Vent’anni dopo

Bonsai1_1Sono tornata a ronzare all’Euroflora dopo vent’anni dalla prima volta che ci ero stata. Di quella esperienza mi era rimasto un ricordo di fiori superbi e solitari lungo corridoi cupi e soffocanti dove il profumo dolciastro delle camere mortuarie la faceva da padrone.
Quest’anno l’atmosfera era completamente diversa: niente follie esotiche o esposizioni di piante rarissime ma un gioco cromatico e di composizioni (vent’anni fa si chiamavano ancora ikebana) con fiori “normali”, accanto ai quali c’era sempre un cartello che ricordava in quale stand fossero in vendita.
Con il moroso si osservava questa profonda differenza tra le fiere odierne (in qualsiasi settore) e quelle dei mitici anni ottanta: allora era sempre un trionfo di curiosita’, prototipi e azzardi per stupire il pubblico, oggi si punta su questa artificiale naturalezza da portarsi a casa con relativamente modica spesa: segno dei tempi magri che stiamo vivendo o frutto della globalizzazione che ormai non permette di stupirsi piu’ di nulla? Forse un misto di entrambi..
Di certo l’edizione di quest’anno verra’ ricordata per il continuo flash di telefonini e macchinette digitali: a parte qualche spodarica foto ricordo con alle spalle un giardino ricostruito, era un tripudio di macchine digitali rigorosamente in funzione macro con l’aspirante fotografo contorto in posizioni assurde per portarsi a casa il ricordo piu’ originale ed io morivo dalla voglia di avvicinarmi per dare una gomitata nelle costole nel fatidico momento del clik e dire con aria complice: “Flikr anche lei, eh?

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Chernobyl_1Esattamente vent’anni fa esplodeva il reattore di Chernobyl, ma in Italia la notizia si seppe parecchio tempo dopo, non rammento la data esatta ma ricordo perfettamente il momento in cui ne venni a conoscenza: era una bella serata di fine maggio, io e mio padre ci stavamo preparando la cena mentre andava il Tg2 delle venti, laconicamente lo speaker diede la notizia e alcune raccomandazioni di ordine sanitario, in particolare di evitare il consumo di verdura a foglia larga, guardammo la lattuga e i pomodori gia’ pronti nei piatti, appena colti dall’orto e in silenzio continuammo a mangiarli, con la rassegnata, atavica caparbieta’ della razza contadina che sfida imperterrita la natura e la stupidita’ umana.

La nave delle donne maledette

La nave delledonnemaledette Italia, 1953
con Kerima, Ettore Manni
regia di Raffaello Matarazzo

Isabella, nobildonna spagnola, viene scoperta colpevole d’infanticidio la sera in cui si svolgono i festeggiamenti del suo fidanzamento, evento che avrebbe risollevato le condizioni economiche della famiglia. L’intrigante governante convince la cugina povera, Consuelo ad addossarsi la colpa per impedire che i suoi parenti benefattori finiscano sul lastrico: la ragazza accetta e viene condannata ai lavori forzati nelle colonie d’oltremare. Sulla stessa nave che conduce Consuelo al suo destino, sale la cugina con il marito che governera’ i possedimenti in terre straniere e il giovane avvocato che ha difeso la povera fanciulla ed e’ convinto della sua innocenza, non che perdutamente innamorato di lei..

Questa volta Matarazzo sposta l’azione in un tempo remoto perche’ il tema che va ad affrontare e’ troppo scabroso: una madre che si libera del neonato (nato gia’ morto) gettandolo in un pozzo.
La lontananza geografica e storica permette di creare anche un melo’ fortemente erotico, almeno per quegli anni perche’ le scene che al tempo suscitarono tanto scalpore e gli strali della censura oggi fanno un po’ ridere: ad un certo punto le forzate si ribellano e assaltano i marinai, ben presto la lotta a suon di schiaffoni si trasforma in baci appassionati, ma parte della ciurma non e’ stata ancora conquistata e allora le donne usano armi tipicamente femminili per convincerli ed e’ esilarante vedere il primo piano stralunato di un marinaio trasformasi nella soggettiva del suo sguardo, fisso su una parata di seni sovradimensionati (per giunta seminudi!) che avrebbero fatto la gioia di Russ Meyer!
L’azione ambientata in epoca settecentesca invoglia Matarazzo ad essere piu’ sadiano del solito e la virtuosa eroina subisce numerose angherie che culminano con la fustigazione imposta dalla cugina cattiva, che nel frattempo e’ diventata l’amante del capitano della nave.
Melodramma dalla forte carica eversiva che non salva nessuno dei rappresentanti delle classi ricche e parteggia apertamente per i derelitti, i poveri e gli ubriaconi; il film non si esime dalla solita catarsi finale tipica di Matarazzo che culmina nel rogo della nave da cui si salvano solo i puri, cioe’ Consuelo e l’avvocato che l’ ama.
Uno dei primo film italiani ad essere girato a colori, circola in televisione solo in una versione in bianco e nero.

Quando sei nato non puoi piu’ nasconderti

Quando sei nato non più nasconderti

Sandro, in crocera nel Mediterraneo con il padre e un amico di famiglia, cade dalla barca e viene salvato da una carretta del mare che trasporta clandestini sulle coste italiane, nel corso del viaggio fa amicizia con Radu e Alina, due giovani profughi rumeni. Una volta tornato in Italia e ritrovati i genitori, Sandro convince la famiglia ad occuparsi dei suoi nuovi amici, ma i ragazzi non sono esattamente quel che avevano detto.

Il film parte in maniera poco credibile con questo salvataggio atipico, ad opera dei clandestini nelle mani di due contrabbandieri da operetta: cattivi ed opportunisti, ma un po’ sminchiati.
Gia’ dalla rappresentazione delle due imbarcazioni cosi’ diverse che incrociano senza toccarsi nel difficile mare dell’esistenza, Giordana inizia il suo gioco di contrapposizioni tra noi e loro, che si rivela puramente didascalico dato che a nessun personaggio riesce a dare quella profondita’ in grado di farlo uscire dal bozzetto: Sandro e’ un dodicenne di buon cuore, ma tendenzialmente ingenuo anche se nei campi scuola in Inghilterra impara l’arte della canna, invece che la lingua.
Quandoseinatononpuoi+nascondertiIl padre tutto dedito alla famiglia e al lavoro e’ certo di meritarsi un Cayenne, ma sarebbe disposto anche a fare un sacrificio adottando i due giovani immigrati.
Dall’altra parte della barricata ci sono Radu, diciottenne ormai incattivito dal mondo che non puo’ permettersi di contare sulla disponibilita’ degli altri ed Alina, troppo bella per non finire ad esercitare il mestiere piu’ antico del mondo.
Nel mezzo c’e’ la legge che al solito dimentica le ragioni del cuore.
Quandoseinatononpuoi+nascondertiIl guaio della pellicola e’ quello di non voler salvare nessuno finendo cosi’ per salvare tutti come dimostra il finale aperto: possiamo proiettare quel che vogliamo sull’immagine di Sandro ed Alina seduti sul cordolo di un breve raccordo di un bivio della tangenziale: la speranza sta nelle nuove generazioni che riescono a costruire un ponte tra due strade che sembrano destinate a non incontrasi mai come il sangue arterioso e quello venoso separati da una sottile membrana all’interno del cuore, come recita una lezione di scienze impartita a Sandro?
Un film francamente inutile, che punta sull’emotivita’ della messa in scena della disperazione, ma che non osa mai nulla, neppure nelle scelte registiche.

Burt Lancaster

Il 2 novembre del 1913 nasceva nel quartiere di East Harlem, a
New York Burt Stephen Lancaster.
Dopo un’incidente che gli rovina la carriera
di acrobata, approda al cinema, relativamente tardi (e’ il 46) ma con un ruolo
di tutto rispetto ne I gangsters di Siodmak dove interpreta “lo
svedese”.
Diventa ben presto un divo e presta il suo volto ad ogni genere di
film, aiutato anche dalla sua prestanza fisica che gli permette di ricorrere il
meno possibile allo stunt-man.
Da vita insieme a Deborah Kerr a quella che
e’ ancora considerata la scena piu’ bollente di tutta la storia del cinema:
l’appassionato e avvinghiato bacio sulla spiaggia in Da qui
all’eternita’
.

Non
disdegna l’esperienza produttiva e fonda la casa di produzione Norma che
permettera’ la realizzazione di film come Marty, vita di un timido
vincitore dell’oscar nel ’56 e Pranzo di Nozze con una sempre superlativa
Bette Davis.
Stretto anche il suo rapporto con l’Italia che gli regala alcune
delle sue interpretazioni migliori: e’ al fianco di Anna Magnani nella sua
parentesi americana in La rosa Tautuata. In seguito verra’ in Italia
chiamato da Visconti per girare prima Il Gattopardo, poi Gruppo di
famiglia in un interno
e Bertolucci lo vorra’ per il ruolo del patriarca
possidente in Novecento.

Anche
la televisione italiana lo reclamera’ per il Mose’ di De
Bosio.
Nonostante l’attacco di cuore che iniza a minare la sua salute nel
1980 durante le riprese di Branco selvaggio, la sua carriera continua
fino all’89, il grande attore si spegnera’ nel
1994.