
Non sono mai stata un’ammiratrice dei film di Woody Allen, e anche in quest’ occasione il giochino delle battute scoppiettanti ha finito con l’annoiarmi ben presto: sara’ un mio limite ma nel suo stile ci trovo qualcosa di forzato, come se le battute non stessero al servizio della storia, ma fosse la vicenda a prendere certe direzioni per dar modo ad Allen di mostrarci i suoi artifici verbali.
Premesso cio’ mi ha colpito il pessimismo latente di questa storia, incarnato dal ruolo del sessantenne svitato che Allen si e’ ritagliato: allergico alla psicanalisi (!), ossessionato da complotti inesistenti e spaventato dalla violenza imperante in America. Alla fine, dietro suo consiglio il protagonista lascera’ New York alla volta della California: se anche il cantore per eccellenza della Grande Mela e’ spaventato, quanto sono feriti gli USA?