Valeria l’amante che uccide

The Velvet Touch
USA 1948
con Rosalind Russell, Leon Ames, Leo Genn, Claire Trevor, Sydney Greenstreet
regia di Jack Gage

Valerie Stanton, un’attrice all’apice del successo uccide accidentalmente il suo produttore durante una lite. Al suo posto viene accusata un’altra attrice, Marian Webster, da sempre innamorata di Gordon Dunning ma quando scopre che l’uomo che ama ha capito che è la vera assassina, Valerie, dopo un ultima magistrale interpretazione, decide di confessare la propria colpevolezza al capitano Danbury che ha condotto le indagini… 

Al netto del tremendo titolo italiano, un melodramma dalle sfumature noir ambientato nel mondo del teatro, una produzione indipendente voluta da Rosalind Russell che però spesso è un po’ sopra le righe: troppe mossette per mostrare i vari stati d’animo della protagonista soprattutto nei momenti in cui teme di essere scoperta, il talento della Russell è più per i ruoli brillanti e queste sottolineature espressive lo dimostrano.

Anche il trucco è esagerato ed evidente il conturing per scolpire gli zigomi, sembra quasi che l’attrice voglia adattare il volto ormai maturo allo stile di bellezza imperante nei tardi anni 40.


Ci sono un po’ di similitudini tra Rosalind e Valerie: la prima si butta sul noir come la protagonista del film decide di cimentarsi con l’immancabile Ibsen (Edda Gabler invece dell’abusato Casa di bambole per il suicidio finale della piece che ha corrispondenza nella trama).

Vittima di un produttore che oltre a decidere le scelte lavorative è contrario al nuovo legame sentimentale della sua diva che minaccia di rovinare se non accetta di girare la sua nuova commedia brillante, il violento alterco finisce con l’omicidio del produttore. Valerie riesce a lasciare l’ufficio del manager, posto sopra il teatro senza essere vista e decidere di non confessare il delitto. La fortuna sembra assisterla perché la seconda attrice da sempre innamorata del produttore viene trovata svenuta sul corpo della vittima e quindi creduta colpevole. 

Valerie proclama in ogni modo l’innocenza della collega arrivando anche a ipotizzare di poter essere lei la colpevole ma il bonario detective con la passione del teatro non le crede. Ad interpretare il poliziotto troviamo Sydney Greenstreet in un ruolo meno crudele del solito anche se venato di una sottile perfidia: magnifico il suo ingresso, dopo uno sguardo torvo sui possibili testimoni riuniti in teatro finge di temere che l’esile seggiolina d possa non reggere  il suo fisico corpulento e poi scoppia in una risata di finta bonomia, l’impressione è che abbia intuito la colpevolezza di Valerie ma come il suo promesso sposo cerca di tutelarla, fino a rifiutare la sua confessione perché il suicidio di Marian chiude le indagini. È un noir che sovverte le regole del noir: in teoria abbiamo un lieto fine, mancanza del quale è la condicio sine qua non del genere che ha dominato gli anni ’40.

Momento di suspense assoluta è il suicidio in scena di Edda: Valerie, preda dei rimorsi, si limiterà ad incarnarlo o morirà sul palcoscenico dopo una memorabile interpretazione? 

Seduzione mortale

Angel Face
USA 1952 RKO
con Robert Mitchum, Jean Simmons, Mona Freeman, Herbert Marshall, Leon Ames, Barbara O’Neil, Kenneth Tobey
regia di Otto Preminger


Angel face

Frank, autista di ambulanza, incontra Diana quando si reca nella villa dei Tremayne a prestare soccorso alla matrigna della ragazza, vittima di una strana fuga di gas. Diana ben presto seduce l’uomo facendogli trascurare la fidanzata Mary e proponendogli di diventare l’autista di casa Tremayne. Frank accetta soprattutto per la paga che gli permetterebbe di realizzare il suo sogno, un’officina specializzata per auto di classe. Diana fa in mondo che l’uomo discuta il suo progetto con Catherine, per avere un prestito ma poi gli dice che la matrigna ha stracciato il suo prospetto senza neppure guardarlo, solo per dispetto. Per Frank è chiaro che la ragazza cerchi di coinvolgerlo nel suo tentativo di liberarsi della donna e lascia la villa ma ormai è troppo tardi: Diana ha già manomesso l’auto di  Catherine che finisce nella scarpata ma a bordo c’è anche Charles, suo padre. Per la duplice morte viene indagato anche Frank e il brillante avvocato che deve difendere Diana ha la brillante idea di farli sposare per evitare che possano testimoniare l’uno contro l’altra. Scagionati, Frank prova a tornare da Mary che però si è sistemata con un altro spasimante mentre Diana, vorrebbe confessare le sue colpe e l’avvocato fatica a dissuaderla. Frank decide di lasciarla e andarsene in Messico, Diana sembra rassegnata e si offre di accompagnarlo alla stazione, invece…


Seduzione mortale

Un classico del noir che Preminger amava definire “un incidente interessante” di cui pare scrivesse la sceneggiatura giorno per giorno.
Trovo un certo debito verso Femmina Folle di John Stahl: ancora una volta una ricca ereditiera con il complesso di Elettra, talmente innamorata del padre da volersi liberare di ogni possibile rivale, in questo caso la matrigna ricca che mantiene lo scrittore che ha perso la vena artistica.


Seduzionemortale


Diana usa il suo fascino per sedurre Frank e avere un complice ma l’uomo è abbastanza scaltro da intuire le intenzioni della ragazza e defilarsi, la morte non voluta del padre getta Diana nello sconforto più totale e l’attrazione fisica per Frank si trasforma nell’amore esclusivo di cui si nutre la protagonista.
Duro dal cuore tenero. Frank è un loser rassegnato al suo destino: gioca a fare la coppia aperta con Mary ma alla fine lei gli preferisce il più solido Bill perché non vuole passare la vita a difendere un uomo troppo bello che qualche altra donna cercherà sempre di insidiarle.


Angelface

Scaltro ma non abbastanza da prevedere la follia totale di Diana, Frank si lascia accompagnare alla stazione degli autobus non immaginando certo le intenzioni della donna che lasciano anche lo spettatore a bocca aperta, un finale inatteso e improvviso che contrasta con il ritmo piano, al limite del noioso, con cui si è evoluta la trama: il gioco seduttivo, la parte del processo con la disquisizione sui danni dell’auto dovuti alla caduta o a una manomissione.

Una donna nel lago

Lady in the Lake
USA 1947 MGM
con Robert Montgomery, Audrey Totter, Lloyd Nolan, Tom Tully, Leon Ames
regia di Robert Montgomery




Unadonnanellago


Philip Marlowe decide di darsi alla letteratura e scrive un racconto ispirato a uno dei suoi casi ma Adrienne Fromsett, la direttrice della casa editrice che lo contatta, in realtà vuole affidargli un caso: scoprire dov’è finita la moglie del magnate Kingsby di cui Adrienne è l’amante. Chrystal Kingsby manca da casa da più di un mese, probabilmente è in compagnia di Chris Lavery, un play boy che presto viene trovato morto.
Marlowe scopre che tutto ruota attorno a Mildred Havelend, donna dalle molte identità ex amante di Lavery e del tenente di polizia DeGarmot..




Ladyinthelake


Una donna del lago è famoso per essere girato tutto in soggettiva, il film segna anche il debutto dietro la macchina da presa dell’attore  Robert Montgomery che interpreta il personaggio di Marlowe con cui si identifica lo spettatore per tutto il film, come sottolineato dalla locandina: “voi e Marlowe risolverete insieme l’omicidio..”
UnadonnanellagoL’attore/regista compare in scena pochissime volte solo riflesso in uno specchio, le uniche occasioni in cui può vedersi in prima persona.
Purtroppo il film si rivela piuttosto pesante da seguire non tanto per l’effetto straniante dell’eterno sguardo in camera degli altri protagonisti ma soprattutto perché, come molti film su Marlowe, i casi sono molto intricati (pensiamo a Il Grande Sonno) e hanno bisogno di lunghe spiegazioni, magari attraverso dialoghi molto lunghi che rendono molto statiche le scene rese ancor più noiose da una composizione molto elementare con la ripresa frontale e centrale del soggetto.
Il fatto che manchi la possibilità di vedere le reazioni sul volto di Marlowe non permette l’empatia con il protagonista e rende ancora più complicato seguire la trama arzigogolata.