Mi capita ancora, raramente, in verità, di vedere lo spot Make povery history, quello con attori e cantanti che schioccano le dita ogni tre secondi
per ricordare che in Africa i bambini muoiono con tale ritmo.
Dopo i fatti di Londra quel problema che sembrava pressante e
forse vicino ad una soluzione e’ diventato obsoleto: le priorità del mondo occidentale sono cambiate.
Che cosa abbia concretamente deciso il G8 a favore dell’Africa è andato perso nel bailamme mediatico seguito al 7 luglio, mentre sarebbe stato un modo per onorare le vittime londinesi e dare un senso alle loro morti, quello di uscire dagli incontri con l’immediata attuazione di un tentivo serio di risolvere il problema della totale indigenza africana, perché la vera battaglia è lì, se è vero quello che raccontava un giornalista (di cui purtroppo non ricordo il nome) ospitestamane a Cominciamo bene e cioè che nell’Africa sub sahariana la maglietta più diffusa reca l’effige di Bin Laden e molte vie o negozi di villaggi sono intitolati al leader terrorista, che viene visto come l’unica persona che, in un modo certamente distorto, si leva a criticare l’arroganza occidentale.
Non distogliere l’attenzione dall’Africa è forse il modo migliore per combattere il terrorismo, se non altro eliminando un bacino di potenziale manovalanza per Al Qaeda.