Il mio primo ebook

Koboglo Non avevo timori o preconcetti negativi nei confronti degli ebook, anzi la scelta era quasi obbligata visto che ho terminato le pareti di casa da destinare a libreria e la convenienza economica è davvero notevole: ieri ho comprato quattro libri alla modica cifra di euri 11,96 meno del prezzo di un singolo libro cartaceo.
Ero quindi praticamente certa di non appartenere a quei due lettori su tre che dopo essersi avvicinati alla lettura elettronica cono tornati a quella cartacea.
Quello che mi ha sorpreso è stato il fatto di terminare un libro di 500 pagine in soli quattro giorni in meno di cinque ore di lettura: sarà che la retro illuminazione del Kobo Glo mi fa “l’effetto computer” tenendomi sveglia ma favorisce anche la concentrazione. Da sempre per me la lettura è il cuscino tra realtà e sonno (quando arriva) e pur essendo un primo amore, le varie distrazioni avevano pian piano rosicchiato il tempo da dedicare ai libri che arriva dopo quello riservato ai film, i serial, il passaggio sui social.. Confesso insomma che negli ultimi tempi mi abbioccavo sui libri dopo quattro o cinque pagine e che la mente divaghi mentre leggo costringendomi poi a tornare indietro di qualche buon paragrafo mi è sempre successo, almeno fino all’incontro con il Kobo. Forse sarà solo l’eccitazione della prima volta e presto tornerò alle mie pessimi abitudini ma di certo questa prima lettura mi ha regalato una concentrazione di cui avevo perso il sapore non facendomi rientrare neppure in quella casistica di di persone che ricordano con più difficoltà quanto letto virtualmente. E posso assicurare che il merito non va certo al volume in lettura, il mediocre Leonie di Sveva Casati Modignani, scelto tra quelli in omaggio all’acquisto del Kobo: se l’esperienza di lettura è stata piacevole sono ancora imbranata a livello tecnico e solo ieri sono riuscita a trasferire sul device la ventina di ebook già acquistati nei mesi precedenti.

Amore e Psiche a Milano

AmoreePsicheaMilano C’è tempo fino al 13 gennaio per vedere la mostra gratuita a Palazzo Marino che espone due capolavori del neoclassicismo provenienti dal Louvre di Parigi. Dissipo subito ogni illusione: la scultura del Canova non è il celebre bacio di Amore e Psiche ma l’opera del 1797 Amore e Psiche stanti di una bellezza più composta ed intima della celeberrima scultura.
La visita pur essendo gratuita è guidata e una guida molto preparata narra la celebre favola di Apuleio in due momenti, la prima parte sostando davanti al quadro Psiche e Amore (1798) di Francois Gerard che racconta il primo bacio che la fanciulla mortale Psiche riceve dal suo amante divino Cupido. La delicata eleganza del quadro è ricca di elementi simbolici a partire dallo sguardo turbato e perso nel vuoto della fanciulla che simboleggia la sua impossibilità di vedere Amore. La farfalla simboleggia l’anima e in greco ψυχή significa sia anima che farfalla.
A legare le due opere è proprio la farfalla. Canova rappresenta il momento finale della storia, quando Psiche superate le terribili prove imposte dalla suocera Venere può sposare l’amato e assurgere all’Olimpo. Nella scultura Eros è rappresentato senza le ali che sono il tratto più caratteristico della sua iconografia. E’ la fanciulla a posare la farfalla sulla sua mano e la figura femminile è più alta dell’amante e quasi lo sorregge. Questo perchè la statua era un dono di nozze per un amico del Canova che stava per sposare una donna di classe più elevata che lo avrebbe innalzato socialmente ma il dettaglio della farfalla e la dolce intimità del gruppo scultoreo vuole significare la purezza del vero amore tra i due promessi che annulla il rischio di un matrimonio di mero interesse.
Il consiglio per vedere la mostra senza incappare in lunghe code è quello di preferire la giornata di giovedì in cui l’orario dell’esposizione si protrae fino alle 22,30. In questo modo è possibile anche per chi ha impegni lavorativi, escludere le probabilmente lunghe code del weekend. Giovedì scorso io me la sono cavata con circa un’oretta di coda iniziata alle 19,00. Dopo le 20,00 l’ingresso è quasi immediato.

Amore e Psiche a Milano
Milano, Palazzo Marino
Piazza della Scala, 2
dal 1 dicembre 2012 al 13 gennaio 2013
Ingresso libero

La bottega dei suicidi

Labottegadeisuicidi In una metropoli sempre più grigia, come l’umore degli abitanti, il numero dei suicidi cresce in maniera esponenziale. Ne trae profitto solo la famiglia Tuvache che da generazioni vende prodotti per rendere più agevole il momento del trapasso. La nascita del terzo figlio, Alan, un inguaribile cuor contento, metterà in crisi gli affari di famiglia e farà affiorare i dubbi di coscienza dei Tuvache.

Patrice Leconte si cimenta con il cartone animato in questa commedia nera ispirata al romanzo di Jean Teulé.
L’uscita italiana della pellicola stata anticipata da un certo clamore perché la censura aveva vietato il film ai minori di anni 18 in quanto affrontava il tema del suicidio con estrema leggerezza. Il divieto è stato ritirato pochi giorni prima dell’uscita in sala. Sorvoliamo sulla miopia dei censori e consideriamo l’episodio come una buona pubblicità per un film che avrebbe rischiato di passare inosservato dato che in Italia vige anche la miopia degli esercenti che, se un film è a cartoni animati è da intendersi esclusivamente per l’infanzia e quindi riservato solo agli spettacoli pomeridiani e al massimo al primo serale.
Io ho trovato il film piuttosto divertente, ammetto la mia passione per l’humor nero. Mi appassiona anche Tim Burton e non ho trovato il lavoro di Leconte così dipendente dal modello burtoniano, sia nel disegno che nella presenza di un elemento diverso in seno a una famiglia: sinceramente a Tim Burton, non ho pensato proprio, anzi ho trovato alcuni elementi di interessantissma originalità nel segmento in cui Mishima e Lucrece Tuvache confessano la loro coscienza tomentata e la canzone diventa pretesto per una fantasia di chiaro stampo surrealista.
Sicuramente il film non è un capolavoro e a fiaccarlo sono soprattutto le troppe canzoncine di matrice disneyana che riempiono il film (chissà perché nei cartoon debbono sempre cantare?) però non è neppure una storia banale e su di me la psicologia al contrario dell’esaltazione di elementi lugubri con lo scopo opposto di affossarli ha funzionato e sono uscita di sala con il buonumore.