The War – Il Pianeta delle Scimmie

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Dopo due anni di guerra, un drappello di soldati è sulle tracce di Cesare. Il capo delle scimmie cerca di mostrarsi magnanimo verso gli umani liberando due soldati fatti prigionieri ma durante un assalto notturno vengono uccisi la moglie e il figlio di Cesare scatenando nello scimpanzé una rabbia mai provata prima che porterà la sua colonia di scimmie ad essere schiavizzata..

Ancora un cambio di passo nella saga reboot de Il Pianeta delle Scimmie: le atmosfere si fanno sempre più cupe e drammatiche mostrando tutti gli orrori della guerra: deportazioni, genocidi, soldati invasati sul modello di Kurtz e se la citazione non fosse abbastanza chiara compare anche il graffito Ape-ocalypse Now.
In quasi due ore e mezza viene raccontata “l’ira funesta” di Cesare la cattura e la prigionia della sua tribù di scimmie e l’evasione appena prima che i soldati “buoni” (ma pur sempre nemici delle scimmie) attacchino il fortino del colonnello McCullough.
Per dare un senso alla follia di McCullough ecco i devastanti effetti della febbre delle scimmie che fanno regredire gli esseri umani privandoli dell’uso della parola, il delirio del novello Kurtz nasce proprio dall’esigenza di preservare la razza umana dalla distruzione.
Ai folli propositi di McCullough fa da contraltare la rabbia di Cesare che trasforma la lotta della sopravvivenza delle scimmie in una battaglia personale e parte alla ricerca della sua vendetta con gli amici più fidati, Maurice e Luca, salvando una ragazzina umana sopravvissuta alla febbre.



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Ancora una volta l’umanità di Cesare sconfiggerà i suoi fantasmi, compreso il senso di colpa per l’uccisione di Koba e lo aiuterà a riscattarsi portando la propria colonia in un luogo sicuro lontano dagli umani dove lui non riuscirà ad entrare, un po’ come Mosè che per espiare i propri peccati muore appena prima di entrare nella Terra Promessa, Mosè che ne I Dieci Comandamenti di Cecil B. DeMille aveva il volto di Charlton Heston, protagonista anche dell’originario Il Pianeta delle Scimmie.
Al terzo capitolo, la saga- che si prevede infinita- inizia a mostrare la corda con il gioco citazionista così smaccato, il livello è sempre molto alto ma è soprattutto la perfezione ormai raggiunta dalla motion capture ad incantare lo spettatore.

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie

Apesrevolution Dieci anni dopo la fuga, le scimmie prosperano sotto la guida di Cesare mentre la razza umana sembra essere sull’orlo dell’estinzione a causa della “febbre delle scimmie”. Un giorno un gruppo di umani si introduce nel territorio della tribù di Cesare, lo scopo è quello di riattivare una centrale elettrica per migliorare la vita dei sopravvissuti di San Francisco. Cesare si dimostra disponibile al passaggio degli umani ma ciò suscita le ire di Koba che odia gli uomini essendo sopravvissuto alla vivisezione..

Ci sono voluti quasi tre anni per il sequel de L’Alba del pianeta delle Scimmie e l’attesa è stata ben premiata, se il primo capitolo faceva intuire la possibilità di un ottimo film, in questa seconda pellicola le speranze si materializzano e finalmente siamo di fronte a un blockbuster dove la perfezione tecnologica sposa anche una profonda riflessione sul presente.
Cesare è un personaggio carismatico che si è evoluto da scimmia intelligente per effetti di un farmaco, in un capo reso saggio dall’esperienza. Durante il film vediamo il suo credo messo alla prova, la convinzione che le scimmie siano superiori agli uomini crollare e scoprire che non è tanto la razza o la specie a creare i simili ma l’apertura mentale e la comunione d’intenti.
Anche Koba è un vilain di tutto rispetto la cui diffidenza verso gli uomini, giustificata dalle angherie subite permette di identificarsi anche con lui e di non odiarlo.

Warrior

Warrior I fratelli Conlon si sono persi di vista nell’adolescenza: il piu’ piccolo Tommy, e’ scappato con la madre da un padre manesco ed ubriacone, mentre il sedicenne Brendan e’ rimasto con il genitore, piu’ per amore di Tess, la ragazza che diventera’ sua moglie. Un giorno Tommy si ripresenta dal padre e gli chiede di ricominciare ad allenarlo: vuole vincere la borsa milionaria di un prestigioso torneo di MMA, ma anche Brendan ambisce al premio e i due fratelli si ritroveranno sul ring.

Se dovessi sintetizzare il giudizio sulla pellicola in un aggettivo direi che si tratta di un film furbo, molto furbo. Il regista e sceneggiatore Gavin O’Connor cavalca il rinnovato successo delle pellicole di genere pugilistico e sport di contatto affini imbastendo una storia sul mondo del MMA, Mixed Martial Arts, disciplina che deriva dal pancrazio dell’antica Grecia mischiata ai colpi di altre arti marziali e che sta avendo un grande seguito negli States. L’organigramma non ancora definito dello sport in questione consente che ai combattimenti possano partecipare i personaggi piu’ disparati senza dover seguire la trafila di incontri obbligatori per accedere alla finale di boxe e questo escamotage permette ai due fratelli di partecipare alla gara anche se hanno abbandonato lo sport in giovanissima eta’ e uno dei due si presenta addirittura sotto mentite spoglie.
Lo stile cinematografico e’ altalenate a una prima parte sgranata, con la macchina incollata ai personaggi molto alla The wrestler per intenderci, segue la seconda parte patinatissima dei combattimenti, girata nei lussuosi resort di Atlantic City.
Per quanto riguarda i rimandi oltre che a The Wrestler il film si ispira alla saga di Rocky; per dirla tutta e’ un condensato dei sei diversi capitoli: i due protagonisti si spartiscono la resistenza proverbiale dello Stallone Italiano e la sua furia e il campione assoluto del MMA si chiama Koba, ma non viene dal lontano Oriente e’ un ciclopico russo che indossa i colori dell’URSS come un novello Ivan Drago! E questo solo per citare le analogie piu’ evidenti, gli altri riferimenti li lascio ai cultori di Rocky Balboa che di certo appezzeranno Warrior.
Dove la furbizia del film si fa piu’ smaccatamente intelligente e’ nella trama : il genere pugilistico e’ solo una copertura per mettere in scena un drammone familiare che in un altra forma il pubblico non avrebbe accettato. Motore del plot sono la crisi economica e la guerra in Iraq: Brendan, in realta’ professore di chimica, combatte per salvare la casa dal pignoramento dopo che tutti i risparmi se ne sono andati per curare la secondogenita, nata con una disfunzione renale. Tommy vuole la borsa per aiutare la famiglia del suo migliore amico morto vittima del fuoco amico in Iraq. Tra i due il padre, il sempre grande Nick Nolte, ormai ex alcolista che cerca conforto nella Bibbia e in Moby Dick e lo spettro della madre scomparsa da tempo. Un’accozzaglia di disgrazie che forse solo in una soap opera e’ ammissibile proporre oggi, ma ancora una volta la funzione salvica del sudore e della fatica compie il miracolo e il film, inaspettatamente, riesce a reggere, quasi a commuovere.