Una vedova allegra… ma non troppo

Marriedtothemob Married to the Mob
Usa 1988
con Michelle Pfeiffer, Dean Stockwell, Matthew Modine, Nancy Travis, Alec Baldwin, Joan Cusack
regia di Jonathan Demme

Angela de Marco è la moglie di un picciotto mafioso di Long Island; quando il marito viene ucciso crede che sia l’occasione giusta per liberarsi dello stile di vita mafioso che conduce ma il boss Tony Russo le mette gli occhi addosso. La cosa non sfugge alla gelosissima moglie di Tony, Connie e nemmeno all’FBI che si convince che Angela sia l’amante del boss e incarica l’agente Mike Downey di pedinarla..

Jonathan Demme è sempre stato un regista molto versatile e appena prima de Il silenzio degli innocenti gira questa piacevole commedia romantica molto pop e post, in perfetto stile anni ’80, scherzando con gli stereotipi della mafia: se le mogli dei mafiosi, dedite solo a curare il look cotonato e maculato, allora sembravano grottesche, venticinque anni dopo non stupiscono più dopo aver visto le protagoniste del Jersey Shore proseguire quella tremenda tradizione in fatto di estetica e abbigliamento.
Unavedovaallegramanontroppo Che Demme si sia formato alla factory di Corman e abbia un innato talento per il thriller lo dimostra l’ottima scena dell’omicidio iniziale sul treno pendolare che ci introduce nel mondo mafioso, poi la commedia prende il sopravvento con l’uccisione di Frank “Cetriolo” De Marco per mano del suo boss: il soprannome di De Marco (un Alec Baldwin che non ricordavo esser stato così bello) denota il suo appetito sessuale che lo porta ad avere una storia con l’amante del suo boss, Tony Russo “costretto” a farli fuori entrambi. Anche Russo è un macho sciupafemmine ma purtroppo per lui ha una moglie ipergelosa e determinata come un mulo, che egli, giustamente, teme più della galera e Connie Russo sarà una divertentissima mina vagante per tutta la pellicola. Tony Russo è impersonato da Dean Stockwell che per questo ruolo vinse una nomination agli Oscar, io ho avuto l’impressione che l’attore si sia ispirato al Dave lo Sciccoso (Glenn Ford) di Angeli con la Pistola.
Michelle Pfeiffer (Angela de Marco) è all’apice della sua bellezza anche in versione mora e permanentata e dimostra un buon talento per la commedia amoreggiando con un sex symbol degli anni ’80, Mattew Modine.

Dalla Grande Bellezza al Grande Fratello

Grandefratello13 Sui social si sta consumando la legittima soddisfazione per la vittoria de La grande Bellezza agli Oscar 2014 anche se sarei curiosa di sapere quanti tra i tanti che sbandierano l’orgoglio italiano sono andati in sala a vedere il film perché ho la netta impressione che il senso della pellicola non sia stato compreso ma questo è un Paese così strano che potrebbe riuscire a ripartire anche da un fraintendimento.
La certezza è che tra poche ore i TopicTrend passeranno senza soluzione di continuità da La Grande Bellezza a Il Grande Fratello che per la tredicesima volta torna sui nostri schermi.
Ora la logica vorrebbe che nell’esaltazione per la vittoria del film d’autore il reality venisse semplicemente snobbato nell’indifferenza più totale invece il trend sarà quello di sparare a vista su un prodotto ormai obsoleto visto la trasformazione che i reality hanno avuto all’estero: nei vari Jersey Shore, Geordie Shore, non è più il cast a cambiare ma la location permettendo le interazioni dei protagonisti con l’esterno ma si sa, in Italia tutto deve diventare messa cantata e un programma che fuori dai confini nazionali si risolve in un’ora da noi si dilata ai tempi da kermesse sanremese invadendo molta della programmazione settimanale Mediaset con parenti, amici e storie collaterali dei fortunati (?) abitanti de la Casa. O per lo meno così fu nelle ultime edizioni prima della sospensione.
Ma non mi interessava tanto sviscerare il programma che non vedo più dalla terza edizione (quindi da un decennio) quanto sconsigliare ad alcune categorie di scatenarsi sui social contro il GF13.
Dovrebbe avere la decenza di non scagliarsi sul programma chi alle primarie ha votato Renzi o comunque è entusiasta del suo governo in quanto il sindaco di Firenze non rifiutò che la perla delle città d’arte ospitasse il viaggio in Italia dei tamarri di Jersey Shore trasformandola in una drinktown da far impallidire il divertimentificio della riviera romagnola: Rimini, Riccione e quant’altro sarebbero il corrispettivo delle località di mare in cui all’estero abitualmente sono ambientati nuovi truzzi-show. Stasera stigmatizzare la pochezza culturare del Grande Fratello con questo precedente sarebbe pura #coerenzie!
Dovrebbe tacere anche chi ha figli pre o post adolescenti: probabilmente mentre i genitori si stracciano pubblicamente le vesti sull’infausto destino italiota i pargoli sono in camera loro a vedere su MTV o sul computer le prodezze sessuali di Charlotte&Gary al Geordie Shore o i protagonisti ancora più disinibiti di The Valleys.

Tamarreide vs Jersey Shore

Senza Titolo 4 Se Tamarreide vuole essere la risposta a Jersey Shore non vedo un grande futuro per il programma di Italia1. La prima differenza che salta agli occhi e’ che i protagonisti del trash reality di MTV appartengono a una realta’ ben definita: questi guidos e guidettes fieri delle loro origini italiane che pensano solo al sesso, l’abbronzatura e la palestra. Ho iniziato a seguirli per lo shock perche’ supponevo quello stereotipo di grandi famiglie italo-americane si fosse esaurito negli anni’70 e invece sguazza tutto tronfio anche nel nuovo millennio. I protagonisti di Tamarreide invece non hanno delle caratteristiche ben precise si oscilla tra i quattro bellocci che hanno come unico obiettivo il Grande Fratello e saranno stati scartati a un passo dall’ingresso nella casa, e i quattro sfigati, divisi a loro volta tra truzzi di citta’ e quelli di campagna. Annoia quindi il pretesto dell’indagine antropologica, qual’e’ il vero tamarro? La trasmissione cerca inoltre un tentativo di di nobilitazione con il suffisso letterario -eide ben lontano dal mondo truzzo.
La conduttrice Fiammetta Cicogna e’ vestita sempre molto chic proprio per esaltare il contrasto con i protagonisti del reality e i suoi commenti anticipano quanto si mostrera’ nelle clip successive con uno stile che appartiene a un linguaggio televisivo ormai superato ma tanto caro alla scuola GF, al cui pubblico evidentemente si rivolge il programma.
Sorvolando sull’inammissibile messaggio omofobico, risulta insopportabile il confronto degli zarri con i maestri di stile (il principe Giovannelli!): irritante tentativo di procedere al miglioramento degli otto giocatori i cui errori di linguaggio piu’ evidenti sono sottolineati da discalie: se Jersey Shore viene giudicato un programma razzista, quanto e’ peggiore un programma che stigmatizza una categoria sociale con pure la pretesa di educarla?
Tornando a Jersey Shore leggo che il permesso per girare la quarta stagione a Firenze e’ stato dato con riserve sulle riprese relative agli alcolici per evitare che la citta’ passi per una drinkng town. E io che credevo che MTV avesse preferito il capoluogo toscano a mete piu’ consone al target perche’ Florentia E’ GIA’ una drinkng town: ci sono stata nel weekend pasquale per la mostra di Damien Hirst e il sabato sera c’era d’aver paura a girare tra quelle frotte di ragazzini (principalmente stranieri) ciucchi persi e l’olezzo di piscio che il Sabato Santo avvolgeva Piazza del Duomo era un pessimo biglietto da visita per la citta’, non potranno certo far di peggio quegli otto tamarrotti italoamericani!
Consiglierei piuttosto un’illuminazione migliore dei monumenti per chi ama le foto notturne.