Dopo la parentesi romantica di Un bacio appassionato e l’immersione nella storia irlandese con Il vento che accarezza l’erba, Ken Loach torna a raccontare una storia che descrive senza mezzi termini la realta’ dei nostri tempi: Angie e ‘ una ragazza madre trentenne, che seleziona lavoratori extracomunitari per una ditta di lavoro interinale, alle spalle ha una sequela di lavori da cui e’ stata licenziata e quando perde anche questo impiego, decide di aprire un’agenzia per conto suo.
Benche’ un po’ truzza nell’aspetto, Angie rispetta perfettamente vizi e virtu’ dell’europeo medio, in fondo ha buon cuore (si tira in casa una famiglia clandestina di iraniani che vivono in un tugurio) ma e’ disposta a qualsiasi bassezza pur di continuare a garantire la sicurezza del figlio e del resto in questo mondo libero ormai ciascuno di noi sarebbe disposto a scendere a qualsiasi compromesso pur di continuare a mantenere la propria sicurezza e quella dei propri cari, diritto sacrosanto ma che purtroppo ormai combacia esclusivamente con la sicurezza economica (Angie non paga gli operai ma compra la minimoto al figlio) ottenuta spesso sulla pelle degli altri e questo non ci rende troppo diversi dai malavitosi che tanto disprezziamo.
Tag: il vento che accarezza l’erba
Il vento che accarezza l’erba
La nascita della repubblica irlandese nei primi anni ‘20 si consolida con l’accettazione di un trattato con l‘Inghilterra che divide in due il partito indipendentista ed in particolare due fratelli che avevano condiviso l’ideale dell’indipendenza.
Un film non eccelso dal punto di vista artistico (la parte centrale e’ sicuramente didascalica e noiosa) che ha reso controversa la vittoria della Palma d’oro a Cannes.
Le parti piu’ interessanti che salvano il film sono l’inizio e la fine: un inizio diretto che entra subito in medias res, mostrando le violenze che l’oppressore inglese esercita sulla popolazione irlandese: piu’ che le cruente torture (che non avranno fatto distogliere lo sguardo a ben pochi spettatori) indigna la sorta toccata al ragazzo che si ostina a parlare in gaelico.
Ad interessare il regista non e’ la lotta per l’indipendenza contro gli inglesi ma il mostrare le dinamiche che portano alla spaccatura del movimento irredentista irlandese, rappresentato dai due fratelli: Damien che vuole fare il dottore e cerca di non farsi coinvolgere dalle lotte per l’indipendenza diventera’ un fiero oppositore del trattato che rende l’Irlanda una repubblica ancora asservita all’Impero Britannico, mentre Teddy l’ex seminarista acceso rivoluzionario si accontentera’ del trattato. Che le simpatie di Loach siano tutte per Damien e’ indubbio, ma mi pare che il racconto sia piuttosto equilibrato e permetta di comprendere anche le ragioni di chi ha accettato di scendere a patti con gli inglesi portando le proprie decisioni alle estreme conseguenze e il Loach che racconta storie di bivi che non ammettono via di fuga (My name is Joe) merita di essere visto.
Una volta tanto salvo anche il criticato titolo italiano: nella traduzione letterale della vecchia canzone irlandese il vento accarezza l’orzo (anzi lo scuote) ma nella nostra lingua e’ indubbiamente piu’ poetico accarezzare l’erba.