Il giovane rampollo di una nobile famiglia inglese torna al castello avito portando da Montecarlo un’ingombrante sorpresa: la maliarda moglie americana dal passato burrascoso..
Per la serie debbo fidarmi esclusivamente del mio istinto va detto che i trailer de Un matrimonio all’ inglese non mi avevano entusiasmato e me lo sarei peso volentieri ma le critiche piu’ che buone e l’assoluta mancanza di alternativa del periodo post-natalizio, mi hanno portato a vedere questa pellicola che mi ha decisamente annoiato: se e’ indubbiamente ottima la ricostruzione storica, se e’ intelligente e graffiante il plot scritto da uno dei maestri della commedia inglese del XX secolo, Noel Coward, la sagacia delle battute si perde in un’eccessiva ridondanza stilistica (le innumerevoli immagini riflesse in ogni dove, dagli specchi ai pomelli delle porte!) e soprattutto non funziona l’amalgama tra la partitura comica e il lato tragico dei personaggi della disinibita moglie americana e il suo disperato suocero: se il regista, Stephan Elliott, ha detto che la commedia va dosata come una spezia e non come una salsa, perche’ ha rovinato la ricetta con densi e noiosi pistolotti sull’ammmore e la condizione umana?
Sopravvalutato.