Ogni maledetto Natale

Massimo e Giulia si innamorano a prima vista all’inizio del periodo natalizio e per amore della ragazza Massimo vince le sue resistenze nei confronti del Natale e trascorre la vigilia a casa di Giulia. La serata si conclude con un litigio e il 25 Giulia va a scusarsi a casa di Massimo trovando una famiglia più paradossale della sua: riusciranno i due innamorati a sopravvivere al Natale?


Ognimaledettonatale


La trama di Ogni maledetto Natale è vista e rivista, il confronto tra due famiglie agli antipodi: contadini burini della Tuscia i Colardo, ricchissimi e snob i milanesi Marinelli Lops, magnati del panettone. L’intelligenza sta nell’evitare l’incontro/scontro tra i due tipi antropologici e fare interpretare agli stessi attori il doppio ruolo, quindi troviamo Pannofino e la Morante nelle vesti dei genitori di Giulia e poi in quelle dei genitori di Massimo e così per gli altri attori.
Mentre il segmento dei Marinelli è piuttosto debole, l’episodio della vigilia ambientato nel viterbese è assolutamente geniale perché i burini Colardo sono la parodia della white trash di tanti film americani (Un gelido inverno per citarne uno che amo molto o Il fuoco della vendetta, l’ultimo che ho visto): la vecchia panda quattro per quattro con i fari sul rollbar lanciata attraverso i boschi, la caccia al cinghiale sono un’esilarante parodia di quel cinema americano uscito da festival di grido come il Sundance e Ogni maledetto Natale ne riproduce fedelmente la fotografia e l’atmosfera, adattando l’ambientazione al modello italiano: la panda al posto del pick up, la grappa con la vipera al posto del wisky.



Ognimaledettonatale


La premiata ditta di Boris si presenta con un cast arricchito da Laura Morante meravigliosa quando interpreta Maria Colardo con tanto di baffetti e la messa di mezzanotte come unico svago e Alessandro Cattelan risulta perfetto per il ruolo di Massimo perché la sua inesperienza viene sfruttata per manifestare gli imbarazzi del personaggio.

Il fuoco della vendetta

Russel Baze fa l’operaio a Braddock, cittadina della Pennsylvania che ruota attorno all’industria siderurgica, è fidanzato con la bella maestra elementare, si occupa del padre malato terminale e dell’inquieto fratello minore Rodney, soldato in Iraq. Un giorno, guidando ubriaco, Russel causa un incidente mortale e finisce in galera,da quel momento la sua vita va a rotoli: la fidanzata lo lascia e Rodney, terminato il servizio in Iraq si da ai combattimenti clandestini scomparendo dopo la resa dei conti tra due malavitosi..


Ilfuocodellavendetta

Storia piuttosto convenzionale sul rapporto tra due fratelli (Christian Bale e Casey Affleck) sorretto da un cast notevole anche nei ruoli secondari: Woody Harrelson, fresco di candidatura agli Emmy per True Detective, è il cattivissimo allibratore/spacciatore dei monti Appalachi, mentre Willem Dafoe interpeta il malavitoso di Braddock e Forrest Whitacker è il poliziotto della città, nuovo compagno della ex di Russel che si deve occupare delle ricerche di Rodney, ciliegina sulla torta Sam Shepard nel ruolo dello zio Red.
Un dramma sulla disgregazione dell’America: la crisi e la conseguente perdita di posti di lavoro (il film inizia nel 2008 durante la prima campagna presidenziale di Obama) che toglie ogni residuo di dignità a quello che comunemente viene definito white trash, il proletariato bianco, costretto a ricorrere alla malavita per sopravvivere.
Russel Blaze accetta con dignità il suo risicato destino da operaio ben sapendo che la fabbrica è costata la salute del padre, paga il suo debito con la società scontando la galera per un incidente in cui la casualità ci ha messo molto del suo. Quello che non accetta è l’immobilità delle forze dell’ordine di fronte alla scomparsa del fratello: all’Uomo che si è giocato tutto per un bicchiere di birra di troppo non resta che agire in prima persona conscio delle conseguenze a cui andrà incontro. Russel agisce più per senso di colpa (molti i riferimenti religiosi e le scene in chiesa) che per spirito di vendetta.
Un film solido che si distingue anche per la notevole fotografia e l’ottimo montaggio.

The fighter

Thefighter Micky Ward, pugile trentunenne con qualche chance di fare carriera, vive all’ombra del mito del fratellastro, Dicky Eklund, che quindici anni prima mise al tappeto Sugar Ray Leonard ma ora e’ vittima del crack. Dicky allena il fratellino mentre la madre Alice fa da manager. I due sono piu’ di intralcio che d’aiuto alla carriera di Micky che avra’ bisogno di allontanarsi dalla famiglia per ritrovare se’ stesso ma sara’ solo con l’aiuto di Dicky che il pugile potra’ ambire al titolo dei pesi welter.

La pellicola e’ ispirata alla vera storia dei due omonimi pugili che compaiono in un breve inserto nei titoli di coda.
Il riscatto, la rivincita sono da sempre il motore che sta dietro al successo dei film di ambientazione pugilistica, quasi un genere a se’, dove la fatica e il dolore sono palpabili. Una volta era il riscatto di una minoranza etnica (vedi Rocky, lo stallone italiano e il vero Micky Ward era soprannominato Irish) ora le radici irlandesi dei due fratellastri non sono piu’ importanti, Ward ed Eklund rappresentano in questa pellicola il riscatto della white trash, la spazzatura bianca che vive ai margini della societa’ americana.
L’idea del riscatto ha una potente presa emotiva altrimenti non si spiegherebbe come si rimanga affascinati da questa pellicola che analizzata razionalmente non ha le carte in regola per avvincere lo spettatore come invece succede. C’e’ una certa debolezza drammaturgica, ci si aspetterebbe un dramma segreto che sul finale spieghi il legame profondo che unisce i due fratelli invece non c’e’ nulla di piu’ di un fratello maggiore che ha perso la sua occasione e si consola con il crack, diventato protagonista di un docufilm della HBO sui danni di questa droga mentre lui pensa che sia una celebrazione del suo antico successo.
Christian Bale giustamente premiato con l’oscar per la miglior interpretazione non protagonista maschile interpreta il fratello quarantenne mentre nella realta’ ha tre anni meno del protagonista Mark Wahlberg, classe 1971, cioe’ un quarantenne che interpreta un trentunenne. Insomma sulla carta sembra tutto sbagliato e invece il film funziona, che veramente basti crederci fino in fondo?