vezzi da collezionista

Baronedimunchausenjpg Sfogliando il nuovo numero di FilmTv uscito oggi, l’occhio mi e’ caduto su un trafiletto a pagina 43 della rubrica SpazioTV che pubblicizza un’imminente rassegna di StudioUniversal che partira’ domenica 8 aprile, con il nome, piuttosto squallidino se posso permettermi, di Fatti & Rifatti dove verranno mandati in onda uno dopo l’altro il film originale e il remake che ne e’ seguito nel corso degli anni. Il trafiletto, che molto probabilmente e’ un redazionale, esalta l’iniziativa, beh non per vantarmi ma io i film li catalogo cosi’ dal 1989, da quando ho iniziato a registrarmeli: basta un’ occhiata al Mereghetti che di queste informazioni non e’ mai avaro e se c’e’ un originale o un remake il film resta in sospeso ad aspettare il suo epigono o il suo antesignano.

Per la serie: un post che puo’ cambiarti la vita..

Sapevatelo!

Inlandempire Casigliani! Concittadini! Co-provinciali!
Da domani fino a lunedi’ ci sara’ INLAND EMPIRE al Macalle’ di Castelceriolo, siccome prevedo che sia l’unica occasione per vedere il controverso lavoro di David Lynch in provincia , organizzatevi!
UPDATE il film e’ proiettato anche in Sala Zandrino al Comunale di Alessandria, che dopo piu’ un mese dall’uscita del film e’ diventata la citta’ con ben due copie in programmazione, cosa che non era accaduta ne’ a Torino ne’ a Milano..

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Dopo l’appello alla cittadinanza mi rivolgo aigli amici cineblogger che hanno gia’ visto il film: sono molto nervosa per l’ampio spettro di voti della Connection , poi Manu che paragona quest’esperienza al pellegrinaggio a Santiago di Compostela..
Insomma consigli per prepararsi alla visione? Entro in sala fischiettando, facendo finta di nulla come se fosse un film qualsiasi? Mi astraggo preventivamente ad ogni connessione logica?
Che faccio, che faccio?

riflessione

Baudo La televisione e’ cattiva maestra, si sa: pozzo senza fondo di volgarita’ e superficialita’. Forse per questo mi ha profondamente colpito il fatto che l’unica persona che abbia avuto il coraggio di criticare la posizione indifferente della Chiesa nei confronti della tragedia calcistica di Catania sia stato Pippo Baudo: il re del nazionalpopolare in collegamento telefonico a quelli che il calcio e.. ha avuto la fermezza di sottolineare come sia stato vergognoso il silenzio delle massime cariche religiose che, come tutti, erano perfettamente a conoscenza del fatto che molti dei delinquenti che venerdi’ avevano attaccato la polizia, nei giorni seguenti sarebbero stati in prima fila nei festeggiamenti di Sant’Agata; soprattutto un Papa indifferente che all’Angelus di ieri ha continuato la sua guerra personale contro i Pacs senza preoccuparsi di mettere all’indice questi “fedeli” .
La televisione e’ cattiva maestra, si sa, ma il guaio e’ che non c’e’ altro all’orizzonte.

nuovo mondo

Nuovomondo2 E’ cosi’ Nuovo mondo non e’ riuscito a entrare nella cinquina dei film nominati come migliori film stranieri: la fanfara vittoriosa si e’ spenta come al solito in un mormorio e tra i pochi a parlarne c’e’ FilmTv che riporta la notizia in un trafiletto del numero in edicola da oggi (un altro buon motivo per stare vicino all’unico settimanale che ritiene che occuparsi di tv e film non significhi fare esclusivamente gossip), avevo previsto con largo anticipo questa possibile debacle dell’ottimo lavoro di Crialese e vi assicuro che non e’ divertente dover dire “mi al prevediva”, soprattutto in casi come questo.
Assolutamente imprevisto e’ invece il nuovo mondo cinematografico scoperto di recente: sono due lunedi’ che per una serie di motivi vado al cinema al primo spettacolo, quello delle 20 e inaspettatamente trovo la sala piena, le pellicole proiettate erano per altro decisamente fuori dalle top ten del botteghino, (Le luci della sera e Bobby) insomma ho scoperto che “lo spettatore intelligente” , che va la cinema a vedere la pellicola di buona qualita’ e non ti rumina nelle orecchie ne’ commenta scioccamente tutto il tempo esiste, peccato che mi rubi i posti migliori, quasi personalizzati nelle piccolissime sale in cui questi film vengono trasmessi: va bene il sollievo di non essere sola, ma credo proprio che me ne tornero’ nel deserto del secondo spettacolo!

Alibi – per essere altrove

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Poi uno si stupisce se dico che sono napoleonica per effetto pavloviano: che ci posso fare se a me il Grande Corso porta decisamente bene?

Alibi1 Ad esempio il contatto con lui, direttore della nuova rivista di viaggi Alibi – per essere altrove e’ nato grazie alla comune passione napoleonica, fatto sta che il geniale direttore ha pensato bene di affidarmi una rubrica sul cinema all’interno della rivista e mi e’ parso giusto iniziare a sviscerare il rapporto tra cinema e viaggio raccontando la storia di un mezzo di trasporto che al cinema ha avuto (e ha portato) molto successo, il treno: siccome la storia tra cinema e treno e’ lunga e complessa nel primo numero racconto solo la prima parte di questa liason.
Terminato lo spudorato momento di vanto, va detto che la rivista e’ molto curata sia nell’impaginazione che nei servizi che hanno un’impronta “culturale”, in tutte le accezioni del termine, come tiene a specificare l’esimio direttore nell’editoriale di presentazione.
Il prezzo e’ piu’ che equo: 3,90 euri, la distribuzione buona (ho fatto incetta di copie per parenti e amici all’Esselunga di Alessandria) se ancora non e’ chiaro dove voglio andare a parare vi elargiro’ una delle perle di saggezza cultural-economica del mio vecchio parroco, Don Egisto: il primo numero di un nuovo giornale va sempre comprato e conservato, magari tra cinquant’anni vi trovate una fortuna in mano! 😉

Dell’idea

Prunetto Come mia pessima abitudine ho visitato ieri, ultimo giorno valido, il bellissimo percorso de la Via del sale: un cammino in Alta Langa che espone opere di artisti contemporanei in edifici millenari, pievi o castelli, dando vita a un colloquio artistico affascinante.
Il mio interesse era volto maggiormente alla scoperta delle strutture secolari che ospitavano la mostra e sono rimasta estasiata dalla bellezza del Castello degli Scarampi a Prunetto, un castello severo sviluppatosi nel XII attorno ad un’antica torre di avvistamento che ha subito pochi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, solo le bifore sono del XII sec.
Bruciato durante la Seconda Guerra mondiale sia dai partigiani che dai tedeschi, per la sua eccezionale posizione strategica, adesso e’ di proprieta’ del comune che lo sta ristrutturando.
Tutte queste cose le ho scoperte parlando con il gentilissimo volontario che ieri stava all’ingresso e che ci ha mostrato anche parte degli oggetti del futuro museo etnografico.
Sconvolgente la scoperta delle antiche misure piemontesi in uso fino all’unificazione sotto il sistema metrico-decimale imposto da Napoleone: il cicinin non e’ solo un espressione dialettale ma un’unita’ di misura che corrisponde a circa 25 mm, divertente il decimot che corrisponde a 75 mm, ma quello che mi ha veramente toccato e’ stato scoprire che la misura esatta di 100 mm va sotto il nome di idea: sono sempre stata fervente assertrice della superiorita’ delle antiche culture contadine rispetto a questa nostra confusa era tecnologica ma vedere che una misura esatta richiama direttamente la perfezione di mondo iperuranico facendo suo il concetto di idea e’ per me di una commozione assoluta.

Museo delle Alpi, Bard

233868990_04efdc2e15_o Come ve la immaginate la vita di una cinefila? Tranquilla, comodamente spaparanzata su un divano a vedere pellicole vecchie e nuove.. e invece no! Qualche cinefila demente (il riferimento e’ totalmente personale) puo’ ritrovarsi su un sentiero di montagna “pericoloso e non protetto” come diceva la segnaletica e come e’ visibile dall’illustrazione in alto a destra, perche’ in visita al Museo delle Alpi del Forte di Bard. Non mi sono ancora soffermata a meditare sul fatto che quest’anno io mi sia gia’ trovata almeno 3 volte su sentieri montani dove piu’ che la vertigine mi terrorizza il possibile incontro con una vipera, ma perche’ ieri zompettassi come un daino tra cumuli di ardesia (dove una vipera potrebbe mettere su casa tranquillamente!) e rocce lo so benissimo: e’ tutta colpa di un film del 1936, che non ha nulla di memorabile se non la recitazione di Emma Gramatica, ma che per qualche bislacco motivo mi e’ rimasto stampato nella memoria, cosi’ tutte le volte che vado in Vald d’Aosta e vedo la Fortezza di Bard penso a La damigella di Bard (che ovviamente non e’ neppure ambientato a Bard!) e ora che la fortezza e’ stata restaurata e trasformata nel Museo delle Alpi non potevo esimermi dal visitarla, ma potevo benissimo usare i comodi parcheggi sotto il Forte invece che inerpicarmi come una capra, come consiglio caldamente di fare a chi volesse visitare questo nuovo Museo, nato sull’onda delle Olimpiadi torinesi.
Tutte le mie fatiche sono state pero’ abbondantemente ripagate visto che la prima didascalia ad introdurre il viaggio verso la conoscenza del mondo alpino e’ del mio venerato Lubitsch (cfr in basso a destra).
Drammi cinefili a parte, il Museo delle Alpi offre una visita godibilissima ed estremamente interessante visto che e’ stato concepito seguendo tutte le piu’ moderne regole della multimedialita’; la sua modernita’ e’ testimoniata anche dai tre ascensori panoramici che permettono di raggiungere il Forte dal borgo sottostante.
Il viaggio inizia dalla natura alpina e nella prima sala si incontra il Dahù, fantasioso animale che avrebbe due zampe (quelle dello stesso lato) piu’ corte delle altre per poter meglio percorrere i pendii scoscesi, ma quanto sarebbe dura la vita per un animale siffatto lo dimostrano tre divertenti cartoni animati.
Gli esemplari della flora e della fauna non sono conservati in teche polverose, ma su una parete molto eterogenea convivono disegni, filmati, plastici ed animali impagliati mentre gli altoparlanti trasmettono l’ululato del lupo a cui e’ dedicata una sezione a parte. Molto poetici due filmati, uno che narra l’evoluzione delle stagioni mostrando i cambiamenti della natura, costato dieci mesi di lavoro in diversi luoghi dell’arco alpino e l’altro che mostra attraverso riprese in elicottero il viaggio di un’aquila dal Monte Bianco a Bard.
Grazie alle ricostruzioni informatiche e’ possibile vedere com’era la Pangea di trecento milioni di anni fa nella sezione che narra come si sono formate le Alpi, e mentre un dinosauro stilizzato zampetta sulla riproduzione di una parete dolomitica che reca le impronte dei famigerati animali preistorici, il visitatore si trova a dover attraversare “sentieri” formati da video al plasma, il tutto in un ambiente molto rumoroso dove convivono le spiegazioni dei video degli esperti e i suoni naturali.
Si prosegue con l’avvento dell’uomo e la ricostruzione della vita umana in montagna con le trasformazioni che ha subito fino a diventare luogo di turismo e di sport: ci sono la ricostruzione della classica stube, ed anche le statue lignee dei santi la cui festa ricorre nelle date che scandiscono la vita alpina.
Le Alpi viste come luogo di sport e vacanza, si contrappongono alle Alpi, avamposto di guerra, nella stessa sala, costruita come un vecchio treno: da un lato scorrono le immagini di partenze festanti e sui sedili sono poggiati sci e valigie, mentre dall’altro lo straziante saluto dei militari scorre dietro ai sedili su cui fanno bella mostra elmetti e baionette.
Fino al 17 settembre e’ aperta anche una mostra temporanea, Alpi da Sogno, rassegna di opere dell’immaginario alpino nella pittura del XIX e del XX secolo, il pezzo piu’ bello e’ un bozzetto in gesso proveniente del Bistolfil, proveniente dalla gipsoteca di Casale Monferrato.

Ava copia!

Non amo mandare avanti il blog grazie a litigi e sceneggiate, e anche l’accusa di plagio mossami da tale arturo (vedi post precedente) mi avrebbero lasciato nella piu’ completa indifferenza, ma poi ho pensato che postare il bell’articolo che Emanuela Martini ha dedicato al grande John Huston piu’ che zittire l’inopportuno zanzarino sarebbe comunque stato d’interesse per chiunque ami il cinema, gettando uno sguardo molto piu’ interessante del mio modesto post sul grande John Huston che merita di essere letto anche da quelli (sempre di arturo parlo) che d’estate per pagarsi la loro misera vacanzina d’ordinanza non possono scialare un euro e mezzo in giornali che potrebbero evitargli delle brutte figure.

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(arturo, se clikki sulle foto puoi leggere chiaramente il testo)

A piedi nudi nel parco

Keirascalza Lo dice qualsiasi servizio di costume: l’ultima tendenza e’ quella di andare a piedi nudi uscendo dalla sicurezza delle pareti domestiche e affrontando con sprezzo del pericolo i marciapiedi cittadini, come dimostrano le dive piu’ cool fotografate mentre fanno shopping col calcagno al vento.
Per l’ennesima volta rimango tra le persone out; a frenarmi non e’ tanto l’idea di fare lo slalom tra marciapiedi zozzi: piu’ che la cacca del cane (che comunque non mi solletica) puo’ angosciarmi l’idea di poggiare il piedino su un mozzicone di sigaretta appena gettato, ancora sfrigolante di brace! Purtroppo (?) sono conscia di non essere in grado di affrontare questo nuovo diktat imposto dalla moda: la prima ed unica volta che sono collassata in vita mia ero a piedi nudi!
Accadeva attorno al 1983 quando, liceale molto piu’ ligia alla moda si quanto sia ora, trascorrevo le domeniche di maggio e giugno sulle spiagge liguri per procacciarmi un’abbronzatura comme il faut in tempo debito per l’estate.
Una domenica, con le mie fide colleghe di avventure, Mara e Chiara, dopo aver passato la mattinata a fare le lucertole sullo scoglio, decidemmo di reintegrare un po’ di liquidi al baretto piu’ vicino: era circa l’una del pomeriggio, quando il solleone e’ al massimo del suo sfavillio.. Il bar era qualche centinaia di metri da percorrere su una spiaggia infuocata che attraversammo ovviamente a piedi nudi: dopo una decina di passi mi sembrava di camminare su una graticola ma non avendo la presenza di spirito del povero San Lorenzo mi monto’ una rabbia cieca ed allungai il passo per raggiungere la banchina ombreggiata del bar , appena messi in salvo i piedi, senza piu’ nessuno scopo nella vita, caddi a terra come un sacco di patate, beh non ando’ proprio cosi’.. cercai di appoggiarmi con nonchalance ad una parete e scivolai dolcemente a terra. Ovviamente non persi conoscenza nonostante la folla di soccorritori che si accalco’, ma da allora fu molto chiaro che il mio rapporto con il caldo sarebbe stato alquanto problematico: frequentai ancora per alcuni anni le spiagge ma sempre sciabattando!
Non ricordavo questo episodio da tempo immemorabile, ma il vedere tutta questa gioventu’ (e non solo) affrontare baldanzosa l’asfalto incandescente mi ha riportato alla mente quell’antico trauma che incrino’ in maniera indelebile il mio rapporto con la sola idea di camminare a piedi nudi.

Dialogo nel buio

Logodnb Ieri sono andata all’Istituto dei Ciechi di Milano per sperimentare Dialogo nel buio : si tratta di un percorso nel buio piu’ totale attraverso ambienti che simulano luoghi all’aperto, naturali od urbani oppure spazi chiusi.
E’ un’esperienza davvero emozionante che consiglio a tutti; non e’ una simulazione della cecita’, ma un mettersi in gioco sperimentando la realta’ da un altro punto di vista, i gruppi sono piccoli, non piu’ di otto persone e ben presto si crea un rapporto di fiducia, soprattutto con la guida: e’ molto interessante sperimentare rapporti umani che escludano completamente il fattore giudicante della vista: bello/brutto giovane/vecchio; ancora piu’ soddisfacente scoprire l’abilita’ innata di riconoscere gli oggetti attraverso il tatto o l’olfatto, ma se e’ facile riconoscere il cammello su un quadro seguendo le linee delle gobbe, quanto e’ complicato aprire un pacchetto di patatine al bar: si ha il terrore che ti svolazzino da tutte le parti!
Oltre che come esperienza dii confronto, Dialogo nel buio e’ interessantissimo anche per capire meglio come funziona il proprio cervellino balzano: personalmente mi trovavo a mio agio nell’oscurita’ piu’ totale, mentre altre persone hanno avvertito un certo disagio, ma la cosa che piu’ mi ha colpito e’ che, talmente abituata a guardare, visualizzavo le cose per cui nella penombra scorgevo le sagome di quelle che immaginavo fossero le mie compagne di avventure (eravamo tutte ragazze, per la gioia della nostra simpaticissima guida) ma quando allungavo la mano, brancolavo nel buio.