Raramente un film riesce a raggiungere vette di pura commozione miscelate con le
piu’ crasse risate come succede all’opera di Denis Arcand, seguito ideale di
Il declino dell’impero Americano del 1986.
Un intellettuale di
sinistra, cinquantenne colto e crapulone e’ ormai alla stadio terminale della
sua malattia e non e’ difficile ravvisare in questo personaggio la
rappresentazione di certi aspetti nostra decadente cultura occidentale. Il
figlio rampante riuscira’ a suon di mazzette a regalargli una fine serena, quasi
invidiabile, circondato dai suoi piu’ cari amici, mentre lo scricchiolante
impero americano inizia a sentire i barbari premere alle sue porte.
Ma come
si evince anche dalla locandina i veri barbari che non si possono tenere a bada
sono i sentimenti: la comodita’ comprata per il padre inizialmente e’ un modo
per metter a tacere la coscienza, ma ben presto il dialogo portera’ non solo a
un riavvicinamento famigliare, ma anche la giovane amica di famiglia drogata,
assunta per realizzare una terapia del dolore a base di eroina trovera’ la forza
per uscire dal suo personale incubo.
E’ un film insolitamente speranzoso,
dati i tempi, punteggiato dalla meravigliosa natura dell’autunno canadese e da
una carellata di libri moderni, degni di costituire una nuova rocca del
sapere.
Emozionante.