Amabili resti

LovelybonesSusie Salmon e’ una ragazzina di quattordici anni, uccisa barbaramente dal suo vicino di casa, insospettabile serial killer. Dopo la morte Susie impieghera’ anni per staccarsi definitivamente dalla sua dimensione terrena: preferisce rimanere nel suo personale cielo per restare ancora vicina ai suoi cari..

Nell’anno del trionfo di Avatar, l’altro maestro degli effetti speciali, Peter Jackson, esplora una dimensione piu’ autoriale per la computer grafica con questa buona trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Alice Sebold.
La dimensione fantastica in cui si trova imprigionata Susie viene rappresentata in tutte le sue sfaccettature oniriche, romantiche e orrorifiche grazie ad una sofisticata miscela di archetipi e fantasia partendo dal celebre dipinto di Arnold Böcklin, L’isola dei morti che fa da sfondo alle prime inquadrature di Susie nel suo cielo, quando cerca di raggiungere il gazebo dove aveva appuntamento con Ray.
Oltre alla componente altamente tecnologica, il film si affida a uno dei piu’ classici linguaggi cinematografici per costruire la suspense, quello del montaggio alternato, riuscendo a ottenere alti livelli di tensione sia nella scena dell’omicidio di Susie intrappolata nella camera sotterranea a cui fa da contraltare la tranquilla cena dei suoi familiari, sia quella ancora piu’ tipicamente thriller del rientro di George Harvey mentre Lindsey fruga al piano di sopra.

Amabiliresti

Com’e’ ovviamente comprensibile, l’adattamento cinematografico perde molti degli elementi del romanzo ma in questo caso lo spirito del libro e’ completamente racchiuso nella pellicola e alcuni semplici frame parlano direttamente a chi conosce la storia per via letteraria come il charm della casetta del braccialetto di Susie che nel racconto e’ la prova che inchioda il signor Harvey o Lindsey incinta alla cui vicenda personale e romantica il romanzo dedica ampio spazio.
Degni di menzione anche i protagonisti, da Saoirse Ronan nei panni dell’adolescente Susie che non perde la sua luminosita’ neppure dopo una morte cosi’ orribile, al gustoso cameo di Susan Sarandon nei panni della nonna per finire con insuperabile Stanley Tucci le cui occhiate oblique mi inquietano ancora al solo ricordo.

Agora

La vicenda della filosofa e matematica alessandrina Ipazia, vissuta tra il 370 (ca) e il 415 negli anni in cui i cristiani prendono il potere nella citta’ di Alessandria. La sua influenza su Oreste, prefetto dell’impero romano che era stato suo allievo e suo spasimante e il fatto di non volersi convertire al cristianesimo le costano l’odio dei cristiani e di conseguenza la vita.

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Alejandro Amenábar dipinge un interessante ritratto di figura femminile votata allo studio e all’introspezione filosofica. Ho ammirato molto il lavoro di ricostruzione storica compiuto dal regista: la scelta di romanzare in parte la vicenda di Ipazia introducendo il personaggio di Davo, schiavo innamorato della sua padrona regala alla matematica alessandrina un destino piu’ delicato del cruento martirio che le fu’ in realta’ inflitto. Il non voler insistere sugli elementi piu’ sanguinosi della storia restituisce il gusto del mondo antico che pur essendo sicuramente violento e sgraziato, ama rappresentare solo gli aspetti piu’ armoniosi della vita mentre i dettagli improvvisi sui corpi deturpati dalla morte sono dei prodomi del mondo medievale che e’ ormai alle porte con i suoi secoli piu’ oscuri e il suo coraggio di rappresentare gli orrori e il disordine del mondo.
AgoràLa presa del Serapeo da parte dei cristiani e’ un altro momento di cinema molto intenso che culmina con un rovesciamento della inquadratura, raffinatissimo parallelo tra la rivoluzione politica e quella astronomica. Tutto il film e’ punteggiato dalla ricerca astronomica di Ipazia, che arriva ad intuire la rivoluzione newtoniana della forza di gravita’ ed il ragionamento sui fenomeni celesti e’ valido anche per gli avvenimenti storici: qualcosa nella visione superficiale dell’uomo distorce principi che sono perfetti e quindi anche il cristianesimo, portatore di valori ineccepibili, diventa il paravento per violenza e abusi di potere.
In una pellicola cosi’ acuta che pure sa mantenere sempre in primo piano la valenza discorsiva senza risultare quindi noioso e pesante, diventa davvero fastidioso il forzato parallelismo con lo scontro tra religioni (o meglio tra civilta’) dei nostri tempi. Come se non bastasse la banale identificazione dei costumi, parabolani e vescovo cattivo Cirillo in nero mentre i cristiani e il vescovo buono, ex allievo di Ipazia in bianco (ma i vescovi non dovrebbero portare gli stessi paramenti?) si insiste dando tratti mediorientali al fanatico Cirillo che con la sua interpretazione delle Sacre Scritture relega in posizione Agorasubordinata le donne, mentre i piu’ tolleranti Oreste e Sinesio, vescovo di Cirene, hanno i tratti tipicamente occidentali, anzi la bonta’ (!) del vescovo e’ sottolineata dal capello biondo e dall’occhio azzurro. Una caduta di stile davvero imperdonabile in un’opera che sa raccontare i tristi corsi e ricorsi della storia umana sotto l’occhio distante e indifferente delle stelle.

Un bacio romantico

Jeremy gestisce una tavola calda a New York , un giorno al suo locale si presenta Elisabeth, in crisi con il fidanzato. Tra i due nasce un’amicizia che continua anche quando la ragazza lascia la citta’ per un on the roads alla ricerca di se’ stessa

Unbacioromantico

Sara’ un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma il titolo italiano del film di KarWay e’ veramente indecente dato che l’unico bacio romantico arriva nella scena finale, rimanendo per mezza pellicola un desiderio irrealizzato di Jeremy. Certo, non si tratta di un film di suspance, ma un titolo diverso avrebbe permesso allo spettatore di apprezzare maggiormente il mondo rarefatto del regista asiatico, dove la love story tra i due protagonisti poteva anche non essere cosi’ scontata, del resto la vicenda tra Jeremy e Elizabeth e’ la cornice per raccontare altre storie di amore e fiducia che hanno per protagonisti i personaggi che Elizabeth incontra nel suo viaggio; personalmente quello che ho preferito e’ il rapporto morboso tra Arnie, poliziotto alcolizzato e Sue Lynne, la moglie perennemente insoddisfatta che lui ama disperatamente.