Lorax – Il guardiano della foresta

Lorax Ted è un ragazzino che vive a Thneedville, dove tutto è colorato e di plastica, anche la vegetazione. L’aria è buona perché si compra in bottiglia dal magnate della città Mr. O’Hare. Per amore della bella Audrey che sogna alberi veri, Ted inizia un’avventura che lo porta fuori dalle mura della città dove tutto è desolazione, alla ricerca di Once-ler, l’unico che potrebbe sapere ancora qualcosa sugli alberi..

Coloratissima versione pop del racconto del Dr. Seuss, autore per l’infanzia amatissimo in America. Il film è destinato al pubblico più piccolo ed edulcora molto i temi scottanti posti dai racconti di Seuss (dalle sue opere sono stati tratti anche Ortone e il mondo dei Chi, Il Grinch e una precedente versione di Lorax).
La fiaba originale racconta solo le avventure di Once-ler che in nome del profitto distrugge una foresta anche se aveva promesso il contrario a Lorax, il guardiano degli alberi. Ma raccogliere ad uno ad uno i ciuffi di truffola non risponde alle esigenze di mercato, conviene abbattere senza comprendere che esaurire la materia prima significa anche mandare a monte la produzione.
La cornice al racconto originale con Ted che riscatterà gli errori di Once-ler grazie all’aiuto della furbissima nonnina è quasi più intrigante del racconto stesso: la canzone iniziale che descrive la vita a Thneedville è una rappresentazione puntuale dei desideri moderni, una via di mezzo tra Las Vegas, gli outlet e le navi da crociera dove le piste da sci convivono accanto alle spiagge tropicali.
Danny de Vito è la star del cartone: se l’attore ha doppiato in tutto il mondo il baffuto spirito della foresta, l’avido Mr O’Hare ne ricorda persino i tratti del volto sotto il caschetto di capelli.
Sorpresa del doppiaggio italiano è Marco Mengoni che recita e canta la parte di Once-ler: se non stupisce la sua abilità nel canto, è notevole la sua bravura di doppiatore e sia nel canto che nel parlato ha la grande qualità di non personalizzare troppo il personaggio rimanendo irriconoscibile.

Pirati! Briganti da strapazzo

Pirati Capitan Pirata, amatissimo dalla sua strampalata ciurma, non è certo il terrore dei sette mari e sogna da decenni, invano, di vincere il premio di Pirata dell’Anno. Un giorno assale il Beagle con a bordo un timido Charles Darwin e scopre così che l’amato pappagallo Polly in realtà è un rarissimo Dodo considerato estinto da oltre un secolo. Capitan Pirata pensa di mettera frutto i guadagni della scoperta scientifica per vincere l’agognato trofeo dei pirati e per farlo si reca fino a Londra, dove impera la regina Vittoria, acerrima nemica dei Fratelli della Costa..

L’ultimo lavoro della casa di produzione Aardman che segna anche il debutto dei maestri della plastilina nel 3D, si ispira al romanzo per ragazzi Pirati di Gideon Defoe (l’autore ha anche collaborato alla sceneggiatura). L’opera si distacca dal filone corrente dei cartoon perchè non sfrutta il solito gioco cinefilo di riproporre in chiave comics scene di celebri film. Per gli adulti il divertimento ò dato da un surreale pastiche senza soluzione di continuità dove si ritrovano insieme protagonisti ed atmosfere dell’età vittoriana che in realtà non hanno nulla d spartire tra loro. Darwin è un represso sessuale che vorrebbe rubare il Dodo e accaparrarsi il merito della scoperta. Vive in una casa-studio degna del Dottor Jekyll in compagnia di Bobo, uno scimpanzè che funge da servitore muto. Le notti londinesi sono animate da Jane Austen e la popolarità di capitan Pirata eclissa quella della precedente attrazione, il povero Elephant Man che ormai siede solitario a un tavolo del pub con il suo telo a coprirgli la faccia. Il gioco sul positivismo londinese è la parte più divertente del film; la scoperta del lato oscuro della regina Vittoria segna una cesura nella trama e forse anche un calo nelle proposte di soluzioni fantastiche e surreali nonostante si sconfini nello steampunk.
Da sottolineare la colonna sonora che vanta perle della musica inglese, dai Pogues ai Clash, gruppi decisamente insoliti per la soundtrack di un cartone animato.
Anche il doppiaggio italiano è soddisfacente, se Christian DeSica aveva già convinto in Ortone, la scoperta di Pirati è probabilmente la Littizzetto che caratterizza molto bene la perfida regina Vittoria.

Ortone e il mondo dei Chi

Nella foresta di Nullo vive l’elefante Ortone: e’ un po’ svampito ma benvoluto da tutti, almeno fino al giorno in cui sente un flebile suono provenire da un granello di polvere. Ortone si convince da subito che in quel granello c’e’ un mondo con cui riuscira’ anche a comunicare scoprendo la citta’ di Chi Non So. L’elefante prende l’impegno di depositare il granello e i suoi abitanti in un posto sicuro, anche se questo gli puo’ costare l’ostracismo della sua comunita’..


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Appena qualche settimana fa, rivedendo Il mistero di Sleepy Hollow mi chiedevo quando sarebbero cominciate le citazioni visive del caratteristico mondo burtoniano e questo cartone che riduce l’ormai obbligatorio richiamo cinefilo ai classici annovera Burton tra le sue citazioni: “adoro il profumo delle banane al mattino” esclama Ortone sfuggendo alla mitragliata delle bertucce, mentre l’avvoltoio Vlad gia’ nel nome e nell’accento richiama il terribile conte transilvano. Il mondo di Chi rinchiuso nel suo granello si rifa’ all’immaginario burtoniano con le forme curve del paesaggio e Jojo, l’unico figlio maschio tra i 99 di Sinda-chi’ e’ silenzioso, umbratile come il miglior eroe di Tim Burton e come ci insegna il maestro, si rifugia in un mondo fantastico dove da sfogo ai propri talenti nascosti.
Ortone e il mondo dei Chi e’ una favola lieve, di buoni sentimenti ma con una morale meno scontata di quel che si potrebbe pensare, con diversi piani di lettura: l’indifferenza degli abitanti di Chi da fronte ai segnali di un’imminente catastrofe, richiama la nostra grave situazione ecologica ma ancor piu’ interessante e’ la posizione di Ortone da cui la dittatoriale Cangura si aspetta una sconfessione degna del processo a Galileo, perche’ ritiene che fantasia e immaginazione siano diseducative, mentre l’elefante e’ disposto a tutto pur di salvare una vita, per minuscola che sia.
Il doppiaggio italiano e’ affidato a Christian de Sica per il ruolo di Ortone e devo dire che “la romanizzazione” dell’elefante che all’inizio mi preoccupava non poco, ha invece caratterizzato bene il personaggio, paradossalmente risulta molto piu’ “televisiva” la voce di Veronica Pivetti che doppia la Cangura.