Ecco qua! Mi e’ impazzito splinder e mi ha
cancellato il post su Christopher Reeve, mi spiace soprattutto per i
vostri commenti che erano molto sentiti.

appunti sparsi tra cinema e realtà
Ecco qua! Mi e’ impazzito splinder e mi ha
cancellato il post su Christopher Reeve, mi spiace soprattutto per i
vostri commenti che erano molto sentiti.

Ho sognato di essere tornata a casa dopo aver
acquistato dei dvd registrabili e di accorgermi improvvisamente di aver
comprato un -R invece che un +R, guardandomi attorno con angoscia mi
rendevo conto di aver piu’ volte sbagliato supporto.
Che il mio incoscio si identifichi con un DVD recorder non depone molto a mio favore, vero?

Sms ricevuto da una cara amica di vecchia data, appena finito Via col Vento su Rete4:…non
so tu… ma io questa era ho rivisto via col vento per la centesima
volta e ogni volta mi sembra la prima… a parte il piccolo particolare
di conoscere a memoria tutte le battute… e di pensare ogni volta a
te, ciao Ava e buonanotte
che bella cosa l’amicizia! ;’-)
Non ce la faccio piu’ a veder immagini di guerra: ho gli occhi stanchi, saturi.
Non mi impressionano le terribili immagini della scuola di Beslan: sono
bambini si’, ma uguali a quelli iracheni, a quelli bosniaci, e a tanti
altri (troppi, decisamente) fino all’immagine della bambina che corre
nuda spellata dal napalm.
L’occhio si abitua in fretta, me ne accorsi ai tempi di un video di
Michael Jackson, (non ricordo il titolo) dove un ragazzino senza una
gamba sparava con un fucile saltellando per il rinculo: la prima volta
che lo vidi fu scioccante, ben presto divenne un’immagine come le altre.
Il giorno dell’attentato alle Twin Towers accesi la televisione proprio
mentre andavano le immagini in diretta del secondo schianto: mi
sembrava solo un brutto film. Quanto questa tragedia mi avesse in
realta’ toccato lo scoprii solo un anno dopo ascoltando un messaggio in
segreteria: quando la voce elettronica scandi’ la data mi si accapono’
la pelle.
Lo stesso e’ accaduto oggi: avevo gia’ visto le immagini della scuola,
ma quando al supermercato la radio ha lanciato la notizia, mi si ‘e’
chiuso lo stomaco sentendo il numero delle vittime e ho dovuto
ricacciare le lacrime.
Gli occhi sono stanchi e si possono ingannare, ma il resto e’ strazio senza speranza.
Chissa’ se col soffio che ha spento la fiamma olimpica se n’e’ andato anche ”lo spirito olimpico che vive in tutti noi”?
Perche’ io ci ho riflettuto. Per giorni. E non puo’ esser colpa che di
questo malefico afflato se ho rischiato di sfracellarmi sopra un
motorino. Prestare attenzione alla preposizione, please: non con un
motorino, ne’ contro un motorino, ma SOPRA un motorino. Andiamo avanti.
Io credo che funzioni cosi’: il demone olimpico si aggira subdolamente
tra noi e ogni quadriennio si impossessa delle anime che in
quell’occasione si rivelano piu’ malleabili. Nel mio caso la
sensibilita’ all’influsso greco e’ lampante visti gli studi classici e
il mai pagato fio all’altrettanto classica vacanza post-maturita’
nell’Ellade.
Fatto sta che l’altro giorno mi sono ritrovata chiusa fuori casa senza
chiavi ne’ cellulare (embe’? capita, no..) e invece di recarmi di corsa
a recuperare il mazzo di riserva da chi di dovere, mi e’ passato per la
testa di scavalcare gli oltre due metri del muro di cinta scalando lo
scooter. Piccolo particolare che il viscido spirito olimpico mi ha
fatto dimenticare e’ che io soffro drammaticamente di vertigini: salire
3/4 gradini di una scala per cambiare una lampadina e’ per me
un’impresa eroica e neppure in sogno mi azzardo a librarmi in volo, ma
dopo esser stata circuita e aver distintamente sentito un sussurro
all’orecchio che sosteneva Nothing is impossible
eccomi pronta con il piano geniale: un piede sul predellino, salire
agilmente sulla sella ergersi con classe sul cruscotto e da li’, con
scatto felino ed abile mossa, sedersi sul muro per lasciarsi dolcemente
scivolare all’interno del cortile. Non mi era neppure sfuggito il
dettaglio che il Liberty 50 non ha il doppio cavalletto e poggia solo
da un lato. Cosi’, dopo aver cercato la posizione ideale perche’ il
mezzo, nella peggiore ipotesi, franasse contro il muro e dopo aver
gettato occhiate guardinghe alle spalle ( non so perche’ ho ancora il
vezzo di illudermi di possedere un minimo di reputazione presso il
vicinato) ho iniziato la scalata.
La titanica impresa si e’ fermata molto presto: precisamente quando il
mio piede ha lasciato il predellino e mi sono issata in ginocchio sulla
sella: la lieve vibrazione del mezzo e’ stata registrata dal mio
sismografo interno come una scossa di 10° grado sulla scala Mercalli,
lo sguardo vitreo fissato sul manubrio ha smesso di mettere a fuoco i
numeretti del tachimetro e il sudore che iniziava a grondarmi sugli
occhi mi ha riportato alla realta’: che ci facevo io li’? a quasi mezzo
metro da terra, in equilibrio precario???
Un balzo , questo si’ olimpionico, mi ha allontanato dall’incresciosa
situazione, facendomi ricordare che la grazia e l’agilita’ dimostrata
da atleti e ginnasti si conquista con anni di fatica da cui mi son
sempre ben tenuta alla larga.
Da allora ho sorvegliato costantemente le mie pericolose inclinazioni, ma ora che succedera’?
L‘olimpiade e’ in realta’ il lasso di tempo che va da una
manifestazione all’altra: credete che lo spirito olimpico ne sia
informato?
Speriamo che piu’ della tradizione ellenica possa la saggezza popolare: passata la festa gabbato lu santo!
Un po’ di scombussolamento per la novita’ e’ prevedibile, ma mi auguro una buona permanenza
Domenica sera casalinga, tra tivù’ e litigi con le zanzare in
giardino.
Ho visto Velisti per caso che raccontava la realta’ di Bali
e verso mezzanotte sono incappata in una di quelle speci di reportage di
Italia1, asterisco mi pare che si chiami, che raccontava il turismo
sessuale declinato al femminile lungo le spiagge della Giamaica.
Depressione
da globalizzazione: per lungo tempo ho creduto che questo mondo avrei voluto
(forse dovuto?) vederlo tutto, ora ne sono sempre meno convinta, anche se
viaggiare mi piace molto.
Forse e’ meglio stare a casa e sognare come
Salgari, piuttosto che intrupparsi lungo le vie del turismo occidentale ed e’
inutile illudersi di essere viaggiatori e non turisti: non esistono piu’ luoghi
dove fare il viaggiatore: arriva pure alle Galapagos su un cargo di darwiniana
memoria, ma troverari sempre Les Encantadas sporche ed inquinate.
Ci vorrebbe
un’educazione al viaggio, invece anche solo a vedere gli esodi che incombono in
questo periodo, il modello di turismo imperante e’ simile ad un’invasione di
cavallette che arriva consuma e divora tutto quanto per poi lasciare il nulla
dietro di se’.
Motivetto che continua a ronzarmi in testa:
|
Contraddizioni del cinema estivo: mentre l’Anec, Personalmente questa idea di voler rendere l’estate
L’arena estiva rende anche il cinebano piu’ accanito piu’
Spesso l’arena estiva e’ ospitata in luoghi suggestivi, |
Nell’eterno dibattito su film doppiato o in versione sotto
titolata si inserisce un nuovo modo di ascoltare i film in lingua originale: la
traduzione simultanea.
E’ stato questo il metodo scelto dal
GenovaFilmFestival per proporre le pellicole.
Muniti di cuffette e un
marchingegno che riceve gli impulsi ad infrarossi, si ascolta in cuffia l’audio
originale piu’ la voce della traduttrice.
E’, sinceramente, un metodo un po’
bislacco: la voce anonima della traduttrice appiattisce i toni dei dialoghi, poi
spesso la si sente sospirare o comunicare alla regia i suoi problemi di audio.
La cosa divertente della traduzione simultanea de Le mura di Malapaga
e’ stato che essendo un film bilingue, dato che Gabin recita in francese mentre
tutto il resto del cast in italiano a parte Isa Miranda e la figlia, che sono le
uniche a conoscere anche il francese, la traduttrice continuava imperterrita a
tradurre in italiano le battute in italiano! Ragion per cui ben presto il
pubblico si e’ limitato a indossare le cuffiette solo quando compariva Gabin in
scena.