Frank

Frank Jon, impiegato con velleità da musicista, del tutto fortuitamente si trova a sostituire il tastierista di una band che suona nella sua città. Il complesso dal nome bizzarro, Soronprfbs, fa musica altrettanto strana, d’avanguardia e il cantante si esibisce con un enorme testa di carta pesta. Dopo qualche tempo Jon viene ricontattato per unirsi al gruppo e scopre che Frank non si toglie mai la testa finta..

Una commedia esilarante dalle folgoranti battute, ricca di humor nero che sa essere una riflessione sull’arte e sul bisogno di affermazione dei musicisti. Jon rimane incantato dalla genialità di Frank quanto il bizzarro cantante si lascia irretire dall’idea di esibirsi davanti a un pubblico che ami la sua musica, l’esito sarà disastroso rivelando anche la vera identità di Frank. La scoperta sarà ancora più scioccante per Jon che finalmente capisce che il talento non è frutto di una vita infelice (restava nel gruppo dov’era palesemente odiato solo per scontare l’infanzia serena) e che i simili si supportano tra loro, anche dal punto di vista creativo.
Un percorso formativo che si svolge in una baita persa nei boschi irlandesi dove gli Soronprfbs compongono il loro disco (a spese di Jon che spontaneamente mette a disposizione il gruzzolo ereditato dal nonno) e nel tentativo di tournée americana nata sull’onda delle visualizzazioni sul canale youtube dove Jon teneva un diario delle registrazioni all’insaputa degli altri. Anche l’elemento social così predominante nelle carriere dei cantanti o aspiranti tali ha il suo peso in questa intelligente commedia che merita di essere vista a dispetto di una distribuzione minima nonostante nel cast abbia nomi di richiamo come Maggie Gyllenhaal e Michael Fassbender, molto validi entrambi anche come cantanti.

Band of Brothers

Band-of-brothers Oggi ricorre il 69° anniversario del D-Day, lo sbarco delle truppe alleate in Normandia che ribaltò le sorti della Seconda Guerra Mondiale.
Grazie a Rai4 proprio in questo periodo sto recuperando Band of Brothers, la storica serie del 2001 (spin off di Salvate il soldato Ryan) che racconta le avventure della Compagnia Easy del Secondo Battaglione, 506º Reggimento di fanteria paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti che ebbe funzione di supporto nello sbarco in Normandia.
Non avevo mi avuto occasione di vedere il serial e dopo aver visto il noiosissimo The Pacific, sorta di sequel ambientato sul fronte bellico del Pacifico pensavo di snobbarla, ma fortunatamente ha vinto la curiosità.
Inutile commentare un prodotto così celebre con oltre dieci anni di vita, è più divertente giocare con il cast e vedere che molti dei giovanissimi protagonisti sono diventati delle star del piccolo schermo. a partire da Damian Lewis, il maggiore Richard D. Winters che dopo un decennio tra cinema e tv è il protagonista della serie di culto Homeland.
Kirk Acevedo, il sergente Joseph Toye è stato protagonista di Oz, ha partecipato a The Black Donnellys, Law & Order ma qui lo si ama soprattutto per il ruolo di Charlie Francis, collega di Olivia Dunham in Fringe.
Matthew Settle, che nel telefilm interpretava Ronald Speirs, ha partecipato a E.R. – Medici in prima linea, The Practice, Brothers & Sisters fino a brillare nelle cinque stagioni di Gossip Girl con il ruolo di Rufus Humphrey.
Scott Grimes (Donald Malarkey) è stato una colonna di E.R. nei panni del maldestro Dr. Archie Morris.
Il biondissimo Neal McDonough: Lynn “Buck” Compton in Band of Brothers è riconoscibilissimo per la sua chioma quasi albina in ogni interpretazione filmica e televisiva, lo ricordiamo come il pazzo Dave Williams nella quinta stagione di Desperate Housewives.
Richard Speight Jr. (il sergente Warren ‘Skip’ Muck) si è brevemente specializzato in serie soprannaturali come Jericho e Supernatural dove è stato Gabriel nella 5° stagione.
Il belloccio Eion Bailey (David Kenyon Webste) è transitato per diverse serie e ora è tra i protagonisti di C’era una volta con il ruolo di Pinocchio.
Il perfido istruttore Herbert Sobel era interpretato da David Schwimmer, per tutti sempre il Ross di Friends.
Concludiamo ricordando che il ruolo del sergente Burton ‘Pat’ Christenson era interpretato da uno dei sex-symbol del momento: Michael Fassbender.

Prometheus

Nel 2089 due archeologi fanno la scoperta che conferma la loro teoria: tutte le antiche civiltà terrestri onoravano le medesime entità venute dallo spazio. Dopo alcuni anni i due scienziati sono a bordo di una nave spaziale con lo scopo di raggiungere il pianeta da cui arrivarono “gli ingeneri”, gli extraterrestri che fecero nascere la vita sul pianeta Terra. La missione sponsorizzata da una Compagnia che ha ovviamente le proprie ragioni personali per sovvenzionare l’impresa, trova le tracce della civiltà aliena ma l’incontro non e’ così amichevole come si era sperato..

Prometheus



Tra Raelismo e Teoria del 10500, Ridley Scott ricostruisce gli antefatti che portano alla nascita del mostruoso alieno che ha dato vita alla saga di Alien. Mentre i critici discutono se la pellicola sia un prequel vero e proprio, io mi limito a dare un consiglio per godere la visione di un film discreto che rischia di deludere per le enormi aspettative che ne hanno anticipato l’uscita in sala. Se siete fan sfegatati della saga di Alien, probabilmente Prometheus non farà per voi, potrà invece apprezzare la pellicola chi ha voglia di vedere un film di genere, in fattispecie di fantascienza, quella con le astronavi, settore abbandonato in questi ultimi anni in favore di una sci-fi più robotica ispirata a videogiochi o fumetti.
In quest’ottica l’ultima fatica di Ridely Scott si rivela molto piacevole per l’indiscussa qualità visiva, il regista incarna alla lettera la dicitura di metteur en scene con un gusto innato per la citazione quindi i nostalgici della fantascienza spaziale andranno in solluchero ritrovandosi su astronavi e navicelle i cui interni ricordano quelle di 2001 Odissea nello spazio, il Millennium Falcon di Star Wars o i classici della tv come Star Trek e Spazio 1999.
Non manca il gusto per il decò che fece di Blade Runner un capolavoro post moderno nella grandiosità dei reperti alieni e nello stile delle tute spaziali.
Per quanto troppi individui compongano la missione e questo renda la trama meno compatta, Prometheus regala un personaggio interessante come quello del robot David, interpretato da un inquietante Michael Fassbender, dal fascino malato.
All’indiscussa piacevolezza visiva si unisce una vicenda dalla trama molto lineare, a tratti anche prevedibile negli snodi: non è difficile intuire quali sono i componenti della missione che ci lasceranno la pelle per primi ma anche questo fa parte del gioco. Non manca una certa ironia di fondo anche nel cotè filosofico della trama (attenzione spoiler) è quanto meno bislacco che una donna che ha appena abortito un feto alieno si incaponisca a voler cercare di capire perché i progenitori della razza umana ci hanno rifiutato: si è sempre i Frankenstein di qualcun altro, cara dottoressa Shaw!