La duchessa

Laduchessa

La diciassettenne Georgiana Spencer va sposa al ricco Duca di Devonshire con il compito ben preciso di dargli un figlio maschio. Il conte e’ un uomo prosaico tanto la moglie e’ raffinata e romantica quindi il loro matrimonio si rivela ben presto infelice anche per la lunga attesa del sospirato erede. Per consolarsi dell’insoddisfazione matrimoniale il duca non esita a prendersi come amante la migliore amica della moglie che vive sotto il loro tetto e l’allegra convivenza continua anche quando Georgiana scopre la tresca. La duchessa intanto ha ritrovato l’amore tra le braccia di uno spasimante dell’adolescenza a cui la lega lo spirito sognatore e l’interesse politico.. 
Tratto dalla biografia firmata da Amanda Foreman, un biopic su un’antenata di Lady D. (non per nulla chiamata Lady G.): esistono davvero molte analogie tra le due Lady di casa Spencer? Non cosi’ tante a mio parere, forse solo un certo spirito romantico e ingenuamente ribelle che non consente alle due donne di misurarsi con la probabilissima infelicita’ di un matrimonio di interesse che si fonda esclusivamente sulla necessita’ di continuare la dinastia. 
Il film di Saul Dibb permette di godere di una raffinatissima messa in scena fatta di elegantissimi palazzi e costumi sfarzosi; quando la pellicola vuole tentare la dnuncia della dura condizione femminile finisce un po’ nel ridicolo: dubito che le urla di una donna stuprata nella camera da letto di un piano nobile potessero arrivare fino al vestibolo del palazzo data la robustezza dei muri, ma qualora cio’ fosse possibile e’ ben difficile che sul volto di un lacche’ si dipingesse la pieta’ e il disgusto come avviene nel film.

The queen

Thequeen Il regno di Elisabetta II non fu mai cosi’ poco amato come in quella settimana di delirio mediatico che segui’ la morte di Diana Spencer, ex principessa del Galles. Lo scollamento tra Elisabetta e i suoi sudditi e’ l’occasione per Stephen Frears di mostrare due idee del mondo ormai inconciliabili, al di la’ del loro significato politico: non e’ necessario essere monarchici per apprezzare la dignita’ della Regina che preferisce gestire il dolore nella privacy, forse del proprio cuore piu’ ancora che nel seno della sua famiglia, una sovrana cacciatrice che e’ ancora in grado di andare a rendere omaggio alla bellezza di un cervo ucciso in malo modo da un ricco londinese che ogni tanto si diletta a praticare la caccia a pagamento.
C’e’ sicuramente una similitudine, anche visiva tra l’immagine del cervo ucciso ed Elisabetta in piedi, costretta a manifestare in televisione il suo cordoglio, ma piu’ che la fine della monarchia, presumo che questa simbologia alluda alla fine del legame con le tradizioni per cedere all’invadenza dei media.
Diana ed Elisabetta sono poi cosi’ diverse? Sicuramente nel modo di gestire le loro esistenze si’, ma se ci si sofferma su quel silenzio della regina prima di commentare un’affermazione di Blair nel finale, quando le ricorda che era cosi’ giovane quando e’ salita’ al trono si puo’ scorgere lo stesso destino che accomuna le due donne: assumere in giovanissima eta’ dei ruoli esorbitanti.
L’interpretazione di Ellen Mirren e’ stata giustamente glorificata dalla Coppa Volpi alla recente Mostra del Cinema di Venezia: quello che mi ha colpito di piu’ della sua recitazione perfetta, e che ancora una volta sottolineava la distanza del mondo di Elisabetta con quello attuale, e’ stata la sua postura perfetta che risalta particolarmente nel montaggio alternato delle telefonate con Blair, ripreso sempre scomposto alla sua scrivania.