capitale olandese: nessun tripudio di luminarie e decorazioni, forse
Amsterdam e’ ormai vittima del suo fascino trasgressivo fatto di ben
altre luci per lasciarsi andare a certi sentimentalismi, ma del resto
al mercato dei fiori c’e’ un negozietto di decorazioni natalizie aperto
tutto l’anno e cosi’ il tributo al “christmas time” e’ pagato.
Sempre vivace l’attivita’ culturale: molto interessante la mostra L’Art Nouveau, the Bing empire che analizza il fondamentale apporto della galleria di Siegfried Bing, chiamata appunto L’Art Nouveau,
sull’omonimo stile artistico francese e mi diverte pensare che i nostri
cugini ultranazionalisti hanno mutuato il nome di uno dei loro periodi
artistici piu’ significativi da un collezionista tedesco innamorato del
Giappone, proprio come il nome italiano “stile Liberty” deriva dai
magazzini inglesi del colonnello importatore dei prodotti tipici della
Compagnia delle Indie.
Piu’ didascalica ma di grande successo la mostra Nicola e Alessandra , gli ultimi zar
all’ Hermitage di Amsterdam, che ripercorre la drammatica esistenza
degli ultimi esponenti della dinastia dei Romanof attraverso oggetti
personali e di rappresentanza.
Al numero 14 di Staalstraat ho trovato un paradiso per cinefili: Cine qua non,
un negozietto disordinato, zeppo di vecchie edizioni di libri, VHS e
DVD, poster, foto e cartoline dedicate al mondo del cinema.
E a proposito di cinema, sono stata molto contenta di vedere che Dopo mezzanotte,
il bel film di Davide Ferrario, sia arrivato fino in Olanda anche se
non concordo per nulla con la sintetica frase che lo rappresenta, ma
Amsterdam val bene una cavolata..
