Gloria! 

Italia 2024
con Galatéa Bellugi, Carlotta Gamba, Veronica Lucchesi, Maria Vittoria Dallasta, Sara Mafodda, Paolo Rossi, Elio, Vincenzo Crea, Natalino Balasso, Anita Kravos
regia di Margherita Vicario

Veneto, 1809: la “muta” Teresa è  inserviente all’istituto di Sant’Ignazio che offre una formazione musicale alle giovinette di buona famiglia. Il collegio è sotto la guida del maestro di cappella Perlina. Il sacerdote viene messo in grandi ambasce dalla proposta di scrivere una messa cantata in onore di Papa Pio VII eletto da un conclave veneto e che ha in programma una visita all’istituto. Teresa, che ha sempre avuto un grande talento per la musica scopre un pianoforte nascosto in cantina e assieme a quattro educande, inizia ad andare a suonarlo di notte, intanto Perlina fa di tutto per ritrovare la vena creativa ma alla fine vende il pianoforte per cercare di trovare chi la componga per lui. Il fatto scatena la ribellione di Teresa…

Originale debutto nel lungometraggio di Margherita Vicario, come dice la didascalia del film, l’opera è dedicata a tutte le compositrici e le musiciste che nel corso dei secoli hanno dovuto rinunciare al riconoscimento della propria arte.

L’intento femminista di Gloria! si sviluppa in forme diverse, nelle varie personalità delle protagoniste: Teresa è un’orfana, la sua condizione e la povertà l’hanno costretta a subire molte angherie che culminano in una violenza carnale da parte del governatore che le strappa anche il bambino con la connivenza di Perlina. I traumi lasciano Teresa senza parole tanto che viene creduta muta,  anche dallo spettatore. 

Neppure le educande  sono tenere con la ragazza e anche le quattro musiciste impiegheranno un po’ per accettare la ragazza e il suo talento musicale, soprattutto Lucia, la compositrice del gruppo a cui spetta anche una buona dose di delusione amorosa che la porta a tentare il suicidio. 

Nonostante i risvolti drammatici, la storia di riscatto di Teresa e delle sue compagne è raccontata con allegria grazie al  potere salvifico della musica ed è molto interessante come la regista metta in scena questo punto: stilisticamente vediamo la macchina da presa avvicinarsi alla persona che sta suonando, volendo coglierne il trasporto.

La fotografia luminosa riprende i colori tardo rococò mentre, musicalmente, si spazia tra vari generi uscendo dalla dimensione storica, personalmente mi è molto piaciuta la sfida al pianoforte tra l’accademica Lucia e la libertà jazzistica di Teresa che non ha cultura musicale ma solo un grande talento.

Molto buona la prova delle attrici e degli attori: nel ruolo del viscido Perlina abbiamo un insolito ma perfetto Paolo Rossi.

Kamikazen – ultima notte a Milano

Kamikazen Italia 1987
con Paolo Rossi, Gigio Alberti, Claudio Bisio, Antonio Catania, David Riondino, Bebo Storti, Silvio Orlandi, Mara Venier
regia di Gabriele Salvatores

Un agente teatrale che ha perso tutto alle corse ai cavalli, si fa pagare da cinque comici squinternati per una serata in un night di pessima fama facendo creder loro che ci sarà un talent scout in cerca di volti nuovi per il successo televisivo del momento, Drive in..

Il film si apre con una didascalia che racconta dell’altissimo numero di giovani disoccupati o con lavori precari, intervenuti ai provini di un celebre programma televisivo e del caldo record che investì Milano a fine giugno di quell’anno; venticinque anni dopo i 30° gradi alle sette di sera sono la norma estiva, le affluenze record ai provini televisivi sono all’ordine del giorno e Drive in si autocelebra come “l’inizio del male” in una sorta di documentario, vale quindi la pena rivedere la seconda prova registica di Salvatores più come spaccato di un mondo in cui tutto era in nuce che per i meriti del film.
Kamikazen ha quella comicità stralunata tipicamente milanese che sfociava nel cinema di Maurizio Nichetti e contaminava gli esordi del toscano Francesco Nuti. La struttura del film è a episodi tipica della stragrande maggioranza dei film comici e perpetrata ad oltranza dai cinepanettoni e chi ora ne fa le veci, narrando le disavventure dei cinque comici (sei in realtà per la presenza di un duo) nella notte che precede l’occasione della vita.
La regia di Salvatores è indecisa tra manierismi stilistici e sequenze puramente funzionali alla trama ma l’amore del regista per Milano emerge già prepotentemente.
Il colpo di scena finale è che arriverà veramente una talent scout di Drive in interpretata da Mara Venier che allo stupore dell’agente risponde con un inquietante “noi sappiamo sempre tutto” e un motto francese che rispecchia molto lo spirito di questo ventennio ( l’uomo che ride non si arrabbia). Ad esser scelti per il programma saranno il comico che ha sniffato per darsi più ritmo (Antonio Catania) e quello che non esita ad infierire sulla moglie grassa per accontentare il pubblico (Claudio Bisio) mentre il napoletano troppo ansioso (Silvio Orlando) tornerà a casa e anche il protagonista del film, Paolo Rossi non viene scelto per la sua comicità troppo scazzata e indifferente alle esigenze del pubblico, tematiche che si riflettono nella filosofia del film.

RCL – ridotte capacita’ lavorative

RCLRidotteCapacitaLavorative Estate 2010: una troupe cinematografica arriva a Pomigliano d’Arco per i sopralluoghi di un film che spieghi gli effetti della nuova politica Fiat sulla citta’. Il regista, per meglio dire il Maestro intuisce subito che il genere filmico su cui impostare la pellicola e’ quello fantascientifico.

Surrealismo civile, cinema d’improvvisazione: con questi termini il Maestro interpretato da Paolo Rossi spiega ai suoi accoliti (in particolare all’addetto alla colonna sonora Emanuele Dall’Aquila, spalla perfetta per lo stralunato Paolo Rossi) il lavoro che stanno portando avanti. RCL e’ davvero uno strano oggetto dove i toni documentaristici e d’inchiesta vengono destrutturati dalla comicita’ e la finzione cinematografica, una commistione i cuoi risultati sono lontani anni luce dalla marmellata televisiva. A colpire, in primis, e’ lo squallore architettonico: non che Pomigiano sia particolarmente brutta, semplicemente vanta la medesima orrida edilizia popolare postfascista che infetta tutta Italia e le zone industriali sono la punta di diamante di questa desolazione.
Poi si resta colpiti dagli operai, prima ancora che dai loro racconti: non piu’ espressione di un proletariato ignorante, portano avanti discussioni piu’ lucide di quelle che potremmo sentire in un qualunque talk politico e non e’ certo questo il milieu (certo, non bisogna fare di ogni erba un fascio) da cui esce tutta quella schiera assurda di gieffini inetti. Qui ci troviamo di fronte a persone che con estrema dignita’ lottano per mantenere un lavoro usurante a quella fantomatica catena di montaggio che tutti descrivono come un lavoro fatto scendendo lungo una scala mobile che sta salendo ma che non e’ dato di vedere perche’ l’azienda preclude il diritto di filmare in nome della proprieta’ privata. Non resta allora che volgere una preghiera a Charlie Chaplin, l’unico a cui la catena l’hanno fatta vedere. Tenero finale che arriva, ahime’, troppo presto.

I cammelli

Icammelli Italia 1988 Medusa
con Diego Abatantuono, Giulia Boschi, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti
regia di Giuseppe Bertolucci

Ferruccio Ferri e’ un giovane di provincia appassionato di cammelli che sta per partecipare alla finale di un telequiz di successo dove potrebbe vincere cinquecento milioni. L’aspirante vincitore e’ sotto contratto con Camillo, un manager senza scrupoli che lo conduce a tappe forzate verso Milano a dorso di cammello ma dopo vari tentativi di fuga da parte di Ferruccio la strampalata compagnia di Camillo si scioglie proprio il giorno prima della finale del quiz. Al gioco televisivo non viene ritenuta esatta una risposta di Ferruccio che decide di far ricorso. Intanto torna a casa in treno. Durante il viaggio incontra Anna che per sfuggire al matrimonio e a una vita gia’ decisa dai genitori, gli chiede di fingersi il suo amante..

La cesura in due parti nettamente distinte e il ritmo altalenante inficiano pesantemente l’opera sostenuta dallo sguardo surreale tipico di Giuseppe Bertolucci che dimostra anche un certo gusto per l’eleganza della composizione facendo agire i suoi bislacchi personaggi in una Bassa Padana fatta di archeologie industriali ancora fascinose senza gli orrendi capannoni che oggi guastano irrimediabilmente il paesaggio. L’interesse che si puo’ trovare nella pellicola e’ infatti quello di uno spaccato dell’Italia di venti anni fa con un sottobosco televisivo ruspante ma fondamentalmente ingenuo e una televisione privata che ancora reclamava il diritto alla diretta.
Stesso discorso per il cast con giovanissimi attori che sono diventati i protagonisti della scena artistica di oggi: oltre a Paolo Rossi e Sabina Guzzanti nel corso del film si possono scoprire gustosi camei (anche solo vocali) di star oggi indiscusse.
E’ l’occasione anche per rivedere Giulia Boschi, bellissima attrice allora lanciatissima che ha rinunciato alla carriera cinematografica per dedicarsi con altrettanto successo alla medicina tradizionale cinese.