Trovata un’arena estiva aperta in zona, ho visto Chicago, che mi ero felicemente persa quest’inverno..
E questo sarebbe il film che ha fatto man bassa di Oscar? Oh my god! Vabbe’ che l’Academy non e’ mai spiccata per lungimiranza e cognizione.. pero’!
Recitazione a parte, (che poi e’ da provincialotti italiani stupirsi che attori affermati sappiano cantare e ballare, ma del resto siamo abituati alle star nostrane che non sanno neppure recitare!) la regia del neofita (nessuna traccia di lui su katacinema ne tanto meno sul sacro Mereghetti) Rob Marshall lascia molto a desiderare: poteva fare un’ottimo piano sequenza dell’ingresso di Velma Kelly a teatro, ma si e’ perso l’occasione e comunque non basta roteare la macchina da presa come forsennati per dare l’idea dei roaring twenties!
I numeri sono un’accozzaglia di reminescenze, scoppiazature, pardon citazioni della storia del musical da Cabaret a Chorus Line, fino ai film di Elvis Presley, passando piu’ volte dalle parti delle commedie di Marilyn Monroe a cui Renee’ Zelwegger tenta reiteratamente di fare il verso in maniera imbarazzante: ragazza, ricordati che ti sei salvata da un’oscura vita da caratterista solo perche’ uscivi con Jim Carrey e poi hai avuto successo ingrassando (forse evitando le diete drastiche a cui ti sottopponi e mangiando dunque normalmente) per interpretare Bridget Jones, ma per il resto fly down: vola basso.
L’unico balletto che mi e’ realmente piaciuto e’ quello delle marionette e la comparsa folgorante di Lucy Liu: quando si dice presenza scenica!
Gere ha dimostrato di saper gigioneggiare, ma alcuni passaggi ricordavano untuose scene da cartoon, del resto il film e’ targato Buenavista, cioe’ Disney..
Insomma un film mediocre: per fortuna la serata era ventilata.
Categoria: ArCine
28 giorni dopo

L’ultima fatica di Danny Boyle si rivela faticosa anche per gli sventurati che l’hanno vista.
Battute a parte non basta l’indubbio talento visivo del regista per sostenere un film che si rivela una scopiazzatura di diversi classici fanta-horror: da La notte dei morti viventi, al tema del gruppetto in fuga tra i pericoli della metropoli che fa tanto I guerrieri della notte, al capo del drappello militare talmente ispirato all’Amon Goeth di Schindler’s list, da averlo fatto interpretare a un sosia di Ralph Fiennes.
“Uno scienzato è l’unico sopravvissuto sano di un epidemia che ha trasformato l’umanita’ in vampiri fotofobici”, questa la trama (da Il Mereghetti 2000) di un film italiano del 1968 con Vincent Price: L’ultimo uomo della terra.
Finito il giochino dei rimandi (scusate ma qualcosa dovevo pur inventarmi per non cadere addormentata 28 minuti dopo) mi resta il sapore di un incongruenza: l’epidemia si scatena a causa delle scimmie (che avrebbero sviluppato la rabbia guardando filmati della violenza umana!!! secondo la spiegazione che da il sommo critico del televideo rai ..non ne conoscevate l’esistenza? pagina 160 durante il fine settimana).
Le cavie vengono liberate da un’azione di ambientalisti estremisti, ma i nostri protagonisti devono salvarsi dalla follia militare: anarchia si, ma non troppa?
La 25° ora
Il film di Spike Lee è un pugno nello stomaco che ti lascia senza parole.
Urla senza sonoro a testimoniare un dolore che non ha voce, come quello di una città ferita crudelmente.
I soldi ricavati dallo spaccio per fare la bella vita e pagare il pizzo del bar di famiglia.
Ragazzine disposte a tutto per ottenere ottimi voti e accedere così a
un buon college che permetterà loro di avere un’occasione.
Il west, la frontiera.. ancora l’ingenuo sogno di un posto tranquillo
dove costruirsi una famiglia e vivere sereni, ma tutto si infrange
all’alba sulla faccia tumefatta di Ed Norton, non un figlio del ghetto
senza opportunità, ma il rampollo bianco della middle class americana
che ha gettato via la sua occasione: lo Zio Sam non ne concede di più.

Matrix reloaded

Ho visto il secondo episodio di Matrix e mi è piaciuto: la continuazione delle avventure di Neo&C. è stata all’altezza delle aspettative (la sera precedente mi ero organizzata un ripassino del primo film).
Non concordo con la critica principale che gli è stata mossa, cioè di essersi trasformato solamente in un gran bel film d’azione: il sottile filo “filosofico” si è ingarbugliato ma continua a serpeggiare con inquietanti quesiti sul controllo; anche la scena di Neo (quasi) soverchiato da centinaia di “agenti Smith” e’ una bella rappresentazione dell’omologazione che ci opprime. Interessante poi la scelta dei movimenti di macchina: sempre riprese frontali o dall’alto quasi a sottolineare la bidimensionalità del mondo dei computers.
Il fatto che Keanu Reeves si sia trasformato in una sorta di supereroe e svolazzi con la sua palandrana (il look pretesco è invece piuttosto ridicolo) non mi disturba particolarmente: all’interno di un mondo virtuale tutto è possibile.
Neppure ho trovato irritante che il film si chiuda con la scritta “…continua…” percé non devo aspettare uno o più anni per vedere il seguito, ma solo pochi mesi e forse questa scelta è stata voluta proprio per distinguersi dalle altre saghe cinematografiche.
Una dritta: guardatevi tutti i titoli di coda perché alla fine ci sono in anteprima i trailers di Matrix Revolutions.