Gli amanti del sogno

Love Letters
USA 1945 Paramount
con Jennifer Jones, Joseph Cotten, Ann Richards
regia di William Dieterle

Gliamantidelsogno

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il soldato Allen Quinton scrive lettere d’amore per conto del commilitone Roger Morland. Rimpatriato per una ferita, Quinton, grazie ad un’eredità, va a vivere vicino al luogo dove abitava Victoria, la ragazza di Morland e scopre che i due sono morti poco dopo essersi sposati ma tutti sono reticenti a proposito della tragedia. Allen conosce e si innamora di Singleton, una ragazza che ha perso la memoria: si tratta di Victoria rimasta traumatizzata per aver ucciso Roger. Quinton decide di sposarla pur sapendo che la donna potrebbe impazzire se scoprisse che lui è l’autore delle lettere che l’hanno fatta innamorare dell’uomo che ha ucciso..

Alanletter Arrivato alla corte del tycoon David O. Selznick, (a proposito pare che la lettera dell’inquadratura iniziale sia scritta di suo pugno, fonte NoirGirl) William Dieterle ne dirige la bellissima moglie Jennifer Jones in due fim che vedono come coprotagonista Joseph Cotten, il secondo è Il ritratto di Jennie (1948), un capolavoro del genere fantastico dove un pittore ottiene la fama dipingendo il ritratto di una fanciulla che incontra sempre al parco salvo poi scoprire che la ragazza è morta da anni. Il primo è questo ormai misconosciuto Gli amanti del sogno, dove alcune atmosfere mistery anticipano già il mood fantastico de Il ritratto di Jennie: la comparsa di una donna misteriosa che ricorda solo il proprio cognome, Singleton, gioca molto con l’ambiguità del revenant, facendo da contrappunto al latente senso di colpa di Quinton che sa di aver contribuito a far innamorare la ragazza di un uomo che non esiste.
La lenta riscoperta dei ricordi drammatici della vita con Morland, ubriacone e violento, ben diverso dall’uomo di cui Victoria si era innamorata rientra invece in quel genere di melodrammi alla cui trama si applicavano le tematiche psicanalitiche, alla La donna dai tre volti del 1957, per citare la pellicola più celebre del filone.
Il coraggio viene forse a mancare nel finale dove tutto si scioglie nell’happy end e si scopre che Victoria non è nemmeno colpevole di omicidio, resta però il merito di aver giocato tutto il tempo con le atmosfere noir oscillando tra il rischio della follia incombente di Victoria e un piccolo dubbio che la protagonista possa anche fingere l’amnesia, merito della bravissima Jennifer Jones che per questa pellicola fu candidata all’Oscar come miglior attrice.

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Gli amanti del sogno, pur non vincendo nessuna statuetta, collezionò in tutto quattro candidature tra cui quella per la miglior colonna sonora e la canzone Love Letters viene riproposta in Velluto blu (fonde imdb) mentre la locandina della pellicola compare nel film di Yasujirô Ozu Una gallina nel vento del 1948 (fonte FreeCinema)

Volver

Volver Ho visto finalmente il film di Almodovar, dopo averne sentito parlare benissimo o malissimo.
A me il film e’ piaciuto: sono folgoranti l’inizio e la fine, mentre ammetto che l’episodio del ristorante , che pure ha una sua ragion d’essere nell’economia filmica, deborda troppo e smorza il ritmo nella parte centrale.
Mi e’ piaciuta la declinazione tutta al femminile della famiglia (non certo una novita’ nell’opera almodovariana, anzi uno dei suoi tratti distintivi) ma questa volta e’ interessante il legame con il paese d’origine, quella terra della Mancha dove a causa del forte vento c’e’ il piu’ alto tasso di pazzia di tutta la Spagna: solo in paese simile, dove la follia e’ all’ordine del giorno si puo’ credere che la madre di Raimunda e Sole sia una revenant ed una donna puo’ vestire il ruolo del fantasma per espiare le sue colpe di moglie e di madre.
Il legame con un mondo arcaico, contadino dove le donne risolvono a modo loro questioni di corna e sesso e’ sottolineato dal look di Penelope Cruz che assomiglia in modo impressionante alla Sofia Loren degli anni ‘50; del resto tutto il film e’ un omaggio al cinema italiano degli anni d’oro: la Magnani compare addirittura in televisione in uno spezzone di Bellissima.
Nonostante ci sia il sangue, la carnalita’ (quell’imbottitura sul sedere della Cruz a volte era ridicola tanto era evidente la sua natura posticcia) il film di Almodovar non trasuda passionalita’, ma vira su tonalita’ leggere la natura grottesca e nera della vicenda; ma la distanza dai segreti del passato e’ implicita anche nel titolo: il ritorno, soprattutto quando implica il perdono, smorza l’intensita’ degli avvenimenti trascorsi.
Giustissima la scelta della giuria del Festival di Cannes di premiare l’intero cast femminile.