I 75 anni dell’Empire State Building

Empire

Ieri ho sentito alla radio che l’Empire festeggiava i 75 anni, il sito ufficiale riporta come data di apertura il primo maggio 1931; qualunque sia il giorno esatto, quale occasione migliore di questo anniversario per tirare fuori dal cassetto un pezzo che ho scritto sul grattacielo piu’ cinematografico del mondo?

L’Empire State Building, splendido edificio decò costruito tra il 1929 e il 1931 è una delle mete obbligate per chi si reca a New York: ormai non è più il grattacielo più alto del mondo, ma rimane uno dei simboli della Grande Mela, ed è entrato anche nell’immaginario cinematografico.
Nell’empireo di celluloide il grattacielo entrò due anni esser stato edificato, nel 1933, quando venne girata una delle scene più famose della storia del cinema: King Kong che lotta contro gli aeroplani aggrappato al pennone dell’Empire.
King Kong racconta di un gorilla gigante strappato all’isola fantastica dove vive; trasformato in fenomeno da baraccone per la gioia dei newyorkesi, il potente gorilla riesce a scappare dalla gabbia e scalato l’Empire come fosse una montagna viene assassinato da un attacco aereo.
Nel celebre film di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack non mancano i riferimenti al mito della bella e la bestia, infatti Kong si innamora della bella Ann Darrow e sacrifica la sua vita pur di salvarla. Il film portò molta notorietà all’attrice che interpretò il ruolo, Fay Wray, e quando l‘attrice è scomparsa nel 2004, le luci che perennemente illuminano l’Empire sono state spente in suo onore.

Kingkong

Le avventure di King Kong sono state riprese più volte ma i remake ufficiali sono due: quello del 1976 dove nelle locandine il gorilla poggia sulle Twin Towers: il film si segnala per il debutto di Jessica Lange nella parte della bella e per gli effetti speciali curati da Carlo Rambaldi e alla fine del 2005 e’ uscito il rifacimento di Peter Jackson: nonostante il regista uscisse dal successo della trilogia tolkeniana de La compagnia dell’anello, la sua nuova pellicola non e’ riuscita a sbancare i botteghini.
Se King Kong ha reso indimenticabile il profilo del grattacielo, i suoi interni hanno fatto da scenario a un altro famoso film anche questo rifatto tre volte, di un genere completamente diverso da quello avventuroso del celebre gorilla, il melodramma An affair to remember, titolato in italiano Un amore splendido. La versione più famosa del film è quella del 1957 con Cary Grant e Deborah Kerr; si narra l’incontro di un uomo e una donna su una nave, mentre tornano dall’Europa: i due si innamorano ma avendo dei legami precedenti, si danno sei mesi di tempo per capire se il loro è vero amore e fissano un appuntamento sulla terrazza dell’Empire. L’uomo si presenta all’appuntamento a differenza della donna; amareggiato, pensa che per lei si sia trattato solo di un’avventura passeggera, solo tempo dopo la rincontrerà su una sedia a rotelle: un’auto l’aveva investita mentre si stava recando al loro appuntamento!

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Il film è firmato da Leo McCarey che aveva già diretto una prima versione della pellicola nel 1939, intitolata Un grande amore (Love affaire), stessi titoli per il pessimo remake del 1999 che vede protagonisti Annette Bening e Warren Beatty. In qualunque versione il film sia conosciuto, la pellicola resta un caposaldo della commedia sentimentale e infatti nel 1993 la regista Nora Ephron omaggia la famigerata storia d’amore che doveva coronarsi sull’Empire State Building facendo incontrare sulla cima del palazzo Meg Ryan e Tom Hanks, protagonisti del suo Insonnia d’amore (Sleepless in Seattle).

EmpirewarholL’indissolubile legame tra l’Empire State Building, New York e il cinema è sottolineato dal film sperimentale di Andy Warhol che ancora una volta indaga nel suo modo dissacratorio, i simboli pop in Empire (1964), una ripresa a telecamera fissa puntata sul famoso edificio lunga otto ore.

L’era glaciale 2 – il disgelo

ScratUn’altra peregrinazione attende il mammuth Manny, la tigre a denti a sciabola Diego e il bradipo Sid a causa dei scioglimenti dei ghiacci della vallata in cui vivono. Oltre alle catastrofi naturali, Sid e Diego sono alle prese con le paturnie di Manny, convinto di essere rimasto l’unico mammuth sopravvissuto, almeno fino a quando non incontra Ellie che pero’ non sa di essere una mammuth..

Difficilmente un sequel riesce ad essere piu’ divertente del primo capitolo, ma agli animali preistorici inventati da Chris Wedge, il colpaccio riesce.
Abbandonati i toni melensi alla Disney e gli ormai ovvi omaggi al cinema in carne e d’ossa a cui ci hanno abituato gli ultimi cartoon digitali, si punta su una comicita’ molto fisica: pure gag da comiche anni ’20, la trama ha i toni un po’ surreali di un film dei fratelli Marx, dove non e’ detto che sia la logica a concatenare gli eventi e nel numero musicale degli avvoltoi c’e’ un meraviglioso omaggio al grandissimo coreografo Bubsy Berkley che inventava le fantasmagorie dei musical anni ‘30.
Molto piu’ spazio e’ lasciato a Scrat, lo scoiattolo preistorico sempre alle prese con la sua ghianda che provoca grande ilarita’ nel pubblico al solo comparire in quanto garanzia di gag strepitose. Se nel primo capitolo era una figura marginale che apriva e chiudeva il film, ora e’ lampante che sia l’antenato di Will il Coyote , con cui condivide l’infelice testardaggine.
Mi auguro che ci possa essere un terzo capitolo dove lo sfortunato animaletto sia protagonista assoluto e la sua caparbieta’ nella lotta contro il destino diventi un omaggio alla comicita’ di Buster Keaton.

Report vs 3

ReportlogoGrande puntata di Report quella di ierisera! E’ possibile rivederla stasera in replica su Raisatextra e scoprire come in pochi passaggi la Gabanelli abbia risolto il problema dell’evasione fiscale (geniale chiamare la finanziaria che aiuta a ribassare i profitti annuali Taxcontrol) che tanti problemi ha creato alla sinistra nelle ultime elezioni, ribadendo sottilmente il concetto nelle Goodnews che raccontavano l’esperienza dei GAS i gruppi d’acquisto che riescono a comprare a prezzi bassi perche’ si rivolgono direttamente al produttore.
Con eleganza il programma ha anche sputtanato il presidente di 3 che nell’ufficio tiene le foto dell’udienza privata con Giovanni Paolo II, forte della sua fede cattolica e poi vanta come sua la creazione della sezione dei video personali del videotelefonino. Ovviamente i filmini in questione sono ose’ ed e’ sconvolgente apprendere che piu’ il video hard e’ scaricato, piu’ ricarica arriva al numero del (o della) protagonista, inutile sottolineare che il target di persone che ha perennemente il cellulare scarico e’ quello dei giovani e dei giovanissimi, che senza grosse difficolta’ possono accedere a quest’area riservata.
Milena Gabanelli ha commentato questo passaggio rimarcando anche le colpe dei genitori: pero’ se io avessi un figlio di 12/13 anni che mi stressa per avere il videotelefonino glielo comprerei senza nessuna cognizione di causa perche’ queste cose non sono risapute, e una volta che il ragazzino ha in mano il suo cellulare come glielo controlli? Quando io avevo 12/13 anni mia mamma non si permetteva di aprire le lettere dei miei amici di penna, potrei io, mettermi a smanettare con videofonino di un ragazzino? che poi, al massimo mi verrebbe in mente di leggergli gli sms..
C’e’ solo un punto della trasmissione che mi ha deluso, il riferire che il testimonial di 3 e’ Andreotti, quando e’ noto che il buon Giulio ha fatto solo una comparsata mentre protagonista indefesso della campagna 3 e’ da anni Claudio Amendola.
Non vorrei che questo particolare, seppure irrilevante ai fini del programma, fosse stato taciuto perche’ l’attore e’ manifestamente di sinistra: per anni ha condotto il Concerto del 1° maggio e se non sbaglio una volta Lella Costa, al programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, ha sottolineato quanto costasse al buon Claudio dover dire nell’ambito dello spot 3 che Giulio Andreotti era un gran presidente.
Probabilmente e’ una mia fisima personale ma sono molto puntigliosa sul come personaggi celebri leghino la propria immagine a grandi aziende: trovo immorale che una persona agiata che vanta una coscienza civile, si leghi poi a un marchio che sfrutta il lavoro nero o infierisca sugli animali e sarebbe molto squallido se Claudio Amendola e le sue figlie si prestassero per molto denaro, di cui peraltro non hanno cosi’ necessita’, a sponsorizzare un’azienda che sotto sotto induce alla pornografia.