Credo che questa sia una delle mostre piu’ intelligenti che mi sia capitato di vedere: la semplificazione del tratto che l’arte del novecento ha operato, ha sicuramente adeguato il nostro senso del bello al primitivismo dell’arte africana suscitando un certo interesse per i manufatti del continente africano. La mostra allestita al Palazzo Ducale di Genova pero’ non vuole fare un excursus delle varie esperienze artistiche che contraddistinguono le diverse culture africane, confrontare i Dogon con Baule, tanto per fare un esempio. La mostra curata da Ivan Bargna e Giovanna Parodi da Passano propone al pubblico opere africane presenti in collezioni italiane, l’indagine allora si sposta dal compendio storico geografico al cercare di capire cosa stia alla base del collezionismo in genere e in particolare in un settore artistico che non ha una grande tradizione in Italia per il il nostro radicatissimo senso estetico classico e per i scarsi rapporti che la nostra nazione ha avuto in passato con le popolazioni subsahariane. Accanto ai manufatti in mostra ecco allora le videointerviste ai piu’ grandi collezionisti privati di arte africana che raccontano le loro motivazioni intrigando lo spettatore anche con la visione degli interni delle loro abitazioni arredati con uno stile che ci e’ assolutamente familiare ma arricchito e distorto dalla presenza di oggetti completamente alieni alla nostra quotidianita’.
Anche il sottolineare in maniera insistita che si stanno guardando opere africane che pero’ trovano la loro ragion d’essere in Italia, decontestualizza in un certo senso l’oggetto che non rappresenta piu’ il reperto di un certo periodo storico o di una certa area geografica ma diventa pura espressione artistica su cui e’ possibile proiettare le proprie fantasie, ecco allora che la sottoscritta puo’ associare una maschera dalle lunghissime orecchie di legno dipinto di bianco al Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie e probabilmente il rimando nasce dalle emozioni disordinate che opere cosi’ insolite mi suscitano, simili a quelle che mi procura la lettura del racconto di Carroll.
Lodevole anche il fatto di aver distaccato parte della mostra al Castello D’Albertis, sede del Museo delle Culture del Mondo, dando cosi’ l’occasione di visitare il bellissimo edificio neogotico che domina le alture genovesi voluto dal capitano della marina mercantile come scrigno per le sue raccolte di oggetti esotici, ricordi dei suoi viaggi attorno al mondo.
Tag: Palazzo Ducale di Genova
Mediterraneo – da Courbet a Monet a Matisse
Innanzitutto bisogna rendere merito a Marco Goldin di avere reso un po’ piu’ “malleabile” la struttura del Palazzo Ducale di Genova, centro espositivo che non brillava certo per disponibilita’: mi e’capitato in passato di non aver potuto visitare delle mostre perche’ arrivata al limite dell’orario di chiusura della cassa centrale che anticipa di una buona mezz’ora la solita chiusura della cassa un’ora prima della fine della giornata espositiva.
Linea d’ombra sfodera invece una sua cassa apposita per la mostra con addetti gentilissimi che indicano l’ingresso e il guardaroba ed in tempi di crisi nera per la cultura anche l’affabilita’ degli impiegati e’ oltre modo gradita.
Come se non bastasse viene proposto anche un’estensione in quel di Bordighera, dove e’ possibile ripercorrere i “sentieri di Monet”, visitando i luoghi che hanno ispirato il maestro impressionista nel suo soggiorno a Bordighera nel 1883.
La mostra illustra come la costa provenzale sia stata snodo fondamentale per l’arte figurativa della seconda meta’ del XIX secolo. Si parte da una coppia vedute settecentesche che dimostrano la concezione puramente vedutista dei porti e delle coste e si deve arrivare al soggiorno in Provenza di Courbet nel 1834 perche’ il mare diventi protagonista della tela. Non un mare burrascoso, attenzione, la costa francese pare ispirare i pittori per la dolcezza delle coste e la purezza della luce, non e’ qui che si puo’ trovare lo strum und drang romantico. Lo dimostrano alcune opere di Munch: il pittore, celebre per il drammatico Urlo, trova a Nizza una serenita’ e una luce che traspare chiaramente dai due dipinti esposti.
Una tranquillità dell’animo che permette di concentrarsi sul colore: i due anni in Provenza sono fondamentali nell’arte di Van Gogh, Monet trova nella macchia e nella costa mediterranea altra ispirazione per i suoi toni delicati. Renoir soggiorna nel Midi con Cezanne ed e’ possibile vedere una accanto all’altra due tele con lo stesso soggetto (Rocce all’Estaque) che i due maestri dipinsero assieme. Nel confronto tra le due opere si possono intuire le diverse vie che l’arte figurativa ha seguito nel XX secolo.
Un percorso di grande suggestione che termina gloriosamente in una piccola sala dove tre capolavori di Monet, Van Gogh e Cezanne incantano lo spettatore.
da Courbet a Monet a Matisse
Palazzo Ducale, Appartamento del Doge
27 novembre 2010 – 1 maggio 2011