A Sabrina il film e’ piaciuto , ma non lo ha trovato
esaltante: visto che non posso sporcare la mia katana per certe piccolezze
e’stata “degradata” al ruolo di Ellen Drive.
In fondo era giustificata,
abbiamo incontrato altra gente al cinema che ha smitizzato anche a me il rito
sacro della visione: commenti piu’ o meno intelligenti a parte, la scelta del
posto.
Premesso che la sala in cui ci trovavamo aveva tre ordini di
poltrone paralleli mi e’ toccato sedermi (con mio profondo rammarico)
nell’ultima fila di un ordine laterale.
Omettendo tutto il discorso sulla
preferenza da dare ai posti centrali per un ottimo ascolto degli effetti
surround, il guaio e’ che a me piace sedermi nelle prime file: (se la sala e’
costruita con un certo criterio anche in prima fila) i motivi? in teoria il mio
svettante metro e sessanta che puo’ farmi impallare lo schermo dal primo
spilungone che mi siede (regolarmente) davanti, ma dato che questo comportamento
mi appartiene fin dalla piu’ tenera infanzia quando guardavo film a meno di
mezzo metro dallo schermo televisivo, credo che riveli la mia necessita’ di
essere “dentro” lo schermo, il bisogno di perdermi dentro la storia che si
riflette gigantesca sul telo bianco.
Categoria: diario
da Camillo a Cagliostro
Margherita, Violetta.. e io
La T.B.C. e’ stata sconfitta, i tubercolotici o tisici si
annoiavano attendendo la morte in lussuosi sanatori svizzeri, le demimondaine
malate di petto ispiravano la letteratura: per loro la malattia prese anche un
nome romantico: morte per consunzione, che rende perfettamente l’idea di una
falena che consumi le sue ali volteggiando frenetica attorno alla fiamma.
Il
mio immaginario romantico e decadente e’ sempre stato affascinato da queste
eroine: il volto pallido acceso dal rossore della febbre: gli occhi liquidi e
febbricitanti immensi nel volto smunto: le spalle delicate scosse da dagli
accessi di tosse e il fazzoletto di batista rosa di sangue. La mano diafana e
diaccia inutilmente scaldata dall’amante divorato dai sensi di colpa…
Io
invece soffro di sinusite: basta un sabato mattino speso in qualche commissione
sotto la pioggia per rendermi uno straccio: si’, un’insistente febbriciattola
accende le mie gote ma per il resto il mio volto ha la fissita’ di un lifting
venuto male. Istintivamente le sopracciglia si sollevano nel vano tentativo di
sorreggere la massa che comprime la zona occipitale, gli occhi, resi cosi’ a
palla sono vitrei dall’intontimento e ogni tentativo di concentrazione li porta
a convergere verso la punta del naso, che ha le narici perennemente dilatate nel
tentativo di respirare. I movimenti sono rigidi e cauti come quelli di chi e’
appena uscito da un frontale con un tir.. che cosa puo’ ispirare tutto cio’? al
massimo una raccolta di barzellette..
La Corazzata Potemkin e Paolo Villaggio

Per la seconda tragica volta Paolo Villaggio ha ribadito
che secondo lui La Corazzata Potemkin e’ una boiata pazzesca: lo
interpreto come una furba operazione per legare definitivamente le sorti di un
comico che vede il suo personaggio simbolo non sopravvivergli a un capolavoro
che fa parte di diritto della storia de cinema.Se quella frase all’epoca poteva
avere un significato liberatorio dalla critica paruccona, ora che a dividere le
opinioni c’e’ un film come quello di Tarantino l’affermazione sa di stantio come
il patetico travet.
Trovo molto piu’ preoccupante che un giornalista abbia
avuto la bella pensata di chieder a Villaggio un suo commento all’uscita del dvd
deLa corazzata Potemkin in Italia. Nessuno avrebbe preteso un’esauriente
critica dell’opera, ma il sapere della qualita’ del riversamento aiudio e video,
della pulizia dell’immagine e soprattutto un dettagliato elenco degli extra,
questo credo sia oggi il compito di chi recensice un dvd.
Comunque se l’unico
riferimento che il cinema italiano ha saputo attingere da questo caposaldo della
cinematografia mondiale e’ Il secondo tragico Fantozzi, mentre il cinema
americano l’ha omaggiato con Gli intoccabili di De Palma, poi non
lamentiamoci delle cattive acque in cui nagiva il nostro cinema.
Ancora
un‘ultima cosa, che mi ossessiona da piu’ di dieci anni e che spiega il perche’
non ho mai tollerato quella che non e’ una battuta ma il diffondere
l’ignoranza:
La corazzata Potiemkin dura 50 minuti, non 4 ore
si stava meglio quando si stava peggio
Dipendera’ dal fatto che il mio amore per il cinema nasce
dalla tv, quindi da una visione solitaria dell’evento filmico, ma io rimpiango i
bei tempi (nemmeno una decina di anni fa )in cui nelle sale cinematografiche si
ritrovavano pochi sparuti adepti: ricordo di aver visto Clerks in un
cinema pressoche’ deserto dove ci si poteva rotolare sulle poltroncine adiacenti
per le risate. Ora le sale sono state tutte rimodernate, anche qui in provincia,
e la gloriosa galleria dove nei goliardici anni 80 avveniva di tutto ed era
imprudente sedersi in platea nelle file sottostanti il parapetto per evitare
piogge di materiali non ben identificati, e’stata trasformata in una seconda
sala angusta, ma con un impianto audio passabile, diciamo.. Il cinema e’
un’attivita’ che deve portare denaro, quindi quasi tutti i locali sono stati
attrezzati di baretto e distributiori di popcorn; lunedi’, vedendo Mystic
river ho scopeto che in quel cinema fanno anche una “prelibatezza” : il
popcorn al caramello, mel’ha fatto scoprire la ragazzina che era seduta di
fianco a me che mi ammorbato con gli effluvi nausenati della sua confezionie
maxi di mais tostato e caramellato e me l’hanno ricordato per piu’ di meta’ film
le sue ganasce che hanno incessantemente rumoreggiato, rivaleggiando con l’audio
del film, terminato il lauto spuntino ha pensato bene di sfogare la tensione
facendo schioccare le dita. Con ferreo sforzo di volonta’ ho evitato di rompere
ad una ad una quelle delicate falangi e il mio eroico autocontrollo e’ stato
premiato: all’uscita abbiamo visto la fastidiosa fanciulla piuttosto terrea in
viso abbandonata contro una parete vicino al bagno: la giustizia ha
trionfato!
post nervosetto
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Dall’editoriale di Film Tv uscito E in questa cavolo di citta’ che si vuole
non c’e’ |
post alcolico
Non amo i superalcolici, ma adoro il vino, il che e‘
giustificato anche dalle mie origini: sono mandrogna solo d’adozione ma
“montagnina” di famiglia.
Il vino piu’ buono che abbia mai bevuto era il
moscato che faceva mio nonno: ho sempre pensato che fosse parente stretto
dell’ambrosia degli dei, tanto era dolce e dal colore del miele.
A differenza
del cibo, per il bere mi lascio inebriare anche dal suono delle parole o dal
loro cote’ letterario: adoro il Pernod e il Pastiche perche’ ne ho letto
talmente tanto nei romanzi che berlo e’ vivere un racconto di Hemingway. Il
Mohito pensavo che l’avrei bevuto solo alla Boteghita del Medio se fossi andata
a Cuba, invece e’ stata la bevanda di tutta la scorsa estate in discoteca,
sempre perche’ ho deciso di inaugurare la stagione con un omaggio al grande
vecchio.
Ma torniamo ai vini scoperti in base alla melodia del suono: il mio
bianco preferito e’ l’Erbaluce di Caluso: scorri la lista dei vini e come fai a
non rimanere colpito da un nome cosi’particolare? Il gusto mantiene quel che il
nome promette: soavita’ nel sorseggio e gambe di piombo nell’alzarsi!
Altra
interessante scoperta e’stato il Ruche’ vino tipico del basso Monferrato, scelto
per la piacevole sonorita’ in una divertentissima serata al Caffe’ della Pesa a
Vignale,l’aroma fa dimenticare la Bonarda piu’ profumata.
In un osteria
specializzata in vini spagnoli in quel di Rivanazzano ho perso la testa piu’
volta con il Ramirez de la Piscina, rosso corposo che non a nulla a che vedere
con le acque azzurre che evoca.
Il Marzemino e’ entrato nella mia lista dei
favoriti perche’ in una trattoria di Bolzano nella descrizione si annotava che
addirittura Mozart lo citava in una sua opera.. e qualcuno avrebbe il coraggio
di smentire un genio?
hsu
LA SENTENZA
L’attesa.
Se sei verace hai
luce e riuscita.
Perseveranza reca salute.
Propizio e’ attraversare la
grande acqua.
L’attesa non e’ un vano sperare . Essa ha la
certezza interiore di raggiungere la meta. Unicamente questa certezza da’ la
luce che da sola conduce alla riuscita. Cio’ porta alla perseveranza che reca
salute e conferisce la forza per attraversare la grande acqua.
Illuminatio de dentis vampirorum usis
Sara’ stata la visione dell’ennesimo film horror a farmi
capire che tra la mia personale idea di vampiro e l’iconografia generale dello
stesso c’era qualche discrepanza? Probabilmente.. saro’ andata a letto dopo aver
visto qualche splatter movie in cui era piu’ il sangue che usciva dalla bocca
del non morto che quello che ingeriva e improvvisamente mi sono resa conto che i
canini del nosferatu non funzionavano come credevo io.
Fino a quel giorno,
avevo associato la figura del vampiro ai rettili per cui mi pareva logico che i
canini avessero la stessa struttura dei denti dei serpenti velenosi: cavi, con
la sola differenza che mentre le vipere iniettano il veleno il vampiro sugge il
sangue: credevevo insomma che i canini fossero in fondo due sataniche
cannucce!
Comprendere che il vampiro in realta’ morde e poi ingerisce il
sangue come se bevesse da una fonte, me li ha resi molto meno
affascinanti.
risposta a
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