Si inaugura oggi allo Spazio Oberdan la mostra dedicata al
Liberty milanese, in particolare a Palazzo Castiglioni, capolavoro del maggior
esponente del liberty lombardo: il Sommaruga, le cui opere sono caratterizzate
da forte vigoria e sapiente gioco di chiaroscuri. La mostra proseguira’ fino
all’otto dicembre e prevede anche visite guidate a diversi palazzi cittadini.
Anno: 2003
Ava’s List
Saranno quasi due settimane da che ho mutuato da Fringe
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l’idea della classifica dei 31 migliori film, e da allora una parte del mio 1. Nosferatu 1922 di F.W. Murnau |
7 ottobre 2002
ali.
Every night she comes
To take me out to dreamland
When I’m
with her, I’m the richest
Man in the town
She’s a rose, she’s the
pearl
She’s the spin on my world
All the stars make their wishes on her
eyes
She’s my Coney Island Baby
She’s my Coney Island Girl
She’s a
princess, in a red dress
She’s the moon in the mist to me
She’s my Coney
Island Baby
She’s my Coney Island Girl
Tom Waits, Coney Island
girl
Ma la legge Bacchelli?
Ammetto senza vergogna di aver copiato l’idea di questo post
da Emanuela ma sono certa che non me ne vorra’.
La notizia e’ che L’Unita’ ha aperto una
sottoscrizione a favore di Sergio Citti, malato e in serie difficolta’
economiche.
In teoria ci dovrebbe essere la famosa legge Bacchelli che
sostiene gli artisti indigenti, ma mentre ci chiediamo che fine ha fatto se
volete dare un contributo, fate un bonifico sul conto “Forza Citti” c/o Credem
Ag.2, via Del Tritone 97, Roma numero conto 318/3201, cordinate bancarie B03032
203201 010000002650 intestato a Nuova Iniziativa Editoriale Spa.
Una
piccola nota bibliografica per informarvi su chi aiutate:
Sergio Citti,
attore, regista e sceneggiatore. Dopo aver lavorato con Federico Fellini
(collaborazione ai dialoghi di ‘Le notti di Cabiria’), Mauro Bolognini (‘La
notte brava’ e ‘La giornata balorda’) e Bernardo Bertolucci (‘La commare secca’)
diviene uno dei più stretti collaboratori di Pier Paolo Pasolini come aiuto
regista e consulente per il dialetto romanesco. Dopo aver a lungo lavorato come
interprete debutta alla regia nel 1971 con ‘Ostia’, da una sceneggiatura scritta
insieme allo stesso Pasolini. Fra i suoi film successivi, ‘Storie scellerate’
(1973), ‘Due pezzi di pane’ (1979), ‘storie scellerate’ (1974), ‘Casotto’
(1979), ‘Il Minestrone’ (1981), ‘Sogni e bisogni’ (1985), ‘Mortacci‘ (1989) e ‘I
magi randagi’ (1996) – grazie al quale vince il ‘Nastro d’Argento 1997’ per il
miglior soggetto – e ‘Cartoni Animati’ (1998).
Gus Van Sant
Con la proiezione della sua opera prima, Mala Noche mai
distribuita in Italia, si inaugura martedì 7 ottobre al Lumière Sala 1 Auguste
la retrospettiva dedicata all’opera di Gus Van Sant, recente
trionfatore
dell’ultimo Festival di Cannes con il film Elephant, in questi
giorni nelle sale italiane. La rassegna rientra nell’ambito delle iniziative di
Fronte del Pubblico e del Comitato Regionale di Coordinamento per le attività
cinematografiche in Emilia-Romagna.
La filmografia
completa:
Elephant (2003)
Gerry (2002)
Jay & Silent Bob …
Fermate Hollywood! (2001)
Scoprendo Forrester (2000)
Psycho (1998)
Will Hunting – Genio Ribelle (1997)
Da Morire (1995)
Cowgirl il
Nuovo Sesso (1993)
Belli e Dannati (1991)
Drugstore Cowboy (1989)
Mala Noche (1985)
4 ottobre
fare una donazione semplicemente clikkando sul sito dell’empa
un omaggio a carmillla e ai suoi miti
Songs for Amelia Earhart
Quest’anno ricorre il centenario della nascita dell’aeroplano ad opera dei
fratelli Wright e la figura piu’ celebrata sara’ sicuramente Amelia Earhar. la
prima eroina donna del volo

Giovedi’ scorso,
presso le Officine FS. Transart di Bolzano si e’ svolta una serata in cui Laurie Anderson ha presentato il suo nuovo lavoro, quattro brevissime storie Songs for Amelia Earhart scritte ed eseguite dall’artista con l’accompagnamento della
Stuttgarter Kammerorchester.
Ecco il resoconto dell’ evento tratto da
Exibart:
“Il fatto principale nella vita di Earhart fu quello di avere
sposato un uomo della stampa -dice la Anderson che sta preparando un’importante
personale a Milano al Pac- per cui ogni sua frase veniva registrata e data alle
masse. Una vita incredibile…". Amelia Earhart è la pilota star degli anni ’30,
una Hepburn, una Reifenstahl, una delle donne più famose nella storia
dell’aviazione, la prima ad affrontare da sola la traversata dell’Oceano
Atlantico.
Il 2 giugno del ’37 a bordo del Lockheed Electra 10E non riesce a
trasmettere, da terra non riescono a raggiungerla, vola in avanti e indietro
sopra l’isola di Howland, ma non riesce ad atterrare. “La tecnologia fallisce,
Earhart non sa immettersi sulla frequenza giusta e per questo il suo è un
viaggio senza ritorno. Dopo l’11 settembre e la caduta della navicella spaziale
Columbia, ci siamo improvvisamente resi conto dell’importanza della tecnologia e
dei disastri che un’avaria o un fallimento possono comportare”.
Laurie
Anderson è la prima artista in residenza per l’anno 2003 alla Nasa e la
concomitanza degli eventi non può che averla resa maggiormente cosciente nella
realizzazione di questo lavoro estremamente raffinato e delicato, come fragile è
Anderson in tutta la sua intensità.
Magistrale la sua interpretazione, con
quella liquidità della voce, amplificazioni di suoni, l’attutire poetico di
voci, richiami nel vuoto. “Per la stesura del pezzo mi sono concentrata
sull’ultimo volo di Amelia Earhart”, ci spiega. E ciò che emerge è una poesia,
un canto ultimo di una voce indimenticabile. Quell’affermare che “a volte le mie
idee non sono le mie”, che “la terra non è che fango”, i bassi modulati,
anticipatori e divoranti, infine i vuoti, lunghi, preannunciano la catastrofe,
per essere raccolti nei due microfoni a frequenze diverse che non riescono a
incontrarsi, come se fossero due voci, Anderson chiama, sussurra: “non ti
sento”, “non ti sento”. Il suono echeggia e si perde.
al ragno

la corona del genio (solitamente) inespresso oggi tocca a
te
stendhaliana
La storia di Mose’
Quel giorno del settembre 1999 in cui trovai in segreteria una
telefonata del mio veterinario rimasi piuttosto turbata: nessuno dei miei mici
era ricoverato in quel momento ma avevo passato un’estate terribile dato che Lo
Zoppo era stato davvero male ed ero ancora piuttosto scossa. Ricevetti una
proposta piuttosto strana: volevo occuparmi di un gatto, spesata di ogni cura
medica? Si era rivolto a me perche’ l’animale in questione era FIV positivo, ed
io purtroppo di Aids felino ho una certa esperienza, ma dovevo ritirarlo al piu’
presto. Ovviamente accettai e dopo un’oretta ero in clinica. Prima ancora di
conoscere tutta la storia volli vederlo e mi trovai davanti un gatto certosino
cosi’ grande che stava curvo nella gabbia. Mi guardo’ e fece le fusa. Cosa gli
era capitato? La sua vicenda e’ tra quelle piu’ beffarde che abbia avuto
occasione di sentire. Il veterinario mi racconto’ che quando gli aveva
diagnosticato la FIV la sua padrona aveva avuto una reazione piuttosto intensa,
solo dopo venne a sapere che le era morto il marito di Aids ed era sieropositiva
anch’essa: scoprire la stessa malattia che ti perseguita anche nel proprio gatto
e’ una delle piu’ grosse bastardate che il destino si riservi di tirare. Poco
dopo questa notizia era stata vittima di un esaurimento nervoso e il gatto
divento’ il simbolo della sua ossessione, si chiedeva se il suo contagio fosse
colpa sua (cosa impossibile) alla fine il padre prese la decisione di far
sparire la bestiola portandolo in clinica per farla sopprimere, fortunatamente
non si fermo’ ad assistere all’eutanasia e non fu richiesto il corpo, lascio’
anche la gabbia e il retrovir,una richiesta incoscia di salvare il gatto, che
infatti venne a vivere con me. Con notevole sfoggio di fantasia lo chiamai
Mose’, e anche di presunzione: la mia speranza piu’ segreta era che il gatto si
negativizzasse (puo’ succedere) a quel punto, come in una soap opera avrei
rincontattato la ex proprietaria dicendole: “guarda il tuo gatto non e’ morto:
combatti anche tu!”. Mose’ si adatto’ benissimo a vivere con i miei gatti,era
affettuoso anche con me, ma riservato: fu il primo gatto che vidi non mangiare
direttamente dalla ciotola ma portare i bocconi alla bocca usando la zampa a mo’
di cucchiaio. Pensavo pero’che non fosse un gatto felice,la vita era stata
proprio crudele con lui: mori’ il 3 ottorbe del 2000, solo, nella stessa gabbia
dei ricoveri dove l’avevo visto perla prima volta; era notte, mi chiamarono
dalla clinica il giornio dopo. Non ho neppure una sua foto: lo ricordo come una
nuvola grigazzurra passata come un lampo nella mia vita, tra due
telefonate.

