Chi giace nella mia bara?

Dead Ringer
Usa 1964 Warner Bros
con Bette Davis, Karl Malden, Peter Lawford
regia di Paul Henreid



Chi giace nella mia bara


Dopo diciott’anni che non si frequentano, le due gemelle Edith e Margaret si ritrovano al funerale del marito di quest’ultima, causa della lontananza delle due donne. Il colonnello Delorca infatti amava, ricambiato, Edie ma la gravidanza di Maggie aveva imposto il matrimonio riparatore. Casualmente Edie scopre che la gravidanza che ha impedito il suo sogno d’amore era un’invenzione della sorella per sposare il ricco Delorca, che in realtà non ha mai amato. Edith decide di uccidere la gemella per sostituirsi a lei e vivere la vita che le è stata rubata ma scoprirà a sue spese la complicità dei Margaret nell’omicidio del marito e pagherà al suo posto.



Deadringer


Bette Davis doveva essere affascinata dal tema delle gemelle perchè Chi giace nella mia bara? potrebbe definirsi il reboot di una pellicola interpretata dall’attrice esattamente diciotto anni prima, L’anima e il volto che vede sempre due gemelle contendersi l’amore di un uomo e finire per scambiarsi l’identità dopo la morte di una delle due.
Se il film del 1946 voleva gareggiare in abilità tecnica con Lo specchio oscuro di Siodmak, nel 1964 i tempi sono molto cambiati e le pochissime scene in cui le gemelle sono vicine presentano dei trucchi piuttosto banali e facilmente riconoscibili.
Maggiore è la tensione drammatica: l’omicidio della gemella è premeditato mentre ne L’anima e il volto era del tutto casuale.



Chigiacenellamiabara


Intrigante il rapporto con il poliziotto Jim Hobbson (interpretato da Karl Malden) l’amico di Edie, innamorato di lei, che rifiuta di riconoscere nell’assassina la donna amata e alla fine Edith stessa si presta a rinnegare la propria vera identità per preservare il ricordo dell’uomo.
Oltre a giocare con le somiglianze con il precedente L’anima e il volto, la pellicola è anche il remake di un film messicano del 1946 La Otra, diretto da Roberto Gavaldon e interpretato da Dolores del Rio.



Deadringer


Dietro la macchina da presa c’e’ Paul Henreid (il Victor Lazlo di Casabianca) che aveva recitato anche accanto a Bette Davis nel 1942 nel film Perdutamente tua. Chi giace nella mia bara? è la sua terza e penultima regia, il risultato è un robusto thriller di stampo molto classico, il titolo italiano lascerebbe intuire qualche risvolto orrorifico ma si mette solo sulla scia del precedente Che fine ha fatto Baby Jane? (1962).

Scandalo a Filadelfia

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The Philadelphia Story
Usa 1940 MGM
con Katharine Hepburn, Cary Grant, James Stewart
regia di George Cukor

L’altezzosa Tracy Lord, una delle più ricche ereditiere di Filadelfia, è alla vigilia del secondo matrimonio con un magnate di umili origini, George Kittredge. L’ex marito C. K. Dexter Haven vende l’esclusiva del matrimonio a un giornale di gossip e fa passare il cronista e la fotografa che devono seguire l’evento per amici del fratello della sposa. Parrebbe un dispetto all’ex moglie ma in realtà Dexter ha ceduto al ricatto del direttore del giornale per evitare lo scandalo che colpirebbe la famiglia se venisse pubblicato un articolo sulla tresca che il padre di Tracy ha avuto con una ballerina e perciò avvisa i Lord sulla vera identità degli improvvisi ospiti. Dopo un primo scontro Tracy scopre che il giornalista Macaulay “Mike” Connor è in realtà uno scrittore dall’animo profondo e tra i due scatta l’attrazione proprio la sera prima del matrimonio: George sarà comprensivo con la sventatezza della promessa sposa?


The Philadelphia Story


Celeberrimo capolavoro della commedia sofisticata americana passato alla storia, oltre che per i meriti artistici, per aver rilanciato la carriera di Katharine Hepburn, soprannominata negli anni precedenti veleno dei botteghini per gli insuccessi teatrali a cui legò il proprio nome. La caparbia attrice acquistò i diritti della commedia e raddrizzò definitivamente la sua carriera con l’aiuto di Howard Hughes come racconta anche il film di Scorsese The aviator. Mi pare romantico ricordare che il suo personaggio si chiama Tracy, come il grande amore della Hepburn, Spencer Tracy che l’attrice avrebbe incontrato sul set del film successivo, La donna del giorno (1942).


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Diretto con la consueta eleganza da George Cukor, The Philadelphia story presenta tutti gli elementi classici della commedia sofisticata: scambi di persona, gag fisiche che richiamano il slapstick delle comiche (la scena d’apertura con Cary Grant che getta a terra la Hepburn spingendola all’indietro con una mano sulla faccia) girandole amorose che, con buona pace del Codice Hays aggirato dal genere comedy of remarriage (divorziati che tornano insieme dopo altre relazioni) descrivevano una società molto meno bacchettona in fatto di scappatelle matrimoniali e infatti, tutto ruota attorno alla “rossa” Tracy altera e molto dura nel giudicare gli altri: è stata lei a spingere la madre a lasciare il padre in seguito alla tresca con la ballerina. Anche il matrimonio con Dexter è fallito perchè Tracy non accetta la sua debolezza verso l’alcol. Quando le vengono rinfacciate tutte queste cose e quando prova una tenerezza con lo spiantato Mike, Tracy capirà l’importanza della comprensione e del perdono per essere felice.


Scandalo a filadelfia


Non manca la satira sociale diretta non tanto verso il bel mondo, quanto verso gli arricchiti che non hanno sensibilità e nobiltà d’animo: non ci sono grossi problemi infatti nel riconoscersi e stimarsi tra i due giornalisti e i ricchi Dexter e Tracy che apparentemente non avrebbero nulla in comune.
I capolavori sono tali perchè offrono una lettura nuova con il mutare dei tempi: oggi, che il gossip è uscito dal sottobosco delle riviste dedicate per regnare sulle testate più autorevoli dei quotidiani, salta all’occhio il fastidio con cui era visto dalla buona società di una volta.


Scandaloafiladelfia


Il film vanta un remake (Alta Società, 1956) di tutto rispetto in quanto a cast: Grace Kelly Bing Crosby, Frank Sinatra e la presenza di Louis Armstrong ma la bravura del trio Hepburn, Stewart, Grant resta inarrivabile: Katharine Hepburn è splendente e Cary Grant superbo mentre James Stewart vinse inaspettatamente il suo unico Oscar come attore protagonista forse per compensare quello perso l’anno precedente per Mr. Smith va a Washington citato in Scandalo a Filadelfia nel fervore con cui Mike detta la lettera che denuncia le nefandezze del direttore del giornale.

Fuggiamo insieme

Fuggiamoinsieme Once Upon a Honeymoon
USA 1942
con Cary Grant, Ginger Rogers, Walter Slezak
regia di Leo McCarey.

Vienna 1938. Katherine Butt-Smith, un’arrampicatrice sociale americana (il cui vero nome e’ Kathie O’Hara) sta per sposare il barone Franz Von Luber. La notizia suscita molto scalpore perché’ il promesso sposo e’ sospettato di appoggiare l’ascesa di Hitler. Il giornalista radiofonico Pat O’Toole viene incaricato di scoprire i veri intenti di Von Luber e si mette a seguire la coppia nelle tappe del viaggio di nozze, che, guarda caso, son le stesse dell’espansione del Terzo Reich; ovviamente, fin dal primo sguardo scoppia l’attrazione tra Pat e Kathie.

Commedia brillante coniugata con la propaganda antinazista dagli esiti non proprio riuscitissimi. Tutto si svolge mentre un orologio che ha per lancette la svastica nazista segna inesorabilmente il tempo e se i numeri comici sono perfetti (del resto Leo McCarey e’ un genio indiscusso del settore e la coppia di protagonisti non e’ da meno) il film si perde nei numerosi passaggi attraverso le varie nazioni attraversate dalla coppia in luna di miele. La vicenda diventa ancora piu’ macchinosa quando Kathie, capita la vera natura del marito, si finge morta e sfrutta il nome da ragazza, O’Hara, anziche’ quello usato per conquistare il marito. Dopo aver raggiunto a fatica Parigi con Pat, la donna viene convinta da un agente del controspionaggio a tornare dal marito per spiare le sue mosse. In fin dei conti il film racconta di una donna che da bieca arrampicatrice sociale si trasforma in persona piu’ sensibile dopo aver preso coscienza degli orrori della guerra, prima aiutando una cameriera ebrea a fuggire poi tornando da marito per spiarlo, aiutando cosi’ il suo Paese. Di certo la pellicola avrebbe guadagnato se fosse rimasta concentrata su questo tema ma la necessita’ della propaganda bellica costringe il film a dilungarsi sugli orrori del conflitto, con la caduta di stile dei due protagonisti scambiati per ebrei e salvati all’ultimo minuto dalla deportazione. Dopo tante disavventure, un finale in puro stile screwball con un Cary Grant eccezionale che deve informare il capitano della nave della caduta in mare del vilain e per farlo deve interrompere una partita a carte. La scena e’ filmata da dietro un vetro, dal punto di vista di Kathie, per cui e’ una pura, geniale comica muta.