Into the woods

Un fornaio e la moglie desiderano tanto un figlio che non arriva e un giorno la strega vicina di casa irrompe in negozio dicendo di esser stata lei a maledire la coppia per vendicarsi di un torto del padre del fornaio. I due aspiranti genitori potranno realizzare il loro sogno se entro tre giorni porteranno alla strega gli oggetti che le occorrono per sciogliere la maledizione.

IntoTheWoods

Film ispirato all’omonimo musical di Stephen Sondheim che intreccia la storia della coppia di fornai alle fiabe di Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Rapunzel e Jack e il fagiolo magico: dai protagonisti delle celebri fiabe i fornai dovranno ottenere gli oggetti necessari all’incantesimo.
Essendo un musical il film è molto cantato anche troppo, visto che la voce narrante si sovrappone ai gorgheggi dei protagonisti, tra i virtuosismi dei bambini e l’ottima prova canora di Meryl Streep che ha guadagnato l’ennesima nomination per il ruolo della strega.
Anche visivamente il film non ha molta anima: gli effetti speciali ci sono ma non sono esibiti allo scopo di colpire lo spettatore, l’impianto è molto classico ma manca il technicolor e la luminosità dei grandi musical da Il Mago di Oz a Brigadoon e nonostante il cameo di Johnny Depp nei panni del lupo cattivo e lo stile della locandina non pervengono tracce d’ispirazione al lavoro di Tim Burton.
Quello che davvero urta è la morale: è vero che bisogna stare attenti a ciò che si desidera perché rischia di avverarsi ma non tutti i protagonisti, che pure sono uniti dalla smania di ottenere ciò che sognano (I wish.. I wish.. si canta all’inizio e alla fine) saranno ripagati dalla stessa moneta e il destino si abbatte addirittura con la morte ovviamente solo sulle donne che hanno desiderato di riavere la bellezza (la strega interpretata da M.Streep) o hanno ceduto a un’innocente evasione amorosa (la fornaia che si lascia baciare dal principe di Cenerentola) lasciandomi la sensazione di aver assistito a un film dal perbenismo e dal maschilismo neppure troppo latente, almeno per i miei gusti.

Indiscreto

Indiscreto Indiscreet
Warner Bros 1958
con Ingrid Bergman, Cary Grant, Phyllis Calvert, Cecil Parker, David Kossoff
regia di Stanley Donen

Anna Kalman è un’attrice di successo che non ha ancora trovato la stabilità la sentimentale. Quando conosce un collega del cognato, l’affascinate diplomatico Philip Adams,  è amore a prima vista e Anna inizia a frequentarlo anche se lui è separato dalla moglie ed impossibilitato ad ottenere il divorzio. In realtà Philip è uno scapolo impenitente che si nasconde dietro la scusa di un matrimonio infelice per non dover convolare..

Stanley Donen passa alla storia come regista di celebri musical ma ha spaziato con successo anche nella commedia e nei giallorosa Arabesque e Sciarada. Nel ’58 firma una delle mie commedie romantiche preferite da sempre con una coppia imbattibile di attori Ingrid Berman e Cary Grant.
Siamo al tramonto della commedia brillante come testimonia il malinconico tema musicale e Donen imposta tutta la prima parte sul crescendo romantico; la Bergman e Grant sono bravissimi a giocare con l’attrazione che scatta fin dal primo incontro ma che deve essere trattenuta per le convenzioni sociali, siamo infatti nei perbenisti anni ’50 e l’azione si svolge a Londra, metropoli più libertina dell’America bacchettona ma pur sempre ligia alle convenzioni sulle relazioni prematrimoniali.
Nel secondo tempo, quando la trama sembrerebbe prendere una piega melodrammatica con la lontananza imposta dal lavoro di Philip che deve trasferirsi a New York per diversi mesi, esplode la commedia perché Anna scopre che l’amato non è mai stato sposato e decide di vendicarsi al grido di “come osa fare l’amore con me senza essere sposato!”. Immancabile lieto fine ma la stoccata ai costumi bacchettoni dell’epoca non manca.
Indiscreto è la prima commedia girata da Ingrid Bergman dopo la sua parentesi italiana. L’attrice era rientrata negli States nel ’56 alla fine della storia d’amore con Rossellini che l’aveva fatta mettere all’indice ma aveva riconquistato il pubblico con il successo di Anastasia; girare subito dopo una commedia su un’attrice che vive una relazione extra coniugale, anche se solo presunta, mi pare piuttosto coraggioso.
Notevole il guardaroba dell’attrice firmato da Christian Dior (non accreditato) e Pierre Balmain.

Estasi

Estasiloc

Extase 
Cecoslovacchia 1933 
con Hedy Kiesler, Zvonimìr Rogoz, Aribert Mog 
Regia di Gustav Machaty. 
 
Eva fa tristemente ritorno alla casa paterna dopo il fallimento del matrimonio con Emil, uomo piu’ anziano di lei, distratto puntiglioso e molto probabilmente impotente. Un giorno la giovane donna conosce l'aitante ingegnere Adam e tra i due scoppia la passione ma il suicidio di Emil, che capisce di aver definitivamente perso la moglie, costringe Eva a fuggire dall’amato. 
 
Il film e’ celeberrimo per la famosa scena di nudo integrale di Hedy Kiesler, qui in versione paffuta prima di trasformarsi nell’eterea diva americana Hedy Lamarr, ma la pellicola riserva altri aspetti fascinosi che rendono interessante la visione ancora oggi. Innanzitutto l’uso limitatissimo del sonoro, soprattutto nella prima parte, che lascia ampio spazio alla tensione ed alle immagini fortemente simboliche girate con uno stile che oscilla tra Eisenstein e la Riefenstahl. 
La descrizione dei caratteri dei protagonisti e’ geniale: per raccontare la meticolosita’ di Emil, l’uomo viene mostrato mentre si mette a lisciare le frange di un tappeto. Emil e Adam sono completamente antitetici sia nell’aspetto fisico che nei comportamenti: mentre Emil uccide sadicamente gli insetti che lo infastidiscono, il nerboruto Adam mostra un’insolita delicatezza nell’aiutare un’ape a riprendere il volo grazie ai petali di un fiore. Gli insetti sono una chiara metafora di Eva, soffocata dalla vita cittadina a cui Emil la costringe e che invece rifiorisce nella tenuta agricola del padre grazie al contatto con la natura e alla passione fisica per Adam.
 
Estasinudo
L’amore sensuale e’ infatti il tema centrale dell’opera raccontato attraverso allusioni ben chiare: l’accoppiamento tra i cavalli, l’insistente lavoro dei macchinari che penetrano la terra. Ci sono  poi il famigerato bagno e la corsa  di Eva nuda, ma rimane molto piu’ interessante la sua presa di coscienza del desiderio in una notte ventosa che la porta, quasi suo malgrado, alla casa dell’uomo amato. Purtroppo l’esaltazione panica del sesso e della natura viene inficiata da un finale moralista: Eva si sente costretta dal senso di colpa ad abbandonare Adam quando scopre il suicidio di Emil, e qui i nomi biblici dei personaggi sottolineano come una volta di piu’ la donna che prende cio’ che vuole sia costretta a pagare lo scotto della sua scelta e mentre le immagini finali si soffermano su un Adam pensoso, nel montaggio viene inserito un fotogramma di Eva finalmente felice perche’ madre: non importa se quello rappresentato sia solo il sogni di Adam o il destino effettivo di Eva, il messaggio resta sempre quello di un femminile che raggiunge la sua pienezza solo nella maternita’.