, il concorso web per giovani videomaker promosso da Enel e dall’Associazione Amici del Future Film Festival, che arriva al suo quarto appuntamento forte dell’enorme successo delle precedenti edizioni.

I concorrenti saranno invitati a una riflessione – seria, ironica o fantascientifica – su quello che succederà in un futuro prossimo o lontanissimo, alla ricerca del rispetto dell’ambiente e di un’energia sostenibile. I giovani creativi, con la loro inventiva e capacità, sapranno creare e proporre scenari inediti, futuribili, imprevedibili.

Novità di rilievo di quest’anno è l’ampliamento del concorso, il cui contesto diventa per la prima volta internazionale. “Allargare Enel Digital Contest a un ambito internazionale – sottolinea Gianluca Comin, Direttore Relazioni Esterne di Enel – è il naturale sviluppo di un premio ormai così conosciuto e apprezzato nel nostro paese; questa innovazione peraltro è in linea con l’identità di Enel: un’azienda che punta sempre di più sull’espansione all’estero per diventare una grande multinazionale nel settore dell’energia”.

Consolidata nelle precedenti edizioni, la formula del concorso mantiene le sue caratteristiche peculiari, presentando due giurie differenti che premieranno la creatività del giovane cinema italiano e internazionale con nuovi e più numerosi riconoscimenti: una Giuria on line (composta dai navigatori della Rete) premierà le due opere maggiormente votate sul sito Internet dell’iniziativa, mentre una Giuria di esperti del mondo del cinema e della comunicazione assegnerà tre premi (Premio per la migliore regia, Premio per la migliore idea creativa, Premio per il miglior montaggio).

“La bella sorpresa del concorso – afferma Giulietta Fara, Direttore Artistico di Future Film Festival – è la quantità e la qualità dei lavori che ogni anno arrivano per Enel Digital Contest. Ampliare e diversificare i premi del concorso vuol dire credere maggiormente nelle capacità creative dei ragazzi e dare un piccolo contributo al loro sviluppo professionale.”

La scadenza per l’iscrizione al concorso è il 31 ottobre 2007, mentre quella per la consegna delle opere è fissata per il 31 dicembre. Informazioni e bando di concorso sono disponibili all’indirizzo www.enel.it/digitalcontest .

Gli amori di Astrea e Celadon

Gliamoridiastreaeceladon I pastorelli Celadon e Astrea vivono un amore osteggiato dalle famiglie, per questo motivo ad una festa Celadon, dietro suggerimento dell’amata, si finge innamorato di un’altra ragazza. Astrea pero’, pungolata da uno spasimante, crede che Celadon oltrepassi i limiti della finzione e lo lascia, ordinandogli di non comparirgli piu’ davanti. Celadon per il dolore si butta nel fiume ma viene salvato dalle ninfe, ma non riesce a guarire dall’amore per Astrea, finche’ un druido non gli suggerisce un modo rocambolesco per riconquistare l’amata…

Quest’ultima fatica di Rohmer e’ un opera complessa, che richiede una grande attenzione dello spettatore. Innanzitutto vi sono degli aspetti stranianti,: una didascalia iniziale che sottolinea come questo film sia tratto da un’opera di Honoré d’Urfé, del XII secolo, ambientata pero’ nella Gallia del V secolo e che sia stato necessario cambiare i luoghi originari dell’azione per la loro eccessiva “modernizzazione”, cercando altrove in Francia luoghi che rispecchiassero le caratteristiche bucoliche di quei tempi lontani, letto questo l’aspettativa e’ di un grande rigore filologico, che pero’ viene ben presto smentita dal castello del XII secolo dove vivono le ninfe e ancor piu’ dai quadri barocchi che illustrano alcuni passi della trama.
Tema centrale del film e’ l’amore e non solo quello contrasto dei due protagonisti, ma la riflessione filosofica su questo argomento: il fratello di Celadon cerca di convincere il “play-boy” antelitteram del villaggio di come sia pura e soddisfacente la fedelta’ amorosa verso un unico soggetto d’amore che porta alla comunione delle anime, mentre il druido spiega a Celadon come la sovrapposizione delle divinita’ romane al pantheon celtico sia solo superficiale perche’ gli dei celtici sono solo raffigurazioni dei diversi aspetti del dio unico Teutates, c’e’ poi il riferimento alla profezia della vergine partoriente, mito che avvicina la religione druidica a quella cattolica ed e’ alla base della costruzione della cattedrale di Chartres.
In quest’ottica il travestitismo di Celadon perde tutta la sua componente maliziosa e oltre ad un escamotage per riavvicinare l’amata diventa quasi la dimostrazione di questa idea propugnata dal film, dell’amore che travalica il se’, mentre Astrea con le sue paure che la portano alla gelosia e il comandare al suo amore rappresenta un’immagine negativa dell’amore, salvata solo dal sentimento di Celadon.
Insomma un film che si presta a letture e meditazioni colte, che e’ girato con una grande eleganza formale tutto “en plein air” , ma che e’ penalizzato da un eccessivo formalismo e una raggelante verbosita’ che annulla la proverbiale leggerezza del maestro francese.

Sicko

Sickopg Il cinema di Michael Moore e’ sempre controverso, considerato estremamente fazioso ma questa volta i dati da cui parte la sua indagine sono terribilmente oggettivi: che gli USA siano privi di una sanita’ pubblica e’ cosa risaputa, piu’ sconvolgente scoprire che nella nazione considerata la prima potenza mondiale la mortalita’ infantile sia piu’ alta che in nazioni considerate terzo mondiste. Ammettendo pure che i casi di mala assicurazione sanitaria raccontati dal film siano episodi piu’ o meno isolati, pecche macroscopiche che si possono trovare anche nel miglior sistema sanitario del mondo, questo e’ relativo perche’ partendo da un’opera di denucia il lavoro di Moore si trasforma nel confronto tra modi opposti di concepire la sanita’: per quanto il regista sia come sempre accanito contro i repubblicani, traspare tra le maglie dell’ironia anche la sua difficolta’ di americano di accettare un sistema sanitario impostato su presupposti del tutto diversi.
La fine del film con il viaggio della speranza prima verso Guantanamo poi a Cuba ha momenti veramente toccanti e ben vengano faziosi come Michael Moore che gridano che il re e’ nudo e svelano che il peggiore nemico di sempre, Cuba e’ in grado di accogliere e onorare gli eroi dell’undici settembre: credo che siano piu’ utili quelle immagini che la diplomazia per riavvicinare due popoli.
Una cosa che non mi e’ proprio piaciuta nel film c’e’: quando Moore narra di aver pagato le cure mediche per la moglie del suo piu’ accanito detrattore: mi auguro sinceramente che il personaggio in questione fosse stato avvisato e avesse approvato quello spezzone di pellicola, in ogni caso l’uso strumentale che Moore ne ha fatto cancella gran parte del valore umanitario del gesto compiuto.

Les anneés Grace Kelly

Gracekelly02Evento tra i piu’ pubblicizzati dell’estate, l’omaggio che il Principato di Monaco rende alla Principessa Grace nel venticinquesimo anniversario della sua scomparsa, pur sfiorando a tratti l’agiografia, si rivela particolarmente interessante per gli amanti della storia del cinema e del costume.
La mostra e’ divisa in sale tematiche che raccontano i vari capitoli dell’esistenza di Grace Kelly.
Sono rimasta particolarmente colpita dal primo, che ripercorre la sua infanzia nella ricca Filadelfia degli anni’30: e’ la sala dove maggiormente si respira un’atmofera e un’epoca, con il padre imprenditore e campione di canottaggio, la madre ex modella e i figli inquadrati in una rigida disciplina sportiva, gia’ ripresi in tenera infanzia da cineprese a colori o mentre salgono sull’auto di famiglia guidata dall’autista di colore.
Si passa poi ad esaminare gli anni della giovinezza, con gli studi d’arte drammatica a New York, la vita in un esclusivo pensionato per signorine di buona famiglia, i contratti da modella per pagarsi gli studi e poi il debutto nel cinema, l’impressione e’ che Grace Kelly fosse gia’ una persona dalla vita dorata e perfetta a cui mancava giusto un titolo principesco.

Gracekelly01La sua avventura cinematografica viene raccontata in due sale, la prima narra le sue esperienze che in breve tempo ne fecero una stella, portandola a vincere un oscar nel ‘54 per Una ragazza di campagna, nonostante i toni celebrativi che la proclamano una delle attrici piu’ lanciate del momento, bisogna ricordare che due suoi film erano remake: Alta societa’ e’ il rifacimento di Scandalo a Filadelfia e Mogambo quello di Lo schiaffo, degli altri suoi film, a parte Mezzogiorno di fuoco non e’ rimasta poi molta traccia, probabilmente Grace Kelly avrebbe potuto avere una carriera sfolgorante, ma per come sono andate le cose, oggi la la sua fama si basa quasi esclusivamente sulle pellicole di Hitchcock. Al maestro del brivido e’ dedicata un’intera sala molto ben allestita, in particolare mi e’ piaciuto l’angolo in cui e’ stata ricreata la finestra de La finestra sul cortile dietro alla quale diverse macchine fotografiche con maxiobbiettivo ospitano dei piccoli schermi dove scorrono immagini della lavorazione del film.
Segnalo che una didascalia sostiene “il rapporto figliale tra Hitch e la sua prima attrice”, vabbe’ non faro’ del morboso pettegolezzo.
Finita la parabola cinematografica e iniziata la fiaba principesca, l’interesse si sposta sul costume del XX secolo: ci si puo’ dilettare a leggere la disposizione dei posti assegnati alle varie teste incoronate e dei capi di stato durante la cerimonia religiosa, oppure ci si puo’ far rapire dall’eleganza dei molti abiti della principessa indossati nelle varie occasioni mondane: teche apposite illustrano la gloria della celebre Kelly, la borsa che Hermes disegno’ per la principessa e che ancora oggi e’ un must della moda.

Les anneés Grace Kelly,
dal 13 luglio al 23 settembre 2007
Grimaldi Forum, Monaco

Il fuoco

Ilfuoco01 Italia 1916
con Pina Menichelli, Febo Mari,
regia di Giovanni Pastrone (con lo pseudonimo di Piero Fosco)

Lei, la scrittrice di successo, incontra lui, il pittore di belle speranze mentre entrambi cercano di riprodurre, ognuno con la propria arte un magnifico tramonto. La donna seduce l’uomo ma la loro secondo incontro si mostra scostante, salvo lasciargli un criptico messaggio amoroso.
Scoppiata la vampa della passione i due si ritirano in un castello di proprieta’ della donna vivendo d’amore e di arte. Dopo un ‘importante rassegna pittorica dove il ritratto della donna dipinto dal suo amante ottiene molto scalpore e successo, la donna perde interesse verso il compagno (in realta’ riceve un telegramma che l’avvisa del ritorno del duca suo marito) e lo lascia. Il pittore non sa riprendersi dalla sua febbre amorosa e quando, qualche tempo dopo, incontra per caso la donna che finge di non conoscerlo impazzisce e finisce i suoi giorni in manicomio.

Il Fuoco era parte integrante della sezione propedeutica del mio corso di Storia e Critica del cinema e gli spezzoni che vedevamo ci procuravano molta ilarita’ con la distinzione in tre atti della parabola amorosa: favilla, vampa, cenere e ancor piu’ sconcerto causava l’immondo cappellino con le ali di gufo indossato da Pina Menichelli, simbolo della rapacita’ femminina.
Ilfuoco_2 Rivisto oggi nella sua interezza, come evento speciale de Le strade del cinema,
il film sfiora si’ il ridicolo in alcuni momenti, soprattutto per le didascalie altisonanti ispirate al Vate D’Annunzio ma sul piano filmico conferma per l’ennesima volta la capacita’ di messa in scena di Giovanni Pastrone.
E il personaggio di donna rapace che preferisce vivere alla fiamma ardente e rapida della passione invece che consumare un sentimento tra le fiamme gestibili di un amore tranquillo riesce a farsi ricordare.
Notevole l’interpretazione della Menichelli, nonostante il cappellino che trovo ancora assurdo mentre gli altri suoi abiti sono un perfetto compendio di storia del costume degli inizi dl XX secolo; vedendola si capisce il carisma dei grandi divi del cinema muto come Rodolfo Valentino o la Bertini: nonostante la recitazione esasperata che noi non possiamo piu’ apprezzare, riescono a “bucare lo schermo” e colpire lo spettatore anche oggi, in un’epoca cosi’ diversa, lo stesso non si puo’ dire di Febo Mari, grande star dell’epoca che pero’ non riesce piu’ a comunicare con questo tempo, risultando ridicolo nella sua isterica gesticolarita’ e improponibile nel suo grembiulino da pittore he lo rende piu’ adatto a una comica di Buster Keaton che a un dramma amoroso.

Fearless

Fearless

Cina, 1910: la nazione e’ allo sbando e sottomessa all’influenza delle potenze straniere; l’ennesima occasione di umiliazione, si trasforma pero’ in un’occasione di riscatto: il campione di arti marziali Huo Yuanjia sfida da solo i quattro rappresentanti piu’ valenti delle discipline straniere.
Prendendo spunto da questo episodio entrato ormai nella leggenda, il film racconta la vita dell’eroe cinese, come da giovane ambizioso che punta esclusivamente a diventare un campione del wu-shu, si ritrovi a pagare le conseguenze della sua esistenza vanagloriosa, capendo il significato piu’ profondo dell’arte marziale, fondando una scuola attiva ancora oggi, e morendo avvelenato a soli 42 anni.

Per chi, come la sottoscritta, del genere wuxia conosce solo quel che arriva sui circuiti meanstream e cioe’ poco altro che l’esasperato virtuosismo cromatico degli ultimi lavori di Zhang Yimou di quest’opera colpisce soprattutto la concreta fisicità dei sempre eccelsi combattimenti firmati da Yuen Woo Ping: volti tumefatti, ossa spezzate, casse toraciche sfondate e piu’ di una volta ci si ritrova a ritirarsi sulla poltrona mormorando tra i denti un “ahia”.

A questo si unisce il respiro epico della vicenda, fornendo allo spettatore una concreta soddisfazione per l’esperienza cinematografica, il che non e’affatto poco, soprattutto in periodo estivo.

Ghost whisperer

Ghost whispererGia’ dalla prima puntata si ha l’impressione che le avventure di Melinda Gordon, la giovane donna in grado di vedere e parlare con gli spettri aiutandoli a passare oltre, siano una scopiazzatura di Medium, con la differenza che Melinda non si fa nessuno scrupolo di condividere il suo dono con marito e socia in affari che passano meta’ del loro tempo a chiedersi e chiederle se stanno condividendo la stanza con un fantasma: un modo un po’ assurdo per rappresentare la quotidianita’ con il soprannaturale!
Forse nella mediocrita’ del prodotto sta proprio la sua aderenza all’esigenza del pubblico americano costretto piu’ che mai a confrontarsi coi propri deceduti e le vicende strappalacrime del telefilm che solitamente hanno per protagonisti bambini o adolescenti prematuramente scomparsi ben risponde a un sentimento sicuramente molto diffuso nel Paese.
Detto questo, quello che mi piace veramente del telefilm e mi ha spinto a parlarne e’ la sigla iniziale, dove si puo’ riconoscere la mano del geniale inventore delle sigle di Carnivale e Desperate Housewives che ancora una volta, con il suo stile inconfondibile, riesce a giocare con gli elementi portanti del telefilm, in questo caso creando un’atmosfera surreale che ha qualcosa di magrittiano e dove non manca una farfalla di junghiana memoria: mi affascina talmente l’opera di questo artista che sopporto perfino che l’odiosa Jennifer Love Hewitt figuri nella sigla.

Scaramouche

USA, 1952 MGM
Con Eleanor Parker, Stewart Granger, Janet Leigh, Mel Ferrer.
Regia di George Sidney

Francia, qualche anno prima della Rivoluzione Francese: il giovane scapestrato Andre’ Moreau, giura di vendicarsi del marchese de Maynes, il piu’ abile spadaccino di Francia, che ha ucciso il suo migliore amico, colpevole di essere l’autore di un foglio liberale. Nel frattempo per sfuggire alle guardie, Moreau si nasconde dietro la maschera comica di Scaramouche..


Scaramouche

Remake dell’omonimo film del 1923, questa versione e’ un rutilante film di cappa e spada che si segnala per la miglior scena di duello di tutti i tempi, che ha luogo tra i palchi e le quinte di un teatro.
Estremamente interessante anche l’uso della maschera: non semplice doppio o emblema di una personalita’ nascosta, la maschera di Scaramouche diventa quasi un mezzo per traghettare il protagonista tra varie identita’: all’inizio del film Moreau ci viene presentato come un giovane che non conosce le proprie origini, figlio illegittimo di un nobile , per buona parte del film il protagonista (e lo spettatore con lui) crede di aver scoperto il nome del genitore, ma solo alla fine scoprira’ le sue vere origini.


Scaramouche

L’estrema fluidita’ di identita’ si riflette anche nell’apparentemente superficiale lettura storica: gli ultimi anni del regno di Maria Antonietta non hanno nulla di drammatico e niente fa presagire l’imminente rivoluzione, ma nel finale Lenore, la fidanzata abbandonata da Scaramouche per il suo vero amore, si trova come accompagnatore un giovane Bonaparte: anche la Storia deve vedersela con repentini cambi di corso.


Scaramouche

Cast in stato di grazia: ottimo Stewart Granger, eroe del genere degli anni ‘50, sensuale e indimenticabile Eleanor Parker nei panni di Lenore: sicuramente anche Buz Lurhman si e’ ricordato di lei, per delineare il personaggio di Satine.