Del blog

Ridendo e scherzando ieri Desordre ha compiuto due anni.
Probabilmente mi sarei dimenticata di magnificarvi questo fondamentale evento se proprio ieri, per una di quelle coincidenze che a me piacciono tanto, non avessi ricevuto dal googlegroups Neuronal questo codice comportamentale per blogger.
Purtroppo per voi la mia voglia di pontificare dal mio piccolo sgabello virtuale non accusa segni di cedemento, consolatevi pensando che cerchero’ di aderire il piu’ possibile a questi precetti:

1.
Quando scrivi un post non far finta che non sia importante. Anche se
può giustificarne l’eventuale mediocrità o la leggerezza come un
gioco, è solo una pessima scusa: una dichiarazione pubblica di
pigrizia.

2.
Ogni tuo post è importante. Fa che sia il più importante. E’ un atto
di condivisione e comunicazione fortissimo, a cui affidi il compito di
richiamare l’attenzione di altre persone. Da ogni parola detta o
scritta può nascere la scintilla di un’idea capace di cercare in chi
ti legge quello che desideri e di cambiare il futuro proprio come
vorresti tu.

3.
Le parole che usi scrivendo e gli argomenti, sono un comportamento.
Quanto più la forma è corretta e il contenuto è nuovo e
interessante, tanto più migliori il tuo mondo e quello di chi ti sta
attorno o viceversa. Che tu lo capisca o no, comunque sei responsabile
di ogni tua azione: sforzati di essere quello che vuoi, non quello che
sei.

4.
Quando scrivi, mantieni vivo l’esercizio della memoria e della lingua.
Parla di sentimenti, storie e situazioni che sono comuni alla tua
gente, usa e mantieni svegli i vocaboli della tua terra. Per
l’appiattimento, la globalizzazione e le bugie credibili, bastano i
potenti della terra, i grandi media istituzionali e la pubblicità.

5.
Quando scrivi, parla di cose che conosci, usa la fantasia e stupisciti.
Se sei capace di stupirti tu, stupirai anche il pubblico. E anche se
non hai un pubblico grande come quello che vorresti o meriteresti,
comunque ne sarà valsa la pena.

6.
Sforzati di scrivere meglio di come già sai. Ogni sforzo è sempre
premiante e premiato. E qualsiasi sia il tuo grado di ambizione, non è
con le relazioni e le raccomandazioni, ma con la qualità, che
riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi.

7.
Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti
rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non
è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila
è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion
d’essere.

8.
Se parli dell’opinione di un altro, giornale o blog o altro, o consigli
un acquisto: aggiungici del tuo. Poco o tanto che sia, eviterai di
essere solo l’altoparlante di un pensiero non tuo.

9.
Ogni blog ha due tipi di lettori: quelli che commentano, perché ti
sono amici o nemici, e quelli che leggono in silenzio. Ecco sono questi
ultimi che ti giudicano più profondamente. E’ concentrandoti su loro
che puoi costruire l’efficacia o l’inefficacia del tuo punto di vista.

10.
Non aspirare con ogni mezzo a scrivere a pagamento, togliendo
spontaneità e vigore alla tua scrittura e facendone un’ipotesi
posticcia. Ricordati che chi scrive a pagamento ha un unico lettore
veramente importante: chi lo paga. Un blog medio ha una cinquantina di
lettori attenti ogni giorno, un libro medio ne ha mille volte meno…
ci sono libri che vendono cinquanta copie in dieci anni. Il solo mezzo
che hai è scrivere cose sempre migliori. Allora saranno i lettori a
venirti a cercare e con loro, buoni ultimi, gli editori non potranno
fare a meno di te.

A lezione di cinema da Carlo Leva

Carlo leva Che in una cittadina come Alessandria si tenga un corso di cinema e’ gia’ un grosso evento, che questo sia tenuto da un professionista come Carlo Leva, scenografo ed amico personale di Sergio Leone rende l’evento piu’ unico che raro.
Ieri sera, alla serata introduttiva al corso, siamo rimasti ammaliati dalla personalita’ del Maestro che in due ore ci ha travolti con gustosi aneddoti sulla lavorazione di film come Il buono, il brutto e il cattivo o C’era una volta il west che ci ha dipinto in poche battute produttori del calibro di David O. Selznick o raccontato le sue esperienze dirette della famigerata tirchieria di Alberto Sordi, mischiandole con ricordi personali dell’occupazione nazista di queste zone.
Ragione del corso e’ quella di riqualificare il nostro territorio da un punto di vista cinematografico, del resto uno dei padri della cinematografia mondiale, quel Giovanni Pastrone che con il suo Cabiria ispiro’ nientemeno che D. W. Griffith era in realta’ alessandrino, gli astigiani ne ereditarono la paternita’ solo dopo la creazione della loro provincia ad opera del regime fascista.

Lettera ad Ed Bishop

Foto+autografoMy beloved Ed,

ho cercato di mantenere la mia promessa, ma e’ stato veramente difficile.

Era l’ 8 dicembre 2001 (come scordare il giorno in cui conosci l’idolo della tua infanzia?) ad una cena di Isoshado
e non persi certo l’occasione di sedermi proprio di fronte al mitico
Comandante Straker , poi l’emozione mi sopraffece e il mio inglese si
fece sempre piu’ inarticolato ai tuoi tentativi di esser gentile con i
tuoi adoranti commensali.
Ma quando ti vidi palesemente annoiato alle solite domande trentennali sulla serie televisiva U.F.O.
lasciai cadere con nonchalance un “so iu plaied olso in 2001, a space
odissey..” e i tuoi meravigliosi occhi blu lampeggiarono di
soddisfazione, parlammo un po’ del carattere burbero e perfezionista di
Kubrick, ma sempre amichevole nei tuoi confronti (la parte del
comandante del modulo spaziale avrebbe dovuto essere piu’ articolata)
poi mi dicesti che avevi lavorato anche in Lolita, “really? in
che ruolo?” chiesi, ormai completamente affascinata e ti mi dicesti di
rivedere il film e scoprirlo. Te lo promisi.
Son passati  piu di 3 anni e non ho piu’ avuto occasione di vedere Lolita
fino a ieri sera, quando Sky Classic l’ha trasmesso nel ciclo dedicato
al grande cineasta e io ho passato due ore e mezzo a scrutare tutte le
comparse, avevi 30 anni, era il tuo primo ruolo in una grande
produzione, o meglio in un capolavoro!

Non e’ stato facile,  ammetto che mi sono dovuta aiutare con imdb
(dove ho scoperto che siamo nati quasi lo stesso giorno: tu l’11
giugno, io il 10) e oramai sono praticamente certa che dei tre
“ambulance attendant” nella scena dell’incidente alla madre di Lolita
tu sei quello che comunica a Humbert che la moglie e’ morta.

Missione compiuta , comandante!

Cartolina da Amsterdam

Poca atmosfera natalizia nella
capitale olandese: nessun tripudio di luminarie e decorazioni, forse
Amsterdam e’ ormai vittima del suo fascino trasgressivo fatto di ben
altre luci per lasciarsi andare a certi sentimentalismi, ma del resto
al mercato dei fiori c’e’ un negozietto di decorazioni natalizie aperto
tutto l’anno e cosi’ il tributo al “christmas time” e’ pagato.

Sempre vivace l’attivita’ culturale: molto interessante la mostra L’Art Nouveau, the Bing empire che analizza il fondamentale apporto della galleria di  Siegfried Bing, chiamata appunto L’Art Nouveau,
sull’omonimo stile artistico francese e mi diverte pensare che i nostri
cugini ultranazionalisti hanno mutuato il nome di uno dei loro periodi
artistici piu’ significativi da un collezionista tedesco innamorato del
Giappone, proprio come il nome italiano “stile Liberty” deriva dai
magazzini inglesi del colonnello importatore dei prodotti tipici della
Compagnia delle Indie.

Piu’ didascalica ma di grande successo la mostra Nicola e Alessandra , gli ultimi zar
all’ Hermitage di Amsterdam, che ripercorre la drammatica esistenza
degli ultimi esponenti della dinastia dei Romanof attraverso oggetti
personali e di rappresentanza.

Al numero 14 di Staalstraat  ho trovato un paradiso per cinefili: Cine qua non,
un negozietto disordinato, zeppo di vecchie edizioni di libri, VHS e
DVD, poster, foto e cartoline dedicate al mondo del cinema.

E a proposito di cinema, sono stata molto contenta di vedere che Dopo mezzanotte,
il bel film di Davide Ferrario, sia arrivato fino in Olanda anche se
non concordo per nulla con la sintetica frase che lo rappresenta, ma
Amsterdam val bene una cavolata..

Cosa succede in citta’





Girando per Tortona stamattina ho piacevolmente scoperto che i
lavori di restauro del Museo Archeologico sono a buon punto e che il
prezioso sarcofago marmoreo di Publio Elio Sabino (sec. III d.C.) non
giace piu’ abbandonato all’esterno, col guano ed il muschio come unici
estimatori ma ha trovato una degna collocazione sotto il porticato di
Palazzo Guidobono, ora chiuso da una vetrata.

Nella foto sottostante una bella immagine di Piazza Aristide
Arzano: sullo sfondo Palazzo Guidobono ed in primo piano la Torre
Civica contro la quale picchiai il grugno intorno ai 7/8 anni, troppo
intenta a leggere Topolino per guardare dove mettevo i piedi: strano ma vero nel corso degli anni non sono mai stati rilevati danni  seri alla struttura.

Rido fuori tempo


Leggendo il post di Fringe
mi sono drammaticamente resa conto che non sarei mai in grado di fare
una lista di film o scene comiche preferite. Di non amare
particolarmente il cinema comico l’ho sempre saputo e anche dei maestri
delle comiche che pure amo molto, mi rimangono impresse altri aspetti
del loro cinema, piu’ che le loro gag: l’estrema sensibilita’ di
Chaplin, il genio di Buster Keaton che ha girato una scena unica nella
storia del cinema e credo mai omaggiata: in Le sette probabilita’
deve andare da casa sua all’abitazione della fidanzata, sale in auto e
invece di far partire il mezzo, c’e’ un repentino cambio di
trasparente: dalla facciata della sua casa a quella della donna amata e
Buster scende dall’auto ormai giunta alla meta senza essersi mossa di
un centimetro. Di Stanlio e Ollio amo le gag piu’ surreali: quando
finiscono annodati per colpa del pazzo fuggito di galera, e in La ragazza di Boemia finiscono torchiati e diventano lunghissimi.

Amo i grandi attori comici fino a gli anni 60. Toto’, Fernandel,
Tati Jerry Lewis, non sopporto la comicita’ demenziale che inizia con Hollywood Party, e Funes, aborro le parodie del genere L’aereo piu’ pazzo del mondo o Una pallottola spuntata, reggo poco Fantozzi e posso rovinare una proiezione di Amici miei
restando imperturbabile ed annoiata in mezzo a una combriccola che si
scompiscia dalle risate: non lo faccio apposta ma e’ piu’ forte di me,
non ci trovo prorio niente da ridere!

  Il genere che adoro e’ invece la commedia slapstick americana: in assoluto prediligo Susanna!, con il leopardo che ama canzoni romantiche e il cagnolino che ruba l’osso del dinosauro, e Indiscreto:
"come osa fare l’amore con me senza essere sposato!" sbotta stizzita
Ingrid Bergamn quando scopre che Cary Grant e’ un uomo libero, La regina d’africa con Bogey  in chiave comica poi c’e’ Lubitsch Partita a quattro piu’ di Ninochka, Billy Wilder e trovo particolarmente divertente anche un film di Hitchcok, La congiura degli innocenti e che dire dei film con Mae West?

In realta’  al cinema rido molto, ultimamente mi ha  divertito Cosi’ fan tutti ma le scene comiche non mi restano impresse, anche  di Clerks,
dalla cui proiezione sono uscita con le lacrime agli occhi per il gran
ridere non ricordo assolutamente nulla, invece sarei in grado di
stilare velocemente un’elenco delle scene piu’ strappalacrime della
storia del cinema, ma che sono piu’ portata al melodramma ormai lo so
da tempo, quello che devo ancora confessare e’ che le prime scene
comiche che mi vengono sempre in mente sono in due film drammatici: la
scena del cieco in L’estate di Kukujiro di Kitano e Roma citta’ aperta:
ritengo che la scena dei bambini che tornano a casa in ritardo dopo
aver disinnescato una bomba sia esilarante: li vediamo salire lungo la
scala spavaldi finche’ quello che abita al primo piano viene accolto a
rimbrotti e scapaccioni dai genitori, scena che si ripete ad ogni
pianerottolo rendendo sempre piu’ timorosi i bambini che abitano ai
piani piu’ alti che rallentano la salita e si scambiano sguardi
smarriti. Una scena cosi’ realistica e simpatica in un film tanto
tragico la trovo piu’ liberatoria di qualsiasi gag esplosiva.

Viaggio allucinante



Ahime’, non sto parlando del capolavoro di Fleischer, grave mancanza
nella retrospettiva a lui dedicata dal TorinoFilmFestival, ma del
viaggio per andar a vedere L’altalena di velluto rosso.

Siamo partiti in tre: io, il mio catorcio d’auto senza airbag e la
mia simpatica miopia che di sera si monta la testa e vuole prendere il
sopravvento.

Per chi non conosce la Torino-Piacenza, sappia che e’
un’autostrada a due corsie con lunge file di camion talmente vicini che
a volte non capisci se si tratta di due camion distinti o di un singolo
autoarticolato.

Di mio ho gia’ una scarsa fiducia verso i mezzi pesanti, ma questo
viaggio e’ stato, ribadisco allucinante: ad ogni sorpasso di furgonato,
ma che dico.. di stationwagon! mi appariva la Beata Parietti
dall’occhio tumefatto vociferante di autotreni che si mettono per
traverso ma che "in quei momenti" non si sente nulla… potere dei
media! E pensare che quelle immagini io le ho viste solo a Blob…

ecchepallepero’!

Ho l’influenza.

Sono 15 giorni che non vado al cinema.

In piu rieleggono lo scimmione come Presidente degli Usa
costringendomi a prorogare il mio personale embargo turistico agli
States di altri 4 anni..

Fantasia


Fantasia1

Quando ero piccola pensavo che quell’unico grande campo lavorato a
vigna sul crinale delle colline fosse il tetto della casa di un gigante
che abitava sotto terra.